Il teatro è vita, è nutrimento, è speranza. Quando una società perde la naturale connessione con la cultura, rinsecchisce come una pianta senz’acqua. In questo particolare momento storico e sociale, il teatro assume un’importanza fondamentale nella vita delle persone. Questo è quanto ha considerato Giampiero Beltotto, presidente del Teatro Stabile del Veneto, nel creare la prima stagione teatrale digitale della storia.
Una scelta fortemente voluta dal presidente Beltotto: “Il teatro è una comunità di lavoro capace, da sempre, di adattarsi alla realtà. Ecco perché abbiamo scelto di aprire virtualmente il sipario nelle case dei nostri spettatori, non per essere invadenti, ma per essere utili in un momento così difficile e in cui tutti stiamo imparando dal presente”.
Quando gli si chiede se gli spettacoli saranno gratuiti, risponde “È tutto gratis. Le difficoltà a teatro, come in ogni forma di relazione umana, hanno un costo. Nel nostro adattarci, tuttavia, abbiamo preso in considerazione la nostra identità di servizio pubblico. La platea cui ci presentiamo è assai più vasta del pubblico consueto. Il teatro in questo frangente diventa ancor più necessario del solito, è come il pane che mangiamo, l’acqua che beviamo”.
Ma cosa significano i vincoli previsti nel Contratto Collettivo? Come possono influire? “Adesso il palinsesto presenta tre opere teatrali complete, in collaborazione con la compagnia Stivalaccio, che ha con noi una consuetudine consolidata – spiega il presidente del Teatro Stabile del Veneto – ma se noi volessimo aumentare le produzioni, dovremmo pagare ben nove volte la paga abituale, pur se il contratto in questo senso presenta delle ambiguità”.
“Abbiamo voluto fortemente quest’iniziativa sia per essere coerenti con la natura pubblica dello Stabile del Veneto, che ci mette in linea con le indicazioni del ministro Franceschini e del direttore Cuttaia, sia per la natura intrinseca del nostro lavoro, che è il nostro pubblico. Non siamo sotto le bombe, dobbiamo semplicemente fare delle piccole rinunce, ma veniamo da un mondo che sembra aver alzato dei muri alle rinunce. Ora più che mai è importante recuperare una profondità della vita sia per noi stessi, sia per la comunità tutta”.
Ma se, come si è trovata a dire Vanessa Redgrave, “teatro e poesia erano cose che hanno aiutato le persone a rimanere in vita. E vogliono continuare a vivere”, la sfida del Teatro Stabile del Veneto e del suo presidente è l’unica strada possibile in questo periodo d’emergenza.
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