“Sicurezza in cambio del Donbas”. Zelensky denuncia: «È una forzatura»
UCRAINA. La guerra in Ucraina entra in una fase diplomatica sempre più tesa, con un possibile negoziato di pace che rischia di trasformarsi in un terreno di scontro tra alleati. Il Presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha rivelato che gli Stati Uniti starebbero subordinando eventuali garanzie di sicurezza alla cessione dell’intera regione del Donbas alla Russia. Una condizione che Kiev considera inaccettabile.
Secondo Zelensky, la strategia americana riflette anche il mutato quadro internazionale: l’attenzione di Washington, sotto la guida di Donald Trump, è sempre più concentrata sul Medio Oriente e sul confronto con l’Iran. In questo contesto, l’Ucraina rischia di diventare una priorità secondaria. “Vorrei che gli Stati Uniti comprendessero che l’est del nostro Paese è parte integrante delle nostre garanzie di sicurezza”, ha dichiarato il Presidente ucraino, denunciando una crescente pressione su Kiev per arrivare rapidamente a un accordo.
Intelligence e accuse di ricatto
Sul fronte geopolitico, Zelensky accusa apertamente Mosca di tentare un ricatto strategico. La Russia, sostiene, avrebbe proposto agli Stati Uniti di interrompere la condivisione di informazioni militari con l’Iran in cambio dello stop al flusso di intelligence verso Kiev. Una mossa che, se confermata, evidenzierebbe il livello sempre più globale del conflitto.
Le accuse si inseriscono in un quadro già complesso, dove le alleanze si intrecciano e si ridefiniscono ben oltre il teatro ucraino.
Intanto, il conflitto continua con intensità su entrambi i fronti. Attacchi con droni ucraini hanno colpito infrastrutture energetiche russe, inclusa un’area industriale nella regione di Leningrado, vicino a una delle principali raffinerie del Paese. Secondo fonti russe, oltre venti droni sarebbero stati abbattuti.
Le operazioni ucraine avrebbero già inciso significativamente sulla capacità energetica russa: secondo alcune stime, fino al 40% della capacità di esportazione petrolifera sarebbe stata temporaneamente compromessa tra attacchi, sabotaggi e sequestri di petroliere.
Parallelamente, la Russia continua a colpire il territorio ucraino. Nella regione di Kharkiv, a pochi chilometri dal confine, raid missilistici e attacchi con droni hanno provocato vittime civili e danni alle infrastrutture. Colpito anche il porto danubiano di Izmail, nodo strategico per le esportazioni ucraine.
Il conflitto si allarga: Europa, Africa e Asia coinvolte
La guerra assume sempre più una dimensione globale. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha autorizzato operazioni più aggressive contro la cosiddetta “flotta ombra” russa, utilizzata per aggirare le sanzioni sul petrolio. Una decisione legata anche all’aumento dei prezzi energetici, alimentato dalle tensioni in Medio Oriente.
Nel frattempo emergono nuovi elementi sul coinvolgimento internazionale: lo Zimbabwe ha denunciato la morte di 15 suoi cittadini arruolati per combattere al fianco della Russia, parlando apertamente di reclutamento ingannevole e traffico di esseri umani.
Sul piano diplomatico, si rafforza anche l’asse tra Mosca e regimi alleati. Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko è stato ricevuto a Pyongyang dal leader nordcoreano Kim Jong-un, in una visita che segnala un consolidamento delle relazioni tra Paesi ostili all’Occidente.
Dopo oltre quattro anni dall’invasione russa del 2022, il conflitto appare lontano da una soluzione semplice. La proposta americana di legare sicurezza e concessioni territoriali apre una frattura delicata tra Kiev e il suo principale alleato.
Sul terreno, intanto, la guerra continua a consumarsi tra attacchi mirati e vittime civili. Sul piano internazionale, si allarga e si intreccia con altre crisi globali.
Il rischio, sempre più concreto, è che il futuro dell’Ucraina venga deciso non solo sul campo di battaglia, ma anche nei complessi equilibri geopolitici tra potenze mondiali.
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