Site icon Il Nuovo Terraglio

Trasformare la rabbia in energia: il percorso di rinascita con Al-Anon

al anon

Da ansia e pessimismo a serenità e positività: la storia di chi ha imparato a vivere il quotidiano come un’opportunità di crescita

Per chi guarda dall’esterno, le pratiche di Al-Anon possono sembrare concetti astratti, quasi rituali lontani dalla concretezza della vita quotidiana. Ma per chi le vive ogni giorno assumono un significato diverso: diventano un filo invisibile che unisce persone in tutto il mondo, creando un senso di appartenenza che supera barriere geografiche e culturali.

«Le riunioni che facciamo qui – racconta la protagonista della nostra intervista – sono identiche a quelle che si svolgono altrove. L’atteggiamento è lo stesso, e questa coerenza mi ha dato sicurezza e tranquillità. Sapere che in qualsiasi parte del mondo, allo stesso modo, qualcuno sta vivendo la mia stessa esperienza, mi fa sentire meno sola. Anche quando fuori sembra che tutto stia andando a rotoli, dentro di me resta la certezza che esiste un equilibrio possibile».

Prima di incontrare Al-Anon, il suo sguardo sulla vita era dominato dal pessimismo. «Sono sempre stata pessimista – ammette – e l’ansia era una compagna costante. Vivevo con un senso di fastidio e di pesantezza che mi impediva di vedere altro. Ma da quando frequento Al-Anon non posso più dire “è solo pessimismo e fastidio”: ho strumenti che mi permettono di guardare anche al lato positivo. Non dico che sia facile, ma almeno ora so che non posso più nascondermi dietro le scuse».

Con questo nuovo bagaglio, è cambiato anche il modo di affrontare le emozioni più difficili. Rabbia e risentimento, un tempo vissuti come fardelli, oggi sono diventati energia. «Per anni ho provato rancore verso i miei familiari. Era una rabbia che mi logorava. Oggi cerco di trasformarla: la riverso nello sport, nelle riunioni, nel servizio. Fare servizio soprattutto è stato fondamentale, perché mi ha aiutato a convogliare le energie in qualcosa di concreto. Se resto ferma nei miei pensieri, rischio di ricadere nel vortice negativo, e io lì non voglio più tornare. Se ci torno, so che la responsabilità è solo mia».

La scelta di non farsi più guidare dall’ansia è un punto fermo del suo percorso. «Ho deciso che l’ansia non deve più far parte della mia vita. Mi ha distrutta per troppo tempo, così come il risentimento. Ora so che ho gli strumenti per affrontare le difficoltà senza esserne travolta. Non posso cambiare tutto ciò che accade intorno a me, ma posso fare la mia parte, vivere le mie ventiquattro ore con più serenità».

La serenità non significa assenza di problemi, ma una nuova capacità di conviverci. «Io posso solo fare la mia parte – conclude –: condividere la mia esperienza, cercare di essere più positiva, prima per me stessa e poi, se ci riesco, anche per gli altri».

La sua testimonianza mostra come Al-Anon non sia una pratica astratta, ma un insieme di strumenti concreti che si intrecciano con la vita di ogni giorno. Non promette miracoli, ma offre un percorso fatto di piccoli passi, scelte quotidiane e consapevolezze nuove. Ed è in questa costanza che si trova la forza per cambiare, trasformando ciò che un tempo era un peso, in una possibilità di rinascita.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

Exit mobile version