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Visti il grande successo di pubblico e la grande richiesta, da oggi sul sito è possibile registrarsi in lista d’attesa per alcuni degli eventi già esauriti

 

Grande successo di pubblico per “Festival delle idee – ’900 il grande secolo delle innovazioni” in programma dal 24 al 27 ottobre all’ M9 – Museo del ’900 di Mestre. Viste le molte richieste pervenute, da oggi, lunedì 14 ottobre, sul sito verranno aperte le liste d’attesa per alcuni degli eventi già esauriti.

 

Al programma si aggiunge, il 27 ottobre (ore 20.30 – Auditorium M9), la proiezione del corto di Fabio Massimo IaquonInfinito Hack, opera sperimentale dedicata a Margherita Hack. Sarà presente il regista.

 

Eventi esauriti e non più prenotabili

Inaugurazione (presentazione libro “Quattro Venezie per un Nordest”), Piergiorgio Odifreddi, Pupi Avati, Enrico Zoppas, Alan Friedman, Morgan (solo), Alessio Boni con Marcello Prryer, Mauro Corona, Paolo Nespoli, Philippe Daverio.

 

Eventi esauriti con apertura liste d’attesa

Melania Mazzucco, Igor Sibaldi, Mauro Ferrucci (incontro e dj set), Morgan con Carlo Vanoni, Francesco Moser con Sara Simeoni, Gioele Dix (ancora prenotabile anche la diretta su maxischermo al Chiostro M9), Mogol (ancora prenotabile anche la diretta su maxischermo al Chiostro M9).

 

Eventi ancora disponibili

Francesca Cavallin con Massimiliano Sabbion, Guido Barlozzetti, Marco Melegaro, Carlo Freccero, Aldo Grasso, Liviano Tomasi, Giò Alajmo, Nicolai Lilin, Infinito Hack (film di Fabio Massimo Iaquone), Tino Vettorello (entrambi gli appuntamenti).

 

Le liste d’attesa non garantiscono automaticamente l’accesso all’evento. Se non si presenteranno agli eventi tutti gli aventi diritto al posto, verrà chiamata a voce la lista d’attesa, secondo l’ordine di prenotazione, 30 minuti prima dell’inizio annunciato dell’evento. Chi non sarà presente al momento della chiamata perderà il diritto all’eventuale posto.

 

Le prenotazioni per le dirette sui maxischermo e l’accesso alla lista d’attesa sono diversi tra loro: chi si prenota per il maxischermo non è automaticamente prenotato per la lista d’attesa e viceversa.

 

I possessori delle prenotazioni (comprese quelle per le proiezioni su maxischermo al Chiostro M9) potranno accedere all’esposizione permanente e alle mostre temporanee di M9 – Museo del ’900 a tariffa ridotta fino al 31 dicembre 2019.

Cento arazzi per il valore di 50 milioni di euro in un’esposizione inedita e originale presentata a Venezia per la prima volta al mondo

 

 

Venice Exhibition realizza l’ultimo sogno di Ugo Scassa, il più grande arazziere italiano.

 

Quando Vassily Kandinsky, precursore e fondatore della pittura astratta, nel 1925 dipinse Rosso, Giallo, Blu, mai avrebbe immaginato che un italiano, innamorato dell’arte contemporanea, avrebbe fatto del suo quadro un arazzo talmente bello da sembrare un dipinto.

 

Il capolavoro dell’artista franco-russo è il simbolo della mostra “Da Kandinsky a Botero. Tutti in un filo” che aprirà i battenti il 1° novembre a Palazzo Zaguri in Campo San Maurizio a Venezia.

 

Un evento di respiro internazionale, un’esposizione mai vista finora con un testimonial d’eccezione del panorama artistico-culturale italiano, Vittorio Sgarbi, voce delle audioguide gratuite che accompagneranno i visitatori in un percorso dove espressione artistica, artigianato di bottega e scuola trovano nell’arazzo l’espressione più preziosa e antica e, al contempo, mai così moderna e attuale.

 

Cento gli arazzi esposti nei quattro piani del palazzo veneziano, per un valore complessivo di circa cinquanta milioni di euro. La maggior parte proviene da una delle ultime arazzerie italiane, quella fondata nel 1960 da Ugo Scassa, il cui sogno, mai realizzato in vita, era proprio di esporre le proprie opere a Venezia.

 

È una gioia per gli occhi e per l’anima: cento manufatti, tessuti per ore da abili mani femminili al telaio ad alto liccio per decenni, grazie all’intuizione e alla lungimiranza di questo italiano che abbandona l’edilizia per fare della propria passione, l’arte contemporanea, un mestiere. Sono opere capaci di stupire e “catturare” chiunque, per la finezza dell’ordito, la maestria nel miscelarne i colori sulla tela, filo dopo filo, intreccio dopo intreccio, per dar vita a capolavori che hanno arredato i grandi saloni delle feste nella grande stagione delle turbonavi italiane, dalla Leonardo alla Michelangelo passando per la Raffaello.

 

Per evocare il mondo scintillante dei viaggi transoceanici dei primi del Novecento, saranno proiettate parti e immagini del film “La leggenda del pianista sull’oceano” così che percezione visiva e uditiva traportino il visitatore in mezzo al mare, in un clima fiabesco e quasi surreale.

 

Da Kandinskij a Botero, passando per De Chirico, Mastroianni, Paul Klee, Henri Matisse, Joan Mirò e Andy Wharol, solo per citare alcuni dei grandi maestri presenti alla mostra. Perfino Renzo Piano fece “tradurre” alcuni suoi disegni con questa tecnica, a imperitura memoria. Tutti in un filo.

 

Insomma, è quasi un ritorno alle origini, un forte richiamo alla storia del tessuto cittadino veneziano: il palazzo, infatti, fu eretto tra il XIV e il XV secolo per volontà della famiglia Pasqualini, famosi commercianti della seta. E sono proprio le trame e gli orditi, i protagonisti di questa nuova e inedita mostra, in un continuum spazio temporale che lega storia e attualità.

 

 .   . 

In occasione delle ricorrenze del 25 aprile e 1 maggio, arriva a IMG Cinemas Candiani uno degli eventi cinematografici più importanti degli ultimi anni: il multisala di Mestre presenta la versione integrale, restaurata con la tecnologia Ultra HD 4K, di Novecento, capolavoro di Bernardo Bertolucci.

 

Il kolossal verrà trasmesso da IMG in due atti: prima parte giovedì 26 aprile alle 19.30 (dal 1900 all’avvento del fascismo), seconda parte giovedì 3 maggio alle 19.30 (la Liberazione).

 

Interpretato da un cast stellare (tra gli altri, Robert De Niro, Gérard Depardieu, Dominique Sanda, Donald Sutherland, Burt Lancaster), con le musiche di Ennio Morricone e la fotografia di Vittorio Storaro, il film è un affresco potente e irripetibile di mezzo secolo di storia italiana.

 

Il restauro capillare della pellicola, operato dal laboratorio L’Immagine Ritrovata, restituisce la versione originaria di 318 minuti di una pellicola martoriata da settecento tagli, a volte arbitrari, eseguiti all’epoca dal distributore americano, che l’avevano ridotta a 4 ore totali di durata.

 

NOVECENTO

Realizzato nel 1974-75 in Italia, con un cast internazionale ricchissimo e forse mai più replicato in una produzione cinematografica nazionale (tra gli altri, De Niro, Lancaster, Depardieu, Sanda, Sutherland, Sandrelli), il progetto di Novecento si situa nell’ambito della filmografia bertolucciana a ridosso del successo internazionale di Ultimo tango a Parigi, ovvero in una fase della carriera artistica in cui il regista italiano ottiene carta bianca e la massima indipendenza economica e produttiva possibile. Il risultato è un film ancora oggi centrale nella storia del cinema italiano, diviso in due atti per un totale di cinque ore e mezza, dal notevole successo commerciale in Italia.

 

Attraverso l’affresco storico di mezzo secolo del nostro paese, il regista italiano racconta la lotta di classe tra contadini e padrone, individuando nei due personaggi protagonisti – Alfredo, il figlio del padrone, e Olmo, figlio dei contadini – i poli simbolici su cui costruire la tensione emotiva dell’opera. Dai primi anni del XX secolo alla Prima Guerra mondiale e ancora alla cupezza grigia e violenta del Fascismo, fino alla Liberazione del 25 aprile, Bertolucci realizza un’opera ambiziosa, che trova nelle location dell’Emilia (terra d’origine dell’autore) il piccola grande mondo “perduto” su cui far muovere un’idea di cinema poetica, omaggio alla terra e al socialismo contadino.

 

La pellicola inizia il 25 aprile 1945. Nelle campagne parmensi i partigiani catturano gli ultimi fascisti; un ragazzo tiene sotto tiro il ricco proprietario terriero Alfredo Berlinghieri. Con un salto temporale l’azione si sposta al 1900, anno di nascita di Alfredo, futuro erede dei possedimenti del padre, e di Olmo Dalcò, figlio di una contadina che lavora presso la famiglia Berlinghieri. I due, crescendo, stringono un legame d’amicizia molto forte a dispetto della diversa estrazione sociale e degli eventi storici che tendono ad allontanarli: prima il servizio di leva che li assegna a reparti diversi durante la Grande Guerra, poi l’avvento del regime fascista che privilegia i latifondisti scatenando la ribellione contadina. Negli anni Venti, Olmo e Alfredo incontrano quelle che diventeranno le rispettive mogli: Anita, fervente socialista conosciuta dal primo in una Casa del Popolo, e Ada, che il secondo incontra durante una visita allo zio Ottavio. Gli anni Trenta sembrano separare definitivamente i due protagonisti, ma la loro profonda amicizia è destinata a sopravvivere.

È possibile acquistare, presso il box office del cinema, il “pacchetto due film” che prevede l’ingresso per la visione di entrambi gli atti a tariffa scontata.

Informazioni, prenotazioni e prevendite:

Tel. 041 2383111

www.imgcinemas.it

 

La filosofia del treno TransEuropea non contemplava confini di sorta da Reykjavík fino a San Pietroburgo. Il suo unico limite era quello di dover seguire le rotaie, e non poter sconfinare mai, come tutti i treni che si rispettino. Ogni tanto, tuttavia, accadeva che nel suo immenso tragitto sorgessero nuove città, o i fiumi straripassero o le montagne crollassero, e allora migliaia di uomini si arrotolavano le maniche, e senza quasi proferire parole risistemavano le rotaie con un bel po’ di fantasia. Tanto che mappare il suo percorso era diventata un’impresa totalmente vana data la celerità del suo modificarsi.

 

Questo è un estratto del primo romanzo di Francesca Maria Nespolo, redattrice de Il Nuovo Terraglio. Nata a Treviso ma nomade di natura, ha vissuto diverso tempo tra Berlino e Buenos Aires, e attualmente si è trasferita a Monaco di Baviera.

 

 

 

Nomada è la storia di una bambina venuta alla luce su un treno in corsa. Una bambina di cui si diceva non avesse mai osato mettere piede sulla terraferma, e nessuno ne sapeva le ragioni. Si diceva anche che avesse raccolto migliaia di storie a bordo dei convogli e che divenne ben presto il personaggio più conosciuto a bordo del treno TransEuropea e più chiacchierato in tutta Europa. Così la gente che poteva permetterselo iniziò a viaggiare a bordo del treno solo per il piacere di farlo. O forse, per raccontare la propria storia a Nomada.

 

«Questo romanzo è frutto di una notte d’insonnia. La gioventù che Nomada incarna consiste nella complicazione di prendere una strada invece che un’altra: una qualsiasi. L’allontanarsi dalla quiete, abbracciando una maniera di vivere inquieta, è un male esistenziale comune a molti di coloro che sono saliti sul suo, sul mio, treno e che ha come causa la curiosità di ciò che ancora non si dà, che si è dato e si è perduto, e di ciò che non conosceremo mai. Qualcosa di cui si doveva scrivere».

 

Ѐ possibile prenotarne una copia qui.

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