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Tiro la leva? Che dilemma! Questo etico, logico o emotivo?

Se la parola “etica” richiama nel nostro immaginario qualcosa di fantasioso, trascendentale e quasi intangibile, per la nostra mente è un problema molto più terreno, se non più semplice. Già gli antichi greci suggerivano la

Se la parola “etica” richiama nel nostro immaginario qualcosa di fantasioso, trascendentale e quasi intangibile, per la nostra mente è un problema molto più terreno, se non più semplice. Già gli antichi greci suggerivano la metafora della vita come un carro guidato da due cavalli: uno bianco che impersonava la ragione, e uno nero, che impersonava la passione. I cavalli tiravano in due direzioni opposte e il compito di uomo equilibrato era quello di controllare entrambi i cavalli, sapendoli dirigere con giudizio.

 

Greci a parte, immaginate di trovarvi nel seguente scenario: un treno che corre senza la possibilità di frenare si sta per abbattere su cinque persone che lavorano al binario. Il treno è diretto verso di loro, e non c’è possibilità che sopravvivano all’impatto. Tra il treno e le cinque persone si diparte un secondo binario parallelo, sul quale è presente solo un’altra persona. Immaginate di essere la persona nei pressi del deviatoio che si trova di fronte un’alternativa che comporta due sole opzioni: lasciare che il treno prosegua dritto la sua corsa, uccidendo le cinque persone, oppure azionare lo scambio e ucciderne una sola. Che cosa scegliete?

 

Prima di rispondere a voce alta, aspettate. Immaginate anche un secondo scenario: le premesse sono le stesse del primo, ossia un treno che corre senza controllo su un binario e cinque persone che rischiano di morire per lo scontro. Ora, però, vi trovato su una torre di controllo e notate la situazione, e di nuovo, avete il potere di mutare l’incidente. Questa volta per salvare le cinque persone l’unica soluzione alternativa è buttare giù dalla torre l’uomo in fronte a voi. Certo, so che avete pensato di buttarvi voi stessi e sacrificarvi, se non fosse che la vostra massa non è abbastanza da fermare il treno in corsa, al contrario di chi vi sta davanti.

 

Ora, pazientate ancora un attimo prima di rispondere. Pensate che il dilemma sia basato sulla stessa equazione, ossia di sacrificare una vita per salvarne cinque? O forse sentite che i due dilemmi sono separati da una certa differenza, e quale allora?

 

Il problema del carrello ferroviario (o dilemma del carrello) è un esperimento mentale di filosofia etica formulato nel 1967 da Philippa Ruth Foot alla cui base c’è la soluzione di un dilemma etico. Gli studiosi di etica hanno cercato di rispondere a questo quesito da diverse angolazioni e lasciandoci risposte sorprendenti, ma i neuro scienziati sono anche in grado di fornirci una risposta chiara di questo processo mentale, come spiegato nel libro The Brain: the story of you di David Eagleman.

 

Il primo dilemma è per il cervello un puro problema matematico, perché i neuroni che si attivano al momento della scelta involvono le regioni che si occupano di risolvere problemi logici. In questo caso uno sarà meglio di cinque. Nel secondo dilemma, invece, la decisione condurrebbe a un’interazione fisica con l’uomo che si trova di fronte a voi e che dovete spingere consegnandolo a morte certa. Quest’azione coinvolge un altro campo del vostro cervello: la regione che si occupa delle emozioni. Questo significa che in questo scenario il dilemma è più complesso, essendo combattuto tra due regioni del vostro cervello che hanno differenti opinioni.

 

Il dilemma del carrello fa luce su situazioni reali. Recentemente, tali quesiti sono tornati in auge negli anni 2000 nelle discussioni relative alla possibile diffusione delle macchine autonome i cui software potrebbero trovarsi a dover compiere scelte di guida in situazioni che implicano la soluzione di dilemmi etici. Non sono però problemi che riguardano, e sopratutto riguarderanno sempre più in futuro, solo i robot. E questo perché dietro certe automi ci sono sempre gli uomini. Ma come cambia il nostro processo decisionale quando interagiamo attraverso una macchina?

 

Un uomo che controlla un drone che spara su dei soldati, o ancora peggio civili, in una zona di guerra sarà automaticamente più spietato che un uomo sul campo di battaglia. E come questo, ci si presentano molti altri esempi. L’annullamento della vicinanza e della relazione diretta e fisica riduce il conflitto etico interiore, rendendo più facile scegliere anche se probabilmente a discapito di molti, e a favore non di chi agisce, ma di chi impartisce l’ordine. Quando c’e da scegliere tra la vita e la morte, la sola incontrollata ragione può risultare pericolosa; le nostre emozioni sono preziose e potenti nel nostra sistema decisionale essendo un meccanismo regolatore perspicace con cui ci siamo evoluti, e di cui non dovremmo fare a meno quando prendiamo decisioni. Il mondo non sarà certo migliore se ci comportiamo come robot.

 

Chissà perché, mi vengono in mente quelle parole tristi di una famosa canzone estiva di Mina: Se telefonando, Io volessi dirti addio, Ti chiamerei. Mi fanno pensare che effettivamente è molto più semplice dire addio a qualcuno al telefono, invece che di persona. Chissà se Mina aveva mai pensato che tali dilemmi si risolvono nelle connessioni tra i nostri neuroni.

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