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Domani l’inaugurazione della mostra fotografica e di modellistica. Sabato 27 ottobre il convegno

 

Cent’anni fa, il 27 ottobre 1918, a San Pietro di Feletto cadde l’ultimo bombardiere italiano della Prima Guerra mondiale.

Nello schianto morirono tutti e quattro gli aviatori del velivolo: il tenente Mario Tarli di Ascoli Piceno, il sergente Giannetto Vassura di Cotignola (RA) e i mitraglieri Dandolo Zamboni di Desenzano e Domenico Fantucci di Vallo di Nera (PG).

A questo tragico evento sono ispirate tre iniziative che chiudono le celebrazioni del centenario della Grande Guerra nel Felettano.

 

Domani, sabato 13 ottobre, alle ore 17, presso la sede municipale di Rua di Feletto verrà inaugurata la mostra fotografica e modellistica “Ultimi echi della Grande Guerra tra cielo e terra” in collaborazione con la scuola secondaria di 1° grado di Rua di Feletto, il Club Frecce Tricolori n. 40 e l’Associazione Arma Aeronautica di Conegliano. La mostra è integrata dalle immagini “Alisto-Ali nella storia” della Provincia di Treviso.

 

«Questa mostra racconta la storia che ci riguarda da vicino e vuole documentare uno spaccato di quel periodo, sia della vita militare che civile, raccontando la fatica della sopravvivenza e l’onore per chi è morto per la libertà delle future generazioni – spiega il sindaco Loris Dalto -. Le foto descrivono una guerra che non è ancora sopita nell’oblio perché simbolo di un drammatico sconvolgimento che echeggia tuttora in ognuno di noi, dato che tutti abbiamo un nostro avo che di quel periodo fu suo malgrado protagonista».

 

Sabato 27 ottobre, invece, sempre alle ore 17 ma presso la barchessa municipale di Rua, si terrà il convegno “L’ultimo bombardiere” con relatore il colonnello pilota Roberto Sardo.

 

Infine, domenica 28 ottobre alle ore 10 in piazza del Municipio a Rua di Feletto avrà luogo la cerimonia di commemorazione dei quattro aviatori caduti appunto il 27 ottobre 1918 con benedizione della lapide commemorativa (vedi foto) e sorvolo di un velivolo storico della Jonathan Collection.

 

Gli eventi sono organizzati dal Comune di San Pietro di Feletto in collaborazione con il comitato promotore Grande Guerra e la Pro Loco.

 

Il racconto di quel tragico 27 ottobre 1918

 

Il 1918 fu l’ultimo anno di quella Grande Guerra che doveva nascere e risolversi come azione bellica veloce. Molti videro questo conflitto prima con gli occhi e l’entusiasmo di ragazzi e poi con uno sguardo carico di sofferenza e orrore.

 

L’ultimo anno non fu più facile degli altri: le truppe straniere occupavano il nostro territorio, la prima linea sulle sponde del Piave faceva percepire la guerra in tutta la sua atrocità. I combattimenti non si limitavano più alla terra ma si susseguivano anche nel cielo.

Aerei dell’uno e dell’altro fronte si fronteggiavano nell’aria e supportavano le azioni di guerra. Negli ultimissimi giorni gli scontri si fecero più duri e Rua di Feletto entrò nei libri di storia. Un bombardiere italiano cadde proprio a due passi dal campanile della parrocchiale dopo essere decollato dal campo di San Pelagio (VR) per un’azione di supporto all’esercito nel corso dell’offensiva di Vittorio Veneto.

 

Era il 27 ottobre 1918. Il giorno dopo l’esercito italiano avrebbe liberato queste terre che tornarono a essere parte dell’Italia.

La guerra dunque sta per concludersi ma non è ancora finita. Anche la 4ª squadriglia è impegnata a supporto dell’esercito e deve compiere una missione su Vittorio Veneto.

È a Ca’ degli Oppi (VR).

 

Quella mattina Mario Tarli prende la caffettiera, la mette sul fuoco, ma scoppia mentre sta salendo il caffè.

Guarda il fratello Ermanno, un alpino che trascorre un periodo di convalescenza al campo di aviazione anziché tornare a casa.

“Mah! Che sarà mai una caffettiera scoppiata?” Ci ride sopra come a voler scansare un presagio. “Rifacciamo il caffè…” taglia corto sul brutto pensiero.

 

”Ragazzi, qua se non parto anch’io con il tenente Tarli faccio un macello”. È il sergente Giannetto Vassura che chiede insistentemente ai superiori di costituire la squadra insieme ai mitraglieri Dandolo Zamboni e Domenico Fantucci. È in licenza ma quando ha saputo della missione non ha sentito ragioni, è ripartito da casa per essere con i suoi compagni.

 

I quattro si riuniscono, controllano il Caproni 11503 e lo caricano di bombe. Il Ca vira sulla pista di terra battuta, prende velocità ma è pesantissimo, si alza in volo con notevole difficoltà…

I 16 aerei della 4ª squadriglia sono in volo carichi di bombe da sganciare sull’obiettivo. Il Ca 11503 è meno potente degli altri, fatica a tenere il passo. Il tempo è inclemente, grava una fitta nebbia. Volare con queste condizioni atmosferiche è già un’impresa ardua, difficilissimo stare in formazione con la squadriglia.

 

Due caccia austriaci attaccano il Caproni che si difende strenuamente riuscendo a disimpegnarsi e a raggiungere l’obiettivo nei pressi di Vittorio Veneto. A quel punto vira per tornare al di là del Piave, ma nello scontro ha subito danni ingenti, vola a bassa quota ed è preda del fuoco antiaereo.

 

Sopra il cielo di Conegliano un colpo di Shrapnels gli squarcia un’ala staccandola quasi completamente. Il Ca 11503 si piega da un lato entrando in vite, perde il controllo e precipita verso il suolo. Prima colpisce un albero, poi si schianta contro un muro a pochi metri dal campanile di Rua di Feletto.

 

Da testimonianze raccolte pare che tre dei componenti siano morti sul colpo, un quarto, forse un mitragliere, sia stato brutalmente ucciso da soldati nemici a colpi di calcio di fucile.

 

Il Ca 33 n° 11503 è l’ultimo trimotore italiano perso in combattimento durante la Prima Guerra Mondiale.

Un racconto in quattro puntate per conoscere come Mestre e la Terraferma hanno vissuto la Prima guerra mondiale, affidato agli studiosi che si sono occupati dell’argomento. Questo l’obiettivo di “Mestre in guerra: gli scrittori raccontano”, il ciclo di conferenze promosso dal Comune di Venezia, in collaborazione con la Fondazione Forte Marghera, per ricordare il centenario della Vittoria, presentato a Forte Marghera, con una conferenza stampa a cui hanno preso parte l’assessore comunale alla Coesione sociale, Simone Venturini, il direttore e il consigliere della Fondazione Forte Marghera, rispettivamente Marco Mastroianni e Diego Semenzato, il curatore della rassegna, Umberto Zane.

 

“È un’iniziativa – ha osservato Venturini – che conferma la vocazione culturale del ‘nuovo’ Forte Marghera, che già ospita eventi in collaborazione con enti importanti come la Biennale e i Musei civici. In questo caso in primo piano sarà la storia, in particolare della nostra città, raccontata in maniera diversa e in una cornice direi quanto mai ‘appropriata’, come quella del forte. Su questo luogo crediamo davvero molto, come dimostrano anche i 12 milioni di euro stanziati dalla Giunta per finanziare nuove importanti iniziative nel prossimo futuro.”

 

“È un lavoro – hanno spiegato per la fondazione Forte Marghera il direttore Mastroianni e il consigliere Semenzato – che stiamo facendo in maniera congiunta e su più fronti. Vogliamo infatti far diventare il forte sempre più un luogo insieme di convivialità e di cultura, aperto non solo ai mestrini, ma anche ai turisti che in sempre maggior numero pernottano in Terraferma.”

 

“Le vicende di Mestre nel corso della Grande Guerra – ha spiegato Umberto Zane – sono state studiate solo parzialmente dagli storici, e su di esse esiste una bibliografia molto limitata. Nelle quattro serate in programma saranno proprio gli scrittori che si sono occupati di questo argomento, da ottiche diverse, a raccontare una storia che non mancherà di appassionare, e anche stupire, il pubblico. Scopriremo infatti che Mestre ha avuto un ruolo da protagonista nella Guerra.”

 

Si comincerà venerdì 14 settembre con “Mestre che si prepara”: Sergio Barizza racconterà che cosa era Mestre allo scoppiare del conflitto e di come la città arriva alla guerra. Venerdì 21 settembre si continuerà con la “Mestre che combatte”, affidata a Stefano Sorteni, che spiegherà come, con lo scoppiare delle ostilità, cambia la città, che diventa un grande ospedale, nonché le iniziative che vengono promosse per sostenere i soldati, e i rapporti tra loro e le rispettive famiglie.

 

Martedì 25 settembre sarà la volta della “Mestre che resiste”, Daniele Ceschin parlerà di che cosa succede (anche) a Mestre dopo Caporetto: la città diventa da “immediata retrovia”, “seconda linea del fronte” e sono tanti i mestrini che se ne vanno (circa 7.000 sui 21.000 in totale), di cui saranno raccontate le vicende. Nell’ultimo appuntamento di venerdì 5 ottobre, con la “Mestre che vince”, Umberto Zane parlerà di che cosa succede in città negli ultimi mesi di guerra, con l’intensificarsi dei bombardamenti e con la battaglia del Solstizio, ultimo disperato tentativo degli austroungarici di vincere la guerra. Ed insieme alla storia di Mestre..anche quella di un mestrino, Francesco Calmasini, alpino artigliere, che riesce a raccontare lucidamente, nel suo diario, quanto avviene al fronte.

 

Tutti gli incontri si terranno al Centro Studi di Forte Marghera, con inizio alle ore 21. A condurre le serate, dialogando con gli autori, ci saranno il presidente del Centro Studi Storici di Mestre, Roberto Stevanato, e il giornalista e scrittore Pierluigi Rizziato.

 

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