Un capolavoro che, fin dalla sua prima rappresentazione nel lontano 1882, non ha mai smesso di appassionare il pubblico di tutta Europa. Venerdì 18 novembre, alle ore 20.30, al Teatro Del Monaco di Treviso, va in scena Spettri di Henrik Ibsen, nella nuova versione adattata da Fausto Paravidino e diretta da Rimas Tuminas. Un dramma borghese, che porta a galla vecchi peccati di famiglia. Al centro lo scontro tra Helene, interpretata da Andrea Jonasson, e il figlio, alle prese con verità terribili e tremende menzogne. In scena Gianluca Merolli, Fabio Sartor, Giancarlo Previati, Eleonora Panizzo.
Lo spettacolo, prodotto da Teatro Stabile del Veneto–Teatro Nazionale, dopo il successo registrato al Teatro Verdi di Padova, arriva a Treviso, dove sarà in replica fino a domenica 20 novembre.
Nella grigia e stagnante campagna norvegese tutto è pronto per l’inaugurazione di un asilo intitolato al rispettato capitano Alving. La ricca vedova Helene rievoca col Pastore Manders la vera e nefanda personalità del defunto marito, ripercorrendo tutte le tappe che lo hanno condotto alla follia. La vicenda si svolge in un contesto onirico, con personaggi reali e fantasmi che si fondono come in un sogno, tra passato e presente. In un paesaggio tetro, come l’animo degli individui che lo vivono, dove il sole e il calore arrivano sempre troppo tardi. Spettri è una storia di liberazione. È un racconto che lascia cadere il velo dell’illusione per fare spazio alla verità, a costo di frantumare l’immagine dell’individuo e della famiglia.
“I personaggi femminili di Ibsen hanno qualcosa di sbalorditivo e straordinario – afferma il regista Rimas Tuminas nelle sue note di regia -, sono tra i più potenti del mondo teatrale. Siamo di fronte ad una donna che vede chiaramente, agisce con coraggio, svela menzogne ed è infallibile nel suo giudizio. È capace di sacrificare tutto in nome della verità”.
Spettri rappresenta uno dei drammi più significativi di Henrik Ibsen. Ed è considerato l’altra faccia di Casa di bambola. La signora Alving è una Nora che non riesce a fuggire, che si lascia plagiare da un moralismo puritano e convenzionale incarnato dal Pastore Manders, una sorta di coro all’interno di una moderna tragedia.
Note di regia di Rimas Tuminas. “La verità è la cosa più difficile da rivelare”, dice il regista Rimas Tuminas e in questa produzione è ben rappresentato non solo il disvelamento di segreti familiari, ma anche l’esternazione dei fantasmi che si nascondono e vivono dentro tutti noi. I “fantasmi” sono illusioni che le persone costruiscono a partire dalle proprie debolezze, glorifichiamo le nostre paure e lodiamo le effigia dei nostri carnefici. I “fantasmi” sono le menzogne che adottiamo e che trasmettiamo ai nostri figli. Questo spettacolo è una storia di liberazione dai fantasmi che ci inseguono. Le illusioni collassano, crudeli verità vengono rivelate e l’immagine della famiglia ideale si frantuma rivelando ciascun membro per l’individuo libero quale è. Riconquistare la propria indipendenza attraverso il superamento delle illusioni, come donna e come madre, diventa l’unica strada possibile verso la libertà.
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