Il tuffo ad alto rischio di un bambino tra gli scogli, in uno dei punti più pericolosi del litorale di Eraclea, fortunatamente non ha avuto conseguenze. E’ assolutamente vietato tuffarsi in mare da qualsiasi pontile o molo del litorale veneto ma quel preciso tratto è segnalato con due boe rosse proprio per delimitare un largo spazio di mare dove affiorano, dal fondale sabbioso, vari scogli poco visibili e distanti anche qualche metro dalla scogliera.
Il molo in questione è quello davanti alla postazione di salvataggio n. 2 e nel primo pomeriggio di sabato, un gruppetto di ragazzini di lingua tedesca, stava passeggiando con secchielli e retine, forse a caccia di granchi. Vigilava dall’alto della sua postazione Moira Favaretto che, avendo visto camminare tra gli scogli il più piccolo dei quattro, nel dubbio volesse tuffarsi in acqua, aveva fischiato con forza per dare lo stop a qualsiasi velleità del piccolo. Ma proprio il fischio ha dato il via al pericoloso tuffo del bambino lasciando con il fiato sospeso l’addetta alla vigilanza ma anche i bagnanti che si trovavano vicini.
Fortunatamente il piccolo è subito riemerso dall’acqua senza problemi e allora Moira ha richiamato tutti i ragazzini del gruppo chiedendo loro di poter parlare con i genitori. Il gruppo, composto da tre maschi e una femmina di età dai 10 ai 12 anni circa, non comprendeva l’italiano. Alcuni bagnanti si sono offerti come interpreti e alla fine i ragazzini hanno ammesso di essere tedeschi ma di non essere in spiaggia insieme ai genitori. Nonostante la richiesta di rimanere lì fino a quando non sarebbero arrivati i genitori, in poco tempo il gruppo si è dileguato.
“Di solito interveniamo in primis fischiando perché il fischio è un segnale di stop, confidando in un minimo di rispetto per chi vigila sulla loro sicurezza e deve far rispettare i divieti – spiega Moira – Ma genitori dov’erano? Devono capire che la spiaggia può essere un luogo anche pericoloso per i loro figli e per gli altri. Abbiamo avuto lo scorso luglio un caso di un ragazzo rimasto paralizzato dopo un tuffo dal pontile di Jesolo”.
Il messaggio di evitare una vita in sedia a rotelle è chiaro: una bravata non vale la tua vita.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui
