È l’alba quando lasciamo il campo. Dirigiamo verso il fiume Mara e qua e là si vedono branchi di gnu che pascolano o galoppano in direzioni diverse dal fiume. Migreranno? Dove, in quale punto?
TANZANIA. È da ieri sera che le guide cercano di avere informazioni per capire dove ci sia una concentrazione di tanti branchi di gnu. È facile muoversi avanti e indietro lungo il fiume giorni e giorni per cercare i punti più probabili dell’attraversamento nella speranza di assistere alla migrazione senza avere successo. È la natura che decide. Ci fermiamo in una grande radura in silenzio per osservare il movimento di questi animali che a mano a mano diventano più numerosi. Poi d’un tratto la guida accende il motore e si precipita verso il fiume. Ha capito che forse attraverseranno…
Osservo le acque calme del fiume dove affiorano diversi coccodrilli. Ma di gnu nemmeno l’ombra, sono lontani, sparsi qua e là dietro di noi. Ancora una lunga attesa. Poi percepiamo l’inconfondibile rumore dello scalpitare di zoccoli delle mandrie al galoppo. Eccoli! Migliaia di gnu stanno correndo verso di noi per raggiungere il fiume. Sono guidati da pochi esemplari, tutti gli altri seguono come soldati. Raggiunta la riva però le avanguardie si bloccano. Osservano il fiume che scorre e fanno dietro front! Forse ci sono troppi coccodrilli? Il guado non è adatto? La guida, con la sua esperienza mi dice che quello è un buon punto.
Ma poi … seguendo le avanguardie le mandrie abbandonano le rive del fiume. Si sparpagliano nuovamente nella grande radura. Restiamo ancora in attesa nella speranza di avere fortuna. Eccoli di nuovo. Migliaia di gnu sono nuovamente ripartiti al galoppo. Raggiunto il fiume i capi branco si bloccano per un attimo poi piombano nell’acqua.
Seguiti da migliaia di loro simili, attraversano in fila indiana correndo, galoppando nell’acqua. I coccodrilli si muovono ai lati. È il momento in cui i capi branco decidono di dividersi: un gruppo a destra uno a sinistra sempre seguiti da interminabili colonne di altri animali, ma sempre tutti in fila, rigorosamente. Mentre attraversano molti esemplari saltano fino a quasi uscire dall’acqua. Corrono anche per far fronte alla corrente e per attraversare il più velocemente possibile mentre ai lati vengono incalzati dai coccodrilli che cercano di afferrarli in uno dei momenti più cruciali: quando escono dall’acqua. Non è semplice.
Grandi massi e le ripide pareti per guadagnare la riva rallentano gli animali ed è in quel momento che i coccodrilli riescono ad afferrare qualche esemplare che scompare trascinato sul fondo. È uno scenario indescrivibile. I versi degli animali nell’acqua, il rumore di quelli al galoppo che stanno sopraggiungendo, il fiume che sembra ribollire, tolgono il fiato per l’emozione che è difficile descrivere. Poi passati gli ultimi, le acque riprendono a scorrere tranquille. Di tanto in tanto qualche carcassa galleggia e viene subito afferrata dai coccodrilli, qualcun’altra si incaglia fra i massi. Ed ecco che falchi e avvoltoi si librano nell’aria in attesa di potersene cibare indisturbati. Sulla riva opposta migliaia di gnu brucano tranquilli come se nulla fosse accaduto.
La grande migrazione è senza dubbio uno degli spettacoli più coinvolgenti ed emozionanti dell’Africa.
Nei periodi che vanno approssimativamente tra i mesi di dicembre e marzo e poi tra giugno e ottobre, gigantesche mandrie di erbivori come gnu, numerose specie di antilopi, zebre si mettono in cammino. Si stima che oltre due milioni di erbivori lasciano le grandi praterie in cui vivono perché per mesi non pioverà, il terreno si seccherà e l’istinto li porta a muoversi in cerca di pascoli e acqua. Di fatto le mandrie seguono un continuo percorso circolare in senso orario, di circa 800 chilometri, all’interno dell’ecosistema dei parchi Serengeti e Masai Mara (Patrimonio dell’Umanità).
Milioni di erbivori attraversano il Kenya, ma per la maggior parte attraverso il nord della Tanzania, inseguendo le grandi piogge (aprile- maggio) e le piccole piogge (ottobre-dicembre) per raggiungere i rigogliosi pascoli che si alternano a periodi di siccità. Fra dicembre e febbraio, una volta compiuto il grande viaggio questi animali daranno alla luce i loro piccoli. La piana del Ngorongoro e del Serengeti hanno minerali preziosi che gli animali assorbono dall’erba, come il calcio e il carbonato di sodio, tutti molto utili alla produzione del latte.
Sebbene le mandrie abbiano un percorso più o meno definito, gli gnu in particolare sono animali imprevedibili per cui non è facile sapere dove si muoveranno. Solo le guide, padrone del territorio, potranno avere più probabilità di individuare le aree con maggior affluenza di animali.
Quello della grande migrazione è un vero prodigio della natura, dove la parola “istinto” suscita meraviglia oltre misura. L’eco sistema di questi parchi ospita una delle più numerose concertazioni di animali fra i più grandi della terra regalando uno spettacolo straordinario, unico del mondo animale che andrebbe visto una volta nella vita.
Nel loro cammino le mandrie devono necessariamente guadare due grandi fiumi il Mara e il Grumeti.
Ed è lì, nei fiumi, che i grandi “coccodrilli del Nilo”, fino a 6 metri di lunghezza, nascosti dall’acqua limacciosa li aspettano. Attraversare i fiumi Grumeti e Mara è infatti per queste bestie un vero pericoloso azzardo, ma non hanno alternative. I pascoli più a nord chiamano le mandrie. Gli animali sanno quali sono i punti dove sia possibile guadare il fiume per una memoria genetica che le mandrie hanno e si tramandano da secoli.
Per la stessa ragione i grandi coccodrilli del Nilo a loro volta sanno dove attenderli, e anche gli gnu, le antilopi e le zebre sanno che avranno a che fare con loro. Per cui raggiunti i fiumi con fare timoroso sostano sulle rive … indugiano. Poi qualche animale si butta nell’acqua seguito dal resto della mandria che non ha alternative se non quella di tornare indietro e guadare altrove. L’istinto prevale sul timore e alla fine tutti insieme affrontano le insidiose acque.
Ma altri pericoli li attendono. Predatori stanziali, ovunque nei due parchi, come leoni, leopardi, ghepardi, iene, licaoni, sono in agguato nascosti nell’alta erba secca, pronti a scattare…per il loro “cerchio della vita”.
800 chilometri di sfida per la sopravvivenza e per garantire la vita a nuove generazioni sono quelli percorsi dalle grandi mandrie.
Assistere ai coccodrilli che attaccano gnu e zebre trascinandoli sul fondo del fiume è uno spettacolo indubbiamente forte che si ripete da millenni ma la caccia e la cattura delle prede sono indispensabili perché il cerchio della vita continui. Per sopravvivere in queste sconfinate radure serve coraggio, istinto e adattamento.
Tanti animali non riusciranno a raggiungere la sponda opposta, ma quelli che ce la faranno garantiranno la continuazione della specie.
È ormai sera ed ancora una volta ci attende il falò davanti alle nostre tende sotto un cielo stellato. Ho un grande senso di gratitudine verso la vita che mi ha dato la fortuna di vivere ancora una volta la natura nella sua essenza più intima.
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