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Teatro Toniolo: dal 5 al 10 aprile “Morte di un commesso viaggiatore” con Michele Placido e Alvia Reale

3 minuti di lettura

Il Teatro Toniolo di Mestre per la Stagione Teatrale 2021.22, organizzata dal Settore Cultura del Comune di Venezia in collaborazione con Arteven Circuito Teatrale Veneto, porta in scena dal 5 al 10 aprile il dramma di Arthur Miller Morte di un commesso viaggiatore, trasposizione scenica del sogno americano infranto, con la regioa di Leo Muscato.

Sul palco Michele Placido – in sostituzione di Alessandro Haber che ha rinunciato per motivi di salute – veste i panni del tragico protagonista Willy Loman, accompagnato da Alvia Reale, per la regia di Leo Muscato. Considerato universalmente uno dei testi più significativi del Novecento, il Commesso rappresenta senza alcun dubbio la Grande Commedia Americana: la storia di un sogno, di un piccolo uomo e del suo sogno più grande di lui; una tragedia moderna che rivela il lato crudele del sogno americano. Una perfetta macchina teatrale che è rimasta attuale e appassionante oggi come il giorno del suo debutto.

Oltre alla partecipazione di Duccio Camerini, il cast comprende Fabio Mascagni e Michele Venitucci nel ruolo dei figli, Stefano Quatrosi, Beniamino Zannoni, Paolo Gattini, Caterina Paolinelli, Gianluca Pantosti, Eleonora Panizzo e Margherita Mannino.

Morte di un commesso viaggiatore è la storia di un piccolo uomo e del suo sogno più grande di lui. Mischia verità e allucinazione. Si svolge contemporaneamente sulla scena, sotto gli occhi del pubblico, e nella testa del protagonista, nella quale noi spettatori, a differenza dagli altri personaggi, siamo chiamati a entrare. È una tragedia moderna che rivela il lato crudele del sogno americano.
Willy vuole così tanto essere “benvoluto”, che spesso trascura il fatto di essere amato. Infatti, contrariamente a quel che pensa, la sua famiglia lo adora: sua moglie ha votato a lui la sua esistenza; suo figlio minore Happy lo imita fino al punto da avere i suoi stessi sogni (sbagliati); Biff invece nutre nei suoi confronti uno strano sentimento di odio/amore, ma sicuramente vince l’amore.
E Willy Loman è uno dei personaggi teatrali più tragici del ventesimo secolo. Nella sua mente c’è qualcosa di fratturato. Ci sono diversi momenti in cui si rende conto che la sua famiglia è più importante del denaro. Ad esempio, quando sua moglie gli dice che hanno quasi pagato la casa, afferma: “Lavori tutta la vita per pagare le rate del mutuo, e quando la casa è finalmente tua, non c’è più nessuno che ci vive.” Willy Loman sogna un futuro che non è in grado di raggiungere; perché vive in un paese che all’apparenza offre illimitate opportunità e lui va alla ricerca disperata del successo. Ma fallisce, e non riesce a perdonarsi. E fallisce per aver creduto eccessivamente nel sogno americano, che non lo ha ripagato, e questo gli ha fatto perdere autostima.
Adesso vive coltivando un’accecante idolatria per tre uomini di successo: suo padre, fabbricante e venditore di flauti; suo fratello Ben, andato a cercare fortuna in Alaska, e che adesso è diventato una specie di ossessione per lui; Dave Singleman, un vecchio commesso viaggiatore di 84 anni che Loman aveva conosciuto tanti anni prima, quando doveva decidere se cambiare lavoro, o continuare fare il venditore.
I sogni di Willy sono tutti sbagliati, e lentamente la sua vita va in disfacimento; come la casa in cui abita. Il fatto di non essere riuscito ad avere la stessa fortuna di questi suoi tre miti, gli fa provare un forte senso di vergogna e di inadeguatezza.
Da qui la necessità di riversare su suo figlio Biff, delle aspettative di successo troppo grandi e irrealizzabili per lui.
Quest’altro fallimento, non riesce proprio a perdonarselo. Anche perché pensa di avere una grossa responsabilità.
Infatti, molti anni prima, durante un suo viaggio di lavoro a Boston, è accaduta una cosa, a cui continua a pensare come un ossessione. Ora nella sua testa c’è troppo rumore: fughe di pensieri si accavallano e lo portano a confondere il presente, col passato e con il sogno.
Comincia a combattere con la tentazione di fare un gesto estremo che gli faccia riconquistare la stima dei suoi figli e assicurare loro un futuro economicamente più sereno. Allora inforca il volante della sua auto, e si mette alla guida per l’ultimo viaggio. Il più remunerativo. Forse.

Informazioni: www.culturavenezia.it/toniolo

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