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Si è tenuto lo scorso dicembre il webinar organizzato dalla Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice, per parlare di clima, prospettive del Recovery Fund (o Next Generation EU) e infrastrutture per la capitale.

 

Il dibattito si è rivelato un’interessante occasione di scambio sociale, economico e culturale su idee e progetti inerenti il piano infrastrutturale della città di Roma, con un’attenta analisi nell’ottica della sostenibilità. Di seguito alcuni spunti salienti sul nuovo assetto infrastrutturale della mobilità romana, nello spirito delle due ultime encicliche di Papa Francesco.

 

 

Uno sguardo su Roma

Roma è la città metropolitana italiana più popolosa, contando 121 comuni e 4.320.088 abitanti. Ogni giorno si calcolano circa 6.100.000 spostamenti, con un elevatissimo costo di congestione urbana.

Dal punto di vista tecnico-trasportistico, quali possono essere allora le soluzioni più adeguate per risolvere i problemi di mobilità e ambientali, che ormai da troppo tempo affliggono una delle città più belle e amate al mondo? Lasciando da parte ogni valutazione appartenente alla sfera politica, ci concentreremo piuttosto sull’accordo con la UE sul Next Generation UE.

 

 

In quanto Capitale della Repubblica, che ospita le Ambasciate di tanti Paesi e che comprende al suo interno uno Stato come la Città del Vaticano, Roma assume una caratteristica amministrativa e religiosa diversa da qualsiasi altra città d’Italia.
Per questo motivo può (e deve) rappresentare un esempio in termini di inclusione sociale e di rispetto dell’ambiente. L’occasione irripetibile è dettata dai fondi Next Generation EU, tenendo conto che – come ha ammonito il Consiglio Europeo – le due condizioni chiave per accedere alle sue risorse siano l’avvio concreto delle riforme e la reale capacità della spesa.

 

Quanto segue è una raccolta di dati e informazioni sull’assetto urbano, sui comportamenti dei cittadini di Roma Capitale e sulle conseguenze sul sistema trasportistico attuale, ripresa dallo studio condotto dalla Prometeo Engineering – realtà romana che svolge una consistente attività nel campo dell’ingegneria delle infrastrutture, con particolare attenzione alle opere geotecniche e in sotterraneo – al fine di comprendere il quale potrebbe essere l’effetto di possibili interventi migliorabili.

 

 

La popolazione di Roma Capitale

Roma Capitale è un territorio grande come quello di Milano, Torino, Genova, Bologna, Firenze, Napoli, Bari, Catania e Palermo messi insieme. Per comprendere la genesi e la natura delle problematiche attuali a livello di mobilità, è fondamentale analizzare la distribuzione della popolazione sul territorio e la presenza di stranieri e del rispettivo reddito*.
I municipi più popolosi sono quelli dell’area Est. Questi hanno una popolazione che si aggira al di sopra dei 150.000 abitanti per municipio. Gli stranieri si collocano in percentuale abbastanza elevata (fino al 20% nell’area centrale e nell’area Nord di Roma) e sono coloro che vivono nelle famiglie particolarmente agiate presso cui lavorano. Vi è poi un alto numero di stranieri che vive autonomamente in alloggi nei municipi, con percentuali al di sopra del 15%.
I redditi più alti sono presenti nel primo e secondo municipio e anche nella zona Nord. C’è da notare che il reddito pro-capite dei Romani è di circa 31.000 Euro contro i 44.000 Euro dei Milanesi.

Il reddito degli stranieri per municipio è più basso nella zona Est e Ovest. In particolare la zona Est è popolata da stranieri con reddito molto basso.

 

 

Mobilità e infrastrutture urbane

La crisi economica degli ultimi cinque anni ha inciso profondamente sulla qualità della mobilità. Inoltre, il rafforzamento delle tendenze centrifughe ha spostato il baricentro verso l’esterno, mutando le caratteristiche distributive della mobilità.

Dei 6.100.000 spostamenti registrati su Roma, 4.500.000 (il 78%) sono generati dai residenti del Comune, mentre il 22% è costituito dai residenti nei 120 comuni della cintura limitrofa. Mentre i romani si muovono su Roma, questo 22% che vive nella cintura metropolitana penetra su Roma. Il mezzo più usato è l’automobile; in pochissimi usano l’autobus e i mezzi su ferro.
Ciò comporta un serio problema di congestione: si stima infatti che gli abitanti di Roma abbiamo perso 254 ore nel traffico* ponendo la nostra capitale al secondo posto al mondo, dopo Bogotà, per città in cui si trascorrono più ore nel traffico.

 

La congestione a Roma è elevatissima. Se paragonata a Parigi, solo il 16,6% dei suoi abitanti si muove con mezzi privati (contro il 65,5% di Roma). Oltre a ciò, il numero di cittadini che si sposta a Roma spende giornalmente 13 milioni di Euro in carburante, versando all’erario 9 milioni. Il costo annuo arriva pertanto a 3,5 miliardi.

 

Se pensiamo che su Roma sono presenti 2,3 milioni di auto su 3 milioni di abitanti, con una media di 1,3 per autovettura, è facile comprendere che la mobilità romana produca grossi danni ambientali. Roma vanta infatti una tra le più alte concentrazioni di CO2 nell’aria in Italia: attualmente 8,5 t pro-capite, contro le 7,7 della Lombardia e le 8 dell’Emilia. Tale valore solo tre anni fa era di circa 5 t con un trend in crescita che provoca evidenti danni ambientali.

 

 

Quali proposte?

Prima di avanzare una proposta, è necessario capire com’è distribuita la popolazione anche nell’ottica dell’inclusione e del rispetto ambientale e vedere come è attualmente organizzata la rete dei trasporti pubblici e la viabilità ordinaria.

A tal proposito, la Promoteo Engineering di Roma ha ipotizzato una strada da seguire.

 

Bisognerebbe chiudere l’anello ferroviario e realizzare nuove linee di tram di superficie soprattutto nell’area Est e nelle aree dove è presente la popolazione con reddito più basso.
L’area compresa all’interno dell’attuale anello ferroviario copre solo i 5% del territorio comunale e supporta il 50% del traffico urbano. Serve allora mettere a rete il sistema ferroviario, tramviario e delle metropolitane.
Per quanto riguarda la rete in sotterraneo, oggi Roma ha una sorta di X che serve ben poco a risolvere i problemi della mobilità. È necessario un potenziamento con la realizzazione della linea D, il completamento della linea C fino a Grottarossa e il prolunga-mento della linea B, B1 e A nelle due direzioni.

 

Bisogna intervenire inoltre sugli assi stradali che in alcuni casi oggi sono monchi e creano grossi problemi di penetrazione nell’anello ferroviario. Questi assi di penetrazione dovrebbero giungere a dei parcheggi scambiatori, ma anche a dei parcheggi che possano essere utilizzati in tutta l’area metropolitana. Bisogna poi risolvere i punti critici/nevralgici con rotatorie, sottopassi e altri interventi viabilistici, per evitare che i nodi nevralgici della città causino ingorghi e traffico congestionato lungo tutta la rete viaria cittadina.

 

La mobilità su gomma (prediletta dall’80% dei romani) è oggi fortemente penalizzata dalla sosta selvaggia. Per attenuare questo fenomeno, si possono realizzare parcheggi in superficie multipiano che possono essere acquistati dai cittadini che possiedono l’abitazione all’interno di Roma.
In tal caso, l’intervento può non impattare molto dal punto di vista architettonico ed estetico poiché si lascia la facciata originale, gli edifici vengono svuotati, per realizzare una struttura in calcestruzzo armato affidabile soprattutto dal punto di vista antincendio. Dal punto di vista finanziario, Società private e pubbliche possono avviare questo ambizioso progetto, dando la possibilità di accedere a mutui agevolati per chi vuole acquistare un posto auto pertinenziale in superficie.

 

Infine, l’utilizzo del sottosuolo. Benché sia una risorsa immensa dal punto di vista archeologico, deve essere considerata anche una risorsa per la realizzazione di infrastrutture che possono essere costruite all’interno di cameroni raggiungibili attraverso le consolari (per alcune di esse con l’interramento mediante gallerie per sole auto, all’interno di sezioni con altezza limitata che terminano in parcheggi).

 

 

Le piste ciclabili

Una volta che saranno risolti tutti i gravosi problemi di mobilità e di inquinamento finora evidenziati, ci si potrà dedicare a trascorrere del tempo in movimento, per esempio in bicicletta. Certo è che le piste ciclabili non possono essere la soluzione ai problemi evidenziati.
Il cittadino medio non è disposto a rinunciare alla propria comodità e all’agio offerto dal veicolo personale: per età, abitudini, obblighi lavorativi di abbigliamento, è impensabile per alcuni lavoratori passare alla bici come mezzo per recarsi al lavoro.

 

 

In conclusione

In attesa che a livello nazionale si capisca che l’alta velocità deve arrivare a Palermo se vogliamo un “Sud” a livello europeo, che il ponte di Messina in pochi mesi può aprire i cantieri, che senza le infrastrutture di supporto alle attività industriali, al terziario, al turismo, un Paese non cresce, Roma Capitale può attuare riforme e realizzare progetti come spesso in passato è stato fatto da menti illuminate, creando quella che conosciamo oggi: una città unica al mondo!

 

Seguendo i precetti della Dottrina Sociale della Chiesa e le Encicliche di Papa Francesco, è possibile donare a Roma un nuova occasione di rinascita.
Grazie all’art. 118 c2 della Costituzione Italiana e a una adeguata capacità progettuale di cui l’Italia è leader nel mondo, Roma Capitale potrebbe altresì attingere ai fondi del Next Generation EU per risolvere i problemi che l’attanagliano.

 

 


*Fonte dati: PUMS 2019, pubblicato da Roma Capitale

**Fonte: indice INRIX 2018

L’assemblea organizzata dal Comitato via Sassi, presieduta dai moderatori Waly Zorzi e Giovanni dall’Acqua, svoltasi sabato nell’aula dell’oratorio parrocchiale di Mazzocco, ha dimostrato esserci tra i presenti un forte interesse ambientale seppur concentrato tutto sulla strada in oggetto. Una signora ha sostenuto che quell’area sia uno dei pochi, se non l’ultimo, polmone verde rimasto sul territorio.

 

La via Sassi, essendo chiusa al traffico da oltre due anni e non essendo un’arteria d’importante passaggio nemmeno prima della chiusura, non è molto nota e per averne qualche conoscenza bisogna affidarsi a Google Maps, dal quale risulta essere una striscia d’asfalto tra campi coltivati, con pochissimi alberi a ombreggiarla.

 

“Alle aziende che si stabilizzano su un territorio bisogna chiedere di piantare alberi”, ha sostenuto con forza il presidente Paolo Favaro del Comitato a difesa delle ex Cave di Marocco e Salviamo il paesaggio. Inoltre Paolo Favaro ha sottolineato che la sua associazione, presente da molti anni sul territorio, si occupa di temi ambientali colloquiando sempre con l’Amministrazione comunale; nonostante questo non è stata invitata a esprimere un parere.

“Dite di voler invitare Legambiente, avete invitato Italia Nostra ma a noi, che da anni ci occupiamo della salvaguardia del territorio e dell’ambiente, non  è arrivata nessuna richiesta di relazioni né di pareri”.

 

Il presidente Favaro ha inoltre evidenziato: “Di sicuro inquinano di più le auto in sosta al semaforo sul Terraglio che il passaggio di auto distribuite su una strada”. In effetti il problema delle migliaia di persone che gravitano su quel tratto di Terraglio, strada napoleonica d’importante valore storico, paesaggistico, e architettonico, è stato poco trattato.

 

I sindacalisti, invitati in veste di relatori, hanno comunque messo in evidenza la differenza numerica tra i residenti, che lamentano un disagio per il passaggio delle auto la mattina e la sera, e gli automobilisti impiegati presso le Generali. Quest’ultimi, se provenienti da Mogliano, Marcon e Casale, sono costretti a percorrere il tratto di Terraglio, dal semaforo del centro di Mogliano a quello all’altezza di Marocco, per poi unirsi, in un’unica coda, con i lavoratori provenienti da Mestre e insieme percorrere via Marocchesa, fino agli uffici al numero 14. Per loro sarebbe più conveniente “tagliare” per via Sassi, evitando così la coda sul Terraglio, che non va dimenticato, ha già il suo traffico di passaggio da Mestre verso Treviso.

 

In attesa della soluzione “a fagiolo”, verrà richiesto dal Comitato via Sassi un nuovo incontro con il Sindaco Bortolato.

 

 

Silvia Moscati

Inversione del senso unico in via Verdi e obbligo di svolta a destra su via Nuova Trevigiana. Questa la proposta dei consiglieri di minoranza di Verso il Domani per dare risposta immediata al problema del traffico usando la viabilità esistente

 

 

Con cadenza ciclica l’Amministrazione Comunale e alcune forze politiche casalesi riscoprono il problema del traffico congestionato in via Belvedere a Casale sul Sile. Un problema che i cittadini che quotidianamente percorrono quel tratto di strada, invece, conoscono bene essendo costretti a lunghi minuti di coda per arrivare alla rotatoria di via Nuova Trevigiana.

 

 

E per ovviare al problema, compaiono a mezzo stampa, due proposte, fattibili sulla carta, ma difficilmente realizzabili nella realtà: la prima sostenuta da Generazione Casale prevede di collegare Via Verdi alla rotatoria di Via alle Cave, la seconda, di paternità dell’Amministrazione Comunale, prevede la costruzione di una nuova strada che dal ponte sul Sile arriva a Via delle Cave.

 

 

La proposta dei consiglieri di Verso il Domani

“Sono due progetti avveniristici e difficilmente realizzabili in tempi utili per dare una risposta ad una situazione che diventa ogni giorno più pesante ­‐ spiegano i consiglieri di Verso il Domani Stefania Benetti, Bruna Battaglion e Martina Simionato. ­‐ Due proposte con criticità che riguardano sia le tempistiche di realizzazione che la sostenibilità economica. Come fa infatti il Sindaco Giuliato a sostenere che il suo piano costerà 1,8 milioni di euro, se l’Amministrazione Comunale deve ancora conferire l’incarico per un progetto di fattibilità della nuova strada che, di fatto, corrisponde all’opera già progettata ‐ e mai realizzata ­‐ nell’ambito delle opere complementari al Passante, i cui costi stimati dalla Regione ammontavano a ben 7 milioni di Euro? Verso il Domani, invece, ha una proposta per dare una risposta immediata al problema utilizzando la viabilità esistente.”

 

 

Per alleggerire la congestione del traffico nel tratto in questione, Verso il Domani propone di invertire il senso unico di Via Verdi, introducendo l’obbligo di svolta a destra su Via Nuova Trevigiana e installare un apparecchio photored per individuare eventuali infrazioni.

 

 

“Questa è una proposta da subito attuabile e sostenibile per le casse comunali, che abbiamo avuto modo di sottoporre più volte anche in sede di consiglio comunale ­‐ continuano i consiglieri di Verso il Domani. ‐ È una risposta immediata e fattibile al traffico congestionato di Via Belvedere.”

Questa mattina, verso le 10.45, si è verificato un incidente in A4 al km 392, tra le uscite Preganziol e Martellago. Il tutto è scaturito da un tamponamento che ha coinvolto 4 mezzi pesanti. Un ferito estratto ed elitrasportato all’Ospedale di Mestre in codice rosso.

 

Sono intervenuti 1aps Mestre e 1 aps Treviso, oltre all’elicottero dei Vigili del fuoco e del Suem 118.

L’intervento di messa in sicurezza è terminato alle ore 12. Traffico in tilt con 6 km di coda in direzione Milano, finché . l’autostrada è stata riaperta al traffico.

Riceviamo e pubblichiamo una nota a firma di Stefano Bison, ingegnere candidato di Piazza Civica, in merito alla viabilità sul Terraglio

 

L’Amministrazione uscente avrà spiegato ai dipendenti Generali che le code su Terraglio e via Marocchesa resteranno per altri anni?
È quello che succederà, dopo la decisione della Sindaca uscente di chiudere una via di accesso/uscita (via Sassi) senza aver pensato a una contestuale alternativa, seguendo una propria assurda “teoria delle code”.

 

Il protocollo d’intesa siglato lo scorso agosto e reso possibile grazie all’iniziativa del Sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, alla disponibilità della società Generali e al finanziamento dell’ANAS, prevede la realizzazione di un by-pass con una nuova regolamentazione del traffico da/per il Terraglio e via Marocchesa.

 

Il by-pass consentirà di eliminare le criticità del nodo “Postiglione” che oggi presenta lunghi accodamenti, soprattutto nelle ore di punta, e un elevato rischio di incidentalità per ciclisti e pedoni. Ma quello che ha omesso l’Amministrazione uscente è di aver informato chiaramente che, dal momento che non ha alcuna intenzione di riaprire via Sassi, le code sul Terraglio e su
via Marocchesa resteranno per oltre 2 anni, tempo previsto per l’inizio lavori del by-pass.

 

Come noto, le code comportano gravi conseguenze dal punto di vista economico e, soprattutto, ambientale: nelle ore di punta all’incrocio Terraglio/via Marocchesa è possibile registrare valori di PM10 simili a quelli di Pechino.
La lista Piazza Civica, se risulterà vincitrice alle imminenti elezioni comunali, si farà promotrice fin da subito della diminuzione dei disagi dei dipendenti e collaboratori delle Generali nonché dei pendolari che utilizzano il Terraglio, concedendo, in attesa che sia realizzato e completato il by-pass all’incrocio di Marocco, un accesso regolamentato da/per via Sassi in modo di facilitare il percorso verso la sede delle Generali.

La proposta di Matteo Pontini, candidato Consigliere comunale di Preganziol Viva, per ridurre code e inquinamento agli incroci di Preganziol

 

Alcuni cittadini del territorio ci hanno manifestato il loro disappunto per la nuova regolamentazione dei semafori lungo il Terraglio in corrispondenza degli incroci di San Trovaso e Frescada.

 

Essendo stati attivati a ciclo continuo dalle 6 alle 21 tutti i giorni, weekend compresi, si sono venute a formare code pressoché costanti durante tutto l’arco della giornata raggiungendo, a volte, il serpentone unico tra i due semafori.

 

Preganziol Viva apprezza la decisione dell’amministrazione comunale di aver accolto le nostre numerose segnalazioni e di aver voluto dare un forte segnale di sicurezza lungo la Napoleonica, storicamente strada pericolosa ed a rischio per i pedoni che devono attraversarla, però con questa soluzione si creano disagi per chi deve percorrerla in auto ma soprattutto si aumentano le emissioni di CO2 con un pesante impatto ambientale.

 

In questi anni dove quotidianamente dobbiamo lottare con i limiti delle polveri sottili sarebbe opportuno cercare di sveltire il traffico invece di intasarlo. In quest’ottica ci permettiamo di suggerire una soluzione come già visto in altre parti e che riteniamo possa essere interessante.

 

Mantenendo il vecchio regime semaforico che consentiva un traffico snello durante la giornata, si potrebbero attivare i semafori pedonali a chiamata in modo tale che facciano diventare rossi contemporaneamente quelli per gli automezzi e verde quelli pedonali. Dopo il tempo tecnico necessario per l’attraversamento pedonale tutti i semafori tornerebbero lampeggianti.

 

Riteniamo che questa soluzione possa soddisfare contemporaneamente sia le esigenze di sicurezza che di scorrevolezza ma soprattutto possa limitare le emissioni in atmosfera dimostrando che abbiamo sempre un occhio di riguardo per l’ambiente.

 

Ci auspichiamo che, quando l’amministrazione unitamente all’ANAS tirerà le somme di questo (a loro detta) periodo “di prova”, vorrà come in altre circostanze accogliere i nostri suggerimenti propositivi.

“A causa delle condizioni meteo, che hanno determinato da più giorni il ristagno degli inquinanti negli strati bassi dell’atmosfera, in Veneto si stanno registrando numerosi superamenti consecutivi del valore limite giornaliero di PM10. È una situazione complicata che richiede attenzione e comportamenti responsabili; per questo ci appelliamo a tutti i cittadini perché anche con azioni e piccoli gesti, che solo apparentemente sembrano di poco conto, possono contribuire a diminuire le emissioni in atmosfera”.

 

A dirlo è l’assessore regionale all’Ambiente Gianpaolo Bottacin in merito alla situazione delle concentrazioni giornaliere di PM10 rilevate dall’ARPAV, e all’applicazione delle relative misure previste in caso di allerta.

 

“Tanto per fare qualche esempio, visto che il 60% di PM10 è dovuto al riscaldamento domestico, in queste giornate la temperatura in casa dovrebbe restare sotto i 19 gradi. Ma è bene abbassare ulteriormente la temperatura quando si esce di casa. Così come è cosa utile che anche gli automezzi che rientrano fra quelli a cui è consentita la circolazione quando si fermano ad un semaforo spengano il motore. Tutto insomma può servire a limitare gli scarichi in atmosfera”.

 

“Vedremo come si evolverà la situazione meteorologica – conclude Bottacin – ma nel frattempo stiamo valutando anche una convocazione straordinaria del CIS, il Comitato di Indirizzo e Sorveglianza in materia di inquinamento atmosferico, composto dai rappresentanti delle Province e dei comuni capoluogo”.

ARPAV (Agenzia regionale per la protezione ambientale della Regione Veneto) ha comunicato attraverso il suo nuovo bollettino che i livelli validati del PM10 rilevati dalle centraline hanno segnato un miglioramento della qualità dell’aria. Pertanto, secondo quanto stabilito dall’Accordo padano, da domani, martedì 11 dicembre, il livello di allerta è 0 “verde”.

 

Nello specifico il livello 0 “verde” stabilisce il divieto di circolazione dal lunedì al venerdì dalle 8:30 alle 18:30 per i ciclomotori e motocicli Euro 0 a due tempi, per le autovetture a uso proprio a benzina Euro 0 e 1 e quelle diesel Euro 0, 1 e 2 e 3, per i veicoli commerciali diesel euro 0, 1, 2 e 3, oltre a limitazioni all’utilizzo degli impianti termici, al riscaldamento dei locali e alle combustioni all’aperto.

 

 

Il manufatto degli anni Settanta necessita urgentemente di grosse manutenzioni. Alle 19.30 circa di ieri, i Vigili del fuoco sono intervenuti in Corso del Popolo, rampa cavalcavia direzione Marghera per la caduta di calcinacci. I pompieri, accorsi con due automezzi tra cui l’autoscala e il funzionario di servizio, hanno prima eseguito un controllo visivo del manufatto e poi provveduto a eliminare il pericolo imminente, rappresentato da elementi copri ferro in cemento in fase di espulsione.

 

Il cavalcavia rimane aperto e la struttura necessita di urgenti opere di manutenzione, al fine di ripristinare le condizioni di sicurezza. Tuttavia la zona sottostante, dove potrebbero staccarsi ulteriori calcinacci, è stata delimitata.

 

Durante le operazioni di soccorso dei Vigili del fuoco, terminate dopo circa due ore e mezza, la polizia locale ha deviato il traffico.

 

   

Questa mattina, la tangenziale di Mestre è bloccata a causa di un tamponamento che ha coinvolto sei autovetture all’altezza dello svincolo Miranese, in direzione Trieste e ha causato diversi chilometri di coda, con automobilisti bloccati a lungo. Nell’incidente alcuni feriti lievi.

Sul luogo, sono intervenuti i vigili del fuoco, la polizia stradale e il personale del Suem 118.

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