L’Europa appare sempre più lenta e frammentata
EUROPA. Mentre i concorrenti internazionali, come la Cina, continuano a spingere sull’acceleratore delle politiche industriali, l’Europa appare sempre più lenta e frammentata. La continua incertezza politica, con un governo che appare incapace di affrontare le sfide economiche, aggrava la percezione di debolezza del sistema tedesco e, di riflesso, di quello europeo e infine di quello italiano, la cui filiera, specialmente al nord è fortemente impiallacciata con quella tedesca.
La lezione del settore auto e la riorganizzazione necessaria: linea Draghi, ma porte socchiuse
In un panorama che cambia rapidamente, il settore automobilistico tedesco e, più in generale, quello europeo, devono adattarsi a nuove sfide globali. Era questa la linea suggerita da Mario Draghi e così ha deciso l’Europa.
La concorrenza da parte delle aziende cinesi è solo una delle problematiche a cui le case automobilistiche d’Europa (e non solo) devono rispondere. I dazi sono stati la risposta, anche se è già in atto il dialogo per mitigare questa misura “proibizionista”.
L’evoluzione dei consumi, con il passaggio dal possesso dell’auto alla mobilità condivisa, aggiunge un ulteriore strato di complessità, riducendo la domanda di nuovi veicoli.
La crescente attenzione verso la sostenibilità, inoltre, sta imponendo nuovi standard ecologici che obbligano l’industria a rinnovarsi.
I negoziati tra Bruxelles e Pechino per trovare un’intesa infatti procedono. E si preme l’acceleratore all’indomani delle elezioni americane per il timore di una nuova guerra commerciale scatenata con l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca.
Ma è lo stesso Draghi a vedere possibilità di dialogo: «la presidenza Trump farà grande differenza nelle relazioni tra gli Stati Uniti e l’Europa, non necessariamente tutto in senso negativo, certamente noi dovremmo prenderne atto»
Europa e Cina, accordo vicino
L’Europa e la Cina sono più vicine a raggiungere un accordo sui prezzi delle importazioni di auto elettriche: buona alternativa ai dazi che consentirebbe all’Ue di annullare le tariffe imposte per proteggere i suoi circa 14 milioni di posti di lavoro nell’ automotive. Pechino ha presto mandato una missiva di risposta, ricorrendo al meccanismo di risoluzione delle controversie dell’Organizzazione mondiale del commercio.
La transizione verso l’auto elettrica non sta avvenendo però con la velocità sperata, e l’industria automobilistica tedesca, pur tentando di rimanere competitiva attraverso acquisizioni come quella di Schaeffler nel settore dell’e-mobility, sembra ancora indietro rispetto ai principali attori globali. La mancanza di una politica industriale chiara e il ritardo nell’adattarsi ai cambiamenti strutturali stanno mettendo a rischio la posizione di leadership della Germania nel comparto.
Un futuro incerto
In questo contesto, la stabilità politica in Germania diventa fondamentale. C’è bisogno di segnali chiari da parte del governo, che ora appare fragile e diviso. La mancanza di un piano coerente per la trasformazione industriale e la difficoltà di affrontare le sfide globali, unitamente a una politica economica interna frammentata, stanno minando la capacità della Germania di rispondere alla crisi che sembra avanzare inesorabilmente. Se dovesse perdurare, la concorrenza internazionale, in particolare da parte della Cina, rischia di erodere ulteriormente la competitività dell’industria europea. È quindi urgente che la Germania e l’UE trovino soluzioni condivise.
Alfredo Baggio
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