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Riceviamo e volentieri pubblichiamo un nuovo intervento a firma di Luigi Giovannini sull’attuale panorama socio-sanitario italiano

 

Pur non essendo in guerra, stiamo vivendo un periodo sconvolgente che andremo sicuramente a superare, ma alcuni atteggiamenti e commenti che vedo, sento e leggo non li ritengo assolutamente condivisibili.

 

Per quanto strano possa sembrare, a mio avviso il miglior giocatore che abbiamo in partita è il Governo che al di là di evidenti e scontati errori, ha colto le scelte di fondo e ci sta guidando al meglio nonostante i comportamenti, le lacune e le spaventose pressioni esercitate dalla critica politica, dalle Regioni, dalle varie Conf esistenti, dai cittadini e da molti giornalisti.

 

Iniziando dalla critica, segnalo le valutazioni di Salvini che all’inizio del marzo scorso rimarcava la necessità di riaprire la Lombardia, ma la sua indicazione si è infranta alcuni giorni dopo sui mezzi militari sfilati per le strade di Bergamo; evitando qualsiasi ulteriore prudenza riflessiva, in ottobre dichiarava poi di non ravvisare la necessità di prorogare lo stato d’emergenza, ma tutti sappiamo che il 25 novembre un trend assolutamente prevedibile ci ha portato a superare il non ambìto traguardo di 50.000 morti in 10 mesi.

 

Dal canto suo Renzi in maggio sostenne che se i morti di Bergamo e Brescia avessero potuto parlare, ci avrebbero detto di riaprire, uscita che ritengo assolutamente adeguata al suo livello politico e che il sindaco di Bergamo – Gori – definì, con grande signorilità, “a dir poco sbagliata”: in giugno, cercando di aggiungere competenza a sensibilità, l’ex premier sostenne che il virus si era molto affievolito.

 

Passando dalle critiche politiche alle Regioni non mi sento affatto confortato, perché la cronaca ci racconta che la salute dei cittadini è stata spesso sacrificata ai desideri di potere e notorietà di presunti Governatori e la loro incapacità di gestire la vaccinazione antinfluenzale, ha misurato ancora una volta la qualità del supporto offerto in questi mesi all’azione governativa.

 

E per quanto riguarda le varie Conf, mi limito a ricordare la recente uscita di Domenico Guzzini presidente di Confindustria Macerata, secondo cui da questa situazione “bisogna venirne fuori e, anche se qualcuno morirà, pazienza”, tesi fortemente infelice ma certamente non isolata in organizzazioni che, anteponendo il lavoro alla salute, tendono a procrastinare il blocco della popolazione anche a epidemia fortemente crescente: dobbiamo poi riflettere sulla vicinanza di questa dichiarazione con la “sbagliata” espressione renziana, considerando però che Guzzini ha parlato per puro interesse economico di parte, mentre il politico Renzi per sola speranza elettorale.

 

Poi ci sono i cittadini che dovrebbero osservare limiti assolutamente infantili (mascherina, distanza, pulizia), ma che in gran parte rifiutano queste indicazioni, visto che da varie generazioni sono abituati a una vita facilitata dall’assenza di qualsiasi episodio bellico, da miglioramenti sociali che dal ’45 ad oggi sono stati più che eloquenti, da significativi progressi sanitari e dall’esplosione di distrazioni dilettevoli che non si limitano all’amato calcio, ma che vedono in X Factor un immancabile fattore attrattivo, così come affascinano Amazon, Apple o Google, mentre Immuni viene rifiutata perché unica presunta distruttrice di una privacy assolutamente irrinunciabile: questa è l’odierna e vanitosa cultura di un Paese che invece affonda le sue radici in profondi appuntamenti storici, politici, artistici, letterari e matematici.

 

Avendo ricordato la cultura, mi è facile scivolare ora sull’informazione, che dovrebbe porsi come severo giudice di comportamenti socialmente riprovevoli e, al contrario, vede alcuni giornalisti seguirli e assecondarli, tant’è che in una recente trasmissione televisiva strutturata attorno all’assurdità di certe scelte, il direttore di un noto quotidiano insisteva sul fatto che se il governo ci lasciava uscire e ci spingeva a spendere con IO, non poteva anche chiederci di non assembrarci nei negozi: sarebbe come dire che, dopo aver detto a un neopatentato di mantenere la destra e di fare benzina, non possiamo chiedergli di rispettare il rosso di un semaforo.

Questo è il nostro mondo.

 

Luigi Giovannini

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