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Una preghiera per la Pace a Gaza

2 minuti di lettura

Una call della Diocesi di Treviso contro l’indifferenza

Treviso – Sui social abbiamo sempre più da ridire, ma in caso di iniziative come queste, non possiamo che plaudere alla rapidità con cui danno gli esiti desiderati.

Questo è successo anche in merito ad un messaggio whatsapp, che è circolato fin da venerdì nel cellulare di molti trevigiani, dove  appariva l’invito dell’intera diocesi di ritrovarsi a pregare ed invocare la immediata soluzione di Gaza. L’incontro era dedicato alla recita di un Rosario sotto il portico della cattedrale il 27 luglio alle ore 21.

In realtà non è bastato il sagrato del Duomo per accogliere le persone che sono intervenute e a loro si è aggiunto anche un gruppo di pellegrini della Transilvania diretti a Roma, che il Vescovo ha salutato in inglese. Era presente anche il sindaco Mario Conte  con la sua consorte, che per tutta la cerimonia sono stati in piedi ed hanno partecipato con commozione e devozione.

Ma perché tutto questo afflusso di persone? Perché mai come ora ci si sente impotenti di fronte alle nefandezze che stanno succedendo a Gaza. Oggi e non domani(non si può procrastinare) le coscienze della gente comune sentono il bisogno di fare qualcosa contro questo senso di impotenza , generato dal quadro geopolitico che sta gestendo questa tragedia, e le persone vogliono far sentire la loro voce nel completo dissenso su ciò che sta succedendo.

Che cosa , meglio della preghiera per i cristiani, può interpretare questo sentimento diffuso?

E proprio in questo modo, con un rosario, basato sui cinque momenti clou della vita di Cristo (Nascita, Annuncio del Regno, la Crocefissione, la Resurrezione, La Pentecoste) intervallato da letture tratte dalla dichiarazione congiunta del Cardinale Pier Battista Pizzaballa e dal patriarca Teofilo III del 22 luglio, dopo la loro visita congiunta a Gaza, dal discorso dopo l’elezione di Papa Leone XIV, l’8 maggio 2025, e da della musica suonata con la chitarra ed un flauto da una suora ed una ragazza,  i convenuti hanno pregato insieme.

Questa era anche la risposta cattolica ad una call che è girata sempre attraverso Whatsapp, in cui

il coordinamento Pace e Disarmo aderiva all’iniziativa “Gaza muore di fame: disertiamo il silenzio”, lanciata da Paola Caridi, Claudia Durastanti, Micaela Frulli, Tomaso Montanari, Francesco Pallante ed Evelina Santangelo. 

“Domenica 27 luglio, alle 22, facciamo suonare a distesa le campane dei palazzi comunali, quelle delle chiese, e ogni sirena possibile: ambulanze, navi, barche, porti”, si legge nell’appello.

“Suoniamo ogni fischietto, battiamo le pentole. Facciamo più rumore, più chiasso, più fracasso possibile. Facciamolo insieme: nelle piazze e sulle spiagge. Facciamolo sui balconi e alle finestre. Facciamolo sui social. Facciamolo dappertutto”.

“Ci sentiamo impotenti di fronte all’enormità di quel grande campo di concentramento in cui Israele ha trasformato Gaza. Ma non vogliamo rimanere muti di fronte allo scandalo della fame e della sete e della gravissima precarietà sanitaria, usate come arma di sterminio di massa. Non rimarremo in silenzio, mentre la gente di Gaza viene sterminata”, si conclude l’appello lanciato a livello nazionale.”

Nel caso di Treviso il punto di incontro era Piazza Santa Maria dei Battuti.

I promotori chiedevano però di partecipare ad ogni cittadino, in forma individuale e disseminata.

Quello che non è successo per chi ha partecipato invece  alla call della Diocesi, dove tutti gli intervenuti si sono sentiti parte di un tutto, la Chiesa cattolica, con i suoi valori e le sue proposte, che può far valere la sua voce in capitolo, anche con un’arma disarmante, come quella della preghiera.

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