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La Giornata internazionale contro la violenza sulle donne è stata istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, al fine di sensibilizzare l’umanità verso l’eliminazione della violenza contro le donne.

 

La scelta della data fu legata al 25 novembre del 1960, giorno in cui, nella Repubblica Dominicana di Trujillo, fu compiuto un brutale assassinio di tre sorelle considerate rivoluzionarie: le sorelle Mirabal, che furono torturate e strangolate. Dopo l’uccisione venne simulato un incidente e furono ritrovate in fondo a un burrone.

 

 

Ogni 15 minuti una donna è vittima di violenza

La matrice della violenza permane ancora oggi in ogni parte del mondo e in Italia, come registra il report 2019 della Polizia di Stato, in base al quale ogni 15 minuti si verificano reati di violenza contro il genere femminile.
In alcuni luoghi le donne bambine vengono date in spose, in altri vengono private dell’utero per poter lavorare senza l’inconvenienza del ciclo mestruale, in altri vengono violentate, trucidate e uccise con regolarità, in altri ancora sono vittime di violenze domestiche e altre violenze sempre più sofisticate e capaci di demolire la dignità femminile anche senza sfiorare fisicamente il corpo della donna e, talvolta, senza che la vittima ne abbia immediata consapevolezza.

 

Cadiamo spesso nell’errore di considerare la violenza solo come percosse, lesioni, minacce o stupro, contestualizzati in un ambiente degradato e caratterizzato da scarsa cultura o da condizioni economiche difficili. Ma la violenza non ha alcun cliché. Essa si può manifestare in dinamiche diverse e in contesti culturali e socio economici di ogni livello, concretizzandosi in comportamenti celati tanto quanto evidenti. Essere controllate in modo costante e soffocante dal partner, vedersi negato l’accesso alle risorse economiche dal marito o compagno, essere costrette ad avere un rapporto sessuale con il proprio marito, essere derise o insultate in pubblico, essere escluse dalle decisioni inerenti i propri figli, sono solo alcuni esempi di una violenza che non lascia i segni evidenti sulla pelle, ma lascia segni profondi nell’anima e nell’autostima. Si tratta della violenza psicologica ed economica.
Si legge sui giornali che la violenza fisica omicida si manifesti come un raptus momentaneo. In realtà non è mai così. La violenza si manifesta sempre in progressione ed è dovere di tutti educare i giovani a saper riconoscere i comportamenti sentinella, in modo da agire prima che si verifichino conseguenze irreparabili, sradicando la cultura della violenza e promuovendo l’educazione all’affettività.

 

Colpevoli in cerca di giustificazione

Oggi assistiamo a una vera e propria sostituzione della parola con i gesti. Quando non riusciamo a dare un nome alle nostre emozioni, perdiamo la capacità di guardare dentro noi stessi ed è come se interrompessimo il meccanismo di elaborazione dei nostri disagi. Un apparato emotivo che non riesce a tradurre l’emozione in parola scivola più facilmente nel gesto violento, unica forma espressiva che riesce a manifestare. Il processo di disumanizzazione che l’età della tecnica ha portato nel mondo del lavoro ha determinato un’accelerazione verso esigenze di efficienza e di competitività che chiedono alle persone di soffocare le emozioni, di essere anaffettive e produttive in ogni istante della vita lavorativa. Se fuori sei controllato e perfetto, le ansie e le emozioni trattenute rischiano di trovare sfogo solo nell’ambito familiare, ecco perché spesso la famiglia diventa il luogo dove può accadere di tutto, come purtroppo ci raccontano le cronache al pari di bollettini di guerra.
Anche la violenza sessuale non arresta la sua diffusione specie nelle grandi città dove, anche in pieno giorno, in strada come in casa, ad opera di amici, fidanzati o mariti, si consuma uno dei reati più atroci con spaventosa ricorrenza. Apprendiamo sgomenti le confessioni di gruppi di giovani ragazzi che, come in un orribile gioco, si giustificano vililmente: “se l’è cercata, aveva bevuto, aveva accettato un passaggio, mi aveva incoraggiato, mi invitava con lo sguardo”.

 

Iniziativa “Lasciala Libera di Volare”

Fermo nella convinzione che ogni violenza su una donna sia il risultato di un fallimento educativo, il CNDDU (Coordinamento nazionale docenti della disciplina diritti umani) promuove le attività didattiche tese all’approfondimento del fenomeno, delle sue manifestazioni e degli strumenti di tutela come l’iniziativa dell’ISI Pertini di Lucca, intitolata “Lasciala Libera di Volare”.

Sono 93 gli istruttori regionali ‘laureati’ in questi giorni in Veneto dal percorso formativo sulla violenza di genere voluto dalla Regione e organizzato dal Centro regionale per l’Emergenza e l’Urgenza con il supporto della Fondazione Scuola di Sanità pubblica: saranno loro a guidare i 110 corsi programmati, a partire da maggio, in tutte le aziende sanitarie del Veneto per preparare operatori sanitari e non – in particolare le figure che operano nei 47 Pronto Soccorso del Veneto – a individuare i segnali della violenza di genere e ad accogliere e proteggere le potenziali vittime, donne e minori.

 

Con la formazione e l’esame di idoneità dei 93 istruttori si è, quindi, conclusa la prima fase del progetto regionale che, entro l’anno, coinvolgerà oltre tremila professionisti della sanità e dei servizi territoriali. L’obiettivo del percorso formativo è creare una rete diffusa e omogenea di ‘specialisti’ in grado di prevenire e contrastare, in collaborazione con i Centri antiviolenza e i servizi pubblici e privati del territorio, uno dei problemi più drammatici delle dinamiche familiari.

 

“La Regione veneto sta investendo quasi un milione di euro, nel quadro del Piano straordinario nazionale contro la violenza sulle donne – sottolinea l’assessore al Sociale, Manuela Lanzarin – per il più vasto e metodico programma formativo realizzato nel proprio territorio contro la violenza di genere: la Giunta regionale ha deciso di investire sui Pronto Soccorso e sul sistema dell’urgenza e dell’emergenza perché sono le prime sentinelle degli episodi di violenza agìta o subìta, fisica o psicologica. Al termine di questo percorso, che sta incontrando la convinta adesione di migliaia di partecipanti, il Veneto potrà contare su un contingente di medici, infermieri, psicologici, assistenti e operatori sociali, opportunamente sensibilizzati, preparati a cogliere i primi segnali e a intervenire, in collaborazione con forze dell’ordine, avvocati e magistrati, a tutela delle donne vittime e dei figli testimoni di
violenza”.

C’è stato spazio anche per un’iniziativa di grande significato sociale e attualità, allo stand della Regione Veneto al Vinitaly in corso a Veronafiere: è stato infatti presentato il primo passo di un ambizioso progetto di sensibilizzazione contro la violenza e per il rispetto della donna, denominato “Pink Bench” (Panchina Rosa), che si propone di distribuire almeno una panchina rosa in ogni Comune del Veneto, perché ogni passante possa essere richiamato da questo simbolo a una riflessione su questo
grave e sempre più diffuso problema.

 

Il Progetto è stato ideato da Jesusleny Gomes, giovane brasiliana residente in Veneto, che ha come hobby la camminata escursionistica, ed è diventata famosa per essere l’unica donna ad aver raggiunto a piedi tutti, ma proprio tutti, i Comuni del Veneto. Il primo Comune ad aver aderito è stato quello di Bardolino, in provincia di Verona, che era rappresentato dal Sindaco Ivan De Beni, ed è stato accolto allo Stand veneto del Vinitaly dal Presidente della Regione Luca Zaia, affiancato dall’Assessore Federico Caner, dal Presidente della Provincia Antonio Pastorello, dal Sindaco di Verona Federico Sboarina, che ha annunciato l’adesione del capoluogo scaligero a Pink Bench.

 

La prima panchina rosa, realizzata da artigiani locali, è stata scoperta da Zaia di fronte a una folla di visitatori e rimarrà all’esterno dello stand del Veneto, per essere poi sistemata nel territorio di Bardolino.
“Siamo ben lieti – ha detto Zaia – di ospitare nello stand Veneto questa iniziativa, nella speranza che la grande vetrina costituita dal Vinitaly possa essere d’aiuto alla sua diffusione. La violenza di genere è una piaga irrisolta della nostra società – ha aggiunto – e ogni iniziativa per combatterla e aiutare a costruire una vera cultura del rispetto merita tutta l’attenzione possibile, che da parte della Regione Veneto non è mai mancata e mai mancherà”.

Violenza domestica o violenza psicologica sono i casi per cui sono state seguite metà delle venti donne moglianesi che si sono rivolte, nel 2017, allo sportello Centro Donna.

È quanto emerge dalla relazione che la cooperativa La Esse, che lo gestisce in convenzione con i Servizi Sociali del Comune, ha stilato a consuntivo dell’attività svolta fino a dicembre dal mese di aprile, in cui il Centro Donna ha cambiato la propria modalità operativa, orientandosi a essere maggiormente un luogo di prevenzione, punto di riferimento sicuro e protetto al quale le donne possono rivolgersi per prevenire i meccanismi che generano e mantengono la violenza.

 

Nelle 35 settimane di apertura sono stati registrati allo sportello 74 accessi, con una media di oltre due accessi a settimana. Le donne seguite dal Centro Donna sono state 20, delle quali in nove casi si sono riscontrate situazioni di violenza domestica come principale motivo di supporto (fisica, sessuale, psicologica ed economica) e per altre 2 si è riscontrato un problema di violenza psicologica emerso durante il servizio. Nel periodo gennaio-marzo 2017 i casi di violenza erano stati 2 su 9 donne seguite dal servizio.

 

La fascia di età prevalente è quella adulta (30-49 anni), ma non sono mancate le giovani (16-29 anni) e le ultracinquantenni. Si è registrata una prevalenza di donne con cittadinanza italiana o naturalizzate (43 dei 74 accessi) rispetto alle straniere.

 

“Purtroppo il trend di crescita della violenza di genere non risparmia nemmeno il territorio moglianese, ed è per questo che l’anno scorso abbiamo deciso l’ampliamento del servizio svolto dallo sportello, in modo da fornire un’ancora sicura alle donne che si trovano in difficoltà. È importante l’efficacia della consulenza fornita perché può scongiurare l’accadere di fatti estremi di cui il genere femminile è troppo spesso vittima”, ha commentato il Sindaco Carola Arena. Rispetto alle categorie di fragilità, il Centro Donna ha accolto donne singole che hanno portato nella quasi totalità dei casi difficoltà con un impatto a livello familiare e in particolare sui figli minori o giovani maggiorenni.

 

Quando si è reso necessario, le donne sono state accompagnate presso servizi del territorio a sostegno di momenti particolarmente delicati, con forte lavoro di rete con i Servizi Sociali del Comune, l’Anagrafe, il Consultorio familiare, il Telefono Rosa di Treviso, il Centro Antiviolenza di Venezia, il CPIA.

Lo sportello del Centro Donna è rimasto presso la sede delle Politiche Sociali (ex Scuola Media Rossi), con differenti ingressi che tutelano maggiormente la privacy rispetto ai precedenti e ha raddoppiato gli orari di apertura, aggiungendo al mercoledì mattina, 9.00 / 11.30 accesso libero, anche il lunedì pomeriggio, 14.00 / 16.30 su appuntamento, dando la possibilità di prenotare telefonicamente (chiamando il 3666317680) tutta la settimana, da lunedì a venerdì dalle 10 alle 12.

 

“Il primo accesso ma anche i successivi contatti con le donne seguite sono stati, oltre che diretti presso lo sportello, anche telefonici e via posta elettronica. Il numero di telefono dedicato si è rivelato particolarmente efficace in alcune situazioni, da un lato per offrire alle donne prese in carico informazioni puntuali utili allo svolgimento di azioni specifiche e dall’altro al monitoraggio del percorso di autonomia”, ha dichiarato Tiziana Baù, assessore alle Politiche sociali.

 

I principali bisogni emersi e affrontati sono stati la necessità di orientamento e consulenza legale sulla separazione, l’orientamento ai servizi nei casi di difficoltà nelle relazioni familiari, la difficoltà nella relazione con i figli al momento della separazione, la difficoltà nella gestione delle relazioni con gli ex-partner nel periodo successivo alla separazione, la violenza domestica, con supporto psicologico, e nella comprensione del ruolo delle forze dell’ordine e della normativa vigente, sostegno nella costruzione di un progetto di autonomia, sostegno economico e abitativo in caso di separazione.

Tremila operatori coinvolti, 110 corsi nei 47 pronti soccorso del Veneto. Sono i numeri dell’operazione  formativa avviata in Veneto, da Regione, Coordinamento regionale dei 118 e dei Pronto Soccorso e fondazione Scuola di sanità pubblica, per prevenire e contrastare la violenza contro le donne. Un fenomeno che in Veneto ha visto nel 2016 oltre 5300 donne rivolgersi ad un centro di ascolto antiviolenza e che registra – in media – circa due accessi al giorno ai servizi di Pronto Soccorso. “Ma questa è solo la punta dell’iceberg di un fenomeno ancora troppo sommerso. Una telefonata al 118 o un accesso al pronto soccorso possono essere un indizio per far emergere domande inespresse di aiuto, da parte di donne o minori vittime di violenza”, ha spiegato l’assessore regionale al sociale, presentando il percorso formativo avviato a novembre e che entro l’anno coinvolgerà tutta la rete.

 

“Solo la competenza e la professionalità dell’operatore del 118 o del Pronto Soccorso – ha aggiunto Gianna Vettore, responsabile del coordinamento regionale dei servizi per l’emergenza e l’urgenza – possono cogliere il ‘non detto’ di una donna in situazione di emergenza, che ha paura di riconoscere quanto sta vivendo. La violenza non è solo fisica, è anche psicologica ed economica. Non è facile saperla decodificare e accogliere la domanda di aiuto che arriva in situazione di emergenza. Per questo servono operatori competenti, preparati, con una particolare sensibilità, capaci di connettersi con la rete dei servizi, delle forze dell’ordine, dei centri antiviolenza e delle case protette”.

 

Il piano regionale di formazione, finanziato con 946 mila euro trasferiti nel 2017 dalla Stato nel quadro del Piano straordinario contro la violenza sulle donne,  è articolato in due fasi: la prima fase è dedicata alla formazione dei formatori,  almeno 2 operatori, medici e infermieri, per ognuno dei 47 Pronto Soccorso del Veneto. In totale sono circa 100 operatori coinvolti in  16 giornate di formazione , in quattro edizioni (la prossima è a Preganziol dal 20 al 27 febbraio in collaborazione con l’Asl della Marca). Gli operatori formati, dopo aver superato un esame,  diverranno poi, da aprile, i formatori a livello locale nelle singole aziende Ulss e nelle aziende ospedaliere.

 

Il Programma di formazione – curato, per la parte scientifica, dal Coordinamento regionale Emergenza e Urgenza e, per la parte organizzativa, dalla Fondazione Scuola di sanità pubblica con il coordinamento amministrativo dell’Unità organizzativa Cooperazione internazionale – punta a realizzare una rete operativa multidisciplinare, uniforme in tutta la regione,  affinché gli operatori sanitari possano dapprima prendersi cura del rischio delle vittime di violenza e, quindi, attivare una efficace  risposta operativa ed esercitare un’azione di prevenzione delle possibilità di recidiva.

 

La formazione nel suo complesso – ha spiegato il direttore della Scuola di sanità pubblica Valerio Vergadoro – coinvolge medici e infermieri dei Pronto Soccorso, psicologi, medici di base, medici legali, pediatri, ginecologi, infettivologi, assistenti sociali, infermieri operanti nei servizi di ginecologia e ostetricia,  nei servizi di pediatria, nei servizi di malattie infettive e medici e infermieri operanti nei distretti socio-sanitari. Sono inoltre coinvolti nelle giornate di formazione operatori delle Forze dell’Ordine, del sistema giudiziario e, naturalmente, delle strutture operanti in Veneto per il contrasto e la prevenzione della violenza contro le donne (centri antiviolenza e case rifugio).

 

“Soltanto circa una donna su dieci che subisce violenza decide di denunciare, continuando a subire per anni maltrattamenti e abusi fisici e psicologici –  ha commentato l’assessore regionale al Sociale –  Su 5300 contatti registrati nel 2016 in Veneto dagli sportelli antiviolenza, le denunce sono state 684. Con questa iniziativa creiamo un percorso strutturato, con operatori preparati che in tutto il territorio regionale seguono le stesse modalità e lavorano in collaborazione con i Centri Antiviolenza del territorio. In questo modo le donne che si rivolgono al sistema dell’urgenza ed emergenza verranno accolte al triage di tutti i Pronto Soccorso del Veneto con un percorso dedicato, così da garantire tempestività della presa in carico, privacy e sicurezza. Qui comincerà un confronto con l’operatore sanitario, improntato alla cura, al sostegno e all’attenzione di eventuali figli, ma anche attento a conservare elementi importanti nell’eventualità la donna voglia procedere a denunciare l’autore della violenza. Non dimentichiamo che nella maggioranza dei casi si tratta di violenze domestiche che coinvolgono anche i figli e spesso la paura di denunciare è dovuta al timore di un loro allontanamento”.

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Domani, martedì 6 febbraio, nella sede Grandi Stazioni della Regione Veneto, l’assessorato al sociale della Regione Veneto e il Comune di Vicenza presentano il primo dei due progetti di comunicazione a valenza regionale finanziati per prevenire e contrastare il fenomeno della violenza sulle donne nel territorio regionale con i fondi del Piano d’azione nazionale contro la violenza sessuale e di genere. L’appuntamento è alle ore 10, nella Sala Polifunzionale (secondo piano).

 

“La violenza di genere si contrasta cominciando dalle parole, dal loro corretto uso e da una buona comunicazione– sottolinea l’assessore al Sociale della Regione Veneto –   Informare, sensibilizzare, educare  mettere in dialogo persone, esperienze, risorse e servizi sono i primi passi per responsabilizzare donne e uomini e per promuovere quella cultura del rispetto che è il primo presidio della dignità delle persone e delle buone relazioni”.

 

La somma messa a disposizione dal Piano di azione nazionale per il Veneto ammonta a 98.402 euro, che viene ripartita in parti uguali tra i due progetti di comunicazione presentati uno da una filiera di enti a prevalenza pubblica e, l’altro, a prevalenza privata. Con la filiera di enti coinvolti e di iniziative messe in campo per almeno un anno i due progetti coprono l’intero territorio regionale.

 

Il primo progetto, che vede la prevalenza di enti pubblici, ha come capofila il comune di Vicenza. Si intitola  Vera (acronimo che sta per “Verso la rete antiviolenza regionale”) e  coinvolge i comuni di Venezia, Chioggia, Rovigo, Verona, Vittorio Veneto, i relativi Centri antiviolenza, istituti scolastici superiori e inferiori del medesimo territorio, ordine dei giornalisti, carabinieri, Università di Padova e ordine dei farmacisti della provincia di Rovigo.  Tra le iniziative previste, una piattaforma web che faciliti conoscenza e accesso ai centri antiviolenza, trasmissioni radio e tv, eventi pubblici di sensibilizzazione, interventi nelle scuole, sensibilizzazione dei medici di medicina generale, operatori di pronto soccorso e farmacisti, incontri con le donne straniere.

 

Il secondo progetto si intitola “L’otto per tutte”. Il Comune di Padova è capofila di una rete di strutture partner, a prevalente natura privata, che coinvolge il Centro veneto Progetto Donna, i comuni di Este, Castelfranco e Conselve, istituti scolastici, enti formativi associazioni e cooperative del territorio delle quattro province di Padova, Belluno, Venezia e Treviso, nonché il Centro diritti umani dell’Università di Padova e l’Ordine dei giornalisti. Tra le iniziative in cantiere una campagna di sensibilizzazione e di informazione veicolata anche attraverso i sacchetti dei fornai e le pezze degli occhiali, una app per smartphone per localizzare con facilità le strutture di ascolto e protezione per le donne, vetrofanie per divulgare il numero unico antiviolenza, percorsi formativi per giornalisti e comunicatori, azioni educative nelle scuole, una mostra itinerante elibri contro gli stereotipi di genere.

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In occasione della giornata internazionale  per l’eliminazione  della violenza contro le donne, la Compagnia  ‘Attori per caso’, nell’ambito dei programmi dell’Amm. com. di Mogliano e della Consulta pari opportunità, ha messo in scena ‘Las Mariposas’, uno spettacolo armonioso e ricco di pathos, condotto con abilità e delicatezza dalla regista Patrizia Marcato, in sintonia con attori, musicisti, danzatrici e tecnici del suono e di video. Si tratta della storia delle sorelle Mirabal, vissute nella Repubblica dominicana, vittime nel 1960 dei soprusi del terribile dittatore Trujillo.

 

Il loro martirio portò alla rivolta per la libertà  e all’eliminazione di Trujillo nel 1961, oltre ad avviare il percorso per cui le Nazioni Unite nel 1999 fissarono il 25 novembre  contro la violenza sulle donne. Al pubblico commosso,  che ha riempito il teatro Astori per l’occasione, la Compagnia ha offerto una sorpresa finale, cioè un video clip, realizzato dagli studenti del Liceo Berto  sullo stesso tema contro la violenza sulle donne.

 

E’ stato emozionante  per le giovani autrici salire sul palco e ricevere applausi calorosi dagli spettatori! Un apprezzamento sincero va agli insegnanti del Liceo che si sono posti l’obiettivo di promuovere nei giovani un comportamento coraggioso e di condanna, rifiutando l’indifferenza nei confronti dei violenti.

 

Rita Fazzello

Il fenomeno dei maltrattamenti alle donne sembrerebbe meno presente a Mogliano rispetto ad altri centri. Infatti nella nostra città nel periodo gennaio-ottobre 2017 sono state 20 le donne che si sono presentate al Centro Donna di cui 10 per maltrattamenti.

 

Questo dato, messo a confronto con quanto accade a Treviso, dimostra che da noi il fenomeno sembrerebbe più contenuto in proporzione. A Treviso infatti da Gennaio ad Ottobre 2017 si sono presentate al Centro Antiviolenza ben 124 donne lamentando maltrattamenti di ogni tipo, con una media di una donna ogni due giorni.

 

I dati di Mogliano non vogliono dire che la nostra città sia immune al fenomeno, c’è ed esiste anche da noi, l’importante è non abbassare la guardia e prestare immediato aiuto alle richiedenti, cosa che fortunatamente qui avviene.

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“Proprio in questi giorni ha preso avvio in Veneto il programma straordinario di formazione degli operatori dei Pronto Soccorso per riconoscere e contrastare la violenza contro le donne e i minori. Investiamo un milione di euro per preparare oltre 3 mila medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali, forze dell’ordine e legali a riconoscere e affrontare nel modo migliore i casi di violenza, in particolare quella nascosta e negata. E’ questo il modo più concreto per celebrare la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne e per mettersi concretamente dalla parte delle vittime di sopraffazioni fisiche e psicologiche, in particolare in ambito domestico”.

 

Così l’assessore regionale al sociale Manuela Lanzarin sottolinea l’impegno della Regione Veneto nel contrastare ogni forma di violenza di genere.   “Non vogliamo che la Giornata del 25 novembre si riduca solo ad uno slogan, ma che sia una scadenza del calendario che ci impegna a verificare quanto fatto e ad assumere iniziative efficaci per proteggere e difendere la vita delle donne e dei loro figli”.

 

“Purtroppo il fenomeno della violenza di genere, in tutte le sue drammatiche varianti, è in costante aumento – rileva l’assessore –  La rete veneta dei 40 centri antiviolenza e strutture protette lo scorso anno ha accolto quasi duemila donne e ricevuto oltre 5 mila chiamate. E’ un presidio prezioso e indispensabile, ma è importante rafforzare la rete di prevenzione, cominciando dal personale medico e paramedico dei Pronto Soccorso, che sono spesso le prime sentinelle nel riconoscere i segni della violenza contro le donne e contro i minori. Per questo abbiamo investito i 946.400 euro assegnati al Veneto dal fondo statale per le pari opportunità in un piano straordinario e capillare di formazione rivolto a tutto il personale sanitario e sociosanitario  dei servizi di urgenza ed emergenza”.

 

Il piano straordinario coinvolge 3300 operatori dei Pronto Soccorso del Veneto e medici di medicina generale, per un totale di 110 corsi attivati in tutte le nove Ulss. La prima fase prevede la formazione dei referenti (due per ogni pronto soccorso) e la creazione dei gruppi interdisciplinari: nei prossimi mesi inizieranno i orsi per tutto il personale.

 

“E’ un’azione di sensibilizzazione e informazione a tutto campo, condotta dal Centro regionale per l’urgenza ed emergenza e dalla Fondazione scuola di Sanità pubblica, in collaborazione con gli operatori dei Centri Antiviolenza – sottolinea l’assessore – L’obiettivo è preparare il personale sanitario e dei servizi sociosanitari a riconoscere i segnali della violenza di genere e ad affiancare donne e minori nel percorso di consapevolezza e autotutela. Solo fornendo gli strumenti per migliorare la capacità di riconoscere, ascoltare e assistere le donne che subiscono violenza – sottolinea Manuela Lanzarin – si potrà rafforzare in tutto il territorio regionale il lavoro di rete, dentro e fuori gli ospedali, affiancando le vittime di violenza con professionisti e interventi adeguati alla  situazione”.

 

In occasione della Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne, anche Mogliano sono previsti vari eventi per sensibilizzare contro la problematica della violenza di genere. Oltre agli eventi che seguono, la fontana di Piazza Caduti sarà illuminata di rosso.

 

Il 25/26 Novembre Piazza Caduti sarà animata da un’esposizione di cartelloni contro la violenza a cura del corpo insegnanti, le studentesse e gli studenti del liceo Berto. Ci sarà inoltre l’azione “Sedie Vuote”, un gesto simbolico volto a commemorare le 55 vittime uccise quest’anno con l’allestimento di 55 sedie vuote, a cura del gruppo l’8sempre donne Mogliano.

 

Alle ore 21 presso il teatro Astori ci sarà lo spettacolo teatrale “las Mariposas” a cura della compagnia Attori per Caso.

 

Il 26 novembre è prevista una staffetta dimostrativa lungo il Terraglio con partenza da Treviso, piazza dell’Università alle ore 9 e partenza da Marocco di Mogliano, dal piazzale Chiesa S. Antonio ore 10.45.  Alle 10.30 a Piazza Caduti ci saranno inoltre letture e performance a cura del gruppo Quante Storie!

 

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