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Riceviamo e pubblichiamo comunicato del presidente dell’associazione Il Pesco, Giuliana Tochet, che polemizza e precisa in merito all’attacco ricevuto da alcuni esponenti di partiti politici moglianesi

 

Chi scrive è Giuliana Tochet, presidente dell’associazione Il Pesco di Mogliano: difendo l’associazione il Pesco che dall’ottobre 2014, sotto l’amministrazione Arena, offre aiuto sociale ai cittadini di Mogliano e non solo.
Dal marzo 2015 è stato inaugurato, presso il Centro Anziani, alla presenza del sindaco Arena e della ex direttrice dell’istituto Costante Gris, Annalisa Basso, il progetto Caffè Alzheimer, ciclo di conferenze a supporto dei familiari e dei volontari.
La nostra associazione si occupa di:
• persone fragili, senza distinzione di nazionalità;
• assistiti malati di Alzheimer e altre demenze degenerative;
• persone che provengono dal Centro di Salute Mentale o disabilità dell’età adulta;
• persone socialmente svantaggiate (che hanno una depressione, un lutto o perdita di lavoro dovuta alla crisi economica nazionale);
• persone con provvedimenti penali messe alla prova in lavori socialmente utili.
Tutto ciò accompagnato da ben 27 volontari che ricevono soltanto un rimborso per le spese di viaggio.
I nostri laboratori si mantengono procacciando dei piccoli lavori o con donazioni per il servizio svolto.
Nei nostri laboratori abbiamo sia prodotto sfiziosi buffet, come nel caso della Polisportiva Mogliano, evento a cui è intervenuta l’attuale sindaca Carola Arena, sia confezionato mazzetti di mimosa per il consigliere per il Consigliere Comunale Davide Bortolato, che svolge attività tecnica volontaria come socio del Pesco in seno all’istituto Gris. Indistintamente poiché entrambi sono candidati alle prossime elezioni amministrative.
Per noi, nel laboratorio Alzheimer progetto Sollievo, è stato un vero piacere poter usare le mani e creare dai rami schiacciati di mimosa dei bellissimi mazzolini confezionati con la carta stagnola, nastrino e logo. Vi assicuro per noi era solo un ciondolo, perché l’Alzheimer guarda ma non riconosce. La difficoltà era nell’infilare il nastrino nel ciondolo, e i nostri assistiti erano felici di esserci riusciti!
Se la candidata Arena vuole che le confezioniamo dei gadget elettorali, per noi sarà un laboratorio e se vorrà, come ha fatto Davide Bortolato, farci una donazione, le saremo grati.

1430 mazzi di mimose sequestrati, per un importo totale di diecimila euro, 89 verbali di rinvenimento e 2 verbali di accertamento di violazione. È il bilancio dell’attività dei nuclei specialistici della Polizia locale, che ha impiegato ieri, in occasione della Festa della Donna, 15 operatori dedicati al contrasto del commercio abusivo di fiori, oltre alle pattuglie impegnate nella consueta attività di controllo del territorio.

 

L’attività di prevenzione e repressione ha riguardato tutto il territorio della terraferma, soprattutto nelle zone centrali, lungo le principali arterie di traffico, da via Miranese a via F.lli Bandiera, via Martiri della Libertà, Corso del Popolo e via Torino, nonché nella Città Antica.

 

Una richiesta di aiuto ogni due giorni, duecento in un anno. Sono quelle arrivate nel corso del 2018 al Centro Antiviolenza del Telefono Rosa di Treviso. Nonostante le tante campagne il drammatico fenomeno non diminuisce. È necessario sensibilizzare le nuove generazioni al rispetto della figura femminile che, visto il suo particolare ruolo di moglie e madre, influisce anche sui minori che vivono in famiglia.

 

A dirlo ieri, a Monastier, in occasione dell’inaugurazione del Servizio di Senologia, Stefania Cernuschi, in rappresentanza del Telefono Rosa di Treviso. Associazione alla quale è andata, in occasione dell’8 marzo, una donazione speciale da parte delle 560, tra dipendenti e collaboratrici, (il 64,14% del personale complessivo) della Casa di Cura “Giovanni XXIII”, del Centro Servizi “Villa delle Magnolie”, del Micronido “La casa sull’albero”, del Park Hotel “Villa Fiorita” di Monastier e dell’”Antony Hotel” e dell’”Antony Palace Hotel” di Mestre e di Marcon.

 

Le donne del gruppo Sogedin hanno deciso di rinunciare alla consueta mimosa, che ogni anno veniva donata loro dalla società per cui lavorano, e devolvere l’intero ricavato, di 400 euro, al TELEFONO ROSA di Treviso. A questa cifra sono stati aggiunti ulteriori 600 euro da parte del Consiglio di Amministrazione di Sogedin, per un totale di 1000 euro.

 

Siamo commosse e ringraziamo le 560 lavoratrici di Monastier a nome di tutte le donne, ma anche da parte di tutti gli uomini che le amano. Per noi è un grande aiuto – ha detto Stefania Cernuschi – Continuano ad arrivare richieste di aiuto. Lavoriamo in rete con varie strutture: dalla Questura, alla Prefettura, all’ospedale Ca’ Foncello, al Pronto Soccorso fino alla Pediatria. E questo perché, purtroppo, tante donne, vittime di violenza, stanno a significare anche tanti minori in difficoltà perché a loro volta vittime di violenza domestica. Lavoriamo in rete e anche con centri antiviolenza di altre città- continua la delegata del Centro Antiviolenza del Telefono Rosa- Il fenomeno è trasversale sia a livello culturale che economico in quanto arrivano tipologie diverse di aiuto. Questi mille euro, che ci sono stati donati per l’8 marzo 2019, serviranno per sovvenzionare i lavori che stiamo portando avanti come ad esempio andare nelle scuole per fare prevenzione, educare i giovani alla gestione non violenta del conflitto, all’affettività. Quindi anche questo contributo ci aiuterà ad uscire e portare prevenzione che è forse alla base di tutto per poter vincere la violenza su tutti i profili”.

 

“L’idea di rinunciare al fiore che rappresenta l’8 marzo, non viene solo dalle donne ma anche dagli uomini che lavorano con noi – ha detto Pina Annibali in rappresentanza dei dipendenti di Monastier – Questo sta a significare che la violenza si può e si deve combattere INSIEME”.

 

Una guardia giurata è stata posta giorno e notte a guardia della pianta di mimosa che ogni anno fiorisce in via Cappuccina a Mestre.
Ogni anno questa bellissima pianta viene depredata dei fiori, in occasione dell’uscita marzo dai venditori ambulanti. Anche l’anno scorso, nonostante la guardia fatta dagli iscritti alla pagina Facebook Mestre mia, lo scempio fu perpetrato.
L’attività di guardia sarà condotta per tre giorni, allo scopo di proteggere la pianta e di combattere la concorrenza sleale dei venditori ambulanti di fiori.

La tradizione di donare la mimosa l’8 marzo, giornata in cui ricorre la Festa della Donna, fu introdotta nel 1946 da tre partigiane, Teresa Noce, Rita Montagnana e Teresa Mattei.

 

Fu scelta perché la mimosa è uno dei primi fiori a fiorire, è poco costosa ed è festosa.
Il giallo inoltre è simbolo di energia e rappresenta il passaggio dalla morte alla vita.
Così la mimosa vuole essere un simbolo per ricordare le donne che si sono battute per l’uguaglianza dei diritti.

 

Fonte: TGCOM 24 Donne

Ieri mattina, una piccola delegazione dell’associazione culturale “Casa dell’Orientamento” si è spontaneamente raccolta nel parco degli uffici comunali di via Sernaglia a Mestre per piantare una nuova mimosa per la città. Mahafuj Ahmed Milu, presidente del centro, accompagnato dal suo vice e da un consigliere, si è detto molto dispiaciuto dell’accaduto, riferendosi alla razzia compiuta la notte del 7 marzo a discapito della rigogliosa pianta di mimosa di via Cappucina. Nonostante i presidi serali degli abitanti, dei barbari erano riusciti a saccheggiarne i rami, facendo ricadere i sospetti sugli abusivi che, per procacciarsi delle infiorescenze da vendere l’indomani al miglior offerente per la festa della donna, non si sarebbero fatti scrupoli a deturpare l’albero.

 

L’invito a partecipare alla cerimonia era stato esteso all’intera comunità bengalese, ma probabilmente la pioggia ha trattenuto molti dal farlo. La promessa è stata tuttavia mantenuta: “Non deve più ripetersi, un albero è vita”, ha dichiarato il presidente Mahafuj Ahmed Milu, spiegando inoltre che avrebbero voluto piantarla proprio in via Cappuccina, ma, a causa di un divieto sul verde pubblico, non è stato possibile.

Nei giorni scorsi i residenti hanno inutilmente tentato di presidiare la zona. L’appello della cittadinanza: non comprate le mimose dagli abusivi.

Come ogni anno, puntualmente qualche giorno prima dell’8 marzo, i venditori abusivi hanno brutalmente depredato la bellissima mimosa di via Cappuccina, di fronte alla pasticceria Rosa Salva. I presidi organizzati dai residenti non sono riusciti ad evitare la razzia della pianta tanto da spezzarne un grosso ramo. L’ambientalista Michele Boato scrive sulla sua pagina Facebook: ”Questa mattina alle 6 circa una banda di squallidi ha distrutto l’albero delle mimose di via cappuccina a Mestre, sono stati visti spartirsi i rametti in via Fusinato e via Fiume. Domani 8 marzo si impedisca a questi squallidi di venderceli per la strada”.
La rabbia dei cittadini è tanta. Nell’impotenza di fronte a questa barbara distruzione della pianta, ma soprattutto di fronte all’ennesimo atto di inciviltà e totale assenza di senso civico, si chiede a gran voce che non si comprino i rametti di mimosa dai venditori abusivi, ma di rivolgersi esclusivamente ai negozi che si riforniscono dalle serre per acquistare la mimosa in occasione della festa della donna.

 

Mario Spessotto

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