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Il numero di droghe disponibili continua a crescere. Dato che non vi è alcun controllo ufficiale sulla fabbricazione delle droghe da strada, è difficilissimo sapere che cosa contengano, quanto sono tossiche e quali effetti possano avere sul corpo.

 

Le droghe sono essenzialmente dei veleni. Oltre agli effetti sul corpo, molte droghe comportano un altro rischio: influiscono direttamente sulla mente. Possono distorcere le percezioni di chi ne fa uso rispetto a ciò che gli sta accadendo attorno. Di conseguenza, le sue azioni possono essere strane, irrazionali, inappropriate e persino distruttive. Le droghe occludono tutte le sensazioni, sia quelle piacevoli che quelle indesiderate.

 

 

Droghe sintetiche

Le droghe sintetiche vengono prodotte usando sostanze chimiche artificiali invece di ingredienti naturali. Un certo numero di droghe sintetiche sul mercato, incluse l’Ecstasy, l’LSD e la metanfetamina, sono descritte in altri opuscoli della serie La Verità sulla Droga. La “marijuana sintetica” (Spice o K2), gli “stimolanti sintetici” e una droga nota come “N-bomb” sono fra le droghe sintetiche note come “droghe ricreazionali”.

 

Una droga sintetica è una versione artificiale (prodotta chimicamente) di una droga illegale che è stata leggermente modificata per evitare che venisse classificata come illegale. È in sostanza un esperimento condotto da un chimico per creare una nuova droga che può essere venduta legalmente (su Internet o nei negozi), permettendo agli spacciatori di fare soldi senza violare la legge. Quando le forze dell’ordine scoprono le nuove sostanze chimiche create in questo modo e le rendono illegali, i fabbricanti escogitano varianti modificate per aggirare la legge. In questo modo il ciclo si ripete.

 

A causa del crescente numero di sostanze chimiche che vengono sviluppate, i dipendenti da droghe ricreazionali non hanno alcun modo di sapere ciò che la droga contiene. Inoltre, poiché una piccola modifica apportata a una droga nota può creare (e spesso lo fa) una nuova droga con effetti molto differenti, i tossicodipendenti non possono predire l’impatto sulla salute delle sostanze che sperimentano.

 

 

Una testimonianza da Spice

“Dopo aver usato per diverse settimane la Spice, una notte mi sono svegliato, sono caduto sul pavimento e non riuscivo più a muovere gambe e fianchi. Non potevo fare altro che trascinarmi con le braccia, non facendocela comunque, così sono rimasto sdraiato sul pavimento per tredici ore, urlando, picchiando sul pavimento in cerca di aiuto. I medici dicono che se avessi lasciato passare altre due ore sarei morto. Dovrò stare in ospedale per parecchio tempo.” (L. D.)

 

 

Il marketing delle droghe

Alcune delle più grosse argomentazioni di vendita usate dagli spacciatori nella loro pubblicità ingannevole online sono che i loro prodotti sono “naturali” e “legali”, quindi “sicuri”. Gli spacciatori hanno descritto la Spice o la K2 come il “trip della vita”, “uno sballo fantastico” e affermeranno che la droga “trasformerà una serata normale in un delizioso ed esotico incontro”. Gli spacciatori e i promoter di queste droghe ti diranno che “Sono assolutamente stupefacenti!”, “Ti sentirai da Dio” e “Ti fa arrivare in un altro regno”.

Anche se questo è marketing furbo, non corrisponde alla realtà degli effetti e delle conseguenze che queste droghe hanno veramente.

 

Per la verità sulle droghe sintetiche si rimanda al sito No alla Droga.

“L’Unione Europea ha un regolamento con limiti ben definiti per la presenza di sostanze chimiche, inclusi i prodotti dell’apicoltura. Tra cui la propargite. Perché, invece, l’Istituto Zooprofilattico sperimentale delle Venezie (Izsve) non l’ha considerata?”. È quanto chiede il consigliere del Partito Democratico Andrea Zanoni in un’interrogazione riguardante il progetto della Regione Veneto ‘Caratteristiche della cera d’api (fogli cerei) e possibili ricadute sull’allevamento delle api’.

 

“Sui 12 lotti di fogli utilizzati non è stata ricercata la presenza della propargite, il cui limite è fissato dall’Ue in 0,05 milligrammi per chilo. Da un’ulteriore analisi, effettuata dal Crea (Consiglio per la ricerca in apicoltura) su richiesta dell’associazione di apicoltori Apimarca, sul lotto uno è emerso un valore elevatissimo, 0,552 mg/kg, dieci volte superiore al consentito! Avevo sollevato la questione in una precedente interrogazione, lo scorso 11 settembre, e rimasi sconcertato dalla risposta dell’assessore Pan, che dimostrò di non conoscere le leggi oppure di far finta. E non so quale delle due ipotesi sia migliore. Dal 26 giugno 2018 è infatti entrato in vigore il Regolamento Ue 2018/832, direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri, che ha fissato dei nuovi limiti per i residui di sostanze chimiche su determinati prodotti, compresa la propargite”.

 

“Nella relazione conclusiva dell’Izsve del 21 dicembre si evidenzia che i ‘campioni sono stati analizzati per 137 sostanze chimiche appartenenti a classi tossicologiche diverse (erbicidi, insetticidi, acaricidi e fungicidi) (…)’. Manca però l’elenco dettagliato di tali sostanze e si ribadisce l’assenza di una normativa sui ‘limiti riguardanti la presenza di residui di fitofarmaci, antiparassitari o paraffine nella cera utilizzata per la produzione di fogli cerei da nido per apicoltura convenzionale (…)’. Non è così, le cose stanno diversamente e sarebbe auspicabile che la Regione chiedesse alle autorità competenti dei limiti per tutte le sostanze chimiche rilevate. Nel frattempo sono io che interrogo ancora la Giunta: come mai nelle analisi non era contemplata la ricerca della propargite?”.

“Come al solito tante parole e zero fatti. Degli annunci di Zaia sui controlli eccezionali negli alveari, dopo lo scandalo scoppiato in Friuli lo scorso maggio per la morìa delle api, non c’è traccia. Sono deluso per la mancanza di azioni di controllo mirate, visto che le analisi evidenziano la presenza di ben cinque sostanze chimiche derivanti dai pesticidi”. Andrea Zanoni, consigliere regionale del Partito Democratico ribadisce la propria insoddisfazione per la risposta dell’assessore Coletto all’interrogazione presentata a inizio maggio, che aveva preso spunto dall’inchiesta della Procura di Udine su inquinamento e disastro ambientale in agricoltura legata alla moria degli insetti, con 38 indagati (violazione dell’articolo 452 bis del Codice penale: aver cagionato abusivamente una compromissione o un deterioramento significativo e misurabili di un ecosistema e della biodiversità della fauna in generale) e 17 proprietà agricole sequestrate. “Un quadro grave e una situazione allarmante che non riguarderebbe solo il Friuli, ma si estenderebbe ad altre regioni, a partire dal Veneto”.

 

“La replica di Coletto è stata ‘scolastica’: ha detto cosa sta facendo la Regione in via ordinaria, confermando implicitamente che non è stato messo in campo niente di nuovo o straordinario. Eppure in Veneto sono stati attivati due importanti progetti di monitoraggio e ricerca ‘Apenet e ‘Beenet’ e sempre la Regione ha partecipato alla rete di ricerca internazionale ‘Coloss’ sulla salute delle api. Progetti che hanno evidenziato sulle api rinvenute morte presso gli alveari non solo la presenza di neonicotinoidi, ma anche di altre sostanze chimiche derivanti dai pesticidi: esteri fosforici, carbammati, piretroidi e fungicidi. Dai report degli ultimi anni è emerso come spesso negli eventi di morìa delle api sia stato rilevato almeno un principio attivo di fitofarmaci: nel 32,4% di casi nel 2015, addirittura nel 53,3% nel 2016 e il 25,9% nel 2017. I pesticidi stanno causando la perdita anche di altri insetti impollinatori ed è una grave minaccia per la biodiversità. Dobbiamo essere estremamente preoccupati: le api sono sentinelle e indicatori importanti per salute dell’ambiente e prime vittime di queste sostanze, ma pure la salute dei cittadini è in pericolo”.

 

“Dal 2008 un decreto ministeriale ha sospeso le autorizzazioni di impiego di prodotti fitosanitari contenenti determinate sostanze, per la concia di sementi, ma servono norme più stringenti. Purtroppo però la realtà va nella direzione opposta: come emerso dallo studio del WWF sui dati Arpav, nel 2016 la vendita dei pesticidi è in crescita, 16.920 tonnellate in tutto il Veneto pari a 3,4 chili per abitante. Per incoraggiare la riconversione bio delle produzioni agricole non bastano le parole, serve un sostegno concreto con risorse vere”.

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