Al via in San Nicolò il recupero del dipinto cinquecentesco di Francesco Bassano: un progetto nato dai concerti di beneficenza diretti da Andrea Marcon e sostenuto dalla generosità dei trevigiani
TREVISO – È iniziato il restauro del grande dipinto cinquecentesco di Francesco Da Ponte Bassano, La Vergine e i Santi Domenico e Francesco intercedono la clemenza di Cristo per i vizi dell’umanità (1585-1590 circa), conservato nella navata destra della chiesa di San Nicolò. L’opera, olio su tela di oltre tre metri per lato, raffigura la Vergine e i santi che implorano la salvezza della città dai flagelli di guerre ed epidemie, con un suggestivo paesaggio urbano sullo sfondo.
Il progetto di restauro è nato quasi per caso, durante l’esecuzione della Passione secondo San Giovanni di Bach, diretta da Andrea Marcon il 7 aprile 2024, nell’ottantesimo anniversario del bombardamento di Treviso. In quell’occasione, davanti a centinaia di cittadini, il maestro ebbe l’intuizione di proporre una raccolta fondi per restituire vita a un’opera identitaria della città, sopravvissuta alle distruzioni del 1944.
L’invito fu accolto con entusiasmo: al primo concerto furono raccolti 2.600 euro, al secondo – tenutosi il 30 marzo 2025 con l’esecuzione delle Sonate di Vivaldi per violoncello solo – altri 2.890 euro. A sostenere l’iniziativa si sono aggiunti il Rotary Club Treviso, che ha assunto il coordinamento operativo, e Banca Prealpi.
Nonostante manchi ancora una parte della cifra necessaria, il Rotary ha deciso di non attendere oltre e, in accordo con la Diocesi e la Soprintendenza, ha dato il via ai lavori, affidati al team trevigiano Diemmeci sotto la direzione tecnica di Piero Toso. L’obiettivo è restituire il dipinto alla città entro il 7 aprile 2026, anniversario del bombardamento.
Un nuovo concerto, già programmato per il 2 gennaio 2026 al Teatro Comunale in memoria di Vanni Ussardi, sarà l’occasione per completare la raccolta fondi. Se le donazioni supereranno la cifra necessaria, si pensa già a un ulteriore restauro: una grande tela di Antonio Zanchi, maestro veneto del Seicento, anch’essa custodita in San Nicolò.
«La cosa bella di questa storia – racconta Andrea Marcon – è che grazie alla musica e a concerti di altissimo livello offerti in beneficenza i trevigiani si sono dimostrati generosi e partecipi. È nata così l’idea di ridare vita, ogni 7 aprile, a un’opera del nostro patrimonio, trasformando la memoria di una tragedia in un gesto di rinascita».
Un progetto che unisce arte, musica e comunità, confermando la forza della città di Treviso nel custodire e rinnovare la propria identità culturale.
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