Attenta a tematiche di salute mentale e di benessere della società, la nostra Redazione desidera sensibilizzare i lettori su un tema importantissimo: l’alcolismo, una malattia che coinvolge la famiglia, gli amici e i colleghi di lavoro e come i Gruppi familiari Al-A non possono aiutare a risolvere il problema.
La testimonianza di un coraggioso membro Al-Anon
Sono arrivata all’associazione Al-Anon senza conoscenze pregresse, spinta non dai problemi del mio familiare alcolista, ma dall’evidente sofferenza di mia figlia. Il momento critico è giunto quando, in una sera di sconforto ho visto la disperazione nei suoi occhi.
Mi sono rivolta ad una psicologa del consultorio che mi ha inviato al Sert e li mi hanno consigliato di andare assieme a mia figlia, ai Gruppi di aiuto per famigliari di alcolisti. Sin dal primo incontro, ho trovato in loro non solo accoglienza, ma un linguaggio condiviso, un senso di appartenenza che tanto cercavo.
Al mio arrivo, portavo con me un fardello di rabbia indirizzata a mio marito, perché non faceva quello che volevo io, smettere di bere. Ero arrabbiata anche con mia figlia perchè non parlava, non socializzava, e era sempre triste e insicura.
Ero confusa, disperata, vittima di ansie continue legate ai danni che un familiare alcolista può causare.
L’associazione mi ha rivelato una verità sconvolgente: l’alcolismo è una malattia che coinvolge non solo il bevitore, ma l’intera famiglia. Ho capito di essere co-dipendente, che per cambiare le cose dovevo cominciare da me stessa.
Con umiltà, ho riconosciuto i miei difetti e l’urgenza di trasformarmi. Ho imparato a concentrarmi su di me anziché tentare di controllare gli altri. Ho scoperto il valore della mia vita al di là dell’ossessione per il problema dell’alcolismo.
Ritrovando la mia autostima e fiducia, ho iniziato a trattare il bevitore con rispetto, disinnescando la mia rabbia e aprendomi alla speranza. Nel gruppo, ho trovato solidarietà e la certezza che il programma funziona.
Anche mia figlia ha cominciato a parlarmi, a chiedermi aiuto. Adesso che ha vent’anni ha cominciato a frequentare Alateen, un’importante estensione di Al-Anon, pensata appositamente per i giovani.
Ora, affronto la vita con leggerezza e speranza, consapevole che lavorando su di me posso diventare la persona che voglio essere. La mia esperienza con Al-Anon mi ha insegnato che anche nel dolore possiamo trovare speranza e cogliere il lato positivo della vita.
Insieme, impariamo a guardare oltre il nostro dolore e a lottare per un futuro migliore.
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