Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato l’avvio di un nuovo ciclo di negoziati con l’Iran previsto per oggi, lunedì, lasciando intendere di voler privilegiare la strada diplomatica rispetto a un’ulteriore escalation militare. Pur confermando l’inizio dei colloqui, il leader americano non ha fornito dettagli sulla sede dell’incontro né sui rappresentanti che prenderanno parte alle trattative
TEHERAN. L’annuncio arriva dopo giorni di forte tensione nel Golfo Persico. Nei giorni scorsi Trump aveva dichiarato di aver sospeso un possibile attacco contro obiettivi iraniani, sostenendo di voler concedere spazio alla diplomazia nella speranza di ottenere rapidamente un’intesa che consenta la riapertura dello Stretto di Hormuz e affronti la questione del programma nucleare di Teheran.
Sul fronte iraniano, il governo di Teheran ha fatto sapere che i negoziati con l’Oman per definire una nuova modalità di transito attraverso lo Stretto di Hormuz sarebbero ormai alle battute finali.
Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baqaei, ha spiegato alla televisione di Stato che le parti stanno lavorando a un percorso condiviso che tenga conto della sovranità e degli interessi di sicurezza di entrambi i Paesi. Ha però precisato che un eventuale accordo non significherebbe il ritorno alla situazione precedente allo scoppio del conflitto e non comporterebbe una riapertura completa dello stretto.
Anche il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha confermato che le trattative con Mascate stanno procedendo verso la conclusione, senza tuttavia fornire ulteriori dettagli. L’Oman, da parte sua, non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali.
Tensione ancora alta nello Stretto di Hormuz
Nonostante i segnali di apertura diplomatica, la situazione nell’area resta estremamente delicata. Nelle ultime ore una petroliera ha segnalato un’esplosione nelle vicinanze dello Stretto di Hormuz. Secondo il centro britannico UK Maritime Trade Operations, l’equipaggio e l’imbarcazione non hanno subito conseguenze.
I dati sul traffico navale mostrano che il passaggio delle navi nello stretto continua a rallentare dopo i recenti episodi di violenza. Parallelamente, nel Mar Rosso due petroliere cariche di greggio saudita hanno attraversato lo stretto di Bab el-Mandeb nonostante le minacce degli Houthi contro le esportazioni petrolifere della regione.
Trump: “Meglio un accordo che un attacco”
Parlando ai giornalisti a bordo dell’Air Force One durante il rientro a Washington, Trump ha raccontato di aver rinunciato a un nuovo intervento militare dopo aver consultato alcuni dei principali alleati del Golfo, tra cui Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti.
Il Presidente americano ha riferito di aver discusso direttamente con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, che avrebbe espresso la preferenza per una soluzione negoziale, ritenendo imprevedibili le conseguenze di un’ulteriore offensiva.
Trump ha inoltre evitato di indicare una scadenza entro la quale l’Iran dovrà raggiungere un accordo, limitandosi a confermare l’avvio dei colloqui.
Petrolio in calo dopo l’annuncio
L’apertura al dialogo ha avuto effetti immediati sui mercati energetici. Alla riapertura delle contrattazioni asiatiche il prezzo del Brent ha registrato un ribasso superiore al 4%, scendendo intorno agli 83 dollari al barile.
Lo Stretto di Hormuz rappresenta infatti uno dei principali snodi energetici mondiali: prima dell’inizio della crisi transitava attraverso quel corridoio circa il 20% del commercio globale di petrolio e gas naturale liquefatto. Le limitazioni imposte negli ultimi mesi hanno alimentato timori per gli approvvigionamenti e contribuito alla crescita dei prezzi dell’energia e dell’inflazione.
Israele mantiene la linea dura
Nonostante il possibile riavvio del dialogo tra Washington e Teheran, Israele ribadisce la propria posizione. Il ministro dell’Energia Eli Cohen ha confermato l’esistenza di uno stretto coordinamento con gli Stati Uniti sul piano della sicurezza e dell’intelligence, sottolineando però che Israele continuerà ad agire autonomamente qualora l’Iran tentasse di rilanciare il proprio programma nucleare o lo sviluppo dei missili balistici.
Nei giorni scorsi Trump aveva incontrato a Washington il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Secondo fonti israeliane, durante il vertice sono state esaminate tutte le possibili opzioni per impedire all’Iran di dotarsi di armi nucleari, dalla pressione diplomatica alle sanzioni economiche, fino all’eventuale ricorso alla forza. Teheran continua tuttavia a sostenere che il proprio programma nucleare abbia esclusivamente finalità civili.
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