Ciò che ci accade nell’ordinario svolgersi del tempo è soggetto a due atteggiamenti. Quello più comune è l’indifferenza. E’ comune perché non ci inquieta, e così lo lasciamo scivolare via senza badarci. L’altro, ci porta a pensare. E se riusciamo a districarci nel fiume di associazioni troviamo la nostra pepita. Accadde così in un mattino di un giorno qualunque che andai a visitare un anziano malato. E ci andai, fino a Chioggia, perché non era in grado di spostarsi.
Lungo la Romea, se si è fortunati, si aprono dei varchi nella lunga fila di auto e camion, per cui ci si trova da soli in una strada rettilinea che attraversa il delta del Po, sotto un cielo nebuloso e bianco, dove non si vede quasi nulla, nemmeno un raggio di sole. Solo un breve varco di spazio e di tempo, ma che fa sentire la solitudine, e la sua bellezza. L’uomo mi guarda diffidente e col volto cupo, non mi dà la mano che io gli porgo con rispetto. La demenza è una strana malattia, perché numerose sono le sue varianti, direi quasi ognuna per ogni individuo che ne è malato. Per cui, in questa personalizzazione della malattia, se stiamo attenti ai particolari del linguaggio e del pensiero, si trovano essenze della persona che c’è di fronte, che ci sorprendono, al punto di ritenere il malato meno malato di quello che dicono gli altri, con più memoria e intelletto di quello che usiamo noi nel fare e rifare cose non sempre utili. Chiedo al malato come vive solitamente, cosa fa e se ci sono degli interessi.
Domande che hanno risposte scontate, che so già quali sono. No, non ha interessi. Domando se segue la televisione. “Watching tv” è un item che molti anni fa quando c’era la televisione rappresentava un punto diagnostico importante. Infatti, la televisione poteva essere vista per tutto il giorno, senza fare altro, e questo fatto, costituiva in un giovane un segnale di grande disagio, una grave disfunzione del pensiero e del comportamento, un sintomo di schizofrenia. Ma anche il non vedere mai la televisione costituiva un sintomo di disordine mentale. Voleva dire che non c’era interesse per le cose che succedevano nel mondo. L’assenza di interesse, la non esigenza di aggiornamento anche questo dunque era un segnale preoccupante. Quindi la domanda se l’uomo guardasse la televisione o no mi aiutava a capire quale fosse il grado di partecipazione all’ambiente circostante.
L’uomo mi rispose che era interessato non a tutta la televisione, ma soltanto ai documentari. In particolare era interessato ai documentari che trattavano dell’antico Egitto. Chiesi, come mai questo così specifico e selettivo interesse. Mi disse che sin da quando era in collegio, dai 7 ai 15 anni, sfogliava con grande passione la storia dei faraoni e degli antichi egizi. Era affascinato dai loro costumi, dal loro sapere, dalle piramidi, dalla scrittura. Ora che lo avevo stimolato su questo interesse, si fece più sereno e loquace. Feci un po’ di sfoggio di una cultura posticcia sull’Egitto, e la conversazione divenne più intensa e partecipata. Pensò che avevamo una passione in comune, ma lui ne sapeva molto più delle mie nozioni scolastiche. Da abile carpentiere come era diventato nella vita adulta, conosceva molto bene le tecniche di costruzione e anche il simbolismo e la religione degli Egizi. Ci trovammo così a parlare di anima e delle credenze degli egizi, di come fosse moderno il loro pensiero mitologico, e come si armonizzava con le enormi capacità tecniche e scientifiche di cui erano dotati. Parlammo circa un’ora di tutte queste cose.
Lui non era mai stato in Egitto, io si. Quindi gli descrissi come erano dal vero le piramidi, il deserto, le mummie e i musei. Lo invitai a fare un viaggio in Egitto. Mi disse che aveva viaggiato molto per diversi cantieri in Italia, ma all’estero non era mai stato. Ci salutammo perché era ora di pranzo. Uscii molto contento, ma anche preoccupato. Non avevo fatto nessuna visita medica, ma avevo solo parlato di Egitto e della sua storia. Ero preoccupato perché ritenni di essere alquanto bizzarro e distratto, non certo un medico, attento ai sintomi, alla diagnosi e alle prescrizioni. Ma sono stato bene, a parlare di storie e di sogni.
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