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Giovedì 5 luglio incontro pubblico con il consigliere regionale Andrea Zanoni

 

“Più di trentacinque anni di anarchia per arrivare a un provvedimento impugnato dal Governo per incostituzionalità. Un altro successo della Giunta Zaia”. La nuova legge sulle cave, attesa dal 1982, e il Prac (Piano regionale delle attività di cava), entrambi approvati lo scorso marzo, saranno l’argomento al centro della conferenza pubblica in programma per domani, giovedì 5 luglio, alle 20.45, al Bhr Hotel di Quinto di Treviso (via Postumia Castellana, nei pressi della tangenziale di Treviso in direzione Paese). A condurre l’incontro sarà il consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Zanoni, vicepresidente della commissione Ambiente a Palazzo Ferro Fini e relatore di minoranza dei due provvedimenti, mentre a introdurre la serata ci penserà la giornalista Elena Mattiuzzo.

 

“Abbiamo in cantiere diversi incontri per discutere delle modifiche introdotte nel settore dopo 36 anni di anarchia, così come degli effetti dell’impugnazione davanti alla Consulta da parte del Governo, che coinvolge ben sei articoli con cinque motivi di incostituzionalità. È il colmo attendere tutto questo tempo per una legge e riuscire comunque a farla male anche per la solita arroganza di non voler ascoltare le perplessità dell’opposizione e le relative proposte, soprattutto per quanto riguarda la tutela ambientale. Adesso andrà perso almeno un altro anno, con il corollario di spese per ricorsi e controricorsi. E a pagare, come al solito, saranno i cittadini”.

 

In vista dell’incontro di domani sera sul tema “Legge regionale sulle cave”, pubblichiamo una nota del consigliere regionale Andrea Zanoni

 

Un provvedimento atteso 36 anni, approvato e subito impugnato dal Governo per incostituzionalità. Il travagliato iter della Legge cave e il nuovo Prac (Piano regionale delle attività di cava) sarà al centro di un dibattito pubblico in programma domani sera (giovedì 21 giugno), alle 20.45, nella sede provinciale del Partito Democratico, presso il Centro Edison di Treviso, in via Castagonole (secondo piano, di fronte a Orsam). Interverrà il consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Zanoni, vicepresidente della commissione Ambiente e relatore di minoranza sia del Piano cave che della nuova legge; a introdurre la serata Oscar Borsato, responsabile della Agenda urbana e Governo del territorio della Segreteria provinciale del Pd trevigiano.

 

“Parleremo delle modifiche introdotte nel settore dopo 36 anni di anarchia e delle conseguenze dell’impugnazione davanti alla Consulta da parte di Palazzo Chigi, avvenuta lo scorso maggio. Una decisione che scuote la legge fin dalle fondamenta visto che ci sono ben cinque motivi di incostituzionalità riguardanti sei articoli.

 

La nuova legge sulle cave e il Piano cave, approvati dopo un’attesa lunga 36 anni, saranno al centro della conferenza pubblica organizzata dall’associazione Iams (Impegno e azione per un mondo sostenibile) con il consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Zanoni, in programma domani, giovedì 7 giugno, alle 20.45 a Vedelago presso la sede dell’associazione pensionati San Martino, in via Lazzaretto 36.

 

“È il primo incontro pubblico sul tema e parleremo anche dell’impugnazione della legge davanti alla Corte Costituzionale da parte del Governo Gentiloni lo scorso maggio. Un epilogo che come PD avevamo ampiamente annunciato in aula e che coinvolge i pilastri del provvedimento, con sei articoli ‘nel mirino’ e cinque motivi di incostituzionalità. È un’occasione importante per informarsi e capire in merito a una riforma a suo modo storica ma altrettanto controversa”, spiega Andrea Zanoni.

 

Insieme al consigliere dem ci saranno Eddi Serena e Fiorenza Morao dell’associazione Iams: “Le ringrazio per avermi dato l’occasione di parlare di un tema particolarmente sentito nella Marca trevigiana, per le tante, gravi e permanenti, ferite, inferte al territorio. Prima dalle cave e poi dalle discariche che ne hanno riempito i crateri”. 

 

“Abbiamo scritto una pagina storica di questo Consiglio, perché dopo 36 anni viene data attuazione alla legge 44 del 1982, che prevedeva l’approvazione del Piano regionale di attività di cava (Prac) entro 150 giorni. Da allora sono passate otto legislature e ben dodici Giunte. Un vuoto normativo di pianificazione che non è stato certo senza conseguenze. Anzi, sono ferite della nostra terra ben visibili e che mai si potranno rimarginare”. Così Andrea Zanoni, relatore di minoranza sul Prac a proposito del provvedimento che è in via di approvazione in aula e su cui il gruppo dem aveva presentato oltre 30 emendamenti sui 54 totali, dei quali ne sono stati approvati quasi una decina. 

 

“Pensiamo al preoccupante fenomeno della realizzazione di cave sottofalda, cave che hanno portato ‘a giorno’ la falda acquifera privandola della difesa naturale, il suolo, dall’inquinamento – spiega il vicepresidente della commissione Ambiente – Non dimentichiamo poi i gravi episodi di corruzione legati al rilascio delle autorizzazioni, con tanto di lingotti d’oro intascati da chi doveva dare ‘il via libera’ e successivi processi in tribunale che sono andati avanti per anni”. 

 

“Nonostante sia finalmente arrivata l’approvazione, questo Piano cave presenta grosse criticità e lacune per quanto riguarda la Valutazione ambientale strategica (Vas), il Rapporto ambientale e la Valutazione di incidenza ambientale (Vinca). Il non assoggettare il Piano a una nuova procedura Vas, nonostante la precedente fosse stata svolta in un contesto ambientale ormai ‘vecchio’. Questo secondo noi ha determinato una valutazione non sufficientemente approfondita su questioni ambientali diventate ormai emergenza, come la siccità causata dai cambiamenti climatici e la contaminazione delle falde acquifere in alcune aree, con particolare riferimento alle sostanza perfluoralchiliche (Pfas e Pfoa). Quest’ultimo caso è significativo – afferma Zanoni – In 638 pagine del Prac, inclusi i sei allegati, non se ne fa mai riferimento. Non c’è traccia del problema, che tra l’altro si è verificato in corrispondenza dell’ambito estrattivo Vicenza 2 e che è interessato quasi per intero dal fenomeno di contaminazione. La Giunta doveva porre maggiore attenzione: sono stati gli stessi Comuni di Trissino e Arzignano a scriverci, ipotizzando che sabbie e ghiaie estratte andrebbero conferite in discarica.”.

 

Zanoni si sofferma poi sulle volumetrie dei materiali da scavare, facendo alcune precisazioni: “È stato detto che in provincia di Treviso questo Piano prevede zero metri cubi di sabbie e ghiaia da estrarre. Non è un’affermazione corretta, poiché ci sono le cosiddette riserve, ovvero le autorizzazioni già acquisite dai cavatori. E a Treviso ci sono già 69 milioni di metri cubi scavabili, 18,6 nei prossimi dieci anni. Altro che zero! Tutta la programmazione del Piano si porta dietro una palla al piede che si chiama ‘riserve’ e che la condiziona pesantemente. Riserve che sono state agevolate grazie al vuoto pianificatorio lungo 36 anni, dovuto all’incapacità della politica veneta. Si tratta quindi un Prac monco, condizionato dagli errori del passato, dai cosiddetti diritti acquisiti”.

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