Home / Posts Tagged "veneziani"

Venezia è sempre stata una città amante dei gatti. Sin dai tempi della Serenissima, si poteva incontrare un gran numero di questi felini sdraiati a sonnecchiare vicino alla vera di un pozzo o all’ombra di un campanile.

 

I veneziani, a seguito delle epidemie di colera che ciclicamente colpivano la città, sapendo che il gatto era un nemico naturale dei ratti portatori della peste, si recarono in Dalmazia e riempirono le navi di felini, che poi lasciarono liberi nelle calli della città.

 

Da secoli, quindi, i veneziani amano e rispettano i gatti: la loro presenza e il loro odore hanno da sempre tenuti lontani i topi.

 

Nel XIII secolo, i gatti venivano imbarcati sulle navi e registrati nel libro di bordo come valida difesa dall’assalto dei roditori. Addirittura c’era un marinaio incaricato alla loro assistenza!

 

Da sempre i veneziani si prodigano per curare e sfamare i gatti cittadini ridotti oggi purtroppo a uno sparuto gruppetto. Pochi sì, ma sempre amati e rispettati.

Il musicista, l’infermiera, il mastro vetraio, lo scrittore, il compositore; ma anche il manager nel settore della ristorazione e dell’hotellerie, il pescatore, lo storico, l’architetto, il filmaker. Sono 31 in tutto i veneziani ritratti dal fotografo Paolo della Corte; “(R)esistere a Venezia” è il progetto fotografico che sarà presentato sabato 13 aprile, dalle 18.00 alla Scoletta San Giovanni in Bragora a Venezia (Campo Bandiera e Moro).

 

«L’obiettivo è far capire attraverso le immagini come si vive a Venezia: il mio è un messaggio documentaristico. Non ho soluzioni, ma con le fotografie cerco di comunicare la sofferenza di questa città e dei suoi residenti, quelli che la amano, che sono rimasti, oppure tornati a vivere qui e rimangono in silenzio, sopportando una situazione diventata oramai insostenibile». Spiega il fotografo.

 

«Siamo felici e orgogliosi di ospitare alla Scoletta San Giovanni Bragora. Questa esposizione fotografica che attraverso la forza delle immagini e la qualità artistica del percorso proposto ai visitatori, si colloca nel medesimo solco della campagna di “Venezia è il mio futuro”». Spiega Marco Gasparinetti, portavoce dell’Associazione.

 

 

L’idea di base della mostra

Il fotografo veneziano ha catturato l’immagine dei cittadini, resilienti, che vivono e lavorano a Venezia; l’ha fatto ritraendo come questi resistano alle orde di turisti “mordi e fuggi”, che ogni anno visitano la città. I veneziani sono ritratti avvolti dalla folla di turisti, tra una vertigine di forme e di colori che sembrano quasi sprigionare brusii, strepitii, grida, a rappresentare “il magma sonoro nel quale di giorno s’immerge la città dei foresti”.

 

«L’idea era di rappresentare l’onda umana di turisti, come un muro, esaltando l’immagine dei residenti che appaiono quasi come un fascio di luce tra la folla in movimento». Per far ciò Paolo della Corte ha utilizzato il filtro a densità neutra per allungare i tempi di esposizione; così creando e desaturando i colori delle immagini che ritraggono le persone, mantenendo però la luce autentica di Venezia.

 

«Ho cercato di far capire come mi sento io e come si sentono i veneziani a camminare, vivere, lavorare, in questa città che è alienante, quasi soffocante in alcuni periodi dell’anno». Così Della Corte che ha lavorato le fotografie in postproduzione per riuscire a trasmettere il suo messaggio.

 

 

“(R)esistere a Venezia” documenta la realtà quotidiana dei residenti. Della Corte ammette di non aver avuto difficoltà a raccogliere le “storie” da raccontare. «È stato più difficile scegliere i luoghi che cercare le persone da ritrarre: conosco i soggetti delle fotografie, le loro storie». Poi continua: «È vero ci sono zone in cui si fa sentire di più la presenza dei turisti. Ad esempio quasi ogni giorno percorro il tratto tra San Marco e Rialto, dove ho lo studio, ed è una lotta continua e quotidiana per camminare, conquistare uno spazio, non perdere tempo».

 

Quali sono i volti delle persone che hanno scelto di rimanere a Venezia? Perché hanno fatto questa scelta e cosa provano a vivere ogni giorno il flusso del turismo di massa? Paolo della Corte ha ritratto le persone in ventisette luoghi tra loro differenti; fra questi vi sono: il Ponte di Rialto, Piazza San Marco, Ponte della Paglia, San Trovaso, Strada Nuova, Ponte della Costituzione e Ponte de le Meravegie. Zone considerate ad alta attrazione turistica e spesso affollate.

 

Il progetto “(R)esistere a Venezia”  fa parte di una triologia, iniziata circa tre anni fa con la mostra “Vivere a Venezia. Trasparenze. Storie di Uomini e Anfibi”, al quale è poi seguito “Vivere a Venezia: la Comunità Ebraica”.

 

«Venezia vive ed è unica, bellissima, desiderata e posseduta da venticinque milioni di turisti l’anno… Ma vivono, oppure sopravvivono i cinquantamila veneziani che la abitano ancora? Che cosa li fa resistere all’alluvione di gente che un tempo aveva le sue stagioni e i suoi picchi, come Carnevale, Pasqua e Capodanno, ed ora non si ferma quasi mai?». Scrive il giornalista Alberto Sinigaglia nella prefazione al catalogo della mostra.

 

 

I soggetti fotografati

Tra le persone fotografate si sono volti più o meno noti. Accanto a nomi più conosciuti, come, per citarne alcuni (la lista completa è in allegato) Raffaele Alajmo, Ceo della società Alajmo Spa assieme al fratello Chef Massimiliano, ritratto in Piazza San Marco; invece Alessandro Bressanello, regista, attore e musicista, è stato fotografato in Corte Seconda del Milion; Franca Coin, presidente della Venice International Foundation, Alberto Toso Fei, scrittore, Nuria e Serena Nono, presidente Fondazione Luigi Nono e Artista.

 

Ci sono residenti che hanno scelto di rimanere, oppure di tornare a Venezia, per scelta, per amore, per senso di appartenenza. Tra questi, Claudia Haglich, 24 anni infermiera dell’Ospedale civile di Venezia, residente a Castello; dopo la laurea in infermieristica è stata chiamata a lavorare in Inghilterra. Però la voglia di ritornare nella “sua amata Venezia” è stata più forte.

 

Poi Laura Barozzi, psicologa, esperta in comunicazione, cura con passione progetti ed eventi di educazione sentimentale con l’obiettivo di prevenire e contrastare la violenza sulle donne; c’è Alessandro Zane che dal 1986 lavora a Rialto in pescheria. C’è poi Piero Dri, quarto e più giovane remèr di Venezia; egli nel nuovo laboratorio “Il Forcolaio Matto“, dietro la Strada Nova, ha iniziato il suo percorso di lavoro autonomo, realizzando remi e forcole per i vicini gondolieri di S.Sofia, per i regatanti, le remiere.

 

 

Info

Esce in contemporanea con la mostra il libro “(R)esistere a Venezia” in limited edition firmato e numerato, curato da TraRari TIPI edizioni, casa editrice specializzata in pubblicazioni d’arte di Debora Ferrari e Luca Traini, con testi di Alberto SinigagliaGiovanni MontanaroSerena Guidobaldi.
La mostra sarà aperta al pubblico dal 14 aprile al 30 giugno 2019, l’ingresso è libero.

 

Orario: dal mercoledì al sabato, dalle 14.00 alle 18.00, la domenica dalle 16.00 alle 19.00.
Info. [email protected]www.paolodellacorte.eu.

 

 

Chi è Paolo della Corte

Veneziano d’origine, dopo la laurea in Storie dell’Arte all’Università di Ca’ Foscari, ha dedicato al sua vita alla fotografia professionale. Attualmente è docente in fotografia digitale presso l’Accademia delle Belle Arti. Alla Mostra d’arte della Biennale di Venezia e a New York ha realizzato i ritratti di alcuni dei più grandi nomi internazionali: Louise Bourgeois, Jim Dine, Jannis Kounellis, Roy Lichtenstein, James Rosenquist, George Segal, e gli italiani Luciano Fabro, Mario Merz, Fabrizio Plessi , Emilio Vedova e Giuliano Vangi. I suoi archivi conservano fotografie di personaggi famosi e illustri del mondo dell’arte, della cultura, della letteratura. I suoi reportage sono stati pubblicati dalle maggiori riviste italiane e internazionali: “Specchio” de “La Stampa”, “Venerdì” de “La Repubblica”, “Sette” del “Corriere della Sera”, poi Paris Match, Le Monde, Next, Official Voyage, Gault Millau, Hachette, Onnivoro, Paris Match, Liberation, Die Zeit, Feed, Sobremesa, The Guardian.

Evviva il Carnevale di Venezia, si grida ovunque! Si dice che è unico, che valorizza la città e che porta turismo e benefici al commercio cittadino, ma ci si è mai chiesto cosa ne pensano i veneziani?

 

Gli abitanti della Venezia storica sono le vere vittime di tutto questo folclore, di questo rumore, di questa massa di gente che invade, sporca le calli e i campielli e a volte purtroppo deturpa le bellezze di una città unica al mondo.

 

I veneziani soffrono per tutto il periodo del Carnevale, non si divertono, non dormono quasi più per il troppo rumore ed osservano sgomenti ed impotenti la trasformazione di Venezia in un grande parco giochi.

 

Toccherebbe alle autorità cittadine correre ai ripari, per salvare sì il Carnevale, ma anche per salvare i veneziani. Ne sono rimasti pochi purtroppo, i residenti sono sempre di meno, ma sono gli eredi di un popolo glorioso che per centinaia di anni è stato il dominatore dei mari.

“La ciclostazione del sistema di Bike Sharing presso il centralissimo Tronchetto è una presa in giro perché scomodissima da raggiungere per i cittadini di Venezia: solo l’Amministrazione pare non accorgersene! Una ipotesi che come M5S bocciamo perché lontana dal terminal veneziano che indiscutibilmente è Piazzale Roma, non offre perciò, quelle opportunità di alternativa di trasporto e quel servizio di prossimità che si prefigge tra i
suoi obiettivi il sistema di Bike Sharing”. Questo il pensiero di Sara Visman, capogruppo del M5S di Venezia.

 

Dopo aver inutilmente cercato di portare la ciclostazione all’interno della rimessa comunale presentando un emendamento al DUP (documento unico di programmazione) del triennio 2018-2020, il M5S rilancia depositando un’interpellanza con cui chiede alla Giunta di non trattare i residenti – soprattutto quelli di Venezia e isole in poca parte possessori di veicoli – come cittadini di serie B, ma di offrire loro l’opportunità di usare la rete di Bike Sharing in modo non discriminatorio.

 

“Quando la Giunta, nella persona dell’assessore al Bilancio Michele Zuin aveva dato parere negativo al nostro emendamento, non ha fornito motivazioni convincenti e per questo, con questa interpellanza, ribadiamo i motivi di una scelta da farsi in un ambito più centrale e vicino agli utenti rispetto all’isola del Tronchetto (adatta a essere parcheggio scambiatore per turisti) e suggeriamo, oltre alla rimessa comunale, anche un posto alternativo dove allocare gli stalli per le biciclette condivise” – continua Sara Visman e aggiunge – “Il Bike Sharing funziona laddove si riesce comodamente a prendere la bicicletta non certo in luoghi dove, per poterla ritirare, si è obbligati a prendere un bus o il people-mover. Sono convinta che la bocciatura dell’emendamento aveva più una valenza politica che di merito, ragion per cui invito l’assessore alla Mobilità Renato Boraso a battere un colpo e a portare sul tavolo della commissione competente la discussione. Al Tronchetto può trovare comodamente posto il bicipark rivolto ai turisti che intendono raggiungere Venezia con biciclette proprie o a noleggio”.

“Il sistema di Bike Sharing è dedicato principalmente ai cittadini che, per usufruirne, pagano un abbonamento annuale all’azienda che lo gestisce; nel caso di Venezia l’azienda partecipata è AVM, ed è conveniente per spostamenti veloci quindi prettamente nell’ambito cittadino, ambito che non può prescindere dal comprendere Piazzale Roma da quando abbiamo a disposizione una pista ciclabile” conclude la consigliera M5S.

RIMANI SEMPRE AGGIORNATO SULLE ULTIME NEWS
ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER!

Notizie da Venezia, Treviso, Mogliano e dintorni