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La sanità veneta è leader nazionale sul fronte dello screening contro il tumore alla mammella. Con un’estensione degli inviti pari al 91% contro l’84% in Italia, e un’adesione delle donne invitate del 78,6% rispetto al 59,6% nazionale, il sistema veneto di prevenzione ha sottoposto a screening in un anno 194.973 donne, con 10.346 approfondimenti resisi necessari, che hanno portato a 1.076 diagnosi di carcinoma e ad alzare di almeno 20 punti la percentuale di donne che hanno avuto salva la vita.

 

Ma non basta, perché in Veneto si sta già lavorando a un’evoluzione che prevede di realizzare uno screening personalizzato su donne con caratteristiche genetiche a rischio, tecnicamente definite “mutanti” (donne che hanno nella loro sequenza genetica una mutazione che eleva anche fino al 70-80% il rischio di contrarre il tumore al seno nel corso della vita). Il Progetto sperimentale, a cura dello Iov, sta per coinvolgere 11.000 donne anche giovani e giovanissime residenti nelle Ulss 5 e 6, ed è il primo nel mondo, considerando che ce n’è uno simile negli Usa, ma ha tempi di attuazione più lunghi

Il plauso del Governatore Luca Zaia

“Un vestito su misura per ogni donna, perché ogni successo ci spinge a cercarne degli altri”, come l’ha definito il Presidente della Regione Luca Zaia, presentando all’Ospedale di Treviso, affiancato dall’Assessore alla Sanità Manuela Lanzarin e da illustri clinici come il Responsabile Scientifico della Rete Oncologica Regionale, professor Pierfranco Conte, la direttrice della Senologia Radiologica dello Iov, Francesca Caumo, la Direttrice dell’Unità Operativa Complessa di Radiologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, Stefania Montemezzi, e il Direttore della Breast Unit dell’Ospedale di Treviso, Paolo Burelli, lo stato dell’arte della prevenzione contro il tumore e le prospettive future della lotta al cancro, in occasione del Mese Rosa della Prevenzione in corso di svolgimento in tutta Italia.

 

Le statistiche ci premiano – ha detto Zaia – ma sono il punto di partenza per nuovi passi avanti, perché lo studio dello IOV ci porterà a costruire uno screening personalizzato mai visto al mondo. Un altro grande passo avanti, dopo la scelta vincente di realizzare le Breast Unit (già 21 in Veneto) e di concentrare gli interventi chirurgici in sedi iperspecializzate e con casistiche elevate. Anche grazie a questa decisione, che da più parti fu molto criticata perché toglieva qualcosa a reparti che operavano poche decine di seni l’anno, oggi in Veneto il tasso di sopravvivenza dopo il percorso di cura è arrivato al 95%”.

 

Gli importanti clinici presenti oggi hanno anche messo una pietra tombale sul dibattito, purtroppo falsato da troppo web senza fondamento scientifico, riguardo all’età giusta nella quale avviare lo screening. Al di sotto dei 45 anni la mammografia risulta generalmente inutile (e ogni indagine radiologica inutile si tramuta in dannosa), tra i 45 e i 50 anni si può fare ma non è consigliata, mentre è assolutamente efficace tra 50 e 74 anni (età massima introdotta in Veneto, ma non ancora in buona parte d’Italia).

 

I dati diffusi hanno evidenziato la supremazia del Veneto in Italia non solo per lo screening della mammella, ma anche per gli altri due grandi screening antitumore: quelli per la cervice dell’utero e per il colon retto.

 

 

I dati sullo screening della cervice dell’utero

Lo screening della cervice dell’utero, rivolto alle donne tra 25 e 64 anni, che vengono invitate a eseguire un Pap Test o un test Hpv, ha un’estensione corretta delle donne invitate del 100% e un’adesione delle donne agli inviti del 62,8%, più di 22 punti in più della media nazionale, ferma al 39,9%. In un solo anno, grazie alla prevenzione, sono state diagnosticate 461 lesioni precancerose.

 

I dati sullo screening colorettale

Lo screening colorettale, rivolto a uomini e donne tra 50 e 69 anni con la ricerca biennale delle feci occulte, presenta un’estensione corretta degli inviti pari all’89,3% e un tasso di adesione al 63,9%, il che ha permesso, in un anno, di diagnosticare e poi curare 376 carcinomi e 3.401 adenomi avanzati.

 

Il raffronto di sintesi tra il sistema sanitario veneto e quello nazionale in tema di screening, vede il Veneto primeggiare in tutti e tre.

Per la mammella, l’adesione in Veneto è del 68,1% contro il 55% in Italia.

Per la cervice dell’utero l’adesione in Veneto ha raggiunto il 57,8% contro il 39,9 in Italia.

Per il colon retto, l’adesione in Veneto è al 62,9% contro il 40,4% in Italia.

 

Per approfondire: clicca qui.

Fino all’11 ottobre visite gratuite presso il Centro di Medicina delle due città venete
Prende il via oggi, 10 settembre, anche a Mestre e Villorba la campagna di prevenzione e diagnosi del cheratocono, promossa dall’Università degli Studi di Verona, dal Centro Nazionale di Alta Tecnologia in Oftalmologia (CNAT) dell’Università di Chieti – Pescara e dal Centro Ambrosiano Oftalmico (CAMO), in collaborazione con Neovision e con il patrocinio del Ministero della Salute, della Società Italiana Trapianto di Cornea e Superficie Oculare (S.I.TRA.C.), della Società Oftalmologica Italiana (SOI), dell’Associazione Italiana CHEratoconici (A.I.CHE) e della Regione Veneto.

Cos’è il cheratocono?

Il cheratocono, una patologia di cui poco si parla, è una malattia progressiva della cornea che causa l’assottigliamento e la deformazione della stessa, provocando una riduzione anche molto grave della capacità visiva, fino a portare alla cecità. Può esordire fin dalla giovane età e se non immediatamente diagnosticato può portare addirittura al trapianto corneale.
“Se precocemente diagnosticato – spiega il dottor Claudio Genisi, oculista del Centro di medicina – può essere arrestato con una semplice terapia parachirurgica denominata crosslinking”.
Fino all’11 ottobre la campagna di informazione e prevenzione prevede visite oculistiche gratuite presso diversi centri su tutto il territorio nazionale. A Villorba e Mestre gli interessati potranno recarsi presso il Centro di Medicina (a Villorba inViale della Repubblica 10/B e a Mestre in Viale Ancona 15), dove l’equipe di specialisti, guidata dal dottor Claudio Genisi, è a disposizione per individuare la patologia e suggerire le opportune terapie per un disturbo oculare che può arrecare gravi danni alla vista.
Per usufruire dello screening gratuito è necessario prenotare la visita sul sito www.curagliocchi.it.

Al via dall’1° ottobre il progetto “Vaporetto rosa”: informazioni e visite senologiche in laguna per prevenire il tumore al seno.

 

Un vaporetto in rosa, per sottolineare sempre di più l’importanza della prevenzione in ambito sanitario e offrire davvero a tutti l’opportunità di sottoporsi a screening che possono salvare la vita. L’originale iniziativa, promossa dal Comune di Venezia in collaborazione con Ulss 3 Serenissima, Alilaguna, Lilt Venezia e Avapo, sezioni di Venezia e Mestre, è stata presentata questa mattina a Ca’ Farsetti nel corso di una conferenza stampa alla quale sono intervenute la presidente del Consiglio comunale, Ermelinda Damiano, la vicesindaco di Venezia, Luciana Colle, l’assessore al Turismo, Paola Mar e numerose consigliere comunali, oltre al responsabile Breast Unit dell’ospedale all’Angelo di Mestre, Guido Papaccio, il direttore e il responsabile del Servizio di Igiene e sanità pubblica del Dipartimento di Prevenzione dell’Ulss 3 Serenissima, rispettivamente Luca Sbrogiò e Vittorio Selle, Rachele Sacco, referente del progetto “Vaporetto in rosa” per Alilaguna e Marzia Carniato per Lilt, sezione provinciale di Venezia.

 

“La prima delle iniziative di ‘Ottobre rosa’ – ha esordito Damiano – interesserà tutto il territorio comunale, centro storico, isole e terraferma. Un progetto innovativo e originale, nato da un’idea di Rachele Sacco e reso possibile dal lavoro di squadra di più realtà che hanno collaborato insieme per realizzarlo, per diffondere in modo ancora più capillare la cultura della prevenzione”.

 

Per tutto il mese di ottobre un battello Alilaguna, ricoperto con una pellicola rosa, colore simbolo della prevenzione del tumore al seno, girerà in laguna promuovendo il messaggio “Prevenzione è vita”. Cinque le tappe in programma per il Vaporetto rosa, tutte di lunedì:

– il 1° ottobre a San Zaccaria a Venezia (10-12.30 e 14.30-18.30)

– l’8 al Parco San Giuliano (10-12.30 e 14.30-18.30)

– il 15 alla Darsena di Marghera (10-12.30 e 14.30-18.30)

– il 22 a Burano (10-12.30) e Murano (14.30-18.30)

– il 29 al Lido (SME 10-12.30) e Pellestrina (14.30-18.30).

 

Al mattino medici specializzati daranno informazioni sulla prevenzione e sulle attività di screening offerte dalla sanità pubblica del territorio veneziano, mentre nel primo pomeriggio, dalle 14.30 alle 16, sarà attivo uno spazio dedicato alle più giovani per insegnare loro l’importanza di monitorare i cambiamenti del proprio corpo e per spiegare la tecnica dell’autopalpazione. Dalle 16.30 alle 18.30 infine il dottor Papaccio, insieme al suo staff, effettuerà delle visite senologiche con il supporto di volontarie delle associazioni coinvolte nel progetto. Ad ogni tappa potranno essere visitate al massimo 25 donne. La prenotazione, obbligatoria, va fatta telefonando al 335.7892876 (dottoressa Marzia Carniato), dalle ore 10 alle 17, dal lunedì al venerdì.

 

Il ringraziamento dell’assessore Mar è andato alla disponibilità dei vari soggetti a lavorare insieme, pubblico, privato e mondo dell’associazionismo: “Sono certa – ha evidenziato – che questo vaporetto susciterà interesse non solo tra i cittadini veneziani ma anche tra i turisti. Un progetto ad ampio raggio come questo, che coinvolge l’intero territorio comunale, farà da volano per un processo virtuoso di rilancio delle cose che funzionano in città”. Un appello alla responsabilità di ogni cittadino nel prendersi cura della propria salute è arrivato poi dalla vicesindaco Colle, che ha evidenziato i numerosi vantaggi della prevenzione a livello sociale, economico e familiare.

 

“Per dare risposte efficaci ai bisogni di salute dei cittadini – ha sottolineato Sbrogiò – è necessario continuare a lavorare in sinergia. Ben vengano dunque iniziative come questa che permettono di informare e sottoporre a screening anche le donne che abitano nelle aree che attualmente rispondono meno agli appelli di prevenzione”. Sull’importanza di fare informazione anche su questioni più specifiche, come quella della familiarità, si è soffermato il dottor Papaccio. “In caso di donne più a rischio è opportuno anticipare l’età di inizio degli screening periodici. Se dalla visita senologica emergono dubbi diagnostici saranno avviati percorsi di approfondimento radiologico”.

“In ambito oncologico – ha poi concluso Selle – bisogna mantenere sempre alta la guardia. Confidiamo che anche grazie a questa iniziativa si inneschino percorsi virtuosi di prevenzione sempre più diffusi”.

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