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Il Calicantus è uno dei primi arbusti che fiorisce all’inizio dell’anno, malgrado le temperature rigide che caratterizzano il periodo. Il nome deriva dal greco e significa “fiore d’inverno”.​ Tuttavia è una pianta appartenente alla famiglia delle Calycanthaceae, originarie dell’Asia, e infatti il suo areale d’origine sono i monti nel Sud-Ovest della Cina, dove la troviamo fino a 3.000 metri.

 

Nonostante la sua crescita sia piuttosto lenta, è un arbusto che può raggiungere belle dimensioni; in giro se ne vedono esemplari alti anche 4 metri.

 

Il Calicantus è una pianta particolarmente apprezzata per i suoi fiori e il profumo, che si avverte anche a metri di distanza. Tra gennaio e febbraio infatti sfoggia una fioritura spettacolare (benché durante il resto dell’anno rimanga un cespuglio piuttosto anonimo).

 

Sul Calicantus esistono alcune leggende che sottolineano la natura straordinaria di questa pianta. Di seguito ve ne raccontiamo una.
Si narra che in un freddo giorno d’inverno, un piccolo pettirosso, stanco e infreddolito, vagava in cerca di riparo su un ramo per riposarsi e proteggersi dal freddo. Tutti gli alberi che incontrava in volo si rifiutavano di dargli ospitalità. Stremato, il pettirosso giunse nei pressi di un Calicantus che alla vista dell’uccellino decise di prestargli riparo e provò a scaldarlo con le sue ultime foglie ingiallite.
Il Signore, che aveva osservato il lodevole gesto, decide di ricompensare la pianta di calicanto, facendo cadere sull’albero una pioggia di stelle brillanti e profumate. Fu così che da quel momento il Calicantus fiorì in inverno.

Un nostro affezionato lettore, fondatore della confraternita del Borlotto Nano Levada, condivide con noi un racconto di propria invenzione sul radicchio

 

È biblicamente noto che, durante la permanenza di Adamo ed Eva nel paradiso terrestre, tutte le cose buone erano a portata di mano e non costavano alcun sforzo.
In seguito al peccato originale e ad essere stati allontanati dal paradiso terrestre, i due si trovarono in grosse difficoltà poiché dovevano procurarsi il cibo con fatica e sudore. Inizialmente Adamo ed Eva erano molto pigri e cercavano di nutrirsi mangiando solamente le cose più vicine e più facili da raccogliere.

Uno dei loro cibi preferiti era il radicchio. Si narra che originariamente i radicchi erano dolci.
Al buon Dio non piacque questo e mise nei radicchi un po’ di amaro, lasciandogli però tutte le altre proprietà, perché voleva che Adamo ed Eva mettessero un po’ di impegno a cercar dell’altro cibo e variassero la loro dieta per esser sani e idonei a popolar la terra.

 

Al radicchio a foglia allungata, che era tra i più facili da strappare e raccogliere, toccò la stessa sorte degli altri ma riservò ad esso, se lavorato, di essere al contempo dolce e tenero.
L’uomo ci mise un po’ di tempo a scoprirlo e questo privilegio fu riservato ai Trevigiani che per invettiva e lavoro non sono secondi a nessuno.

Una volta lavorato è il più pregiato e ricercato: reminiscenza del paradiso terrestre.

 

 

Il presente racconto è un’opera di fantasia di Dino De Lucchi

Forse non è noto a molti perché sopra l’entrata del campanile della chiesa di Santa Maria Formosa vi sia un mascherone.

Si racconta che, in un lontano passato, i demoni salissero sul campanile della chiesa e suonassero le campane a tutte le ore.

Il fatto recava un forte disturbo agli abitanti di tutta la zona, che a quei tempi regolavano la propria giornata con il suono delle campane.

A questo punto il parroco di Santa Maria Formosa decise di porre sull’entrata del campanile della chiesa un mascherone grottesco, allo scopo di spaventare i demoni disturbatori.

Sembra strano, ma la cosa funzionò, perché da quel momento nessun demone salì più sul campanile per suonare le campane e disturbare la vita dei cittadini.

 

Fonte: Martinaway

A Torcello esiste un ponte chiamato “Ponte del Diavolo”. Questo nome ha origine da una leggenda che narra dell’amore di una nobile veneziana con un ufficiale austriaco.

 

La famiglia della giovane la allontanò subito dalla città, mentre l’ufficiale fu trovato ucciso da una pugnalata.
Avuta la notizia della morte dell’amato, la fanciulla andò in profonda depressione, ma un vecchio amico le promise che l’avrebbe fatta riunire al giovane. Costui si mise quindi in contatto con una maga che evocò un diavolo, al quale promise di consegnargli una ampolla con le anime di sette bimbi nati morti.

 

Fu stabilito di trovarsi la notte del 24 dicembre sul ponte di Torcello. La strega chiamò il diavolo e con una chiave posseduta dal demone fece comparire sull’altra sponda il giovane ufficiale. La fanciulla corse da lui e insieme scomparvero.

 

Il diavolo e la strega si diedero appuntamento sul ponte sette giorni dopo per la consegna dell’ampolla.
Ma di lì a qualche giorno, la stessa morì bruciata e non si presentò all’appuntamento.

 

Si narra che ancora oggi, la notte di ogni Natale, il diavolo attenda la fattucchiera sotto forma di gatto nero.

 

 

Fonte: gitando.mystery

Venezia è città piena di callette e campielli nascosti e si presta a molte leggende su fantasmi e streghe.

 

Una leggenda narra l’incontro del grande pittore Jacopo Tintoretto con una strega. Si racconta che Marietta figlia del Tintoretto, fu avvicinata da una strega che la convinse a rubare le ostie consacrate perché così facendo sarebbe diventata come la Madonna.

 

La fanciulla rubò le ostie e le nascose in una scatola in giardino, sotterrandole vicino all’abbeveratoio. Da quel momento tutti gli animali che si recavano a bere cominciarono ad inginocchiarsi.

 

Tintoretto notò la stranezza, si insospettì e scoprì le ostie sepolte. Ordinò allora alla figlia di convocare la strega per riprendersi le ostie. La bambina così fece ed appena la strega si presentò in casa, Tintoretto la accolse con un grosso randello coprendola di botte.

 

La strega per fuggire si trasformò in un grosso gatto che fuggì lanciandosi contro la parete, provocandovi un buco.

 

Tintoretto allora coprì il buco con un altorilievo raffigurante Ercole con una clava posta a difesa della casa, per impedire che la strega tornasse.

 

La strega infatti non tornò mai più e l’altorilievo è ancora visibile sulla facciata della casa, situata nel sestiere di Cannaregio in Campo dei Mori, dove Tintoretto visse gli ultimi venti anni di vita.

 

Fonte: venicecafe.it

Il Castello di Collalto a Susegana, di proprietà dei Conti di Collalto sin dal 1300, nasconde una storia interessantissima, ma molto triste.

 

Il Conte Rambaldo VIII di Collalto, morto nel 1325, sposò in seconde nozze Chiara di Camino allo scopo di chiudere la lotta della sua famiglia con quella dei Caminesi di Cenada.

 

Chiara non era bella ed era molto gelosa del marito. Tra le sue ancelle ve ne era una bellissima e dolcissima di nome Bianca.

 

Il Conte Rambaldo se ne innamorò e ne nacque una travolgente passione. Quando Rambaldo fu chiamato a partecipare alle crociate, andò a salutare la moglie prima della partenza.

 

Era presenta anche Bianca, che pettinava i capelli della castellana.

 

La contessa Chiara si accorse di un fugace sguardo d’amore del marito verso Bianca e di una lacrima apparsa sul volto della sua ancella. Così capì tutto e dopo la partenza del marito si vendicò facendo murare viva la giovane in una torre, che morì di stenti.

 

Il Conte Rambaldo morì in guerra e da allora sembra che il fantasma di Bianca appaia nel castello velato di bianco e con il volto coperto da un velo nero.

 

Fonte: gitando.mystery

Una leggenda veneziana narra la storia della nascita dello stupendo merletto di Burano.
Si racconta che un pescatore buranese di nome Nicolò, pochi giorni prima del suo matrimonio con la bella Maria, uscì in mare per riflettere sul suo matrimonio.
Mentre era al largo la sua barca fu circondata da un gruppo di Sirene che con il loro canto cercarono di rubargli l’anima. Tuttavia il giovane, preso da un grande amore per la sua promessa sposa, resistesse e sconfisse le sirene.

 

Una di esse allora gli si avvicinò e gli diede un trine di schiuma di mare, dicendogli di portarlo alla sua futura sposa, poiché era la prima volta che incontrava la forza del vero amore.

 

Nicolò così fece e lo donò a Maria ma l’oggetto, talmente fragile e delicato, si rovinava ogni giorno di più. Maria, presi ago e filo, riuscì a riprodurre quel piccolo capolavoro con tanta pazienza.
In questo modo nacque il merletto di Burano, un’arte tramandata sino ai nostri giorni.

 

 

Fonte: gitando.mistery

Una leggenda veneziana racconta la storia di Sant’Elena e dell’arrivo delle sue reliquie a Venezia.
Si narra che la nave che portava le reliquie della santa arrivata a Venezia si arenò vicino all’area dove oggi sorge San Pietro di Castello.
I marinai alleggerirono la nave, scaricando a terra tutto il carico, compresa l’urna della santa.
La nave, più leggera, riprese a galleggiare. Così i marinai ricaricarono di nuovo tutto a bordo, urna compresa, ma la nave si arenò un’altra volta.

 

Scaricata l’urna della santa, la nave riprese a galleggiare e i marinai interpretarono questo come il segnale che la santa desiderava restare lì e così fecero.
Da quel momento l’isola prese il nome di Sant’Elena e il corpo della santa ancora riposa nell’omonima chiesa.

 

Fonte e foto: Blog Martinaway

Nel Sotoportego dei Preti Sestiere di Castello fu posta una pietra rossa a forma di cuore.

Molti non sanno perché. La leggenda narra che in quel luogo abitasse un giovane pescatore, che una notte trovò impigliato una sirena nella sua rete.
Così la trainò a riva e la sirena disse di chiamarsi Melusina. I due per molte notti parlarono e finì che si innamorano e decisero di sposarsi.

 

La sirena però si fece promettere che non si sarebbero mai visti di sabato prima del matrimonio. Il pescatore accettò, ma preso dalla voglia di vedere la sua amata, un sabato si recò in riva per vederla e trovò un serpente. Il serpente allora raccontò di essere Melusina colpita da un maleficio, dal quale si sarebbe liberata con il matrimonio.

 

I due si sposarono ed ebbero tre figli, ma Melusina morì giovane e il pescatore rimase solo con i tre figli da mandare avanti.
Tuttavia, ogni volta che il pescatore tornava a casa la trovava completamente sistemata. Per capire chi lo aiutasse una sera tornò a casa prima e vi trovò un serpente in cucina, che uccise per lo spavento.

 

Da quel momento la casa non fu più messa in ordine e solo allora egli capì che il serpente era l’anima della sua sirena che tornava ogni giorno per aiutarlo.
In ricordo di questi grande amore fu messa appunto nel Sotoportego dei Preti la pietra rossa a forma di cuore che, se toccata, si narra che porti fortuna agli innamorati.

 

Fonte articolo e foto: Blog Martinaway

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