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Molto spesso, e con sempre maggiore frequenza, si sente parlare o si parla direttamente di gaming online. O anche, perché no, di gambling sempre virtuale. Si tratta di un settore che sta vivendo una crescita incredibile negli ultimi anni, tanto che nel 2019 ha toccato il suo record in Italia, e che interessa un pubblico sempre più vasto e conseguentemente muove somme ogni giorno più sostanziose, nell’ordine dei miliardi. Ma quando affrontiamo questo argomento, troppe volte diamo per scontato un elemento che invece è fondamentale: la legalità dei siti sui quali operiamo. Andiamo a vedere il motivo dell’importanza, e perché bisognerebbe scegliere solo casino legali online.

 

Casino online: i numeri dell’illegalità

È importante essere consapevoli di questo dovere perché è davvero incredibilmente semplice cadere in truffe di qualsiasi tipologia online, e magari trovarsi anche a frequentare siti di gaming virtuale illegali senza esserne a conoscenza. Nel momento in cui, consapevolmente o meno, si infrange questo regolamento la conseguenza non è solamente il fatto di star commettendo un reato, ma potrebbero essercene di parecchio gravi a livello di sicurezza. I siti illegali infatti non offrono certamente una protezione adeguata per i nostri dati sensibili che, se siamo soliti giocare online, siamo obbligati a fornire.

 

Ma perché è necessario ricordare questa evidenza, che dovrebbe essere ormai quasi palese per tutti? Perché purtroppo i numeri non mentono, e parlano di un utilizzo mai sopito e anzi in costante crescendo di casino non autorizzati e non certificati nel nostro paese. Per quanto la legislazione dell’Italia sia molto avanzata in questo settore, e regolamenti al meglio delle sue possibilità e con grandi risultati l’ambiente di gioco online, non tutti gli utenti si affidano a siti sicuri. E le truffe non sono quindi debellate per questo settore.

 

Il gaming online è purtroppo ancora parecchio florido nella nostra nazione. Basti pensare che nel solo anno 2019 sono stati più di 8.000 i siti totali oscurati perché non legali. Questi siti vengono inibiti ed il loro elenco, costantemente aggiornato, è pubblicato sul sito dell’ADM per poter essere consultato in qualsiasi momento, nel caso in cui fossimo colti da un dubbio di fronte ad una pagina online che possa apparirci come non completamente sicura.

 

Casino illegali online: quali sono i rischi che si corrono

Al contrario, è sempre necessario affidarsi a siti legali di casino come quelli disponibili su casinosicurionline.net, che offrono ai giocatori la possibilità di giocare sul campo che più preferiscono senza correre alcun rischio. Quali possono essere questi pericoli più volte menzionati? I rischi che si corrono sono di diversa natura, e possono avere a che fare con più aspetti: dalla già citata sicurezza dei dati personali fino alle transazioni ed ai dati bancari.

 

Per arrivare addirittura alla certezza di essere pagati in caso di vincita: un elemento che dovrebbe essere scontato, alla base di qualsiasi gioco online, ma che sui siti illegali invece può trasformarsi in una problematica. Come riuscire a distinguere un casinò online legale da uno illegale? Innanzitutto è bene ricordare che tutti quelli legali lo sono poiché sono stati regolarmente riconosciuto dall’AAMS (Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato), ovverosia un organo che fa parte dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato.

 

Premessa doverosa questa perché ci porta al prossimo punto: proprio perché parte di questo elenco, i casinò online autorizzati presentano un logo nella home page, sempre ben visibile, ed accanto a questo deve essere segnalato anche un numero di licenza. Infine, essendo riconosciuti come legali in Italia, il nome del sito deve presentare obbligatoriamente l’estensione “.it”. Se rispettano questi parametri, allora possiamo stare tranquilli e procedere al nostro gaming online, che sarà effettuato su un sito sicuro e legale.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, visto l’inizio dei lavori al Senato, previsto per il giorno 13 giugno, del testo unificato delle proposte di legge A.C. 682 e abb. approvato il 2 maggio 2019 dall’Assemblea della Camera dei Deputati che comporta l’introduzione dell’insegnamento dell’educazione civica nel primo e nel secondo ciclo di istruzione, ritiene fondamentale continuare a proporre suggerimenti per contribuire al miglioramento del testo in oggetto. A tal proposito, ricordiamo che in diversi occasioni e contesti abbiamo fornito una serie atti (Memoria depositata CNDDU – VII Commissione Cultura Camera dei Deputati C. 682 ed abb. Insegnamento Educazione Civica – 04 aprile 2019) testimonianze e studi al fine di apportare il nostro contributo di docenti, che respirano la realtà delle aule didattiche quotidianamente in un momento così dedicato e cruciale delle politiche scolastiche del nostro Paese.

 

 

L’insegnamento della Legalità costituisce una delle frontiere educative su cui la guardia non può e non deve essere mai abbassata; soprattutto attraverso attività idonee, il cui scopo tenda a creare un circolo virtuoso fra i giovani cittadini e le istituzioni, specialmente in accordo con le amministrazioni locali, per incentivare l’assunzione di responsabilità del singolo verso la collettività.

 

 

Potenziare l’insegnamento dell’Educazione civica, soprattutto in aree critiche come periferie di grandi agglomerati urbani o centri ad alta densità malavitosa, portando i valori della legalità, del senso dello Stato e delle competenze civiche, significa trasformare profondamente la società, incidendo positivamente sul futuro delle generazioni venture.

 

 

La scuola ha il compito di intervenire per tempo nella formazione delle giovani coscienze; fin dalla scuola primaria: la tempestività con cui si porgono contenuti educativi può diventare l’autentico discrimine tra l’insuccesso e il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Non esistono ostacoli, quando determinazione e competenze producono il cambiamento.

 

 

Il Coordinamento auspica che la proposta di legge in itinere preveda una modifica inserendo nel testo l’insegnamento da parte di personale specializzato nel settore (A046) di elementi di legalità e cittadinanza in tutte le scuole di ogni ordine e grado. Oggi si parla dell’importanza del diritto, della legalità e dei diritti umani. Tali concetti, la cui pregnanza è indiscutibile, non possono essere affidati ad azioni didattiche episodiche e provvisorie oggetto spesso di rinuncia a favore della materia del momento. È indubbio che la situazione storico – sociale del nostro paese sia fortemente problematica; diversi fenomeni, prima marginali, stanno diventando vere e proprie piaghe sociali: bullismo, cyberbullismo, femminicidi, aumento di micro e macro criminalità discriminazioni di vario genere. La risposta al disagio culturale, all’ “analfabetismo emotivo”, deve essere offerto dalla scuola.

 

 

La legalità ha una sua funzione nel momento in cui si esplicita in conoscenze dei principi che regolano la convivenza tra aggregazioni di persone sempre più estese, complesse e interconnesse e comporta anche l’interiorizzazione di regole condivise, che non costituiscono un’imposizione, ma il cuore pulsante di una società garante della libertà e dignità del singolo individuo. Pertanto, è necessario fare accostare i giovani, fin dalla più tenera età, ai principi della legalità e dei diritti umani, in modo che possano sedimentarsi nella loro coscienza e divenire in modo del tutto naturale fonte di ispirazione e bussola per le future scelte di vita.

 

 

Il Coordinamento seguirà con attenzione l’evoluzione dell’iter legislativo, auspicando che le nostre modifiche, presenti nella Memoria depositata CNDDU – VII Commissione Cultura Camera dei Deputati, possano essere accolte e chiediamo che tutte le forze politiche e sindacali interessate al mondo della scuola e della società possano condividere il nostro impegno.

 

Prof. Romano Pesavento

presidente Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani

 

                   

Si è svolta a Mestre la cerimonia di premiazione della seconda edizione del concorso “La cultura della legalità e l’impegno dei giovani per la sua promozione”.

 

Promosso dalla Regione e dall’Ufficio scolastico regionale del Veneto, il concorso è rivolto agli studenti delle classi terze, quarte e quinte degli istituti superiori veneti.

 

“Attraverso la realizzazione di questo progetto – ha sottolineato l’assessore alla Sicurezza della Regione del Veneto – si riafferma la necessità di continuare tutti a tenere alta la guardia. Un invito rivolto in particolare ai giovani, veri protagonisti di una società libera, sana e coesa”.

 

L’iniziativa ha origine da un’innovativa legge regionale del 2012 e ha lo scopo di stimolare gli studenti a formulare proposte per far crescere la consapevolezza dei gravi pericoli rappresentati dal crimine organizzato e mafioso e dalla corruzione e per favorire la cultura della legalità e della cittadinanza responsabile.

 

Gli istituti premiati

In questa edizione sono stati premiati:

• Liceo “Alvise Cornaro” (provincia di Padova)
• Liceo classico linguistico musicale “A. Pigafetta” (provincia di Venezia)
• ITS “Ceccato” (provincia di Vicenza)
• IS di Feltre (provincia di Belluno)

• Liceo Scienze Umane “Duca D’Aosta (provincia di Padova)
• IPSEOA “Pietro Abano” (provincia di Padova)
• IPS “G.Medici” (provincia di Verona)
• ITIS “Ceccato” (provincia di Vicenza).

Il Comune di Roncade, in collaborazione con l’Arma dei Carabinieri, organizza una serata informativa e formativa dal titolo “Sicurezza e legalità”, alla quale tutta la cittadinanza è invitata.

 

L’incontro è fissato per questa sera alle ore 20.30, nella sala consiliare, in via San Rocco a Roncade.

 

Al centro della serata, l’esperienza del maggiore Stefano Mazzanti, comandante della compagnia dei Carabinieri di Treviso, che darà preziosi consigli e informazioni sulla prevenzione di furti, raggiri e truffe, così come sulla criminalità e sull’operato del malviventi.

 

“Al fine di contrastare con sempre maggior efficacia gli episodi di furti – ricorda l’assessore alla Sicurezza urbana e alla Polizia locale, Giorgio Favero – abbiamo intensificato i controlli effettuati dalle nostre forze dell’ordine, promuovendo le iniziative delle organizzazioni volontarie presenti sul territorio e sostenendo con dei contributi gli investimenti dei cittadini mirati alla sicurezza delle abitazioni. L’incontro del 2 aprile vuole essere un’occasione per fare il punto sull’efficacia degli interventi e valutare i possibili strumenti per prevenire e difendersi dalla delinquenza di vario genere.”

Sono state presentate questa mattina in Piazza Ferretto a Mestre le prime due volanti terrestri del veneziano e, attraverso un collegamento video, anche la prima volante lagunare attrezzate con il “Sistema Mercurio”, la piattaforma tecnologica della Polizia di Stato per il controllo del territorio.

 

Il sistema, nato nel 2015 grazie a Fondi europei per la sicurezza, è costituito da un tablet con schermo multi-touch da 10 pollici, che può anche essere rimosso e utilizzato all’esterno, e da un sistema di telecamere dotate di zoom ottico 36x, di cui una collocata sulla plancia del veicolo. Attualmente è installato su 1000 volanti della Polizia e viene utilizzato per la video sorveglianza in mobilità e per il servizio di lettura automatica delle targhe (sistema ANPR). Un segnale sonoro avvisa i poliziotti quando un’auto risulti rubata o sprovvista di assicurazione o certificato di revisione, mentre in caso di inseguimenti o in altre situazioni d’emergenza o soccorso pubblico le telecamere consentono di inviare filmati live alla Sala operativa e di determinare immediatamente posizione, direzione, modello e colore del veicolo inseguito, della pattuglia che sta intervenendo e della volante più vicina che potrà intervenire in supporto.

 

Più veloci, grazie a “Mercurio”, anche gli accertamenti sulle persone fermate in strada, visto che gli agenti possono trasmettere in streaming alla Centrale operativa le riprese video dell’intervento e interrogare direttamente gli archivi della Polizia senza chiedere i dati via radio alla Centrale. Infine, grazie alla geolocalizzazione costante garantita dal Sistema tramite l’invio delle coordinate cartografiche al software di gestione GeoManager, la Centrale operativa è sempre informata in tempo reale sulla posizione delle proprie unità.

 

A breve il Sistema “Mercurio” sarà integrato anche con la funzione ace scanner, che consentirà l’identificazione delle persone sospette mediante una telecamera e la rilevazione delle impronte digitali, direttamente sul luogo del fermo, senza dover rientrare in ufficio. Nei prossimi tre mesi il sistema “Mercurio” sarà installato su un totale di 21 autovetture e 5 natanti.

 

   

 

Assessore Corazzari: “Per la Regione la sicurezza dei cittadini è una priorità e non uno slogan”

Dello stesso avviso anche Cristiano Corazzari, assessore alla Cultura e alla Sicurezza della Regione del
Veneto, che ha così commentato la presentazione di questa mattina: “La sicurezza del territorio è una priorità e sono certo che contribuendo alla realizzazione di questo progetto diamo una risposta importante nel sostenere il lavoro delle Forze dell’ordine e nell’andare incontro a una delle richieste più frequenti verso le istituzioni da parte dei cittadini.

Un segno che dimostra come l’interesse verso la sicurezza non sia uno slogan ma un impegno reale”.

 

 

Il commento del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro

All’appuntamento è intervenuto anche il primo cittadino di Venezia, che ha dichiarato: “Ringrazio il questore per quanto ha fatto in questi anni per la nostra città, insieme agli uomini e alle donne della Polizia di Stato e di tutte le Forze dell’ordine, che giorno e notte lavorano per garantire la nostra sicurezza”.

 

“Il messaggio che deve essere chiaro – ha proseguito Brugnaro – è che da noi chi ruba va in galera. Non si può eliminare il crimine, ma lo si può prevenire e contrastare lavorando con i più giovani ed educandoli alla legalità, a partire dalle piccole cose. Quella in cui viviamo è una zona ricca, che fa gola a molti, nella quale ci sono stati e ci saranno sempre tentativi di infiltrazione criminale, ma questa è una comunità di persone oneste, che lavorano, che si ribellano al malaffare, al degrado e all’incuria. Stiamo amministrando le Città di Venezia trasversalmente, tutti sono invitati a dare una mano”.

 

 

Il governatore del Veneto Luca Zaia: “Legalità e sicurezza, le chiedono i cittadini”

“Consentire agli equipaggi della volanti della Polizia di disporre di un’intelligenza artificiale che di fatto è una centrale operativa nell’auto è una rivoluzione. Una rivoluzione che per noi significa legalità e sicurezza; esattamente una delle richieste più pressanti che ci viene dai cittadini”.

Sono parole del presidente della Regione del Veneto Luca Zaia durante la presentazione delle prime Volanti terrestri e della Volante lagunare cablate con il “Sistema Mercurio”.

 

“È un progetto a vantaggio della sicurezza dei cittadini e del territorio, perché va nella direzione della prevenzione e dell’essere efficienti – ha proseguito il Governatore -. Basta pensare che gli agenti all’interno dell’auto sono ora in grado anche di verificare automaticamente tutte le informazioni necessarie senza più interfacciarsi con la centrale. Inauguriamo, infatti, dei veicoli che dispongono un’intelligenza artificiale che leggendo direttamente tramite una telecamera, segnala con un dispositivo acustico eventuali rilevanze penali o di altro genere riconducibili alla targa”.

 

Una innovazione che arriva nei giorni in cui la Magistratura e le Forze dell’ordine sono intervenute su infiltrazioni mafiose anche nel Veneto. “Questo intervento della Regione a sostegno della sicurezza è in linea con la cultura della legalità presente nei Veneti. Ringrazio per il lavoro della Procura di Venezia e degli inquirenti, consapevole che le notizie di questi giorni sono motivo per operare sempre di più nel consolidamento proprio la cultura della legalità. La foresta dei veneti onesti è quella che non ha voce e fa meno rumore; non si può accettare il rischio che la nostra comunità venga dipinta come fosse fatta di gente poco per bene. I delinquenti vanno messi in galera perché i cittadini veneti hanno diritto alla sicurezza”, conclude Zaia.

 

Mercoledì 13 marzo in sala consiliare con Stefano Mazzanti, comandante della compagnia dei Carabinieri di Treviso
Fornire ai cittadini informazioni sulla criminalità diffusa e sulla sicurezza partecipata. Questo l’obiettivo dell’incontro organizzato dall’amministrazione comunale di Casier, assieme all’Arma dei Carabinieri, in programma mercoledì 13 marzo alle 20.30 in sala consiliare a Dosson.
La serata, dal titolo “Sicurezza e legalità”, sarà condotta dal comandante della compagnia dei Carabinieri di Treviso Stefano Mazzanti, che informerà e formerà i partecipanti sulla prevenzione da furti, sui raggiri e le truffe.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, in considerazione degli eventi promossi in diversi contesti per celebrare il 70° anniversario della Costituzione italiana, ha voluto evidenziare l’importanza della nostra Carta Costituzionale e i valori che ne costituiscono l’essenza, attraverso una serie di iniziative di carattere laboratoriale organizzate per la data odierna, nei locali dell’ISI Pertini di Lucca. Il titolo dell’evento, fortemente caldeggiato dal ds, prof.ssa Daniele Venturi, è: “Insieme per la Legalità. Incontro con Giovanni Impastato”.

 

Giovanni Impastato, fondatore di “Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato” e autore del libro Oltre i Cento Passi, dopo la morte del fratello ha intensificato il suo impegno civile, condotto con coraggio e con gravi rischi personali, nella sensibilizzazione e nel contrasto alla criminalità organizzata.

 

La mattinata è stata finalizzata all’approfondimento del fenomeno criminale sia attraverso gli elaborati realizzati dagli studenti (letture di poesia accompagnate da composizioni musicali; progettazioni grafico – digitali; creazioni di vignette estemporanee da offrire agli ospiti presenti) sia mediante il confronto tra i presenti e l’autore Giovanni Impastato.

 

Proiettati anche alcuni momenti particolarmente significativi tratti dal film “I Cento Passi” e dello spettacolo teatrale “Lirio Abbate e Pif ricordano Peppino Impastato”.

 

Alla manifestazione sono intervenuti via Skype l’on. Elisabetta Barbuto, Commissione Giustizia, e l’on. Piera Aiello, Commissione Antimafia; saranno presenti anche il sindaco di Lucca, prof. Alessandro Tambellini e alcuni referenti dell’ass. Libera.

 

 

Fonte immagine: www.scuolainforma.it

L’insegnamento della legalità costituisce una delle frontiere educative su cui la guardia non può essere mai abbassata; soprattutto attraverso attività idonee, come la formazione e i progetti, il cui scopo tenda a creare un circolo virtuoso fra i giovani cittadini e le istituzioni, specialmente in accordo con le amministrazioni locali, per incentivare l’assunzione di responsabilità del singolo verso la collettività.

In questo articolo la professoressa Daniela Provenzano, membro del Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani, approfondisce l’argomento.

 

I dati provenienti sia dalla Confcommercio imprese per l’Italia, che dalla Fondazione Caponnetto, sono assai significativi in tal senso e purtroppo allarmanti: dall’indagine condotta fra le imprese toscane di commercio, turismo e servizi, risulta che sei imprenditori su dieci lamentano un peggioramento dei livelli di sicurezza rispetto al passato. Abusivismo, furti, contraffazioni, rapine, usura, ed estorsione sono i reati la cui percezione risulta aumentata in modo rilevante rispetto alla media nazionale. Fino a dieci anni fa, sembrava impossibile parlare della Toscana come terra di mafia; adesso invece bisogna affrontare con forza e decisione tali nuovi problemi. Il più grave è l’automertà, ossia la paura di affrontare la mafia, il minimizzare la portata del fenomeno, il rifiuto rispetto ai fenomeni malavitosi che ormai affliggono anche la Toscana (rifiuti tossici, il reimpiego di denaro proveniente da attività illecite, il condizionamento degli appalti pubblici, e ancora beni confiscati, arresti e latitanze). Basta fare qualche ricerca sulle operazioni condotte con successo delle forze dell’ordine, per scoprire che, talvolta, anche gli imprenditori non sono sempre vittime, ma complici. Infondere la cultura della legalità e dell’etica nell’impresa significa diffondere tra i giovani lo sviluppo di comportamenti imprenditoriali responsabili, ispirati alla conoscenza, al rispetto e alla solidarietà.

 

Due fattori sono oggi fondamentali per saper fare impresa: riconoscere e rispettare le regole e formazione professionale qualificata. Tali requisiti diventano valori che vanno trasmessi ai nostri studenti, protagonisti dell’economia del futuro e della società civile.

 

La diffusione della legalità deve avvenire in sinergia con azioni che vedano in prima linea le scuole, insieme alle istituzioni del territorio: le camere di commercio, le forze dell’ordine, le associazioni di volontariato.

 

La scuola costruisce relazioni operative e cerca un sostegno anche esterno quando delinea nuovi percorsi formativi e orientativi; a tal fine posso essere assai proficue le sinergie con le camere di commercio, in quanto luoghi deputati a registrare la nascita e la vita delle aziende secondo regole di trasparenza del mercato e legalità. Il registro delle imprese deve essere conosciuto dagli studenti come strumento fondamentale per la trasparenza amministrativa.

 

La scuola crea anche un dialogo tra gli studenti e le forze dell’ordine. Sicurezza e legalità devono essere considerati obiettivi primari per la collettività. I costi relativi agli illeciti sono altissimi per l’economia: tasse evase, sfruttamento dei lavoratori, sottrazione di ricchezza alle imprese e allo Stato.

 

L’educazione alla legalità deve partire dai giovani; occorre sensibilizzare l’attenzione degli studenti proprio circa quelle tematiche la cui gravità viene spesso ignorata. Tanti comportamenti sono ritenuti dagli adolescenti accettabili, come acquistare merce contraffatta da venditori abusivi o scaricare film e musica illegalmente.

 

Fin dalla scuola primaria è necessario attivare e promuovere percorsi didattici specifici che facciano conoscere i fenomeni criminali dannosi per la società e le attività imprenditoriali.

 

Proprio in tal senso si inquadra il progetto sperimentale “Aziende Giuste”, realizzato dal Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani. Il percorso ha l’obiettivo di creare, attraverso il lavoro degli studenti, un database di aziende virtuose del territorio, individuate sulla base di indicatori sintetici attestanti il rispetto di elevati standard di legalità.

 

Il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani propone alcune attività didattiche e operative:

1. Analisi dei principali reati di cui sono vittime le imprese

2. Ricerche sui principali reati commessi nel proprio territorio, in particolare la green corruption, i reati di usura e di estorsione.

3. Analizzare gli indicatori più significativi, ai fini dell’ottenimento del rating di legalità.

4. Far conoscere agli studenti le figure di:

– Giorgio Ambrosoli, l’eroe borghese avvocato liquidatore della Banca Privata Italiana di Michele Sindona.

– Libero Grassi, imprenditore italiano ucciso da Cosa Nostra dopo essersi opposto a una richiesta di pizzo.

5. Film suggerito: Il titolare, black comedy a episodi su impresa e criminalità, per la regia di Alessandro Albanese e Carlo Loforti.

Il protagonista è un commerciante dal nome evocativo, Enea interpretato dall’attore Sergio Vespertino, che si trova a dover affrontare situazioni nelle quali, la corruzione, l’estorsione, le rapine, la burocrazia, le difficoltà di accesso al credito, sono trattate attraverso dei paradossi, in una sorta di mondo capovolto o ideale. La diffusione dell’opera, inizierà ad ottobre, nell’ambito degli eventi di Confcommercio dedicati alla sicurezza e alla legalità.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della Disciplina dei Diritti Umani, in occasione della ricorrenza in cui è stata uccisa Rita Atria, 26 luglio 1992, intende ricordare il coraggio e l’ideale di giustizia a cui la giovane si è ispirata, dopo l’incontro con il giudice Paolo Borsellino, promuovendo una “marcia digitale”, proprio in memoria della testimone di giustizia.

 

In tale giorno, si invitano gli utenti dei social network a formare una sorta di catena digitale, postando immagini e frasi relative alla difesa della legalità e contro le organizzazioni criminali organizzate, e invitando i propri amici ad aderire: ciascuno diventa protagonista attivo della propria consapevolezza civica e non semplice spettatore passivo.
Essere cittadino significa anche diffondere ideali, spunti di riflessione e modelli di comportamento eticamente validi, avvalendosi anche dei linguaggi digitali. Si spera così di coinvolgere le giovani generazioni, ma anche gli adulti, in una costruzione di idee e scambi culturali più profonda e significativa rispetto a tanti post, in alcuni casi davvero superflui, quando non diseducativi.

Creare un’onda di commenti, considerazioni e immagini da condividere con il maggior numero di persone possibili, dando vita ad un’azione di impegno civile è il fine ultimo dell’iniziativa, per “marciare” idealmente tutti uniti verso un unico obiettivo: l’affermazione della legalità come principio fondante della libertà.

Oggi attraverso un semplice click online molti attivisti dei Diritti Umani hanno creato movimenti d’opinione e lanciato campagne a favore della dignità della persona per un mondo più equo e tollerante. Il Coordinamento ritiene oggi importantissimo l’utilizzo dei social network come veicolo di comunicazione, partecipazione e mobilitazione, non come mera vetrina per apparire.

 

“La lotta alla mafia (primo problema da risolvere nella nostra terra, bellissima e disgraziata) non
doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale,
anche religioso, che coinvolgesse tutti, che tutti abituasse a sentire la bellezza del fresco profumo di
libertà che si contrappone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e
quindi della complicità.”

Paolo Borsellino

Il Coordinamento Nazionale Docenti della Disciplina dei Diritti Umani vuole ricordare la strage di via D’Amelio, avvenuta il 19 luglio 1992, promuovendo piccole azioni di legalità in tutto il territorio nazionale.

 

 

“In particolare, chiediamo a tutti gli utenti dei social network di postare nella data della ricorrenza in oggetto una celebre frase di Paolo Borsellino, espressione autentica della tempra morale e della rettitudine di un uomo che ha vissuto la legalità come il principio ispiratore del proprio operato e non solo come l’esecuzione di un mero dovere da parte del cittadino nei confronti dello Stato: A fine mese, quando ricevo lo stipendio, faccio l’esame di coscienza e mi chiedo se me lo sono guadagnato.

 

Inoltre, a partire dalla riapertura delle scuole, si propone l’idea di realizzare una rete sociale, intitolata a Borsellino (La rete di Paolo), atta a permettere la condivisione di materiale multimediale selezionato e creato dagli studenti, incentrato sulle problematiche criminali relative al loro territorio e al contesto nazionale, ma anche sulle riflessioni – percezioni – eventuali soluzioni prospettate degli stessi in merito alle tematiche in oggetto. In caso di adesione, è possibile rivolgersi al seguente indirizzo mail: [email protected]

 

È necessario continuare a promuovere in modo capillare, pervasivo e strutturato l’idea che appartenere a una comunità, una scuola, una famiglia, un paese, non ci esime, anzi dovrebbe essere tutto il contrario, dal sentirci inseriti in una realtà più ampia che è quella dello Stato; ancora oggi purtroppo tale concetto viene considerato come estraneo, se non in forte contrapposizione, specialmente negli ambienti malavitosi, agli interessi del singolo e della piccola propria cerchia di riferimento. Il campanilismo acritico, il familismo, il nepotismo, il clientelismo sono tutte varianti deviate e pericolose, in quanto foriere, spesso, di molteplici atti criminosi, che derivano da un unico aberrante concetto in base al quale, in Italia, l’individuo viene contrapposto rispetto all’entità astratta Stato. Solo quando si capirà che il cittadino non è cliente e che lo Stato non è un nemico, si riuscirà a contenere la criminalità. La scuola in passato ha contribuito a rendere più omogeneo l’assetto culturale dei nostri connazionali, promuovendo non solo la cultura, ma anche un’autentica possibilità di riscatto per tanti studenti; i docenti erano apprezzati per i loro sforzi ed erano considerati credibili nel loro ruolo educativo; attualmente ripristinarne il prestigio e la dignità significa costituire uno dei pochi argini alla deriva socio-culturale dei nostri tempi. Educare, comunicare e trasmettere valori diventa impraticabile, se la propria credibilità professionale viene sminuita in varie forme. Educatori deboli non incideranno sul tessuto sociale in cui operano e altri modelli, inappropriati o fuorvianti, prenderanno il sopravvento, specialmente nelle realtà più abbandonate e ad alto rischio malavitoso. Modelli per i quali lavorare onestamente, evitando scorciatoie, facilitazioni, compromessi, è da sciocchi o da miseri falliti. La legalità non deve essere una semplice parola da ripetere nelle occasioni pubbliche, ma costituire una forma mentis, un automatismo consapevole. La scuola diventa il banco di prova della società che decidiamo di scegliere per noi e per le generazioni che verranno“.

 

“La mafia teme la scuola più della giustizia. L’istruzione taglia l’erba sotto i piedi della cultura mafiosa”. Antonino Caponnetto

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