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Unioncamere Pi.Lo.V.E.R. e caro energia, appello al governo

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Un documento congiunto delle Unioni Regionali delle Camere di Commercio di Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto (Pi.Lo.V.E.R.) per superare l’emergenza energetica nell’area del Paese che vale il 50% del Pil ed il 50% dell’occupazione. Pozza, Unioncamere del Veneto: «Bene price cap, ma è necessario dare risposte rapide alle imprese schiacciate dalla speculazione energetica. Più di metà imprese venete vuote il taglio delle accise.

VENEZIA/MARGHERA – Consolidamento del taglio di alcune accise, un super-ammortamento del 150% per l’efficientamento energetico, misure e strumenti di incentivazione della transizioni energetica. Sono azioni concrete, pratiche, alcune adottabili immediatamente o in tempi rapidi, quelle richieste delle Unioni Pi.Lo.V.E.R. al Governo e contenute in un documento comune in tema “caro energia”, trasmesso a stakeholder e decisori per dialogare con i diversi livelli istituzionali e politici nella definizione delle politiche energetiche.

“La situazione che il mondo imprenditoriale sta vivendo alla luce dei notevoli rincari dei costi energetici è di giorno in giorno più difficile. Lo è ancor più quella delle micro-imprese, dei piccoli operatori economici e di quelli del commercio, che rischiano di abbassare le serrande per sempre” spiega il Presidente di Unioncamere del Veneto Mario Pozza, promotore dell’iniziativa. “Il price cap è passo per la sicurezza energetica e per fronteggiare il caro energia in favore di famiglie ed imprese. Ma non basta”.

Per questo le Unioni Regionali delle Camere di Commercio di Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, d’intesa con gli Enti camerali, le Associazioni di Categoria e altri portatori d’interesse istituzionali, si sono fatte portavoce di una serie di proposte concrete per aiutare il sistema delle imprese dei consumatori a contrastare l’enorme aumento dei prezzi dell’energia degli ultimi mesi. “Riteniamo poco utile, in questo momento, discutere le responsabilità di questa situazione, ora è il tempo delle proposte e della concretezza. Alcune di queste misure possono essere implementate velocemente, specie a livello regionale, con coperture finanziarie limitate o semplicemente con procedure operative più snelle, altre invece prevedono l’intervento del livello nazionale e di quello europeo. Una proposta il più possibile condivisa darà più peso alle istanze di un territorio a forte vocazione produttiva e tra i più dinamici del Paese”.

Tra le richieste al Governo ci sono in primis il consolidamento del taglio di alcune accise, l’introduzione di un super-ammortamento del 150% per gli interventi di efficientamento energetico e per impianti di autoproduzione da fonti rinnovabili o, in alternativa, l’attivazione di un credito d’imposta del 50% per le imprese per favorire la copertura dei capannoni industriali con sistemi fotovoltaici e, in generale, misure di incentivazione e sostegno alle rinnovabili e all’autoproduzione. “La priorità indicata da oltre metà delle aziende venete è il taglio delle accise sugli energetici” sottolinea Pozza.

Accanto alle istanze al Governo c’è anche l’impegno delle Unioni per azioni di sensibilizzazione, formazione, incentivazione in tecnologie e soluzioni per il risparmio energetico, la costituzione di Comunità Energetiche, l’autoconsumo e l’impiego di fonti rinnovabili, “a favore, in primis, delle imprese, ma estendibili anche ai cittadini e alla pubblica amministrazione” conclude Pozza.

Secondo una recente indagine del Centro Studi di Unioncamere del Veneto* le bollette di giugno-luglio sono raddoppiate per il gas (+97,8%) e più che raddoppiate per l’energia elettrica (+132,8%), con rincari maggiori per i settori energivori – carta e stampa, marmo, vetro e ceramica, gomma e plastica, alimentare e bevande – che hanno mantenuto livelli produttivi molto sostenuti nel 2022. Per reagire all’aumento dei prezzi il 23% delle imprese sta effettuando investimenti nel fotovoltaico mentre il 18% è indirizzata a misure di efficientamento energetico.

Il 26% degli imprenditori veneti chiede infatti supporto negli investimenti aziendali per la diversificazione delle fonti energetiche e la valutazione dei ritorni economici, mentre il 15% vorrebbe una filiera territoriale delle fonti energetiche alternative più forte.

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