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Trump e von der Leyen annunciano l’accordo USA-UE: evitata guerra commerciale

Donald Trump, Presidente degli Stati Uniti, e la Presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen, hanno siglato uno storico accordo commerciale a Turnberry, in Scozia, dopo mesi di trattative tese. Il patto impone un dazio del 15% sulla maggior parte delle esportazioni europee verso gli Stati Uniti, dimezzando però il temuto 30% che aleggiava sul mercato globale.

TURNBERRY (SCOZIA). Con un sorriso e un cappellino con la scritta “USA”, Donald Trump ha accolto i negoziatori europei nel salone principale del suo resort scozzese per un incontro cruciale. Dopo 40 minuti di colloqui serrati, la stretta di mano tra lui e Von Der Leyen ha siglato un compromesso che, seppur doloroso per Bruxelles, ha evitato l’escalation di una guerra commerciale che minacciava la stabilità economica transatlantica.

“È un grande accordo, enorme”, ha dichiarato Von Der Leyen, cercando di mettere in luce il valore della prevedibilità raggiunta. “Le due maggiori economie del mondo devono mantenere flussi commerciali solidi e stabili.”

Trump, fedele al suo stile enfatico, ha parlato di “una decisione potente” e di “una vittoria per entrambi i lati”. Ma dietro le parole ottimistiche, si cela un’intesa che rappresenta una vittoria netta per la strategia di pressione del Presidente americano.

I termini dell’accordo: chi vince e chi perde

Il punto centrale dell’intesa è l’introduzione di un dazio base del 15% sulla maggior parte delle esportazioni UE verso gli Stati Uniti. Un numero che, sebbene inferiore rispetto alla minaccia iniziale, rappresenta un netto aumento rispetto alla media del 4,8% in vigore prima dell’arrivo di Trump alla Casa Bianca.

Settori chiave come quello farmaceutico, inizialmente dichiarato esente da Trump, sono stati invece inclusi, come confermato da Von Der Leyen da Glasgow. Settori esentati dai dazi includono l’industria aeronautica, alcune categorie chimiche e agroalimentari, semiconduttori e materie prime critiche.

L’accordo prevede inoltre l’acquisto, da parte della UE, di 750 miliardi di dollari in prodotti energetici e tecnologici statunitensi nei prossimi tre anni, oltre a un piano d’investimenti da 600 miliardi di dollari nei settori militare e infrastrutturale americani.

Ma Trump si è riservato la possibilità di aumentare le tariffe in futuro se gli impegni europei non verranno rispettati, mantenendo la pressione politica sull’Unione anche dopo la firma.

Reazioni contrastanti in Europa

La cancelliera tedesca Friedrich Merz ha accolto l’accordo con sollievo, sottolineando come abbia evitato un disastro per l’industria automobilistica tedesca, già sotto pressione a causa di dazi del 27,5% su auto e componenti.

Giorgia Meloni, premier italiana, ha definito l’accordo “positivo” ma ha chiesto maggiori dettagli, ricordando l’importanza degli scambi con gli Stati Uniti per l’industria italiana, in particolare nel manifatturiero e nell’agroalimentare.

In Irlanda, invece, l’accordo ha sollevato dubbi. Il vicepremier Simon Harris ha espresso rammarico per il dazio al 15%, pur riconoscendo l’importanza della certezza giuridica per le imprese. La possibilità per l’Irlanda del Nord di esportare verso gli USA a un tasso ridotto del 10% potrebbe creare squilibri nell’economia dell’isola e minacciare la stabilità garantita dagli accordi del Venerdì Santo.

Una vittoria personale per Trump

Nonostante le tensioni, Trump ha celebrato l’accordo come un trionfo personale, sottolineando la capacità di costringere l’UE a scendere a patti dopo aver minacciato dazi fino al 50% su alcuni settori, come l’acciaio, che rimane soggetto a una tariffa punitiva. Mentre i rappresentanti europei parlavano di “negoziato difficile”, per il presidente americano l’esito dimostra l’efficacia della sua dottrina commerciale “America First”.

A pochi giorni dal nuovo round di negoziati con la Cina e dopo l’accordo siglato con il Giappone, Trump sta rafforzando la sua narrativa di “liberazione commerciale” lanciata lo scorso 2 aprile con il suo piano “Liberation Day”.

Impatto sui mercati e prospettive future

L’intesa dovrebbe rassicurare i mercati finanziari, scossi da mesi di incertezza e nervosismo. La stabilizzazione dei rapporti commerciali tra USA e UE — un asse che vale 1.400 miliardi di euro — rappresenta un sollievo per gli investitori, soprattutto dopo le tensioni vissute nell’ultimo trimestre.

Tuttavia, il nuovo assetto segna un cambiamento strutturale nel commercio globale, con un’Europa sempre più chiamata a rincorrere e negoziare in posizione difensiva.

Con Trump che si appresta a incontrare il premier britannico Keir Starmer lunedì, resta aperto il capitolo delle relazioni commerciali USA-Regno Unito. Per ora, però, è chiaro che a Turnberry non si è solo giocato a golf, ma si è riscritta — ancora una volta — la geopolitica del commercio mondiale.

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