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Il 16 dicembre prossimo, in ben 26 comuni della Regione, i cittadini saranno chiamati a esprimersi sulle fusioni

 

Il 16 dicembre prossimo, in ben cinque province venete, una popolazione di quasi 83 mila abitanti di cui 77.464 elettori sarà chiamata ad esprimersi su una serie di fusioni finalizzate a far nascere 10 nuovi comuni.

Si tratta della più rilevante tornata referendaria dal 1995 ad oggi, periodo nel corso del quale sono già stati soppressi 20 comuni veneti (l’85% del quali con meno di 5 mila abitanti) che si sono fusi in nove (per i due terzi con più di 5 mila abitanti).

 

I dati sono stati evidenziati nel corso dell’incontro che il vicepresidente della Regione Gianluca Forcolin ha avuto giovedì a Palazzo Ferro Fini con i sindaci dei comuni interessati al voto.

Il 16 dicembre – ha fatto presente Forcolin – la popolazione di questi territori si pronuncerà quindi per la nascita o meno di nuove realtà comunali. Se la consultazione referendaria avrà esito positivo, come auspichiamo, con la fusione il numero complessivo di Comuni componenti il territorio regionale passerà dai 571 attuali a 555. L’impegno comune deve essere quello di portare il maggior numero possibile di cittadini a votare, ma il messaggio che deve passare è che la fusione non è un’imposizione ma una grande opportunità, di cui la popolazione deve essere cosciente”.

 

Il vicepresidente ha sottolineato anche il percorso che la Regione del Veneto ha fatto e continuerà a fare per supportare i processi di fusione sul territorio, soprattutto per le realtà comunali al di sotto dei 5 mila abitanti (che nel Veneto costituiscono il 45% dei comuni con circa un milione di abitanti complessivamente) mentre è già in consiglio regionale il testo della normativa per il riordino territoriale.

Forcolin ha garantito ai sindaci sia la continuità degli strumenti di incentivazione amministrativa ed economica nel bilancio regionale, coerentemente con quanto già messo a disposizione negli anni precedenti, sia l’affiancamento e la vicinanza della Regione in tutte le fasi anche quelle successive ai referendum.

 

Non è previsto nessun quorum per questi referendum consultivi e la fusione sarà approvata se sarà raggiunta la maggioranza dei voti favorevoli. Se vincerà il sì, entro febbraio sarà approvata dal Consiglio regionale una legge per l’istituzione di ciascun nuovo comune. I Prefetti nomineranno i commissari per la gestione dei comuni soppressi fino alle elezioni che daranno vita alle nuove amministrazioni.

 

 

 

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