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“Vi chiediamo tolleranza per i ragazzi con autismo che, per esigenza, escono con i genitori nei nostri territori. Avvisate di portare la documentazione comprovante la patologia con loro in modo da giustificarne l’uscita. Ovviamente devono comunque rispettare le condizioni normali dei Dpi. Abbiamo già concordato questa linea con il Prefetto.”

 

Questo il messaggio che i 94 Sindaci della Marca hanno ricevuto giovedì 19 marzo dal primo cittadino di Treviso Mario Conte che, dopo essersi confrontato con il Prefetto Maria Rosaria Laganà, ha allentato la misura restrittiva sulle passeggiate e sulla mobilità, per le famiglie con figli autistici.

 

“Avevo chiesto al Sindaco Conte, che è stato anche un volontario della nostra Fondazione,  di poter intercedere con il Prefetto di Treviso al fine di poterci aiutare nella gestione quotidiana dei ragazzi e delle ragazze con autismo – spiega Mario Paganessi, Direttore della Fondazione – Non stiamo chiedendo assistenti o educatori a casa, che al momento noi sconsigliamo come strada da percorrere. Abbiamo chiesto di poter però avere dei gradi di libertà nella gestione quotidiana dei ragazzi certificati con Legge 104 art. 3 comma 3 per poterli portare in bicicletta e/o in una passeggiata, nel rispetto delle regole di sicurezza imposte dalla attuale situazione e naturalmente senza abusarne. Sono stato poi ricontattato, in serata, per la conferma che sarà possibile passeggiare, entro 1 km di distanza da casa, nel rispetto delle regole sopra menzionate e muniti di autocertificazione e copia Legge 104 con specificato art.3 comma 3.”

 

“Siamo molto felici di questa attenzione riservata alle famiglie di ragazzi con autismo, e chiediamo a tutti gli altri Sindaci della Marca di aiutarci in questo momento difficile per tutti ma, credeteci, molto duro per chi ha un figlio autistico a cui è difficile, per non dire impossibile, spiegare la situazione e cercare di contenere una iperattività tipica di questi soggetti. Anche per questo, abbiamo attivato qualche giorno fa, uno sportello online di supporto psicologico, già raggiunto da oltre 70 famiglie. Ognuno, in questa fase, faccia la sua parte”, conclude Paganessi.

Molto spesso, e con sempre maggiore frequenza, si sente parlare o si parla direttamente di gaming online. O anche, perché no, di gambling sempre virtuale. Si tratta di un settore che sta vivendo una crescita incredibile negli ultimi anni, tanto che nel 2019 ha toccato il suo record in Italia, e che interessa un pubblico sempre più vasto e conseguentemente muove somme ogni giorno più sostanziose, nell’ordine dei miliardi. Ma quando affrontiamo questo argomento, troppe volte diamo per scontato un elemento che invece è fondamentale: la legalità dei siti sui quali operiamo. Andiamo a vedere il motivo dell’importanza, e perché bisognerebbe scegliere solo casino legali online.

 

Casino online: i numeri dell’illegalità

È importante essere consapevoli di questo dovere perché è davvero incredibilmente semplice cadere in truffe di qualsiasi tipologia online, e magari trovarsi anche a frequentare siti di gaming virtuale illegali senza esserne a conoscenza. Nel momento in cui, consapevolmente o meno, si infrange questo regolamento la conseguenza non è solamente il fatto di star commettendo un reato, ma potrebbero essercene di parecchio gravi a livello di sicurezza. I siti illegali infatti non offrono certamente una protezione adeguata per i nostri dati sensibili che, se siamo soliti giocare online, siamo obbligati a fornire.

 

Ma perché è necessario ricordare questa evidenza, che dovrebbe essere ormai quasi palese per tutti? Perché purtroppo i numeri non mentono, e parlano di un utilizzo mai sopito e anzi in costante crescendo di casino non autorizzati e non certificati nel nostro paese. Per quanto la legislazione dell’Italia sia molto avanzata in questo settore, e regolamenti al meglio delle sue possibilità e con grandi risultati l’ambiente di gioco online, non tutti gli utenti si affidano a siti sicuri. E le truffe non sono quindi debellate per questo settore.

 

Il gaming online è purtroppo ancora parecchio florido nella nostra nazione. Basti pensare che nel solo anno 2019 sono stati più di 8.000 i siti totali oscurati perché non legali. Questi siti vengono inibiti ed il loro elenco, costantemente aggiornato, è pubblicato sul sito dell’ADM per poter essere consultato in qualsiasi momento, nel caso in cui fossimo colti da un dubbio di fronte ad una pagina online che possa apparirci come non completamente sicura.

 

Casino illegali online: quali sono i rischi che si corrono

Al contrario, è sempre necessario affidarsi a siti legali di casino come quelli disponibili su casinosicurionline.net, che offrono ai giocatori la possibilità di giocare sul campo che più preferiscono senza correre alcun rischio. Quali possono essere questi pericoli più volte menzionati? I rischi che si corrono sono di diversa natura, e possono avere a che fare con più aspetti: dalla già citata sicurezza dei dati personali fino alle transazioni ed ai dati bancari.

 

Per arrivare addirittura alla certezza di essere pagati in caso di vincita: un elemento che dovrebbe essere scontato, alla base di qualsiasi gioco online, ma che sui siti illegali invece può trasformarsi in una problematica. Come riuscire a distinguere un casinò online legale da uno illegale? Innanzitutto è bene ricordare che tutti quelli legali lo sono poiché sono stati regolarmente riconosciuto dall’AAMS (Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato), ovverosia un organo che fa parte dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato.

 

Premessa doverosa questa perché ci porta al prossimo punto: proprio perché parte di questo elenco, i casinò online autorizzati presentano un logo nella home page, sempre ben visibile, ed accanto a questo deve essere segnalato anche un numero di licenza. Infine, essendo riconosciuti come legali in Italia, il nome del sito deve presentare obbligatoriamente l’estensione “.it”. Se rispettano questi parametri, allora possiamo stare tranquilli e procedere al nostro gaming online, che sarà effettuato su un sito sicuro e legale.

In tutto il Lido di Jesolo, tutti i sabati a partire dal prossimo 27 luglio e fino al 14 settembre, Ferragosto compreso, stop a vendita per asporto, detenzione e consumo su suolo pubblico di alcolici.

 

Il provvedimento emesso dal Comune si muove sulla stessa linea di quello varato negli ultimi anni per bloccare il fenomeno della “pasquetta alcolica” e del divertimento eccessivo tra i giovani e promuovere al contrario un atteggiamento responsabile nel consumo di sostanze alcoliche.

 

L’ordinanza siglata dal primo cittadino di Jesolo varrà per tutti i sabati notte, a partire dal prossimo 27 luglio e fino al 14 settembre e coinvolgerà il Lido di Jesolo, arenile compreso e avrà efficacia dalle ore 20.00 del sabato e fino alle 6.00 del giorno successivo.

 

In questo periodo e nelle fasce orarie indicate sarà vietata la vendita per asporto di bevande alcoliche di qualunque gradazione in contenitori di vetro e in lattine effettuata anche attraverso distributori automatici. Sarà consentita solo la vendita per asporto di bevande alcoliche per uso domestico con la prescrizione che i contenitori dovranno essere chiusi e sigillati in appositi involucri.

 

Sempre nella zona del Lido di Jesolo, arenile compreso, l’ordinanza prevede inoltre il divieto di detenzione di qualsiasi contenitore e consumo di bevande alcoliche di ogni gradazione su suolo pubblico, ad eccezione del consumo effettuato all’interno dei pubblici esercizi autorizzati alla somministrazione e nelle aree di pertinenza dei locali stessi.

 

Le limitazioni si applicheranno anche per il ponte di Ferragosto, a partire dalle ore 20.00 di mercoledì 14 agosto e fino alle ore 6.00 di lunedì 19 agosto.

 

La violazione di quanto stabilito dal provvedimento comporterà una sanzione di 200 euro.

 

“Questo intervento è già stato testato in questi anni in occasione di specifici momenti e iniziative dando dei buoni risultati – spiega il sindaco di Jesolo, Valerio Zoggia -. Ora ampliamo il raggio d’azione di questa misura per cercare di far capire ai giovani che con l’alcol non si scherza e un abuso può comportare rischi per sé e per gli altri e che si deve imparare ad avere un atteggiamento responsabile. Un impegno che muove i suoi passi anche attraverso le campagne di sensibilizzazione; su tutte Off Limits che vede da vent’anni il Comune di Jesolo in prima linea nel sostegno all’attività portata avanti dai volontari e anche alla campagna per la sicurezza stradale Pensa alla vita… Guida con la testa che partirà in questi giorni. Noi ci siamo ma è importante sottolineare che deve esserci corresponsabilità e tutti devono fare la loro parte nell’educazione dei giovani”.

Dal 1° luglio sono entrati in vigore i nuovi canoni per gli inquilini di edilizia residenziale pubblica, come previsto dalla legge regionale n.39 del 2017.

 

L’Ater di Venezia, come le altre Ater del Veneto e i Comuni, si attiene alle disposizioni normative regionali e ha inviato ai propri inquilini la comunicazione formale sull’entrata in vigore dei nuovi contratti di locazione. Le lettere sono già arrivate e stanno arrivando e domani si insedierà il tavolo tecnico regionale per tutelare la situazione della residenzialità nel centro storico veneziano e sulle isole.

 

Il presidente Speranzon: “Due anni di monitoraggio. Non sfrattiamo nessuno e non saranno penalizzati i soggetti e i nuclei fragili”

“Le Aziende territoriali e i Comuni sono chiamati ad applicare la riforma regionale sugli alloggi pubblici, aggiornando i contratti, non solo quelli nuovi ma anche quelli già esistenti – dichiara il presidente dell’Ater di Venezia Raffaele Speranzon – Si è infatti conclusa la fase di ricognizione sulle assegnazioni in essere e quella di verifica delle situazioni reddituali e patrimoniali degli assegnatari e ora si è entrati nel vivo dell’applicazione della nuova normativa. L’obiettivo è riuscire a garantire un alloggio a condizioni di favore a chi ne ha bisogno, accompagnando gli inquilini con maggiori possibilità economiche a rivolgersi al libero mercato delle locazioni. Questo naturalmente dove è possibile farlo e domani per questo motivo si insedierà il tavolo tecnico regionale per analizzare e tutelare la delicata situazione del centro storico veneziano e delle isole. Non penalizzeremo i soggetti e i nuclei familiari in condizione di fragilità socio-economica, e i cambiamenti, in generale, saranno graduali: ci sono 24 mesi di tempo per rientrare nei requisiti presentando gli Isee mancanti, o per trovare un nuovo alloggio. Per i singoli casi di particolare fragilità sociale – assicura il presidente – e in particolare per i nuclei dove sono presenti disabili e anziani in età avanzata, l’Azienda è impegnata a valutare e ad adottare le soluzioni di maggior tutela per l’inquilino”.

 

“Contiamo inoltre di poter approfondire – aggiunge Speranzon – le particolari esigenze di residenzialità di Venezia, dove la pressione turistica sul livello degli affitti, l’elevata età media degli inquilini Ater, la difficoltà di adeguare gli alloggi alle persone con disabilità, richiedono una specifica attenzione di tutela e salvaguardia, volta a ridurre eventuali ulteriori diminuzioni di cittadini residenti.”

 

“Non sfratteremo nessuno – conferma l’Azienda – invitiamo gli inquilini che leggono le lettere e hanno dei dubbi o necessitano di delucidazioni a prendere un appuntamento con gli uffici del settore Utenza. Abbiamo anche attivato una casella di posta elettronica apposita, per cercare di agevolare la comunicazione con gli inquilini: [email protected]. La Regione Veneto ha istituito un apposito tavolo tecnico per Venezia, a cui parteciperemo domani per rilevare eventuali criticità e suggerire modifiche e miglioramenti nei regolamenti applicativi”.

 

L’importo dei nuovi canoni è parametrato al reddito e alla situazione patrimoniale dell’assegnatario: da un minimo di 40 euro al mese fino al valore del canone di mercato, in base alle quotazioni Omi (Osservatorio mobiliare italiano) dell’Agenzia delle Entrate.

 

La riforma ha introdotto nuovi criteri per la gestione equa e sostenibile del patrimonio di circa 41 mila alloggi Erp del Veneto. L’Ater di Venezia è la realtà con più proprietà immobiliare  (9.718 abitazioni totali, di cui 8.651mila Erp, a cui si aggiungono 950 case amministrate per conto dei Comuni) quindi che avrà il maggior da fare, anche nell’opera di informazione e assistenza agli inquilini.

 

La legge regionale prevede due specifiche novità: agli assegnatari degli alloggi Erp si chiede di documentare la propria situazione reddituale e patrimoniale, dimostrando di avere un Isee-Erp non superiore ai 20 mila euro e di non avere altri alloggi in usufrutto o proprietà; i contratti di locazione diventano di durata quinquennale, rinnovabile, e l’importo del canone è parametrato di anno in anno alla capacità economica dell’inquilino.

 

Che cosa è cambiato quindi dal 1° luglio? Gli inquilini che non hanno ancora presentato la dichiarazione Isee o che superano i limiti reddituali previsti dalla legge avranno a disposizione altri due anni per ottemperare all’obbligo di legge o per rientrare nei parametri di reddito indicati dalla normativa. Nel frattempo pagheranno il canone di locazione secondo i valori di mercato indicati dalle quotazioni Omi, maggiorati del 10 per cento.

 

Informazioni e appuntamenti

Maggiori informazioni sul rinnovo del contratto e il calcolo del canone si possono ottenere solo per appuntamento, da concordare con i dipendenti dell’Ater, telefonando ai numeri 041.798817 e 798857 il martedì e il giovedì dalle 15 alle 17. È stata inoltre stata attivata la casella di posta elettronica [email protected].

 

 

PER GLI INQUILINI:
NUOVO CONTRATTO, NUOVI CANONI DI LOCAZIONE

Terminata la fase della raccolta dei dati, allineati i programmi informatici e ottenuto il benestare dalla Regione, le Ater del Veneto iniziano dal mese di luglio ad applicare, per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica, i canoni di locazione calcolati secondo il nuovo meccanismo previsto dalla Legge regionale n. 39/2017.

Si rimanda fin d’ora agli articoli 27 e 36 della Legge per il dettaglio degli indirizzi e dei criteri ispiratori, come si rimanda all’articolo 7 del relativo Regolamento di attuazione della Legge per il dettaglio dei passaggi, degli indicatori, dei parametri che conducono alla determinazione del canone per ciascun inquilino assegnatario. Sia la Legge sia il Regolamento sono disponibili nel sito internet aziendale www.atervenezia.it.

Merita però tracciare un quadro riassuntivo che aiuti a comprendere principi ispiratori, strumenti e metodologia utilizzati per il nuovo calcolo del canone, e altre informazioni utili agli assegnatari.

 

Equità e sopportabilità per le famiglie

La Regione Veneto ha elaborato il canone graduandolo in base alla situazione economica della famiglia, secondo i principi di equità e sopportabilità. Si va da un minimo di 40 euro a un massimo, per i redditi più alti, del valore di mercato (secondo la banca dati Omi, Osservatorio del mercato mobiliare dell’Agenzia delle entrate).

 

Sostenibilità economica del sistema

Alle Ater vanno assicurate le entrate necessarie alla gestione  e manutenzione degli alloggi. Per questo il canone minimo di 40 euro deve essere corrisposto indipendentemente dal reddito dell’assegnatario.

 

Tutela sociale

Qualora il minimo da pagare risulti non sostenibile dal nucleo familiare, il Comune può certificare il caso come meritevole di tutela sociale e farsi carico della differenza anche ricorrendo al fondo di solidarietà.

 

Variabili previste per il calcolo del canone

La Regione del Veneto ha elaborato i dati di ciascun inquilino e di ciascun alloggio attraverso un apposito programma informatico, in modo da applicare le variabili e le combinazioni previste nel dettaglio dal Regolamento per calcolare il canone.

Ne ricordiamo: l’Isee (Indicatore della situazione economica equivalente, anche nelle tipologie Ise e Isr, rapportate all’erp) che rappresenta la situazione economica della famiglia correlata alla composizione del nucleo; l’equocanone, che rappresenta il valore dell’alloggio e viene moltiplicato per un coefficiente variabile in funzione della situazione economica della famiglia; la tabella Istat dei consumi delle famiglie, che sintetizza il valore dei consumi per territorio e categorie, al fine di considerare la minore capacità di spesa delle famiglie in difficoltà; la banca dati Omi (Osservatorio del mercato mobiliare dell’Agenzia delle entrate) per valutare la congruità del canone erp rispetto al valore di mercato (si confronta con  l’equocanone).

Questi elementi sono stati considerati e rapportati nei modi e con i meccanismi previsti dal Regolamento, con particolare attenzione al canone sopportabile, cioè alla capacità massima della famiglia a pagare un affitto, a prescindere dal valore dell’alloggio.

 

Il prospetto di calcolo del nuovo canone

Le variabili indicate sono riportate nel prospetto di calcolo del canone inviato a ciascun assegnatario.

Nel primo riquadro (‘Costo unitario’) si trovano i dati catastali dell’alloggio, la superficie convenzionale e gli altri indici che portano al determinare il costo unitario dell’alloggio, in base alla legge sull’equo canone (L. 392/1978).

 

Nel secondo riquadro (‘Equo canone’) vi sono i valori e i parametri che conducono a formare l’equo canone mensile relativo all’alloggio.

 

Nel terzo riquadro (‘Isee-erp’) si analizzano e elaborano i dati reddituali, patrimoniali e familiari relativi agli abitanti dell’alloggio. Sulla base di quanto dichiarato dall’assegnatario, l’Inps ha calcolato l’Isee che, attraverso altri parametri, ha generato l’Isee-erp. Vi sono inoltre indicazioni, dedotte dalle tabelle Istat, sulla spesa media della famiglia, per diverse situazioni, in modo da poter stimare la spesa minima di cui la famiglia deve disporre per vivere.

 

Nel quarto riquadro (‘Equo canone personalizzato’) vengono rapportati i valori dell’equo canone e quelli dell’Isee-erp per giungere a un valore percentuale che consente di graduare il canone di locazione. Si considerano i valori Isee-erp e le percentuali riportate nelle tabelle previste dagli articoli del Regolamento per determinare il canone. Un calcolo matematico fa aumentare in modo preciso, all’interno dei limiti delle tabelle, la percentuale da applicare all’equo canone in rapporto all’Isee-erp di ciascun assegnatario. Si ottiene così l’equo canone personalizzato.

 

L’ultimo riquadro (‘Canone di locazione’) mette insieme tulle la variabili precedenti e le opzioni previste dalla legge. Alla fine di un complesso procedimento di calcolo, reso possibile dai moderni sistemi informatici, si ottiene il canone di locazione di  ciascun assegnatario, che gli uffici della Regione hanno comunicato alle Ater e che viene applicato dal mese di luglio.

 

Al canone si applica l’Iva

Un’altra novità è l’applicazione dell’Iva al canone di locazione, con aliquota del 10 per cento, (secondo l’opzione consentita dal DPR 633/72, art. 10 c.1 n.8). Si uniformano così le condizioni contrattuali di tutti gli inquilini e di tutte le Ater del Veneto. Applicando l’Iva non sarà necessario rinnovare ogni anno la registrazione del contratto, con costo diviso a metà tra Ater e inquilino. Basterà una sola registrazione per l’intero periodo di cinque anni.

 

 

Durata del contratto di locazione

Con la Legge regionale 39/2017 sull’edilizia residenziale pubblica cambiano anche i contratti di locazione, che non saranno più a tempo indeterminato ma avranno la durata di cinque anni, rinnovabile solo se permangono i requisiti per l’assegnazione e non vi sono cause che determinino annullamento o decadenza.

 

 

Verifica dei requisiti

Nei giorni scorsi gli inquilini hanno ricevuto una lettera raccomandata con cui l’Ater comunicava:

·         la automatica modifica della durata del contratto, che da tempo indeterminato passa a cinque anni, rinnovabili (prima scadenza: 30 giugno 2024);

·         Il prospetto del calcolo del nuovo canone;

·         l’esito della verifica dei requisiti per il mantenimento dell’assegnazione (principalmente l’aver presentato l’Isee e il non avere diritti di proprietà o usufrutto su altri alloggi);

·         l’eventuale presenza di morosità superiore a quattro mensilità e per spese condominiali, al 30 aprile 2019 (salvo errori o omissioni o variazioni in corso).

 

 

Requisiti non conformi alla nuova legge

Può capitare che il nucleo familiare non abbia presentato l’Isee, o l’Isee risulti con un valore superiore ai 20mila euro previsti dalla legge, o manchi di altri requisiti, o vi siano morosità o altri motivi di decadenza, o vi siano errori o omissioni. In tal caso sono previste ulteriori verifiche e controlli, e la legge concede 24 mesi per mettersi in regola.

 

 

Tavolo tecnico in Regione e specificità di Venezia

È stato istituito presso la Regione Veneto un tavolo tecnico di confronto per verificare aspetti di criticità e formulare proposte migliorative.

Al fine di garantire un corretto utilizzo di parchi e spazi pubblici da parte di tutta la cittadinanza, l’amministrazione comunale di Casale sul Sile ricorda che sono obbligatori per tutti i proprietari di cani che accedano in compagnia del proprio animale a tali aree pubbliche l’uso del guinzaglio e la raccolta delle feci con idonei strumenti.

 

È inoltre vietato accedere con gli animali alle zone destinate ai giochi per bambini.

L’amministrazione comunale installerà, se necessario, appositi cartelli e avvisi per indicare divieti e obblighi e segnalare e delimitare le aree gioco per bambini all’interno del parco.

Con le nuove regole, l’Ater calcola l’affitto degli inquilini in base alle dichiarazioni Isee. Si è così scoperto che tra di loro vi sono dei ricchi.
Circa 15 persone hanno un patrimonio vicino al milione di euro, mentre alcuni altri possono contare su un patrimonio di cento milioni.
In base alle regole, tutti questi inquilini dovranno lasciare l’alloggio entro 24 mesi.

 

Fonte: Venezia Today

I Verdi del Veneto tirano un momentaneo sospiro di sollievo nell’apprendere che in Consiglio Regionale non si è voluto discutere la legge che avrebbe consentito la caccia al lupo e ringraziano i Consiglieri del PD che si sono dati da fare per cercare di fare lobby positiva sulla Regione.

 

Nonostante questo improvviso dietrofront su una norma che da sempre abbiamo considerato irragionevole e senza alcun presupposto ambientale e scientifico, ancora, qualche rappresentante che sostiene la maggioranza di governo, sostiene che “il lupo si nutre di carne viva e si sta sempre più avvicinando più alla pianura abitata, con evidente pericolo per gli esseri umani, già aggrediti in varie regione di Italia”, seminando il terrore mediatico tra la popolazione a suon di Fake News.

 

Facciamo presente che non ci risultano nessun tipo di aggressioni o altre forme di attacco da parte di questi mammiferi predatori verso l’uomo in tutta Italia, presente soprattutto negli Appennini da decenni. Lupi che svolgono altresì una funzione fondamentale essendo al vertice della catena alimentare ed essendo un fattore di selezione verso la fauna selvatica, come ad esempio i cinghiali che stanno proliferando. Si consiglia, al proposito  tutti consiglieri regionali di guardare un bel video dell’accademico e saggista George Monbiot su TED dove si parla della rinascita ecologica del Parco di Yellowstone negli USA grazie proprio alla presenza del lupo ed alla sua funzione di controllo su altre specie e i suoi effetti indiretti persino su un migliore sviluppo della vegetazione (cfr. https://www.ted.com/speakers/george_monbiot).

 

Per cui chiediamo a chi ha intenzione di continuare a raccontare le favole di Cappuccetto Rosso di basarsi sulla realtà e evitare di spingere per far tornare al Medioevo la nostra Regione.

 

Ci risulta inoltre che da un indagine condotta recentemente all’interno del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, montagna rustica e magari più isolata del resto delle Dolomiti ma dove ai margini ci sono anche alcuni Comuni importanti e note località turistiche nessuno si è sognato di dire che il lupo costituisce un problema. Su 32.000 ettari non si riscontrano emergenze ne richieste di risarcimento. Per cui evitiamo di creare psicosi ad arte per stimolare gli interessi più bassi e retrogradi della politica, tanto per fare audience e raccogliere un po di voti. Ricordiamo che esiste una Direttiva Habitat che protegge il lupo. Che evidentemente si vuole scavalcare ricorrendo al “problema di sicurezza pubblica”, inesistente.

 

Che si debbano trovare delle soluzioni compatibili con la presenza del lupo è invece necessario, adottando una pianificazione credibile, trasparente e soprattutto scientifica e quelle misure (recinzioni elettriche, cani pastore per i greggi) che già da tempo si usano nel Centro Italia e vanno applicate con continuità e soprattutto con incentivi veri anche qui in Veneto.

 

Infine serve una campagna di educazione ambientale, che coinvolga le comunità locali  a partire da bambini e ragazzi, con un informazione seria condotta da agronomi-forestali, naturalisti, biologi, e da chi il lupo lo conosce veramente per gli aspetti etologici (ricordiamo che il lupo è una specie elusiva che si nasconde all’uomo) e che non ci faccia tornare al Medioevo.
Il Presidente Zaia cosa dice?

Il Consiglio comunale durante la seduta di ieri ha approvato con 22 voti favorevoli e 5 contrari (6 i consiglieri che non hanno partecipato al voto) il “Regolamento per l’istituzione e la disciplina del Contributo di accesso, con qualsiasi vettore, alla Città antica del Comune di Venezia e alle altre isole minori della laguna”.

 

Secondo il regolamento approvato, che entrerà in vigore “a decorrere dal quindicesimo giorno successivo alla sua pubblicazione” e che vedrà “le relative modalità applicative stabilite mediante delibera di Giunta comunale”, il contributo dovrà essere pagato “da ogni persona fisica che, utilizzando qualsiasi vettore (ossia ‘qualunque soggetto, sia pubblico che privato, che svolga servizio di trasporto di persone a fini commerciali’) acceda alla Città antica del Comune di Venezia o alle altre isole minori della laguna, salvo i soggetti esclusi o esenti”. Il contributo sarà alternativo all’imposta di soggiorno e avrà validità fino alla mezzanotte del giorno dell’accesso.

 

Il Regolamento, frutto anche di un lavoro di confronto nel corso delle Commissioni consiliari e con il supporto giuridico dello studio Gianni Origoni Grippo Cappelli & Partners, ha l’obiettivo di selezionare i flussi e rimodulare gli impatti finanziari del turismo che accede alla Città antica per presidiare i pubblici interessi della comunità locale di un luogo Patrimonio mondiale riconosciuto dall’Unesco.

 

Contributo di accesso: i punti principali

Quanto si paga?

Solamente fino al 31 dicembre di quest’anno si è stabilito di fissare la misura del contributo di accesso con un’unica quota di 3 euro. Inoltre, se il titolo di viaggio ha durata superiore alle 24 ore, il contributo varrà per l’intero periodo di validità del titolo stesso. Per tutto il 2019 i cittadini che accedono alla Città antica con vettori in regola con il pagamento delle Ztl bus del Comune di Venezia sono esentati dal pagamento del contributo. Dall’1 gennaio 2020, invece, la misura del contributo sarà fissata in 6 euro per tutti i giorni dell’anno, salvo per tre tipologie di giornate stabilite con apposita delibera di Giunta entro il 30 giugno dell’anno precedente a quello di applicazione. Per queste tipologie di giornate sarà previsto un diverso importo da pagare.

Si tratta di giorni da:

• “bollino verde”, ossia quelli in cui è previsto un limitato afflusso di persone. Si pagheranno 3 euro;
• “bollino rosso”, ossia quelli in cui è prevista una criticità di afflusso di persone. Si pagheranno 8 euro;
• “bollino nero”, ossia quelli in cui è prevista un’eccezionale criticità di afflusso. Si pagheranno 10 euro.

Chi è escluso dal pagamento del contributo?

Sono esclusi a norma di legge e non dovranno pagare il Contributo di accesso:

•  i residenti nel Comune di Venezia;
• i lavoratori (dipendenti o autonomi), anche pendolari, che gravitano in Città continuativamente o anche temporaneamente;
• gli studenti, anche pendolari, che frequentano scuole di ogni ordine e grado o università o corsi post universitari che hanno sede operativa nella Città antica o nelle Isole minori;
• le persone e i componenti dei nuclei familiari di chi risulta aver pagato l’Imu nel Comune di Venezia.
Chi è escluso dal pagamento del Contributo deve dimostrare la propria condizione mediante apposita autocertificazione, certificazione, o dichiarazione propria o da parte di terzi, permanente o temporanea, secondo modalità che verranno stabilite dalla Giunta.

 

Chi è esentato dal pagamento del contributo?

Sono esentati dal pagamento del Contributo di accesso:

coloro che soggiornano in strutture ricettive situate all’interno del territorio comunale e soggette al pagamento dell’imposta di soggiorno. L’esenzione è riconosciuta dal giorno di arrivo a quello di partenza;
• i residenti nella Città metropolitana di Venezia;
• i residenti nella Regione Veneto;
• chi è nato nel Comune di Venezia;
• i possessori della carta Citypass “Venezia Unica” abilitata alla navigazione;
• i bambini di età inferiore a 6 anni
• chi è affetto da disabilità grave e suo accompagnatore;
• chi pratica terapie o deve effettuare visite mediche presso strutture sanitarie site in Città antica e nelle Isole minori;
• chi assiste o accompagna degenti presso strutture sanitarie;
• chi partecipa a competizioni sportive riconosciute dal Coni, sue federazioni o da Enti di promozione sportiva;
• chi accede alla Città antica attraverso linee di trasporto pubblico locale appositamente istituite per il trasporto esclusivo all’impianto sportivo al fine di assistere alla competizione sportiva;
• amministratori e autorità pubbliche che si rechino in Città antica o nelle Isole minori per motivi istituzionali;
• volontari impegnati in eventi o manifestazioni organizzate o patrocinate dal Comune, dalla Città Metropolitana o dalla Regione;
• volontari impegnati in attività di emergenza;
• il personale delle Forze dell’Ordine e delle Forze Armate, incluso quello dei Vigili del Fuoco, per esigenze di servizio;
• i componenti del nucleo familiare anagrafico di coloro i quali abbiano stipulato un contratto d’affitto in locazione abitativa, ad uso non turistico, di immobile sito nella Città antica o nelle isole minori;
• il coniuge, unito civilmente, il convivente, i parenti o affini, fino al terzo grado, di residenti nelle aree in cui vale il Contributo di accesso;
• il coniuge, unito civilmente, il convivente, i parenti o affini fino al terzo grado che si rechino nelle case circondariali o di reclusione della Città Antica per visitare i detenuti;
• il coniuge, unito civilmente, il convivente, i parenti o affini fino al terzo grado del defunto che partecipino al funerale nella Città antica o nelle Isole minori;
• il coniuge, il convivente, i parenti o affini fino al terzo grado in visita a persone ospitate in strutture socio-sanitarie situate nella Città antica o nelle isole minori;
• chi viene convocato presso gli uffici pubblici o giudiziari della Città Antica per ragioni di giustizia (o per altre ragioni di pubblico interesse);
• le parti processuali e i testimoni in procedimenti che si svolgono nella Città antica;
• i soggetti passivi che abbiano pagato il Contributo di accesso per l’utilizzo di un vettore navale regolarmente registrato presso l’Autorità portuale di Venezia per i giorni successivi a quello di approdo fino a quello di partenza della nave.
Anche in questo caso chi è esente dal pagamento deve dimostrare la propria condizione mediante apposita autocertificazione, certificazione o dichiarazione propria o da parte di terzi, permanente o temporanea, secondo modalità che verranno stabilite dalla Giunta.

 

Riduzioni per gli ospiti delle strutture ricettive venete gestite in forma imprenditoriale

Dal 1° gennaio 2020 chi soggiornerà presso le strutture ricettive gestite in forma imprenditoriale nel territorio della Regione Veneto pagherà il contributo di accesso in misura inferiore del 50% rispetto agli importi fissati dal Regolamento, in base ad apposite convenzioni che verranno stipulate tra il Comune di Venezia, le singole strutture ricettive e i Comuni interessati. La riduzione non viene applicata nelle giornate di bollino verde.

 

Si pagherà il Contributo di accesso attraverso il “vettore”. Cos’è?

Il vettore è qualunque soggetto, sia pubblico che privato, che svolge servizio di trasporto di persone a fini commerciali come:

• compagnie di navigazione, comprese quelle da crociera;
• vettori ferroviari;
• vettori che svolgono trasporto pubblico di linea terrestre ed acqueo;
• vettori che svolgono trasporto pubblico non di linea come pullman, noleggio con conducente, taxi, anche acquei, e i “lancioni” granturismo;
• vettori aerei che svolgono servizi di aviazione generale di trasporto passeggeri e che atterrino all’aeroporto Nicelli del Lido.

 

Possibili convenzioni con i vettori

Vista la specificità di accesso alla Città antica e alle altre isole minori da parte di persone che si imbarchino o utilizzino mezzi di trasporto pubblico non di linea presso i pontili situati nei comuni di Cavallino-Treporti, di Chioggia, all’aeroporto Marco Polo di Tessera, al Terminal di Fusina e a San Giuliano, o da parte di soggetti passivi che accedono a piazzale Roma con mezzi di traporto pubblico non di linea, e in ogni caso nell’ipotesi in cui il vettore non abbia l’obbligo di emettere un documento attestante l’avvenuto pagamento del corrispettivo per il trasporto, il Comune di Venezia, o chi per esso, potrà provvedere alla riscossione diretta del contributo di accesso dopo aver stipulato una convenzione, approvata dalla Giunta comunale, con il vettore interessato. In questo caso la persona dovrà pagare il contributo direttamente al Comune di Venezia o a un soggetto terzo delegato da quest’ultimo.

 

Quali sono i doveri del vettore?

• Il vettore, che avrà diritto di rivalsa sugli inadempienti, dovrà riscuotere il contributo di accesso assieme al prezzo del biglietto o al suo corrispettivo. Una volta riscosso, fatta eccezione per l’ipotesi di riscossione diretta da parte del Comune di Venezia, dovrà versare l’ammontare complessivo a Ca’ Farsetti secondo procedure operative stabilite con una successiva delibera di Giunta.

I vettori, quindi, sono obbligati a:

• informare chi vorrà venire in Città antica o nelle Isole minori del contributo;
• riscuoterlo rilasciando una ricevuta, oppure inserendo una dicitura specifica sul biglietto o un timbro;
• inviare una comunicazione al Comune, entro 15 giorni dalla fine di ciascun mese, contenente i dati rilevanti per l’Amministrazione che saranno individuati con deliberazione della Giunta comunale;
• riversare il contributo riscosso il quindicesimo giorno del secondo mese successivo al mese di riscossione;
• inviare al Comune le comunicazioni/documentazioni eventualmente ricevute relative ai casi in cui sia stata richiesta una esclusione/esenzione/riduzione del pagamento.

Disposizioni in tema di controllo e accertamento

Ai fini dei controlli sull’applicazione e sul versamento del Contributo di accesso, nonché sulla presentazione delle dichiarazioni, l’Amministrazione comunale può utilizzare gli strumenti previsti dalla normativa per il recupero dell’evasione ed elusione. In particolare:

• può invitare i soggetti passivi e i vettori obbligati alla riscossione a esibire o trasmettere atti e documenti;
• può inviare ai vettori obbligati alla riscossione questionari relativi a dati e notizie di carattere specifico;
• può effettuare ispezioni e sopralluoghi con personale autorizzato.
Le modalità applicative del regolamento e i suoi risultati saranno periodicamente relazionati al Consiglio comunale.

 

Le sanzioni previste

Sono stati stabiliti diversi livelli di sanzione a seconda della gravità del caso:

• sanzione amministrativa dal 100% al 200% rispetto al dovuto per l’omessa, incompleta o infedele presentazione da parte del vettore obbligato alla riscossione;
• sanzione amministrativa del 30% del dovuto per l’omesso, ritardato o parziale versamento del contributo da parte del vettore;
• sanzione amministrativa da 100 euro a 450 euro per chi non paga il contributo d’accesso, rilascia dichiarazioni mendaci al fine di ottenere esclusioni, esenzioni o riduzioni o per ogni altra violazione del regolamento.
Chiunque rilasci dichiarazioni mendaci, formi atti falsi o ne faccia uso nei casi previsti dal Regolamento è punito ai sensi del codice penale e dalle leggi speciali in materia. L’esibizione di un atto contenente dati non più rispondenti a verità equivale a uso di atto falso.

 

Rimborsi

Il cittadino può richiedere il rimborso delle somme versate e non dovute entro il termine di cinque anni dal giorno del versamento o a partire dalla data in cui è stato accertato definitivamente il diritto alla restituzione (questa procedura non è possibile nel caso di rilascio di titoli di viaggio non nominativi). Allo stesso modo potranno richiedere il rimborso i vettori che avranno versato al Comune il Contributo di accesso in maniera superiore rispetto a quanto effettivamente riscosso dai passeggeri.

 

A cosa serve il contributo?

Il contributo, come previsto dalla Legge, servirà a ridurre gli extra costi ordinari che Venezia ha in base alla propria specificità, come ad esempio le operazioni di pulizia e asporto rifiuti, quantificati in oltre 41 milioni di euro all’anno, e garantire le manutenzioni tipiche come quelle dei masegni, delle rive, dei ponti, del proprio patrimonio. Una spesa elevata che si vuole non ricada più solo sulle spalle dei residenti: l’obiettivo, è stato spiegato durante la seduta del Consiglio comunale, è di rendere la città più vivibile per chi già ci abita e più attrattiva per chi sceglierà di venirci a vivere.

 

Osservatorio sul contributo

Al provvedimento approvato dal Consiglio seguirà una serie di delibere di Giunta, cui è demandata la definizione delle modalità operative del Regolamento. A tal fine, è stata prevista anche la costituzione di uno specifico “Osservatorio”, per poter avere un confronto continuo con tutte le categorie economiche e sociali monitorando in modo condiviso gli effetti a breve e medio termine, in un’ottica di coinvolgimento di tutti gli stakeholder.

 

Il Contributo vale per l’accesso alla Città antica e alle isole minori. Quali sono?

Ecco l’elenco delle isole minori inserite nel Regolamento:

• Lido di Venezia (compreso Alberoni e Malamocco)
• Pellestrina
• Murano
• Burano
• Torcello
• Sant’Erasmo
• Mazzorbo
• Mazzorbetto
• Vignole
• Sant’Andrea
• Monte dell’Oro
• Santa Cristina
• La Cura
• S. Ariano
• La Salina
• Buel del Lovo
• La Certosa
• Batteria Carbonera
• Madonna del Monte
• Crevan
• San Francesco del Deserto
• Tessera
• San Giacomo in Paludo
• Isola di San Giuliano
• Isola di Campalto
• Lazzaretto Nuovo
• San Secondo
• Trezze
• San Giorgio in Alga
• Santa Maria delle Grazie
• San Servolo
• San Clemente
• San Lazzaro degli Armeni
• Sant’Angelo delle Polveri
• Sacca Sessola
• Lazzaretto Vecchio
• Santo Spirito
• Campana-Podo
• Poveglia
• Ex Poveglia
• Batteria Fisolo
• Ottagono Abbandonato
• Ottagono Alberoni
• Ottagono San Pietro
• Ottagono Ca’ Roman
• Cason Montiron
• Motta dei Cunicci
• Motta San Lorenzo
• Faro Spignon

Domani andrà in votazione, nell’Aula del Consiglio Regionale, la Proposta di Legge Regionale “MISURE DI PREVENZIONE E DI INTERVENTO CONCERNENTI I GRANDI CARNIVORI”, fortemente voluta dalla maggioranza nonostante configuri gravi profili di illegittimità costituzionale, così come dimostrato dalle identiche leggi che la scorsa estate sono state approvate dalle province Autonome di Bolzano e Trento. Leggi che hanno subìto l’immediata censura del Ministro Costa che ne ha annunciato l’impugnazione avanti la Corte Costituzionale.

 

Ma evidentemente la lezione subita dalle due Province Autonome non è stata compresa dai Consiglieri veneti, che si accingono ad approvare una legge che è già risaputo che non potrà mai produrre effetti, configurandosi esclusivamente come un’operazione di propaganda politica voluta da alcuni Consiglieri già noti per le loro posizioni antilupo.

 

“Appena la legge sarà approvata presenteremo immediatamente istanza alla Presidenza del Consiglio dei Ministri perché sia subito impugnata avanti la Corte Costituzionale – dichiara Mara Garbuio, responsabile della sede LAV di Treviso – non possiamo tollerare un atto di tale arroganza politica che non ha nulla a che vedere con la prevenzione dei conflitti con le attività umane”.

 

È infatti risaputo che l’uccisione dei lupi non contribuisce affatto alla prevenzione delle predazioni, che possono addirittura aumentare a causa della destrutturazione dei branchi. Solo l’adozione di serie misure di prevenzione può garantire la presenza delle attività umane nei territori occupati dai lupi.

 

“Se anche un solo lupo dovesse essere ucciso a causa dell’approvazione di questa legge-farsa, faremo immediatamente ricorso alla Corte dei Conti per il danno erariale prodotto dai Consiglieri Regionali che l’hanno approvata – conclude la LAV”.

 

Bisogna infatti ricordare che solo pochi mesi fa l’ex Presidente della Provincia di Bolzano e un suo funzionario sono stati condannati al pagamento di un milione di euro per il danno prodotto al patrimonio dello Stato, proprio per aver consentito l’uccisione di animali protetti.

“Sul lupo la maggioranza leghista va a traino di Berlato e continua a vendere aria fritta e a far perdere tempo al Consiglio. Anche ieri è stata approvata l’ennesima mozione inutile, con il nostro voto contrario, anziché affrontare la questione con un approccio scientifico. Ma residenti e allevatori ormai non credono più a questa propaganda e a chi cerca di procurarsi consenso con l’allarmismo”. È quanto afferma Andrea Zanoni, consigliere del Partito Democratico commentando l’approvazione ieri della mozione presentata dal gruppo di Fratelli d’Italia sul piano di gestione e contenimento del lupo. “Abbiamo ascoltato interventi incredibili, si è arrivati a parlare di aggressioni ai bambini che vanno a scuola. È puro terrorismo psicologico, ancor più bieco e meschino se fatto da rappresentanti istituzionali”.

 

 

“È curioso come gli ‘amici delle doppiette’ adesso si preoccupino per le predazioni dei cervi in Cansiglio, quando solo pochi anni fa avevano lanciato l’allarme sulla loro eccessiva diffusione, sparando cifre a caso, chi tremila chi addirittura seimila esemplari. Naturalmente era un falso problema, utilizzato per fare pressioni sull’apertura della caccia al cervo in un’area protetta. Ora in Cansiglio è arrivato il lupo, che notoriamente non è vegetariano e quindi si comporta da lupo. Nutrendosi di animali selvatici contribuisce quindi a ristabilire l’equilibrio ecologico della foresta. È bizzarro che chi ieri si lamentava dei troppi cervi, oggi protesti per il lupo che li mangia. Una delle soluzioni al problema, a costo zero, è semplice: vietiamo la caccia alle specie di animali selvatici oggetto di predazione”, afferma Zanoni.

 

 

“Tra l’altro – continua il consigliere democratico trevigiano – il lupo effettua sulle popolazioni di ungulati come cervi, camosci, mufloni e caprioli una selezione naturale, attaccando i soggetti più deboli, vecchi e malati, con un conseguente miglioramento genetico delle popolazioni. È l’esatto opposto di quanto avviene con la caccia, che danneggia le specie. Infatti l’uomo uccide i soggetti più belli. Pensiamo per esempio ai concorsi dove i vincitori sono coloro che esibiscono gli animali con palco (ovvero le corna) più grande, o maggiormente sviluppato”. 

 

 

“Anziché auspicare di metter mano ai fucili, dimenticando che il lupo è una specie protetta da norme sia statali che comunitarie, la Regione si attivi per dare risposte concrete ed efficaci agli allevatori. Fornisca recinzioni elettrificate e cani pastore, cosa che ha fatto in pochi casi e con gravissimo ritardo. Sono metodi che hanno dato i frutti attesi anche dove i lupi non sono qualche decina, ma diverse centinaia come nel Parco d’Abruzzo”.

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