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Il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani intende porre all’attenzione del MIUR e delle autorità competenti, anche quest’anno, l’andamento dei trasferimenti interprovinciali registrato nelle regioni del Mezzogiorno per la classe di concorso A046 – discipline giuridiche ed economiche.

 

Complessivamente, sono stati effettuati nel Meridione 34 trasferimenti interprovinciali. Sicilia: trasferimenti interprovinciali n. complessivo 13 (38,2%); previsti dal CCNI n. 8 (42,1%); Calabria: trasferimenti interprovinciali n. complessivo 4 (11,8%); previsti dal CCNI n. 3 (15,8%); Basilicata: trasferimenti interprovinciali n. complessivo 12 (35,3%); previsti dal CCNI n. 5 (26,3%); Puglia: trasferimenti interprovinciali n. complessivo 2 (5,9%); previsti dal CCNI n. 2 (10,5%); Campania: trasferimenti interprovinciali n. complessivo 0; previsti dal CCNI n. 0; Molise: trasferimenti interprovinciali n. complessivo 3 (8,8%); previsti dal CCNI n. 1 (5,3%) di questi un numero pari a 19 è stato assegnato tramite precedenza prevista dal CCNI (57,6% sul totale).

 

Per quanto riguarda il trend nelle province, non è certo una situazione rosea: in Sicilia quella di Agrigento, con quattro unità, è la realtà che ha evidenziato un maggiore numero di trasferimenti, anche se sono stati tutti assorbiti dalle precedenze; in Calabria, l’unico dato significativo si riscontra a Crotone, con 3 unità di cui 2 con precedenza CCNI; la provincia di Potenza con 8 trasferimenti di cui 2 con precedenza prevista da CCNI costituisce il dato più “vistoso”. Le ultime quattro regioni non evidenziano valori particolarmente significativi (Puglia: Brindisi trasferimenti interprovinciali n. complessivo 2; previsti dal CCNI n. 2; Sardegna: Cagliari trasferimenti interprovinciali n. complessivo 5; Nuoro trasferimenti interprovinciali n. complessivo 2; Molise: Campobasso trasferimenti interprovinciali n. complessivo 3; previsti dal CCNI n. 1).

 

Per il terzo anno consecutivo, la classe di concorso in questione risulta essere bloccata; tranne qualche isolato docente “fortunato”, si rimane là dove il vituperato (da quasi tutte le forze politiche) algoritmo ha spedito, insindacabile come il giudizio di Minosse nell’Inferno. Ricordiamo che gran parte del personale educativo in questione vanta tanti anni di servizio, anche fuorisede, e spesso un’età non certo verde. Eppure, le dinamiche, sfortunatamente, rimangono invariate: non ci sarebbero posti e, a quanto pare, non se ne vogliono creare. Secondo le dichiarazioni di alcuni esponenti politici, far avvicinare gli esiliati alle proprie famiglie comporterebbe un salasso perla spesa pubblica. Purtroppo, ci saranno, come da tre anni a questa parte, costi, in termini economici ed affettivi, assai onerosi solo per le famiglie dei docenti fuorisede. Ci chiediamo quanto sia giusto.

 

Un’ulteriore riflessione vogliamo rivolgerla alla situazione dei trasferimenti interprovinciali nella scuola primaria e dell’infanzia: per ottenere l’agognato trasferimento si ricorre con frequenza assai sospetta alla precedenza CCNI. È fortemente improbabile pensare che, vista l’insorgenza progressiva di tale fenomeno, statisticamente, tutti i richiedenti abbiano reali patologie. Ci auguriamo che si apra una seria discussione sui numeri e sulle soluzioni più adatte per restituire condizioni di vita e lavoro più ragionevoli soprattutto a chi ha lasciato gli affetti a chilometri di distanza per servire con onestà lo Stato.                       

Il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani, in occasione Giornata internazionale degli insegnanti, prevista per il 5 ottobre, augura a tutti i docenti di ogni ordine e grado un proficuo e sereno anno scolastico

 

 

La professione del docente diventa sempre più difficile e complessa; le richieste da parte della società a carico degli educatori diventano sempre più molteplici e disparate: aumentano le responsabilità civili e penali nell’esercizio della propria funzione e il rapporto con le famiglie diventa in troppi casi conflittuale; la credibilità di tale professione viene inficiata costantemente da fattori interni ed esterni alla scuola; a causa di tante riforme condotte in modo improvvido, in molti casi, i disagi e le storture si sono moltiplicati con classi di concorso falcidiate e gli esiliati della l. 107/2015 ne costituiscono la prova più tangibile.

 

Su un campione di 242 docenti fuori sede, monitorato attraverso un sondaggio condotto nel mese di agosto – settembre online, il 62,3% ha dichiarato di spendere annualmente per il proprio sostentamento tra i 5000 e i 10.000 euro; addirittura il 28,8% accusa una spesa superiore a 10.000 euro.

Le prime tre regioni in cui risultano prestare servizio gli intervistati sono: la Lombardia con il 17,3%; il Lazio (16,12%) e la Toscana (14,5%).

 

In un contesto del genere, ci chiediamo seriamente se non sia il caso di rimodulare le caratteristiche della Carta del docente, quando chi vive fuori dalla propria città di residenza affronta costi che intaccano inesorabilmente il proprio stipendio fino a vederlo scomparire senza alcuna possibilità di risparmiare qualcosa per se stesso e i propri figli. Si parla di autentico allarme povertà nei casi di famiglia monoreddito con affitto da pagare, spostamenti vari, acquisto beni di consumo nelle costose città del Centro – Nord. Risultato? Impossibilità di conciliare il dentista o un’ipotetica spesa medica con la rata dell’affitto. Le classi di concorso più colpite risultano essere, da quanto emerge dal questionario, quelle relative alla scuola dell’infanzia, alla scuola primaria e alle discipline giuridiche ed economiche. Gli intervistati hanno dimostrato estrema flessibilità nell’accettare qualsiasi utilizzazione (disponibilità ad essere utilizzato in compresenza;  disponibilità ad essere utilizzato in attività di potenziamento didattico; disponibilità ad essere utilizzato in attività di sostegno previa formazione; disponibilità ad essere utilizzato in orario pomeridiano e nel mese di luglio per le attività di recupero (con ripresa in servizio nel mese di ottobre) ) pur di favorire il proprio rientro.

 

Oggi gli insegnanti possiedono un’alta formazione e vantano titoli di studio altamente specialistici (dottorati di ricerca; borse di ricerca ecc.); motivo per il quale il quale sarebbe facile trovare  attraverso la sperimentazione alternative all’ “esodo”. Allo stato attuale pochi appartenenti a tali classi di concorso sono potuti rientrare nelle loro sedi.

 

Alla luce di quanto affermato, ci si augura vivamente che le prossime azioni del Governo tengano conto del malessere di un cospicuo numero di cittadini, sulle cui spalle grava una responsabilità non di scarsa entità: la formazione della futura società.      

L’avvio del nuovo anno scolastico ha messo in evidenza ancora una volta gli annosi problemi che affliggono la scuola. Ha fatto clamore la notizia che dei 57.000 posti faticosamente autorizzati dal ministero del Tesoro a livello nazionale per le immissioni in ruolo, solo 25.000 sono stati assegnati a docenti con contratto a tempo indeterminato, mentre quelli rimasti vacanti (32.000) saranno ancora una volta coperti nelle scuole dai precari, con il seguito del carosello dei supplenti e della mancata continuità sugli alunni.
Anche nelle scuole trevigiane si conferma il dato nazionale. Sono 728 i posti disponibili per i ruoli che non sono stati coperti da insegnanti a tempo indeterminato: 89 alla scuola primaria, 315 alla scuola media e 324 alle superiori. Mancano 182 docenti di sostegno, oltre che docenti di italiano e matematica alle medie; matematica, italiano e inglese alle superiori.
E qui si colloca la delicata questione del precariato della scuola, che non solo non è stato ridotto, ma in questi ultimi anni è addirittura aumentato così tanto che per garantire il diritto allo studio degli alunni è stato necessario ricorrere ad una deroga al tetto massimo dei 24 mesi di contratti a termine fissato per tutti i lavoratori precari nel Decreto Dignità.
Due facce della stessa medaglia che sembrano in contraddizione, ma non lo sono per chi conosce il (mal)funzionamento del sistema scolastico italiano. Se ampliamo l’orizzonte di analisi scopriamo infatti che quello descritto non è un male incurabile, ma il risultato di una mancata programmazione a medio-lungo termine delle politiche sul personale di questo importante settore della pubblica amministrazione.
I governi e i ministri che si sono succeduti nell’ultimo decennio (Gelmini, Profumo, Carrozza, Fedeli) si sono sbizzarriti in riforme “epocali”, in concorsi per il reclutamento dei docenti con requisiti di ammissione ed esiti ogni volta diversi (concorsi abilitanti, non abilitanti, selettivi, non selettivi…) nonché in politiche miopi di spending review, che non hanno prodotto risultati e non hanno portato miglioramenti.
Per non parlare poi dei contingenti di posti messi a concorso, assolutamente lontani dal numero di posti vacanti, dalle proiezioni dei pensionamenti e quindi dal fabbisogno reale delle scuole.
Per arrivare al paradosso attuale: dopo anni di tagli lineari e di blocco del turn over, finalmente i contingenti per le assunzioni sono stati rimpinguati, ma i posti non vengono coperti da personale fisso e rimanendo vacanti saranno assegnati a personale con contratto precario. Perché?
Vale il vecchio adagio del mancato incontro tra domanda ed offerta. Abbiamo avuto il sospetto in questi anni che il ministero dell’Istruzione e quello dell’Economia non avessero la fotografia vera della situazione relativa al fabbisogno per i vari ordini di scuola e che i posti destinati alle immissioni in ruolo rispondessero ad altre priorità come, ad esempio, lo svuotamento delle graduatorie ad esaurimento, le cosiddette Gae, allo scopo di annullare le sanzioni europee previste per l’Italia per abuso di contratti a termine. Ed ora il sospetto è diventato una certezza.
L’andamento delle nascite e delle iscrizioni a scuola e il numero dei pensionamenti devono essere le variabili che determinano gli organici delle scuole, la programmazione dei posti per i corsi universitari per diventare insegnanti o docenti specializzati per il sostegno e l’attivazione di corsi e concorsi per l’abilitazione all’insegnamento e/o l’accesso ai ruoli.
Non si può continuare con l’adozione di provvedimenti estemporanei dettati dalle emergenze vere o di consenso. E la cronaca di questo anno, con la drammatica vicenda delle diplomate magistrale, è lì a dimostrare la mancanza di politiche di programmazione sul personale della scuola.
Le regole per il reclutamento degli insegnanti non possono dipendere dalle altalenanti sentenze dei giudici. C’è bisogno di chiarezza: i giovani che scelgono la professione di insegnante devono sapere qual è il percorso da fare. L’incertezza sui requisiti di accesso ha creato in questi anni un vero e proprio “ricorsificio”, un mercato dei ricorsi che ha fatto la fortuna di tanti studi legali, ma non ha contribuito a risolvere il problema.
E che dire poi della drammatica situazione della carenza di dirigenti scolastici e di direttori dei Servizi amministrativi che costringe chi è in servizio a doppi incarichi (reggenze) per coprire le posizioni apicali delle istituzioni scolastiche?
La realtà è che sono mancate e continuano a mancare all’appello una vera politica del personale e una visione di sistema in un settore considerato – purtroppo solo a parole – strategico per un Paese che vuole uscire dalla crisi economica e intende fare dell’innovazione uno dei fattori cruciali per la crescita e lo sviluppo. Garantire l’istruzione è una priorità politica, ha affermato il Presidente Mattarella, considerato che ogni risorsa destinata alla scuola e alla ricerca ritorna con gli interessi alla società.
Per questo la scuola non può e non deve essere lasciata alla mercé di politiche che hanno il limitato orizzonte della vita di una maggioranza di Governo. L’attuale ministro ha assicurato di non voler fare come i suoi predecessori e sfornare l’ennesima riforma, ma che è sua intenzione porre rimedio alle tante criticità emerse dalla Buona Scuola renziana. Ciò però non tranquillizza chi ha a cuore il funzionamento delle scuole perché urgono interventi di sistema almeno sul fronte della gestione degli organici e politiche di lungo respiro sul reclutamento.
Occorre però che la politica, almeno nei settori cruciali per il Paese, abbia la consapevolezza di svolgere un incarico pro tempore e agisca non inseguendo il facile consenso, ma avendo come obiettivo il bene della scuola, di chi ci lavora, degli studenti e delle loro famiglie.

Primo giorno di scuola stamattina per i bambini che frequentano gli istituti d’infanzia comunali: coinvolti 1100 bimbi, 140 maestre e 85 ausiliarie. L’assessore alle Politiche educative Paolo Romor, come in occasione dell’apertura lunedì scorso dei nidi comunali, ha effettuato alcuni sopralluoghi: si è recato alla scuola “Ca’ Bianca”, situata in via Sandro Gallo al Lido di Venezia, e alla “Diego Valeri” di fondamenta dei Cereri a Dorsoduro.

 

“Quest’ultima è stata completamente ridipinta internamente e rientra nella quarantina di istituti scolastici che hanno beneficiato di interventi di manutenzione straordinaria da parte del Comune nel corso della chiusura estiva – ha commentato Romor – tra le operazioni ultimate il restauro degli intonaci, della muratura interna e la verifica degli impianti della Vecellio a Mestre, le ridipinture di Comparetti, San Girolamo e Arcobaleno in centro storico, la ristrutturazione del pavimento in legno all’Airone, l’ampliamento del Pollicino, la soluzione alla risalita dell’umidità nella Gori e nel Melograno”.

 

“Queste visite sono state l’occasione per esprimere un ringraziamento a tutto il personale docente, ausiliario e amministrativo, per il lavoro che svolgono nell’ambito di un servizio che risulta sempre percepito come eccellente – ha sottolineato l’assessore – Riguardo al personale, voglio ricordare che le scuole d’infanzia comunali, unitamente ai nidi, sono interessate da una grande campagna di stabilizzazioni, come da intesa con le parti sociali. La Giunta ha infatti già deliberato l’assunzione di 32 maestre con cui si copriranno tutte le cessazioni per il 2018 e il 2019 e si potrà anche, da subito, costituire una squadra ‘jolly’ per la sostituzione delle assenze giornaliere. In questo modo l’Amministrazione garantisce l’efficienza dei servizi e, al contempo, sana la situazione di tutte le maestre che erano state lasciate, a volte da oltre 10 anni, in situazione di precariato“.

 

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti umani esprime apprezzamento per le dichiarazioni del ministro, dott. Bussetti, in merito al provvedimento in corso di elaborazione finalizzato al rientro dei docenti meridionali, collocati dall’algoritmo della legge 107/2015 in località molto distanti dalle proprie sedi.

 

Più volte l’attuale ministro si è speso in relazione a tale problematica, dando prova di estrema sensibilità per una questione che non riguarda soltanto la scuola, ma diventa quasi sociologica, economica e antropologica. Se lo stesso ministro Salvini propone di ripopolare il Meridione esautorato da continue emigrazioni attraverso una serie di interventi, evidentemente quella che si presenta può essere l’occasione per contribuire a un riassestamento dell’assetto economico tra Nord e Sud, riequilibrare la disgregazione di tanti nuclei familiari e riattivare circuiti virtuosi in zone che rischiano la desertificazione umana.
Ci auguriamo che le strategie dell’attuale Governo possano realmente portare al benessere e all’armonia tante famiglie in fiduciosa attesa e contribuire al miglioramento dell’economia del Sud, invertendo l’infausto processo di abbandono da parte delle forze produttive e portatrici di ricchezza delle regioni meridionali, invece, più bisognose proprio di incrementare i redditi.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani intende avviare un monitoraggio sul tema della mobilità, in modo da reperire informazioni circa la condizione, le caratteristiche e i disagi propri del docente fuori sede. Il fine ultimo dell’operazione consiste, dopo aver analizzato i dati pervenuti, nell’elaborare strategie atte alla risoluzione della drammatica questione in oggetto.

 

Il questionario, strumento attraverso il quale si intende procedere, elaborato dal prof. Alessio Parente, Segretario generale del CNDDU, consiste in una serie di domande di carattere generale e di contenuto più specifico. Per chi volesse aderire all’iniziativa, è possibile scaricare il questionario e inviarlo all’indirizzo email: [email protected] entro il 16 di agosto.

 

Riteniamo che i docenti in questione durante il servizio, prestato in buona parte nelle scuole del Sud, abbiano svolto un ruolo assai utile alle comunità educative ospitanti e che l’esodo di tanti insegnanti abbia impoverito ulteriormente le risorse materiali e intellettuali di un territorio assai soggetto alla criminalità organizzata e fortemente degradato.
Ricordiamo che molto significativi risultano essere i dati sullo spopolamento e sul “malessere demografico”; sulla disoccupazione; sul disagio e sulla mancata crescita del Meridione.

 

Non ci stancheremo mai di ripetere che è possibile avviare una controtendenza, partendo proprio dal rientro dei professori “esiliati dalla legge 107/2015” presso le loro città di residenza, per contrastare tutta una serie di fenomeni, che sembrerebbero occupare ampio spazio nelle dichiarazioni degli esponenti politici.
Si auspica che si possa trovare una soluzione strutturale per il personale scolastico in oggetto, attraverso un piano di rientro da realizzare al più presto.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della Disciplina dei Diritti Umani, in questi giorni ha ricevuto sia sulla pagina Facebook che sul proprio indirizzo di posta elettronica tanti contributi attinenti ai molteplici disagi dei docenti fuori sede. All’interno di tali segnalazioni trovano spazio anche molte proposte volte alla risoluzione della problematica in oggetto; in merito a quest’ultimo argomento vogliamo evidenziare quanto suggerito dalla collega prof.ssa Anna Dorotea Privitera, comitato NONSISVUOTAILSUD: “Il principio di applicazione di una legge dispone che davanti a essa tutti
i cittadini la ricevano in modo eguale. Per la Buona Scuola non è stato così; già la suddivisione in fasi “0 – A- B e C” ha discriminato i lavoratori della scuola, ponendoli differentemente sugli scalini dell’assunzione.

 

La 107/2015, oltre all’ arruolamento dei docenti, contiene altre disposizioni, poiché essa tende, secondo il legislatore che l’ha concepita, all’ utilizzo del personale scolastico a seconda del fabbisogno interno, rinforzando l’offerta formativa mediante l’organico dell’ autonomia cioè il potenziamento, che avrebbe dovuto diminuire la supplentite e far scomparire del tutto il precariato nella Scuola.

 

L’art. 1 al comma 131 ferma definitivamente i precari con 36 mesi di servizio, non consentendo loro di poter accedere ad altri incarichi annuali, dovendo, infine, apprestarsi al ruolo tramite concorso. Nessuna scappatoia: i precari, che hanno scelto di non farsi assumere col piano straordinario della Buona Scuola, devono starsene tranquilli ad aspettare il ruolo, solo dopo che i movimenti della mobilità vengono espletati.
È di qualche giorno fa la proposta della signora Azzolina (M5S) di abolire il comma sopra citato, cancellando il motivo, la causa che ha spinto migliaia di precari storici ad accettare il ruolo su scala nazionale e la susseguente mobilità, che ha sbaragliato anche chi era stato assunto in provincia e vicino casa, a migliaia di chilometri lontano dalla propria famiglia.
“Lo sapevate” ci accusano i precari residuali – risposta: “Anche voi”.

 

La legge è uguale per tutti! Data la lungimiranza di queste persone che non si sono lasciate assoggettare dal comma 131 e dato che nessuno avrebbe immaginato un tale caos creato dall’algoritmo, il quale ha scaraventato a casaccio gente di 40 e 50 anni al Nord, si chiede agli attuali residenti del Miur di porre fine alla “Questione Meridionale Scuola”. Di non accentuare ulteriormente la disparità di trattamento. Se Sacrosanto è il diritto dei precari con 36 mesi di servizio d’essere assunti, altrettanto è quello di poter ritornare a casa degli esiliati 107, che non hanno mai scelto di allontanarsi dalle proprie province di residenza. Si devono garantire quote alla mobilità, numeri degni di merito.
Non si può far passare il principio che chi è stato assunto fuori debba “Cercarsi un bravo avvocato” per poter rientrare e porre fine ad un’ingiustizia subita. Infatti, il torto non può essere rimesso nelle mani di un giudice, ma deve essere condannato, a prescindere, a livello istituzionale.
All’abolizione del comma 131 anteponiamo un piano di rientro straordinario per gli esiliati 107 e corsi di specializzazione sul sostegno.

 

Stop concorsi e assunzioni: si facciano dove è veramente necessario. Si riportino a casa i docenti assunti nel 2015 con la Buona Scuola. Si ripristini la mobilità. Il comitato NONSISVUOTAILSUD vi ringrazia per la cortese attenzione e spera nel vostro intervento e supporto affinché venga garantito un rientro immediato dei docenti nelle loro regioni d’appartenenza per ricostruire l’unità famigliare.”

 

All’interno del Coordinamento si sta valutando l’opportunità di realizzare una piattaforma appositamente allestita per far convogliare tutte le varie proposte significative ai fini di strutturare modalità operative che possano condurre al ritorno dei docenti nelle proprie sedi di residenza. Si invitano tutti i colleghi / associazioni / comitati / esponenti politici a fare rete in modo da poter trovare un accordo di massima.

“Il regolare inizio del prossimo anno scolastico in Veneto è a fortissimo rischio”. Lo scrive il presidente della Regione Veneto Luca Zaia in una lettera al ministro per l’Istruzione Marco Bussetti, segnalando la situazione di emergenza nella quale versa la scuola primaria in Veneto a causa della carenza di insegnanti.

 

Tre i fattori che penalizzano l’organico nelle scuole elementari della regione, secondo il governatore del Veneto: l’esclusione delle maestre diplomate magistrali dalle graduatorie ad esaurimento, che in Veneto relega 848 insegnanti prive di laurea alle sole supplenze; il venir meno di 888 insegnanti che, a settembre, vanno in pensione o hanno ottenuto il trasferimento
in altra regione; e il numero insufficiente di posti assegnati al Veneto (300 tra Padova e Verona) per i corsi di laurea in Scienze della formazione primaria rispetto al fabbisogno formativo.

 

Il presidente del Veneto fa un appello diretto al ministro perché sia tali ‘criticità’ siano affrontate con ‘urgenza’ e ‘in modo adeguato’, al fine di poter continuare a garantire standard di qualità al sistema scolastico regionale, già certificati dagli esiti dei test Invalsi e da tassi di abbandono scolastico di gran lunga inferiori alla media nazionale ed europea.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della Disciplina dei Diritti Umani, in relazione alla proposta formulata dal Governo inerente al reddito di cittadinanza, previsto all’interno del decreto dignità, il cui fine è l’aiuto economico per i soggetti temporaneamente inoccupati o svantaggiati, nell’apprezzare l’intervento in questione, precisa quanto segue: allo scopo di non creare disparità tra chi è disoccupato, ma godrebbe dei benefici del provvedimento, e i docenti che sono collocati, a seguito del trasferimento imposto dalla legge 107/2015, fuori sede, con costi spesso elevatissimi rispetto alla propria retribuzione, e forti ripercussioni sulle famiglie, in alcuni casi mono reddito, si chiede di voler tempestivamente operare per consentire agli insegnanti in questione il rientro definitivo presso le proprie città di residenza o ipotizzare una sorta di “indennità di trasferimento” la cui finalità sia quella di attenuare i disagi sopra citati.

 

Inoltre, il Coordinamento intende soffermarsi sulla necessità e urgenza di inserire al più presto l’ora di educazione civica in ogni scuola di ordine e grado, attribuendone l’insegnamento ai docenti della classe di concorso A046 – discipline giuridiche ed economiche, perché se è vero che alla formazione della responsabilità civica degli studenti concorrono tutti gli insegnanti, a prescindere dalla propria materia di riferimento, in realtà soltanto chi conosce profondamente i meccanismi e la normativa del Diritto può operativamente comunicare nella maniera più efficace i valori della legalità, partendo dall’interpretazione del testo normativo (diritto pubblico ed in particolar modo diritto costituzione, diritto privato, diritto amministrativo etc.).
Pertanto si chiede che il ministro, prof. Bussetti, al più presto elabori un decreto legge finalizzato all’inserimento nel monte ore scolastico della disciplina in oggetto; ancora si auspica l’istituzione di un tavolo operativo di concertazione con tutti gli attori che si stanno adoperando a favore di tale provvedimento.

 

Infine rivolgiamo un appello a tutti i deputati e senatori, che prima e dopo la campagna elettorale si sono fatti carico di tale istanza, affinché sostengano tangibilmente il percorso proposto.
“I giovani e la mafia? Ѐ un problema di cultura, non in senso restrittivo e puramente nozionistico ma come insieme di conoscenze che contribuiscono alla crescita delle persone. Fra queste conoscenze vi sono quei sentimenti, quelle sensazioni che la cultura crea e che ci fanno diventare cittadini, apprendendo quelle nozioni che ci aiutano a identificarci nelle istituzioni fondamentali della vita associata e a riconoscerci in essa.” (Paolo Borsellino)

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