Sono stati dichiarati “presumibilmente morti” i 5 passeggeri del piccolo sommergibile disintegratosi nell’Oceano mentre cercava di avvicinarsi al relitto del Titanic. Hanno pagato circa 250.000 dollari a testa per salire a bordo e scendere ai confini degli abissi. Prima, hanno firmato una liberatoria composta da 3 documenti nella quale si assumevano il rischio di poter morire durante il viaggio.
Si tratta di Hamish Harding, 58enne miliardario ed esploratore britannico, Shahzada Dawood, 48 anni, un uomo d’affari anglopakistano, suo figlio Suleman Dawood, 19 anni, Paul-Henri Nargeolet, 77enne pilota esploratore francese, e l’ingegnere aerospaziale Stockton Rush, amministratore della Ocean Gate Expedition.
La Ocean, società che ha organizzato questa “mission impossible”, richiedeva ai passeggeri doti di “forza, equilibrio e flessibilità”, per poter vivere per una settimana nella nave da spedizione.
Tante erano state le polemiche e i richiami a non partire per quella che a detta di molti esperti sarebbe potuta diventare una tragedia. “Abbiamo sentito spesso dire che ‘finirete per uccidere qualcuno’, io questo lo prendo come un insulto personale” aveva detto il fondatore di OceanGate, Stockton Rush, una delle cinque persone morte, rispondendo allo specialista di esplorazioni nelle profondità marine, Rob McCallum, che chiedeva di interrompere le missioni con il sommergibile finché non fosse stato valutato da una commissione indipendente, per non mettere a rischio le vite di clienti. “Sono stanco di addetti del settore che cercano di usare l’argomento della sicurezza per fermare l’innovazione”, ribatteva Rush. “Fino a quando un sottomarino non è classificato, testato e provato non deve essere usato per operazioni di profondità commerciali – aveva scritto McCallum a Rush – la imploro di adottare la massima attenzione nei suoi test ed esperimenti in mare, per quanto io apprezzi l’intraprendenza e l’innovazione lei sta mettendo a rischio tutto il nostro settore”. Ma cosa spingeva Stockton Rush a volere questa missione fino a rischiare la vita sua e dei suoi passeggeri? Wendy Rush, sua moglie, è la pronipote di Isidor e Ida Straus, due passeggeri di prima classe che erano a bordo del Titanic quando affondò nel 1912. Gli Straus erano tra i passeggeri “ricchi”, forse i più ricchi a bordo del Titanic, comproprietari dei grandi magazzini Macy’s.
I sopravvissuti della tragedia hanno raccontato di aver visto Isidor rifiutare un posto su una scialuppa di salvataggio del Titanic finché tutte le donne e i bambini non fossero saliti a bordo. Ida, insieme a lui da 40 anni, si rifiutò di salire senza il marito e così i due furono visti abbracciati mentre la nave affondava. Nel famoso film Titanic di James Cameron, la scena è stata rappresentata con la coppia a letto abbracciata, mentre viene sommersa dall’acqua.
Wendy Rush, attuale direttrice delle comunicazioni di OceanGate, ha sposato Stockton Rush nel 1986 e ha partecipato a tre spedizioni sul relitto del Titanic. Ora un robot, impegnato nelle ricerche, ha raggiunto il fondo del Nord Atlantico ed ha iniziato la sua missione per localizzare l’imbarcazione dispersa: lo ha reso noto la Guardia Costiera degli Stati Uniti, come riporta Sky News. “La nave canadese Horizon Arctic ha dispiegato un Rov (veicolo a controllo remoto) che ha raggiunto il fondale marino e ha iniziato la ricerca del sommergibile scomparso”, ha scritto la Guardia Costiera statunitense.
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