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Tante cose da raccontare

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Prima del rientro alla normalità. Così sono le vacanze: cose reali, cose inventate, pur sempre un racconto in attesa di riprendere l’ordinario ripetersi di ciò che si deve fare ogni giorno. Tutto questo mentre le notizie di un mondo lontano, perché così ci sembra, si affollano di miserie, disastri e amenità.

La felicità, in fondo, è solo la fine del dolore. È la pausa di una pena cronica o quel risveglio in cui la mente si stappa come un orecchio dopo un viaggio e si apre a sentire meglio, a vedere gli altri e il mondo con un ottimismo che non ci è proprio, inconsueto e imprevisto. Dobbiamo imparare a vivere la pausa come un’occasione, forse l’ultima e l’unica che ci rimane, di assenza di pena.

Fronteggiare con impeto e impazienza gli eventi che ci tocca subire non serve a nulla, se non a renderci insonni e tormentati. Da questa pena per la pena non ne usciamo, proprio come quando non sappiamo imboccare la giusta strada per uscire da una rotatoria. Bisogna imparare a stare nel labirinto, piuttosto che correre di qua e di là per trovare un’uscita che si aprirà solo quando faremo funzionare la nostra resilienza. Un muro di gomma su cui far rimbalzare gli affronti e le piccole e grandi tragedie; o come nei film western, aspettare che gli indiani si avvicinino a tiro per non sprecare le scarse cartucce che ci rimangono.

Godere dunque della pausa: ed è sufficiente raccontare questo, che la pausa c’è stata. Gli altri si aspettano di sentirsi raccontare questo o quello, ed è utile a loro quanto a noi, anche se inventato. L’altrui gioia ci rende felici perché alimenta in noi la speranza che ci sia, anche per noi, quel momento di tregua che è tutto ciò che chiediamo per apprezzare il venticello della felicità.

Il ritorno all’ordinario è il primo giorno di scuola dei bambini e anche dei grandi. Si inizia di nuovo, aspettando la prossima pausa. Tutto ricomincia da capo e tutto deve ancora succedere. Non importa se siamo stanchi o malati: anche la cura riprende e si aprono le finestre in una casa che ci sembra nuova, tutta da vivere e da riempire.

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