Presentato il libro di Domenico Basso al convegno “Treviso tra Bellezza e Futuro”: un dialogo tra memoria e progettualità per immaginare la Treviso di domani
Tra gli eventi culturali più interessanti che si sono svolti recentemente a Treviso c’è quello promosso dalla Fondazione Benetton per accompagnare la presentazione del volume “Treviso nel cuore. Volti e luoghi celebri”, curato da Domenico Basso.

Il libro, edito da Antiga edizioni, è una raccolta di 40 brevi racconti accompagnati da deliziosi disegni di Massimo Lupato, nati dalle interviste a trevigiani che hanno condiviso i loro luoghi del cuore, rivelando angoli più o meno conosciuti della città. Un mosaico di ricordi, emozioni e consigli, che diventa anche una guida sentimentale per chi vuole scoprire Treviso in poco tempo ma con profondità.

Durante il convegno che si è svolto a Palazzo Bomben, un folto pubblico ha seguito e ascoltato con grande interesse e partecipazione le voci autorevoli di Luigi Latini, Andrea Bellieni, Maria Teresa De Gregorio e Olimpia Biasi che hanno dialogato sui temi evocati dal libro, portando sul tavolo idee e urgenze per una città che vuole crescere senza perdere la propria anima.
Nel corso del dibattito sono emerse riflessioni ricche e diversificate, accomunate dal desiderio di costruire una visione condivisa per Treviso. Si è parlato della necessità di rafforzare il dialogo tra le tante realtà culturali attive in città, spesso ricche di proposte ma poco connesse tra loro. Creare una rete stabile e sinergica significherebbe moltiplicare le opportunità e rendere la cultura un vero motore di comunità.
Un altro tema centrale è stato quello dell’identità urbana. Treviso, potrebbe diventare un modello riconoscibile, costruendo un brand narrativo che la identifichi come città d’acque e canali e raccontarsi all’esterno in modo coerente, valorizzando ciò che la rende davvero unica. Ma per essere attrattiva, una città deve anche offrire spazi adeguati per vivere la cultura: è emersa con forza l’esigenza di strutture versatili e accessibili, in grado di ospitare eventi e iniziative su scala ampia, ma anche di accogliere una cultura quotidiana, diffusa, a misura di cittadino e dei giovani.
Molto sentita anche la questione dell’arredo urbano e della cura degli spazi pubblici: la bellezza, intesa come attenzione al dettaglio, qualità dei materiali e armonia visiva, è parte integrante del benessere collettivo e contribuisce a creare senso di appartenenza.
Infine, un’idea che ha acceso l’immaginazione dei presenti: la possibilità di trasformare l’attuale stadio in un grande parco urbano. Un gesto simbolico, ma anche altamente concreto, che rappresenterebbe una svolta ambientale e sociale, restituendo alla città un nuovo spazio verde, aperto, condiviso. Una visione che guarda al futuro con coraggio e sensibilità.
Tutti i contributi hanno sottolineato quanto sia importante rimettere al centro le persone, i loro sguardi, la loro memoria attiva. Proprio come fa il libro di Basso, che ci invita a camminare Treviso attraverso le storie di chi l’abita, chi l’ha scelta o chi non l’ha mai lasciata.
L’evento si è chiuso con l’auspicio di far nascere da questo incontro un cantiere permanente di idee, cultura e partecipazione.
Perché per immaginare una città futura, bisogna prima ascoltare chi la ama oggi.
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