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Tutta mia la città

Senza un negozio aperto ma tutta da vivere, da calpestare, da annusare. Come non mai

Avere il privilegio di essere quasi gli unici ad abitare viali, vie, vicoli e piazze è senz’altro una sensazione surreale, a tratti kafkiana, ma che si riduce ad una parola: “ferragostana“, che nel dizionario ci dicono significa appartenere a ferragosto.

Che poi è il capodanno estivo dove tutti o quasi sentono il desiderio di far qualcosa di diverso, senza restare fedeli al proprio luogo, per raggiungere mete da raccontare attraverso stati, post e video che hanno il difetto di diventare talvolta stucchevoli. Figli delle diapositive anni 90, che hanno sterminato di noia innumerevoli serate del dopo vacanze appartenenti a quel decennio.

Ma torniamo alla città, deserta e chiusa, ma infinitamente desiderosa di diventare silente e innamorata di una doverosa calma, reduce da un’anno di urla, folla e quella follia che gira attorno ai week end, dove tutto è da acquistare, con o senza Black Friday.

E poi il panificio chiuso e la pasticceria in vacanza, ma che importa? Una serranda abbassata e un marciapiede scorrevole diventano compagni di viaggio di una mattinata libera per una volta da pit stop, con l’orizzonte ampio e creativo, sopportando anche i cinema e i teatri chiusi, ma che si ripromettono di attenderci a breve.

Una fotografia ad una coppia che gioca con il suo cane al parco e una fontanella che offre acqua fresca, per poi riprendere i due passi, che nel frattempo sono diventati 10mila, ma senza accorgersene, forse questa è la felicità che arriva senza bussare, basta farci caso.

Oggi è tutta mia la città, aspettando il prossimo ferragosto.

Instacult di Mauro Lama

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