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Un gruppo di ex-diplomatici italiani lancia un appello a favore di Assange

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ROMA. Ci sono individui che in certi momenti storici assurgono a simbolo dei valori fondamentali delle comunità a cui appartengono.  Julian Assange e’ uno di loro e la gente sente che chiedendo la sua liberazione difende non solo una persona per motivi umanitari, ma anche anche uno dei piu’ importanti diritti delle societa’ democratiche: la liberta’ di stampa. E questo a prescindere dalle opinioni politiche di ciascuno.

Una condanna a 175 anni di carcere ( pena che Assange rischia in caso di estradizione negli USA dalla prigione inglese di massima sicurezza a Belmarsh, dove e’ attualmente detenuto)  costituirebbe una grave intimidazione nei confronti di tutti i giornalisti del mondo. Cio’ e’ stato messo ben in evidenza – in una dichiarazione comune del novembre scorso –  dai giornali che in vari Paesi hanno pubblicato gli estratti dei documenti rintracciati da Assange sui crimini commessi in particolare in occasione delle guerre in Iraq e Afghanistan (The Guardian, The New York Times, Le Monde, Der Spiegel e El País). A loro avviso, infatti, l’ incriminazione del giornalista australiano “rappresenta un precedente pericoloso e minaccia di indebolire il Primo Emendamento della Costituzione americana e la liberta’ di stampa, perche’ chiamare i governi a rispondere dei propri atti fa parte della missione basilare di una stampa libera in una democrazia. Ottenere e rivelare informazioni sensibili,  quando necessario nel pubblico interesse, e’ una parte fondamentale del lavoro quotidiano dei giornalisti. Se tale lavoro viene criminalizzato, il nostro dibattito pubblico e le nostre democrazie vengono rese molto piu’ deboli”.

L’ Amministrazione Obama non aveva incriminato Assange, rendendosi tra l’ altro conto che avrebbe dovuto fare la stessa cosa, per coerenza, nei confronti dei giornalisti delle predette prestigiose testate. Aveva anzi graziato il militare, Chelsea Manning, che aveva passato i documenti ad Assange e che era stato condannato a 35 anni di carcere. L’ Amministrazione Trump, invece, ha incriminato Assange riesumando una legge del 1917, emessa per limitare la stampa durante la Prima Guerra Mondiale, e l’ Amministrazione Biden non ha cambiato tale linea.

Ora, un gruppo di ex-diplomatici italiani – di cui mi onoro di far parte – ha deciso di far sentire la propria voce a difesa di Assange, unendosi al crescente coro di voci che domandano al Governo britannico di non concedere l’ estradizione e all’ Amministrazione USA di non insistere a chiederla annullando ogni azione contro il giornalista, in linea con l’ approccio tenuto a suo tempo dal Presidente Obama.

Patrizio Fondi

PETIZIONE PER JULIAN ASSANGE

La malaugurata invasione dell’ Iraq del 2003 ha provocato una serie di conseguenze negative e di gravi violazioni dei diritti umani di immediata percezione: iracheni torturati nelle celle di Abu Ghraib, rinchiusi illegalmente a Guantánamo, un Paese distrutto a tutto vantaggio dell’Iran. Ma anche episodi rimasti ignoti a lungo. Uno per tutti. Il 12 luglio 2007 un elicottero Apache in sorvolo su Baghdad scorge nella strada sottostante alcuni civili, tra cui un fotografo munito di telecamera; dall’elicottero la scambiano per un lanciarazzi e sparano a raffica su di loro. Giunge in soccorso un furgone e viene centrato anche quello: 11 morti tra cui due bimbi. Questo fatto sarebbe rimasto sepolto assieme alle sue vittime, se non l’avesse rivelato nel 2010 un giornalista australiano, Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, coadiuvato da Chelsea Manning, un soldatino transgender. Furono loro a impedire il “crimine del silenzio” sugli orrori delle tragedie irachena e afghana.

Solo le dittature silenziano i media. Le vere democrazie trovano il coraggio di svelare “di che lagrime gronda e di che sangue” il Potere. E porvi rimedio. L’ha fatto il presidente Obama graziando Chelsea Manning, che era un militare con 35 anni di carcere da scontare. Perché non Biden per Assange, che è un giornalista? Eppure, da vice-presidente Biden aveva riconosciuto che le rivelazioni di WikiLeaks non avevano provocato “alcun danno sostanziale”. Ciò nonostante, Washington incriminò Assange con 17 capi d’accusa, basati su una legge antiquata – l’Espionage Act del 1917 – che poneva limiti alla stampa durante la Grande Guerra.

Rinchiuso per otto anni nella sede dell’Ecuador a Londra (per sfuggire oltretutto a una poco credibile accusa di stupro), ad aprile è scattato il suo quarto anno di reclusione a Belmarsh, carcere inglese di massima sicurezza, in attesa di esser estradato negli Usa. Le condizioni in cui vive ne hanno gravemente minato la salute. Perciò decine di parlamentari australiani, britannici e americani – oltre ad Amnesty International e Reporter Senza Frontiere – hanno rivolto petizioni all’Attorney General degli Usa e chiesto alla Corte Suprema del Regno Unito di negare l’estradizione.

I diplomatici sono tra i primi a riconoscere quanto può nuocere la fuga di rapporti e altri documenti riservati. Ma se la “riservatezza” serve a celare crimini di guerra, prevale il dovere del funzionario di denunciarli e il diritto del giornalista di renderli pubblici, si tratti o no di scoop. Va ricordato che nel 2004, durante l’invasione dell’Iraq, 52 ex-diplomatici britannici e 27 ex-ambasciatori e generali americani di alto rango uscirono dal loro riserbo con due durissime lettere di critica a Blair e a Bush.

Ora, noi ex-diplomatici ci uniamo ai parlamentari e alle organizzazioni umanitarie che hanno firmato appelli per la liberazione del giornalista, essendo convinti che le democrazie prosperano solo se hanno il coraggio di guardarsi allo specchio. A tal fine ci appelliamo al nostro governo affinché si unisca a tutti coloro che chiedono al presidente Biden di rinunciare ad ogni azione contro Julian Assange, in coerenza con quanto fatto da Obama.

Marco BACCIN

Francesco BASCONE

Mario BOFFO

Rocco CANGELOSI

Torquato CARDILLI

Giuseppe CASSINI

Fabio CRISTIANI

Antonio D’ANDRIA

Anna DELLA CROCE

Enrico De MAIO

Roberto DI LEO

Patrizio FONDI

Paolo FORESTI

Giovanni GERMANO

Elisabetta KELESCIAN

Maurizio LO RE

Luigi MACCOTTA

Roberto MAZZOTTA

Enrico NARDI

Angelo PERSIANI

Alessandro PIETROMARCHI

Michelangelo PIPAN

Giancarlo RICCIO

Antonio TARELLI

Maurizio TEUCCI

Paolo TRABALZA

Bernardo UGUCCIONI

Maggio 2023

Foto di copertina: New Media Days – Julian Assange, WikiLeaks

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