Site icon Il Nuovo Terraglio

Trieste è mia!

Ancora vandalismi nei luoghi delle foibe, ancora scritte ignobili, mentre si svolgono le celebrazioni del Giorno del Ricordo

É successo ancora, anche quest’anno in prossimità del Giorno del Ricordo, nella terra che racconta l’orrore delle foibe, sono apparse alcune scritte in vernice rossa, in sloveno, che inneggiano al tristemente famoso motto titino “Trieste è nostra”. 

Precisamente a Basovizza, una frazione del comune di Trieste, sull’altopiano del Carso, a 377 metri di altitudine, la scritte sono state trovate ieri mattina. Lo stesso sindaco di Trieste Roberto Dipiazza ha tinteggiato, assieme agli operai, per cancellare le scritte.

Sull’accaduto indaga la Digos. Le indagini sono a tutto campo e le immagini della videosorveglianza dell’area sono state acquisite. Non si esclude possa trattarsi di qualche nostalgico titino, come anche di un gruppo organizzato. 

Zona A e Zona B

La storia, che purtroppo pochi conoscono, ci rimanda indietro di 80 anni, quando la guerra, finita nel resto d’Italia il 25 aprile 1945, aveva lasciato Trieste e l’Istria in bilico tra la Patria e la Jugoslavia.

Già il primo maggio del 1945, piombano in città i titini, i partigiani jugoslavi di Tito, determinati a conquistare la Città. Per la gente sono 42 giorni di terrore. Molti, a centinaia al giorno, spariscono e finiscono nelle foibe.

La tremenda occupazione finisce il 12 giugno, dopo che i triestini hanno richiesto l’intervento degli Alleati. Ma Trieste non è ancora italiana. L’area di confine contesa dalla Jugoslavia, viene divisa in zona A, con Trieste, e zona B da Muggia fino tutta l’Istria e la Dalmazia. La prima rimane sotto il comando alleato mentre la seconda sotto la Jugoslavia.

Solo il 26 ottobre del 1954 Trieste viene dichiarata italiana anche se si dovrà attendere il 1975, con il Trattato di Osimo, per l’atto formale tra stati.

Dal ‘45 al ‘54, i triestini, nonostante la grande paura dei titini, che avevano commesso atrocità di ogni tipo in quei giorni d’occupazione, non hanno mai smesso di manifestare per ottenere l’annessione definitiva all’Italia.

E il 26 ottobre 1954, in Piazza dell’unità d’Italia c’erano tutti. Ci sarei stata anch’io, in braccio ai miei genitori se non fosse piovuto. Quel giorno restai a casa con la nonna mentre la bandiera italiana sventolava dalla finestra e la scritta “Trieste è mia”, era sempre lì, in cucina.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

Exit mobile version