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Arriva lo scontrino telematico e la CNA chiede una proroga. «Quest’anno artigiani, imprese e professionisti hanno già dovuto far fronte a nuovi costi e adempimenti dovuti all’obbligo della fatturazione elettronica; la nuova incombenza dello scontrino elettrico va prorogata: lasciateci respirare!».

Lo chiede Roberto Ghegin, direttore della CNA di Castelfranco Veneto e responsabile fiscale dell’Associazione provinciale.

«Siamo favorevoli alle modernizzazioni ma vanno fatte per gradi e soprattutto in presenza di regole certe: i decreti attuativi non sono ancora stati emanati» aggiunge Ghegin.

 

COSA PREVEDE LA NUOVA NORMA: COSTI E ADEMPIMENTI

 

Il vecchio scontrino dunque è destinato ad andare presto in pensione, ma l’addio al vecchio tagliando cartaceo rischia di diventare un caos. Come previsto dal collegato fiscale della legge di bilancio, dal prossimo 1º luglio supermercati e grandi negozi – quelli con un fatturato sopra i 400 mila euro l’anno – dovranno passare allo scontrino elettronico; ovvero alla trasmissione telematica degli scontrini e delle fatture all’Agenzia delle Entrate. Per tutte le altre imprese che vendono servizi o prodotti al pubblico l’incombenza scatterà invece dal 1º gennaio 2020.

 

Tempi troppo stretti per la CNA, nell’annus horribilis della fatturazione elettronica.

 

Con lo scontrino elettronico, tutti gli incassi della giornata di negozi e attività artigianali o professionali che vendono a privati saranno inviati direttamente al fisco; questo potrà così confrontare quasi in tempo reale le vendite con l’Iva incassata e quella pagata per il magazzino. Per adeguarsi alla novità, i commercianti e gli artigiani dovranno acquistare un registratore di cassa telematico, del costo di circa 700-800 euro; anche se è previsto uno sconto fiscale di 250 euro  che ne copre ma solo parzialmente  il costo.

 

Nelle intenzioni del legislatore tale dispositivo dovrebbe ridurre l’evasione fiscale e portare vantaggi ai consumatori: l’archiviazione digitale dello scontrino è più sicura; visto che non deperisce come il tagliando di carta termica utilizzato attualmente. Inoltre potrà, proprio come l’attuale scontrino, essere usata per la garanzia sui prodotti acquistati e per la presentazione in dichiarazione dei redditi per le detrazioni fiscali.

 

Lo scontrino elettronico porrà inoltre le basi anche per la cosiddetta “lotteria dei corrispettivi”; un ulteriore meccanismo per abbattere l’evasione fiscale incentivando l’acquirente a richiedere lo scontrino al venditore per partecipare ad una lotteria nazionale con vincite e dunque scoraggiando le transazioni “in nero”.

 

LE CRITICITÀ E LE PROPOSTE DI CNA

 

La CNA segnala che l’avvio della novità rischia di essere estremamente complesso. A due mesi dalla scadenza mancano i due decreti ministeriali indispensabili per farlo partire. Ovvero: uno del MEF, che deve indicare le categorie economiche escluse, come avviene già adesso per gli scontrini fiscali; e l’altro del MEF e del Ministero dello Sviluppo economico che deve individuare le zone del Paese che saranno esonerate dall’obbligo.

 

Un ritardo inspiegabile che ha spinto la CNA e le altre  associazioni a scrivere al Ministro Giovanni Tria per chiedere un rinvio dell’entrata in vigore dello scontrino elettronico “in considerazione del ritardo nell’emanazione dei decreti attuativi e delle possibili difficoltà operative connesse alle problematiche tecniche che le imprese si troveranno ad affrontare nell’adeguamento del parco macchine esistente e a causa dell’insufficiente connessione ad internet  in molte zone del paese”.

 

«Per evitare il caos che c’è stato con l’avvio della fatturazione elettronica – spiega Roberto Ghegin – bisogna certamente provvedere ad emettere immediatamente i due decreti, ma non basta. Occorre rinviare dal 1º luglio prossimo a gennaio 2020 l’entrata in vigore del provvedimento; per consentire alle associazioni di categoria e agli imprenditori di avere chiarezza e gestire nel modo migliore il cambio e bisogna anche potenziare gli sconti fiscali per l’acquisto dei registratori di cassa digitali».

 

«E poi procedere a introdurre l’obbligo per scaglioni perché le imprese non sono tutte uguali per dimensioni, fatturati, risorse umane e competenze tecnologiche. Basti pensare che il 20% delle imprese e dei professionisti nostri associati oggi hanno affidato ai nostri uffici la gestione della fatturazione elettronica; significa che non tutti hanno le risorse umane e le competenze tecnologiche per fare da sé. Il Governo dovrebbe pensare a tutelare le piccole imprese invece che prevedere sempre nuovi aggravi burocratici e di costi, che sui “piccoli” pesano in media molto di più».

Il Comitato “Prima i Trevigiani”, per il secondo anno consecutivo, lancia l’iniziativa dal nome “Compra i regali nei negozi del tuo quartiere”.

 

Da sempre il Comitato sostiene che i piccoli commercianti locali siano schiacciati dal peso di una presenza eccessiva di grossi centri commerciali, i quali fagocitano ogni anno gli incassi dei negozi cittadini e di quartiere. Purtroppo i centri urbani risultano sempre più svuotati e i relativi negozi chiusi. Il Comitato ritiene doveroso fermare questa situazione; per questo chiede ai trevigiani un piccolo gesto, ossia di acquistare i regali natalizi dalla piccola distribuzione.

 

Questa piccola iniziativa può essere un punto di partenza per cambiare le abitudini dei cittadini in modo da risollevare questa situazione prima che diventi irreversibile.

“Il mese di dicembre è il mese più importante per i commercianti e come ogni anno si apre la purtroppo nota diatriba tra piccoli negozi cittadini e grandi centri commerciali. Il centro storico, rispetto alle grandi strutture periferiche, pecca per comodità di raggiungimento a causa dei parcheggi e questa situazione fa morire ogni anno di più il cuore della città  e i suoi negozi”. A dirlo è il comitato Prima i Trevigiani che, per fermare questa situazione, chiede al Comune di rendere gratuiti i parcheggi nei weekend che ci separano dal Natale e di organizzare un servizio navette che colleghi punti strategici limitrofi al centro, quali ad esempio il foro boario e Monigo, così da garantire una maggior competitività ai negozi e rendere la città piena di vita nel periodo festivo.

 

 

“Già altre città in Italia hanno adottato decisioni simili”, conclude, “trovando soluzioni che avessero a cuore tanto i commercianti quanto la vita del centro cittadino e confidiamo che Treviso non sia da meno, perché riteniamo fondamentale fermare questo processo che sta facendo lentamente soccombere la nostra città”.

I saldi sono partiti e l’effetto sulle vendite non sembra, almeno per ora, dei migliori.
Come ogni anno il commercio, soprattutto quello relativo al settore abbigliamento, già stagnante a causa della crisi economica e a congiunture poco favorevoli quali clima e città poco accessibili, spera di rinvigorirsi con la ventata invogliante della merce a prezzo scontato.
Ma, come questi primi giorni di avvio offerte preannunciano, fatte salve poche eccezioni per outlet vicini alle località balneari, la sensazione che non tutto vada per il meglio serpeggia corposa.
Certo, la concorrenza dell’e-commerce con le sue vendite on-line – ultraconvenienza, comodità, consegna, restituzione e di tutto di più in un solo clic senza spostarsi da casa – nonché offerte stratosferiche partite già prima dell’avvio dei saldi tradizionali con sms vari da altrettanto varie catene, mettono a dura prova sia il piccolo negozio, che quello dei grandi centri commerciali.
Ma la difficoltà nel consumo, a ben guardare, sembra avere anche altre caratteristiche.

 

In America viene chiamato “Retail Apocalypse” ed è il fenomeno, che vede la veloce e inesorabile distruzione oltreoceano del commercio al dettaglio, negozi, grandi marchi, catene storiche o centri commerciali che siano. Le cause, a detta degli esperti, sono riconducibili in parte all’e-commerce, in parte al cambiamento qualitativo nelle scelte dei consumatori, ma anche ad una sorta di “bolla debitoria” che ha visto impegnate storiche catene e grandi marchi, nel contrastare la recessione precedente con manovre finanziare e speculative.

 

In Italia la situazione relativa ai grossi centri commerciali non sembra così disastrosa ma, si sa, l’America fa da pioniera nei grandi stravolgimenti nostrani, soprattutto economici e sociali.
Analizzando il nostro territorio, nel triangolo Venezia-Treviso-Padova, vi è una tra le più alte concentrazioni di centri commerciali su scala nazionale e la tendenza, purtroppo, non accenna a diminuire. Anzi. La polemica di questi giorni sulla mega torre di Marghera, e non solo, ne è un esempio lampante.
I portici, invenzione invidiata e straordinaria per vivere le nostre città con qualsiasi tempo atmosferico – riparo d’inverno e frescura d’estate – hanno lasciato il posto a lunghe sequenze di luci finte che illuminano a giorno la stessa merce, fotocopie indistinte di taglie e colori. Moltiplicato per cinque, dieci, cento, mille corridoi, a distanza di una manciata di chilometri l’uno dall’altro.
Dopo lo spargimento di sangue dei piccoli negozi dei centri storici, la sfida all’O.k. Corral tra colossi continua. Colossi dai…carrelli d’argilla?

 

Contratti di solidarietà, casse inattive, corridoi semivuoti in ore di punta, centri commerciali che si contendono la clientela a suon di cantanti, blogger, influencer, amici degli amici degli amici di Barbare e Marie nazionali, aperture nei giorni di festa, parafesta, post-festa, diurne, serali, fra poco anche notturne e chi più ne ha più ne metta, danno il segnale che forse non è tutto oro quello che luccica. La concorrenza si sta facendo davvero spietata nel cercare di accaparrarsi il consumatore – sempre quello – non solo dai negozi di vicinato ormai quasi abbandonati, ma direttamente dal parcheggio del centro commerciale più vicino.
E allora benvenuti saldi, salvifici saldi, con i cartellini sberluccicanti degli sconti che ammiccano dalle vetrine! Ogni tanto luccica un impercettibile flash. Una ragazzina vicino a me – adulta già pentita come solidale accompagnatrice di una amica scatenata in cerca dell’affare di stagione – scatta una foto alle scarpe di marca e va veloce alla vetrina successiva per carpirne altre. Ha fretta. Il portale on-line la sta aspettando a clic aperti…

 

Cristina De Rossi

“Come vorresti la tua città?” Gli alunni di due classi quarte della scuola primaria “Lombardo Radice”, di due terze della “San Gioacchino” e di due prime della scuola secondaria di secondo grado “Volpi”, assistiti dagli studenti di quarta del liceo artistico Guggenheim, lo hanno potuto spiegare in maniera concreta, grazie al progetto “Città d’artista”, ideato e realizzato dall’Associazione Didatticando, in collaborazione con il Settore Cultura del Comune di Venezia e con Ance Venezia Giovani. Partendo dai libri per i ragazzi che parlano di Mestre, forniti dalla Biblioteca Vez Junior, i ragazzi hanno ideato delle storie sulla loro città “ideale” e poi ci hanno abbinato anche dei disegni.

 

Ieri mattina è scattata la fase operativa del progetto. Dapprima i piccoli partecipanti all’iniziativa sono stati accolti alla Vez Junior dai consiglieri comunali Chiara Visentin e Barbara Casarin, dal direttore della Biblioteca, Michele Casarin, e dai promotori del progetto. Poi i ragazzi si sono sparsi lungo via Carducci, per colorare i loro disegni, che sono stati apposti sulle vetrine dei negozi della strada.

 

Un piccolo, entusiastico, vociante fiume di bambini che ha rallegrato, e colorato, una delle vie centrali della città.

“Avete fatto – ha sottolineato il consigliere Visentin, portando anche i saluti del sindaco – un lavoro meraviglioso. È bello che, grazie a questo progetto, siano nate delle idee per la Mestre del futuro proprio dai suoi cittadini più giovani, quelli che poi dovranno tra qualche anno prendersi materialmente cura della nostra città.”

 

Questa mattina, dalle ore 10.30 alle 12.30, è in programma l’ultima tappa del progetto, il laboratorio artistico rivolto alle famiglie: i bambini, questa volta con i loro genitori, coloreranno i disegni da loro insieme realizzati, apposti sulle vetrine degli esercizi commerciali di piazzale Donatori di sangue.

La Regione del Veneto ripropone in maniera forte la battaglia per modificare in Italia la disciplina degli orari e delle giornate di apertura degli esercizi commerciali. Lo ha annunciato l’assessore regionale allo Sviluppo economico e al Commercio Roberto Marcato che ha fatto il punto oggi a Venezia sulla materia e sulle prossime iniziative che saranno portate avanti, in particolare la presentazione di un atto di impegno a porre in essere ogni utile attività all’approvazione della modifica della disciplina normativa degli orari di vendita, da sottoporre a tutti i parlamentari veneti eletti dopo la recente tornata elettorale.

L’assessore Marcato ha detto che le prossime festività pasquali sono l’occasione per rimettere al centro dell’attenzione la questione delle aperture senza nessun criterio di ragionevolezza. La Regione del Veneto si era assunta l’onere di individuare strategie idonee a superare la delicata problematica della liberalizzazione degli orari di vendita e dei giorni di apertura domenicale e festiva degli esercizi commerciali, competenza di cui le Regioni sono state espropriate. “Per questo abbiamo dato vita ad un tavolo regionale, che abbiamo voluto chiamare in modo esplicito “etico” per la sua valenza sotto questo profilo, aperto a comitati, associazioni di categoria, parti sociali, ANCI Veneto”.

Oggi erano presenti anche i componenti del Tavolo Etico costituito dalla Regione, tra cui don Enrico Torta e i rappresentanti del movimento “Domenica No Grazie” Veneto. Con il cosiddetto “Decreto Salva Italia” è stata imposta la liberalizzazione anche per quanto riguarda gli orari di vendita e i giorni di apertura domenicale e festiva degli esercizi commerciali pensando di contribuire a rivitalizzare l’economia. “E’ dimostrato – ha detto Marcato – che non c’è stata nessuna ricaduta positiva da punto di vista economico e commerciale dalle liberalizzazioni, che spalmano le stesse vendite su 7 giorni invece che su 6, aumentando le spese e sottoponendo i lavoratori a turni di lavoro assurdi”.

“Per dare un segnale di razionalizzazione e cambiare le cose ci eravamo rivolti ai parlamentari veneti al fine di sollecitare una rapida approvazione del disegno di legge statale di disciplina della materia relativa alle chiusure domenicali e festive degli esercizi commerciali, approvato il 25 settembre 2014 dalla Camera dei Deputati e rimasto poi all’esame del Senato. L’iniziativa veneta è stata successivamente recepita dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. Sulla necessità di limitare le aperture festive si sono espressi favorevolmente tutti gli schieramenti politici, ma l’iter legislativo in Parlamento non si è sbloccato e la legislatura si è conclusa.

Riteniamo perciò doveroso sollecitare da subito un impegno formale dei parlamentari neo-eletti, a partire dalla nuova Presidente del Senato, su un tema che è soprattutto etico-sociale, più ancora che economico, perché mette in crisi la tranquillità della vita delle famiglie. Molte promesse sono state fatte in campagna elettorale, ora vedremo se c’è un minimo di coerenza e faremo un monitoraggio per rendere noto chi ha sottoscritto questo impegno”.

 

L’assessore Marcato ha concluso ricordando che è già stata formulata la richiesta di riportare queste competenze in capo alle Regioni, in modo da poter modulare sul territorio le aperture. Ha anche fatto rilevare che mentre a livello internazionale si sta registrando su questi temi un’inversione di tendenza, qui in Italia si continua ad investire nei grandi centri commerciali. A questo proposito, nel collegato alla legge regionale di stabilità 2018 è stata introdotta una norma che obbliga il comune che intende accogliere sul proprio territorio una nuova grande struttura di vendita a concordare questa decisione con i comuni limitrofi. Tra gli interventi a sostegno, don Enrico Torta ha messo l’accento sulla necessità di riprendere in mano questa “battaglia contro il degrado della civiltà” che va a toccare la dignità dell’uomo, sempre più assoggettato a logiche economiche.

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