Home / Posts Tagged "risarcimento"

Il giudice dà ragione piena a un’anziana investita da una moto: l’assicurazione non voleva risarcirla perché aveva attraversato sulle strisce in sella alla bici

 

Il fatto che una ciclista attraversi la strada sulle strisce senza scendere dalla bici non autorizza il conducente di un veicolo a investirla a tutto gas, tanto più se l’aveva vista per tempo. Né giustifica il rifiuto a risarcirla della compagnia di assicurazione perché, se la controparte ha l’esclusiva responsabilità di un incidente, la violazione veniale è irrilevante. Con una sentenza cristallina, il giudice del Tribunale di Venezia, dott. Alessandro Cabianca, ha finalmente reso giustizia a una oggi settantottenne di Cavallino, rimasta coinvolta cinque anni fa in un grave incidente, dando ragione anche alla battaglia portata avanti da Studio3A.

 

 

I fatti

I fatti risalgono al 19 ottobre 2014, alle 14.30. L’anziana sta percorrendo in bicicletta la ciclabile lungo via Fausta nei pressi del cimitero di Cavallino e, giunta alla fine della pista, si appresta ad attraversare la strada sulle strisce: guarda a destra e sinistra e, non vedendo sopraggiungere veicoli, inizia l’attraversamento. Giunta alla linea di mezzeria, però, sente il rombo di un motore proveniente da Jesolo: neanche il tempo di rendersi conto di cosa sta accadendo che, dopo un colpo violento, si ritrova per terra. Che la responsabilità dell’investimento ricada tutta sul centauro alla guida della moto BMW che travolge la donna, un allora 38enne di San Donà di Piave, ci sono pochi dubbi. Sarà lui stesso, nelle dichiarazioni rese alla polizia locale di Cavallino Treporti, che ha effettuato i rilievi, ad ammettere di aver visto chiaramente la donna sulle strisce pedonali che iniziava ad attraversare la strada, salvo però proseguire ugualmente: “la signora non attraversava in maniera decisa e interpretavo che mi lasciasse passare”, è la balzana giustificazione resa agli agenti. I quali, infatti, lo sanzionano per la violazione dell’articolo 141, comma 2 del Codice della Strada, “per non essere stato in grado di arrestare tempestivamente il veicolo che conduceva in presenza di un ostacolo prevedibile”.

 

L’anziana viene subito trasportata in ambulanza all’ospedale civile di Venezia. Per fortuna si salva, ma la prognosi è pesante e inizia un calvario: riporta la frattura di un femore, deve sottoporsi a un intervento di osteosintesi con chiodo endomidollare e a lunghi periodi di ricovero ospedaliero. Non solo: oltre a un adeguato trattamento fisico-riabilitativo e un prolungato periodo di riposo, per la persistenza e l’aggravarsi della gonalgia sinistra deve sostenere anche un intervento di artoprotesi. A postumi stabilizzati le viene riconosciuta un’invalidità permanente del 12%.

 

 

Richiesta di risarcimento

Per essere adeguatamente risarcita, la donna si è quindi affidata a una società specializzata a livello nazionale nel risentimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, che ha subito chiesto i danni alla compagnia della moto, Vittoria. Quest’ultima però ha incredibilmente negato qualsiasi risarcimento, rifiutandosi perfino di riconoscere un concorso di colpa del suo assicurato. Secondo l’assicurazione di controparte, la responsabilità era tutta dell’anziana, la quale, avendo problemi di deambulazione, si sentiva più sicura in sella, e non aveva attraversato tenendo la bici a mano. Poco importa che lo avesse fatto a passo d’uomo e non certo buttandosi in mezzo alla strada.

 

In Tribunale

Vittoria, sorda ai solleciti e all’evidenza dei fatti, ha così costretto l’anziana ad adire le vie legali: Studio3A ha infatti deciso di andare fino in fondo per tutelare i diritti e le ragioni della sua assistita sollecitando una citazione in causa avanti il Tribunale di Venezia, che ora le ha dato ragione piena. Nella sentenza il giudice ha chiarito che la violazione legata all’attraversamento in sella alla bici rileva “solo dove non sia possibile accertare cause e grado delle colpe incidenti nella produzione dell’evento”. Ma qui “deve ritenersi accertata l’esclusiva colpa del motociclista da tutti gli elementi emersi nella vicenda: il mancato adeguamento della velocità alla concreta situazione dei luoghi, poiché l’attraversamento pedonale della strada avrebbe dovuto indurlo a una velocità prudenziale; la posizione della ciclista, che aveva già intrapreso l’attraversamento ed era agevolmente avvistabile ed, anzi, dalle dichiarazioni dello stesso (omissis) in concreto era già stata da lui vista; l’assenza di tracce di frenata, che deve fare ritenere che il motociclista non abbia neanche intrapreso alcuna manovra di emergenza”.

 

 

Donna risarcita di 52mila euro

Il giudice ha anche confutato le contraddittorie argomentazioni del legale di Vittoria secondo cui l’anziana avrebbe eseguito l’attraversamento con manovra “improvvisa e repentina”. “Tale circostanza – conclude il dott. Cabianca – non ha avuto alcun riscontro processuale, ed anzi plurimi appaiono gli elementi presuntivi che fanno ritenere che, seppure la condotta dell’attrice sia stata violativa dei disposti normativi sopra ricordati, in concreto tale violazione non abbia avuto alcun ruolo causale nella dinamica del sinistro. In tal senso, le dichiarazioni del motociclista – che ha dichiarato di aver visto la ciclista impegnare l’attraversamento e che ella non procedeva in maniera decisa – il punto dell’impatto nella parte posteriore della bicicletta e non nella parte anteriore, come ci si aspetterebbe qualora la ciclista avesse improvvisamente impegnato l’attraversamento, l’assenza di segni di frenata, la stessa età dell’attrice, che all’epoca dei fatti aveva 73 anni, sono tutti elementi che in modo convergente fanno ritenere che la signora non abbia attraversato la strada in modo repentino ed imprevedibile”. Pertanto, Vittoria è stata condannata a risarcire integralmente la danneggiata con una somma di 52mila euro tra danni biologici e moralispese medichespese di lite e interessi e rivalutazioni.

Un emblematico caso di mala assicurazione, finito anche su Striscia La Notizia

 

Dopo una dura battaglia lunga quattro anni da parte di Studio3A, la compagnia Verti ha finalmente e integralmente risarcito i familiari di Leonard Muca, il 23enne di origine albanese, ma residente da anni a Treviso con la famiglia, deceduto in seguito a un tragico incidente successo l’8 novembre 2015 sulle strade della Marca.

 

La vicenda è stata al centro di un emblematico caso di mala assicurazione denunciato a più riprese anche sui media dalla società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, al punto da essere preso a cuore anche da Moreno Morello. L’inviato di Striscia la Notizia, con tutto il tatto dovuto alla circostanza drammatica, ha realizzato un servizio per la sua rubrica di denuncia “Ti assicuro che non pago”, andato in onda nella puntata di venerdì 29 novembre della nota trasmissione di Canale 5, con un’intervista al Presidente di Studio3A-Valore S.p.A., dott. Ermes Trovò.

 

 

L’incidente

Nella fattispecie, veniva messo in discussione uno dei principi cardine del sistema risarcitorio, ossia la tutela massima sempre dovuta e garantita dalla legge al terzo trasportato. La giovane vittima, infatti, era l’incolpevole passeggero di una Ford C Max condotta dal connazionale Rigert Ismailaj, oggi 24 anni, di Trevignano, il quale, percorrendo via don Minzoni a Contea, dopo un sorpasso azzardato a velocità sostenuta ha perso il controllo della sua auto schiantandosi contro un albero proprio all’altezza della fiancata sinistra posteriore dove si trovava seduto Leonard: un impatto tremendo che non gli ha lasciato scampo, il ragazzo è morto dopo quattro giorni di agonia, il 12 novembre 2015.

 

I familiari, distrutti dal dolore, per ottenere giustizia e un equo risarcimento, tramite l’Area manager e responsabile della sede di Treviso, Diego Tiso, si sono affidati a Studio 3A, che li ha assistiti fin dal primo momento in collaborazione con l’avvocato del Foro di Treviso Andrea Piccoli. Doveva essere una prassi automatica, e invece la compagnia di assicurazione della vettura, Direct Line, oggi Verti, ha opposto un secco rifiuto, aggrappandosi a un aspetto particolare della dinamica e invocando il “caso fortuito” per non pagare.

 

 

La ricostruzione dei fatti

Secondo la ricostruzione del consulente tecnico incaricato dal Pubblico Ministero della Procura trevigiana titolare del fascicolo per omicidio colposo, la dott.ssa Barbara Sabattini, sulla perdita di controllo della macchina poteva aver influito anche l’intervento sul freno a mano che sarebbe stato azionato da Gentian Muca, oggi 24 anni, pure lui di nazionalità albanese residente a Montebelluna, il passeggero trasportato anteriormente. Gesto che però non è mai stato chiaro e provato fino in fondo se e quando sia avvenuto (l’autore sostiene di averlo effettuato ad auto già ferma, il conducente nelle sue dichiarazioni più recenti afferma addirittura di non ricordare più se sia stato compiuto o meno), ma che comunque, anche se fosse accaduto durante il sorpasso, sarebbe chiaramente “istintivo, in conseguenza del pericolo imminente percepito”, come riconosce lo stesso magistrato. Tutti infatti, perito compreso, hanno concordato che le responsabilità della tragedia fossero da ascrivere essenzialmente al sorpasso azzardato compiuto dal guidatore e dal repentino rientro nella sua carreggiata per evitare un veicolo che sopraggiungeva in senso opposto. Tant’è che Ismailaj, con sentenza del 28 febbraio 2018, è stato condannato in primo grado dal giudice del Tribunale di Treviso, dott. Angelo Mascolo, a un anno e sei mesi, con la condizionale, e a 4 anni di sospensione della patente.

 

Ma neanche questo è bastato a Verti per cambiare atteggiamento, e stavolta il pretesto è stato che nel frattempo il Pm, a fronte di un possibile concorso di responsabilità per questo presunto azionamento del freno di stazionamento nella perdita di controllo dell’auto, ha ritenuto di chiedere e ha ottenuto il rinvio a giudizio anche per l’altro passeggero, Gentian Muca. Nonostante l’evidenza e i tentativi di Studio3A di arrivare a una soluzione stragiudiziale, facendo presenti i diritti dei familiari della vittima e la pretestuosità di tale posizione, la compagnia ha continuato a denegare ogni risarcimento, costringendo così i congiunti di Leonard ad avviare anche una dolorosa azione civile, citando in causa la compagnia davanti al tribunale civile di Treviso.

 

 

Il risarcimento

La posizione di Verti è leggermente mutata solo dopo che la rinnovata perizia cinematica realizzata nell’ambito del procedimento civile ha di fatto confermato quanto già emerso in sede penale, e che cioè sì, era plausibile che il freno a mano fosse stato tirato, ma che comunque le cause e le responsabilità di gran lunga prevalenti del sinistro erano da attribuirsi alla scriteriata condotta di guida del conducente. Il pressing di Studio3A, e anche quello di Moreno Morello, hanno fatto il resto. Prima la compagnia ha tentato di proporre un risarcimento nella misura del 50 per cento, sulla base di un improponibile concorso di colpa, e poi, cosa degli ultimi giorni, ha finalmente convenuto di fare la cosa giusta con una proposta integrale al 100 per cento, per una cifra nell’ordine del milione di euro sulla base delle tabelle milanesi. Sono così stati pienamente ed equamente risarciti i genitori, i fratelli anche i nonni del giovane. Non basterà per restituire loro Leonard, ma almeno è stata fatta giustizia anche sul fronte civile.

novembre aveva speso ben 880 euro per acquistare una “signora” bici elettrica, un’Atala, da utilizzare per recarsi al lavoro. Ma appena tre settimane dopo il mezzo lo ha “tradito” a causa del bloccaggio della ruota anteriore; il malcapitato è volato in avanti, rovinando sull’asfalto, e si è fratturato una gamba. Nonostante tutte le evidenze, però, la nota azienda monzese disconosce il difetto di fabbricazione e denega ogni responsabilità nel sinistro.

 

 

La denuncia

Da quattro mesi un quarantaduenne di Mira e Studio 3A, a cui si è affidato, si battono per ottenere un equo risarcimento per i danni materiali. Questo senza contare quelli fisici riportati a causa di una imprevista e rovinosa caduta successa il 4 dicembre 2018; ciò è accaduto poco dopo le 20 a Mira.

 

 

L’accaduto

L’uomo stava tornando a casa dal lavoro in sella a una bicicletta a pedalata assistita Atala modello E-Run; questa era stata da poco acquistata, il 12 novembre, presso il Center Bike di Mira Porte, per un costo di 880 euro. All’improvviso la ruota anteriore del mezzo si è bloccata a causa di un difetto del piolo di aggancio del freno V-Brake anteriore sinistro, come si scoprirà dopo. Il bloccaggio ha fatto da “leva” e il conducente è letteralmente volato per terra, danneggiando il velocipede ma, soprattutto, riportando lesioni pesanti.

 

Dopo essersi rialzato, grazie all’aiuto di un passante, il quarantaduenne è riuscito a raggiungere a piedi la sua abitazione, che distava poche centinaia di metri; però i dolori ad una gamba in particolare erano sempre più lancinanti e così l’indomani mattina si è fatto accompagnare al pronto soccorso dell’ospedale di Dolo. Lì le radiografie hanno constatato la frattura del piatto tibiale del ginocchio sinistro, per una prognosi di almeno trenta giorni; è stato subito ricoverato nel reparto di Ortopedia e si è dovuto sottoporre a un intervento chirurgico.

 

I danni

Il cittadino mirese, per essere risarcito dei danni fisici oltre che materiali alla bicicletta elettrica, attraverso il consulente personale Nicola Mezzetti si è quindi rivolto a Studio 3AValore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, che ha innanzitutto raccolto tutta la documentazione.

 

Oltre ai certificati medici, è stata acquisita la testimonianza del passante che l’aveva soccorso e che aveva visto tutta la scena; notando subito come il blocco del freno anteriore fosse incastrato nella ruota. Dopo avergli fatto vedere il velocipede, è stata aggiunta al fascicolo la dichiarazione del rivenditore, che ha convenuto sul fatto che “la rottura è da considerarsi un difetto di costruzione con conseguente distacco della parte di fissaggio del leveraggio freno saldato alla forcella”; una conclusione a cui sono peraltro giunti anche gli esperti di Studio 3A.

 

La replica di Atala

È stata pertanto presentata una dettagliata richiesta danni ad Atala; considerato peraltro che la bici a pedalata assistita era stata appena acquistata ed era abbondantemente in garanzia. Ma nonostante tutte le prove esibite i tecnici dell’azienda non hanno voluto riconoscere il difetto di fabbrica; asserendo addirittura che sarebbe stato il proprietario a rompere il blocco-freno!

 

Nei giorni scorsi la compagnia di assicurazione di Atala, Groupama, ha formalmente negato il risarcimento, sostenendo che dagli accertamenti effettuati non è emerso alcun elemento di responsabilità a carico della nostra assicurata. Senza aggiungere altro, neanche due scuse per l’accaduto. Una risposta sorprendente per un marchio noto in tutto il mondo.

 

Ma il danneggiato e Studio 3A non hanno alcuna intenzione di mollare e sono pronti ad andare fino in fondo per far valere le proprie ragioni, vie legali comprese.

RIMANI SEMPRE AGGIORNATO SULLE ULTIME NEWS
ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER!

Notizie da Venezia, Treviso, Mogliano e dintorni