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The City di Martin Crimp: tra realtà e finzione

2 minuti di lettura

Va in scena giovedì 7 marzo al Teatro Goldoni, “The City” una commedia incentrata sul potere del linguaggio

VENEZIA – Il prossimo giovedì 7 marzo, alle ore 20.30, il Teatro Goldoni aprirà le sue porte per il debutto di una commedia nera e kafkiana che promette di lasciare il pubblico con una profonda riflessione sul potere del linguaggio e della comunicazione. Si tratta di “The City” di Martin Crimp, portato in scena con maestria dalla regia di Jacopo Gassmann. Questo evento metterà in risalto uno dei più importanti e radicali autori contemporanei, insieme a uno dei suoi testi più densi, stratificati e inquieti.

Lo spettacolo, interpretato da un cast di talento composto da Lucrezia Guidone, Christian La Rosa, Olga Rossi e Lea Lucioli, è prodotto da LAC Lugano Arte e Cultura, Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale, Teatro dell’Elfo, Emilia Romagna Teatro ERT – Teatro Nazionale e TPE – Teatro Piemonte Europa. Rimarrà in scena fino a domenica 10 marzo, offrendo al pubblico diverse occasioni per immergersi in questa esperienza teatrale unica.

Scritto nel 2008, “The City” ha debuttato per la prima volta al Royal Court Theatre di Londra, dove ha ottenuto un grande successo con un cast stellare. Crimp ha dichiarato che l’ispirazione per questa opera gli è venuta dalla lettura di due opere: “L’uomo flessibile” di Richard Sennett, che racconta le difficoltà della classe media colpita dalla disoccupazione, e “Il pomeriggio di uno scrittore” di Peter Handke, dove un traduttore aspirante autore non riesce a realizzare le sue ambizioni. Tradotto magistralmente in italiano da Alessandra Serra, “The City” fa il suo esordio nella lingua del Bel Paese con questo allestimento.

L’ambientazione di “The City” potrebbe ingannare l’occhio non attento, apparendo come un normale interno borghese. Tuttavia, il sipario si apre su una crisi di coppia che si trasforma in una discesa nei meandri più oscuri dell’animo umano. I protagonisti, Chris e Clair, si trovano a confrontarsi con la minaccia della disoccupazione e con un incontro ambiguo che sconvolgerà le fondamenta del loro rapporto. La presenza di un vicino di casa, Jenny, aggiunge ulteriori strati di tensione, con la sua incessante lamentela dei bambini urlanti dei suoi vicini.

Ciò che emerge durante lo spettacolo è una commistione surreale tra realtà e finzione. I confini si sfumano, i personaggi si perdono nei loro stessi dialoghi, e il pubblico si ritrova immerso in un labirinto di significati e interpretazioni. La potenza del linguaggio diventa il fulcro attorno al quale ruota l’intera narrazione, sottolineando quanto sia fragile e mutevole la nostra percezione della verità.

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