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Una riflessione nella Giornata mondiale contro il lavoro minorile

2 minuti di lettura

La Gionata mondiale contro il lavoro minorile viene celebrata il 12 giugno di ogni anno per chiedere un rinnovato impegno per eliminare le peggiori forme di sfruttamento economico dei minori

 

Quella della tratta e dello sfruttamento minorile è purtroppo ancora oggi una piaga della nostra società.

Se pensiamo fino a quattro anni fa, erano circa 152 milioni le vittime del lavoro minorile nel mondo, i dati del recente rapporto “Child Labour: Global estimates 2020, trends and the road forward” operato dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) e dal Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF) descrivono una preoccupante crescita del numero di bambini costretti a lavorare si registra nel mondo. Oggi infatti il valore ha raggiunto i 160 milioni di piccoli lavoratori.

 

Milioni di bambini e bambine che si vedono sottrarre l’infanzia a cui hanno diritto, allontanati dalla scuola e dallo studio, privati della protezione di cui necessitano e delle opportunità di costruirsi un futuro, inseguendo i propri sogni.

 

Invece di andare a scuola e vivere la loro infanzia, questi bambini sono costretti a lavorare in condizioni difficilissime, venendo sottoposti a sforzi fisici insopportabili per la loro età: gli orari di lavoro sono  massacranti, anche di 12-14 ore al giorno e sono gravissimi i rischi per la loro salute, sia fisica che mentale.

 

L’aspetto più preoccupante dello studio in questione riguarda proprio l’impiego di manodopera in tenera età: dai 5 agli 11 anni sono costretti ad abbandonare le attività ludiche o di studio bambini che, tra l’altro, mettono a repentaglio la propria vita in quanto utilizzati in mansioni rischiose già per un adulto e assolutamente inappropriate per l’infanzia.

 

L’OIL ha rilevato, per esempio, che in Madagascar vi sono bambini coinvolti nella fabbricazione di mattoni, che in Cambogia vi sono bambini impiegati nelle miniere, che nello Zimbabwe i bambini lavorano nelle piantagioni di tè e che in India questi fabbricano bracciali di vetro.

 

Certamente la pandemia ha in molti casi favorito un’evoluzione in negativo di questa tragica situazione, facendo registrare – nel 2020 – un’inversione di tendenza dopo vent’anni di miglioramenti sul fenomeno.

La perdita di giorni di scuola ha infatti esposto bambine, bambini e adolescenti al rischio di sfruttamento del lavoro minorile, matrimoni precoci e gravidanze. A causa dell’emergenza sanitaria da Covid-19, i minori dei Paesi più poveri hanno perso il 66% in più di giorni di scuola rispetto ai coetanei che vivono nei paesi più ricchi. Una condizione nettamente peggiore per le bambine e le ragazze.

 

 

 

 

Qualche dato sullo sfruttamento minorile in Italia

Lo sfruttamento minorile esiste anche in Italia e molto c’è ancora da fare per arginare questo fenomeno.

Se si guardano i dati e le segnalazioni che arrivano dalla Direzione Centrale della Vigilanza dell’Ispettorato del Lavoro, dal 2013 fino al primo semestre 2018 ci sono stati 1.437 casi di violazioni penali accertati della normativa contro il lavoro minorile. In altre parole, si tratta di bambini sotto i 16 anni di età che lavorano.

Necessario è quindi contrastare la povertà minorile e la dispersione scolastica, principali fattori strettamente collegati al lavoro minorile.

Contrastare e debellare queste forme di sfruttamento deve essere un dovere di ogni Stato. Tutti i bambini hanno il diritto di essere liberi e di vivere un’infanzia serena, per poi diventare degli adulti pronti a lavorare in sicurezza.

 

 

Fonte: ilfaroonline.it

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