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Vaia, quando gli alberi caddero a migliaia come bastoncini dello shangai

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Il 29 ottobre 2018 la tempesta Vaia si abbattè con violenza mai vista sulla montagna bellunese e vicentina, spazzando via una superficie boschiva pari a 70 mila campi di calcio, più di 15 milioni di alberi. I danni causati da venti anche a 200 chilometri all’ora furono valutati in 3 miliardi di euro. Case e infrastrutture crollate, strade interrotte, ospedali isolati, scuole e ferrovie chiuse, paesi senza elettricità e telefonia, laghi interrati, meraviglie della natura come i Serrai di Sottoguda distrutti. La tragedia causò anche la morte di tre persone.

“Dal 27 ottobre fino al 15 novembre 2018 mille Vigili del fuoco lavorarono ogni giorno per soccorsi alla popolazione, allagamenti diffusi, smottamenti, esondazioni di torrenti e corsi d’acqua, alberi e strutture abbattute o pericolanti, dissesti statici. Furono effettuati oltre 5mila interventi, più di 3.600 nella sola provincia di Belluno, il territorio che registrò i maggiori danni; le situazioni di criticità elevata si registrarono nei comuni dell’Agordino e del Zoldano a causa di un blackout elettrico che lasciò 40mila utenze disabilitate – spiegano i Vigili del Fuoco. – Decine i salvataggi effettuati con squadre a terra o con gli elicotteri della flotta aerea del Corpo Nazionale, come quello lungo il valico alpino del passo Fedaia (BL) quando furono recuperate quattro persone rimaste bloccate in auto per una frana”.

“Ricorre, in questi giorni, il quarto anniversario della tempesta Vaia, che ci ha travolti e terrorizzati come se fosse giunta la fine del mondo: con Vaia, infatti, abbiamo toccato con mano uno scenario apocalittico. Per far tesoro, cioè insegnamento, di quel drammatico evento climatico, ho deciso in seguito di pubblicare il mio diario – “I giorni di Vaia” – ovvero tutte le annotazioni che avevo raccolto in quelle ore tragiche e di paura che ha visto però la nostra gente, i nostri volontari della Protezione Civile e la nostra Regione del Veneto non abbattersi, ma anzi rimboccarsi immediatamente le maniche e lavorare incessantemente per garantire la sicurezza delle persone e ricostruire e rimboscare l’area gravemente ferita”.

Sono le parole che l’Assessore regionale alla Protezione Civile e all’Ambiente, Gianpaolo Bottacin, ha espresso in occasione dell’anniversario di un evento calamitoso eccezionale come è stato Vaia in Veneto.

“Un evento devastante – continua Bottacin – che ha pesantemente segnato la storia del Veneto tanto che l’allora Capo Dipartimento della Protezione Civile, Angelo Borrelli, dopo il suo sopralluogo, dichiarò di aver visto uno scenario apocalittico. Più di 200 Comuni veneti colpiti, precipitazioni piovose superiori a quelle registrate nel tragico evento del 1966 e vento con raffiche superiori ai 200 km/h. Purtroppo si sono registrate anche delle vittime, inoltre, chilometri e chilometri di strade impraticabili, acquedotti devastati, decine di migliaia di persone senza energia elettrica e riscaldamento, interi paesi isolati, opere di difesa del suolo pesantemente danneggiate, alberi a terra e case scoperchiate o distrutte, allagamenti e frane ovunque. Questo è stato Vaia. A volte ci si concentra solamente sugli alberi abbattuti, che sono certo una perdita per l’ambiente, ma Vaia è stato un evento in cui gli alberi hanno segnato solo una piccolissima parte di quanto realmente accaduto. Uno scenario peggiore, per certi versi, a quello che si rileva dopo un terremoto o un’alluvione”.

“Questa è stata Vaia, – ha continuato l’Assessore – ma nonostante la violenza dell’evento, sia pur a fronte di danni ingentissimi, questi ultimi sono stati minori rispetto a quelli registrati a seguito degli eventi del 1966 e del 2010 quando mezzo Veneto si allagò a seguito di ben oltre 30 rotture arginali. E questo, come ha riconosciuto il Presidente della Repubblica Mattarella, il 12 marzo 2019, grazie alle opere di prevenzione realizzate, alle previsioni che inizialmente avevano addirittura suscitato ironia da parte di qualcuno, a una esemplare azione messa in campo dai soccorritori e a un’opera di ricostruzione colossale. A fronte di oltre un miliardo di euro di danni, in questi quattro anni sono stati avviati oltre 2000 cantieri, alcuni dei quali conclusi a tempo di record”.

“Ci è stato riconosciuto che, in occasione di Vaia – ha aggiunto – il Veneto ha dato una lezione di Protezione Civile all’Italia. E ciò è stato possibile grazie all’attività silenziosa ma costante di tutto il sistema di Protezione Civile, che in Veneto ha raggiunto valori di assoluta eccellenza negli ultimi anni, sistema al quale voglio esprimere un grandissimo ringraziamento. I cambiamenti climatici ci impongono sempre più impegno e determinazione nella prevenzione di questi eventi che, purtroppo, sembrano intensificarsi nella frequenza. Ed è proprio per questo che abbiamo investito tanto e continuiamo a investire in previsione, prevenzione e cultura della sicurezza. E non perché vogliamo conservare una leadership nazionale, ma perché vogliamo che sia garantita al massimo la sicurezza dei cittadini”.

“Vaia – ha concluso Bottacin – ha segnato profondamente il mio percorso professionale, ma anche umano e resterà per sempre impresso nella mia mente. Il Presidente Zaia mi aveva delegato a gestire l’Unità di crisi regionale e quando un evento di tale imponenza e violenza lo vivi così direttamente e con addosso un così grande carico di responsabilità in ogni decisione che sei chiamato a prendere, non potrai mai dimenticarlo. Mai”.

“In questi giorni di quattro anni fa, la Montagna veneta fu investita dalla peggior calamità naturale di sempre. La tempesta Vaia distrusse interi territori, gli alberi caddero a migliaia come bastoncini dello shangai. La gente di montagna, i veneti, l’Italia, capirono che eravamo di fronte a una tragedia violenta, imprevedibile, devastante. Ricordo con orgoglio che, dopo un breve sgomento, scattò la reazione: la Regione, gli Enti Locali, la Protezione Civile regionale, i Vigili del Fuoco migliaia di volontari, semplici cittadini con le lacrime agli occhi e la pala in mano per ricominciare. Oggi possiamo dire che ce l’abbiamo fatta, anche se c’è ancora da lavorare per completare quello che non esito a definire un miracolo di rinascita”.

Anche il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia ricorda il quarto anniversario dell’inizio della tempesta che sconvolse le montagne del Veneto, dalle Dolomiti bellunesi all’Altopiano di Asiago.

“Il Veneto – dice Zaia – non si è pianto addosso e ha ricostruito in fretta, intraprendendo un Piano da oltre 2.200 cantieri per circa un miliardo, con le opere simbolo della ricostruzione dei Serrai di Sottoguda e della sistemazione del lago di Alleghe. Altri 360 cantieri sono partiti o stanno per farlo. E non ci fermeremo fino a che l’ultima foglia non sarà tornata a posto”.

I primi interventi e la ricostrzuione sono stati gestiti in primis dallo stesso Luca Zaia, nella veste di Commissario ad acta, poi grazie al lavoro del Commissario Ugo Soragni che gli è succeduto, infine, nel gennaio 2022, con il Decreto del Capo Dipartimento della Protezione Civile, che ha individuato la Regione come Amministrazione competente per la gestione ordinaria e la prosecuzione degli interventi.

Alla data di conclusione della gestione commissariale, a fine 2021, l’importo complessivo degli interventi di ricostruzione, ripristino e aumento della risposta del territorio ad eventuali future calamità programmati e finanziati nel triennio 2019-2021, assomma a quasi 920 milioni di euro.

“Sono lavori sui quali abbiamo investito molto, perché l’incolumità umana viene prima di tutto – conclude Zaia – e perché, se un’altra catastrofecome Vaia dovesse ricapitare non possiamo farci trovare impreparati”.

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