Oggi 8 milioni di cittadini ungheresi sono chiamati alle urne, aperte dalle 6 alle 19. L’attesa per l’esito della sfida appare spasmodica, vista l’importanza del risultato e delle sue possibili ricadute
Che Orban rischi di perdere dopo anni di leadership non solo è un autentico rumors ma attinge nei sondaggi ufficiali. Sembra che il partito dell’opposizione Tisza capitanato da Peter Magyar ex alleato di Orban, sia in vantaggio con 7-9 punti percentuali sul partito di governo Fidesz con a capo Orban. Inutile sottolineare che una sconfitta del partito dell’attuale compagine del governo di destra magiaro sarebbe l’ennesimo segnale di allarme anche per il governo Meloni, già provato dal risultato del referendum e dalle successive scorie accumulatesi subito dopo, vedi dimissioni e un certo tipo di sofferenza latente derivata dai continui, laceranti, attacchi dell’opposizione.
Tornando all’Ungheria e al suo voto la partita è in pieno corso e gli avversari si stanno fronteggiando a suon di schede elettorali, Orban e la sua vecchia guardia cercheranno di fronteggiare il ciclone Magyar che si propone foriero di novità, ma anche carico della classsica incognita di un eventuale cambio della guardia, come da prassi consolidata.
Il voto è seguito con grande attenzione a Bruxelles, dove sappiamo che i Paesi dell’Unione Europea avrebbero accusato Orban di aver indebolito lo stato di diritto, con interventi a gamba tesa su stampa e media, nonchè di diritti alle minoranze. Schermaglie e contraddittori che rimangono appesi ad un filo. Ma c’è di più, lo scenario di una eventuale sconfitta potrebbe sbloccare un pacchetto di aiuti Ue di perlomeno 90 miliardi di euro a favore dell’Ucraina e, a questo punto inibire l’influenza russa all’interno dell’Unione, dato lo strettissimo rapporto tra Orban e la presidenza di Putin.
Tutte partite aperte, che dopo lo spoglio dei voti, si parla di affluenza record, potrebbero cambiare l’Europa ma non solo.
Zero Biscuit di Mauro Lama
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