The Old Oak non è il solito pub, ma è l’ultimo pub rimasto in una cittadina inglese (Dhuram) che diventa luogo di solidarietà e al contempo spazio che include.
Una sorta di “open space“ dove al di là delle pinte di birra scorre la resilienza e la speranza. È quello che la regia di uno strepitoso Ken Loach ci regala, con un cast che comprende Dave Turner, Ebla Mari, Claire Rodgerson e Trevor Fox.
Il proprietario del pub, TJ Ballantyne è un tipo mite che dalla vita ne ha avute, dalla morte prematura del padre al divorzio e per finire al locale che spilla birre, ma con il freno a mano tirato, non certo in condizioni brillanti.
Il film di Ken Loach prende il volo immediatamente, con l’arrivo di un gruppo di profughi siriani, subito mal digeriti dalla comunità, in particolare dalla “vecchia guardia“ del pub, clienti da sempre che ricattano proprio in virtù di questo il buon TJ Ballantyn, minacciando di disertare il locale.
La decadenza della località inglese, siamo nel 2016, si contrappone al fenomeno sempre attuale dell’immigrazione e a tutte le sue mere contraddizioni, con la narrazione che si muove in sincronia perfetta tra paure e retaggi storici.
L’incubo di perdere posizioni e benessere oscura quantomeno l’accettazione della possibilità che il nuovo arrivato sia fonte di prosperità culturale e non solo. Pregiudizi diffusi che caratterizzano la pellicola innescando però anche l’altro fronte della comunità, inclusivo e generoso.
Ma è proprio la scena iniziale del film che racchiude nella sua semplicità il senso della storia che Loach ci racconta, ossia l’insegna decadente del Pub che con molta fatica tenta di essere sistemata da TJ Ballantine ma con scarsi risultati, metafora perfetta della storia sempre in bilico della “Vecchia Quercia“, iconica e desiderosa di aggregazione.
Anche quando tutto sembra naufragare nei tradimenti.
The Old Oak, regia di Ken Loach, con Dave Turner, Ebla Mari, Claire Rodgerson, Trevor Fox
Intravisti per voi di Mauro Lama
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