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Molto spesso, e con sempre maggiore frequenza, si sente parlare o si parla direttamente di gaming online. O anche, perché no, di gambling sempre virtuale. Si tratta di un settore che sta vivendo una crescita incredibile negli ultimi anni, tanto che nel 2019 ha toccato il suo record in Italia, e che interessa un pubblico sempre più vasto e conseguentemente muove somme ogni giorno più sostanziose, nell’ordine dei miliardi. Ma quando affrontiamo questo argomento, troppe volte diamo per scontato un elemento che invece è fondamentale: la legalità dei siti sui quali operiamo. Andiamo a vedere il motivo dell’importanza, e perché bisognerebbe scegliere solo casino legali online.

 

Casino online: i numeri dell’illegalità

È importante essere consapevoli di questo dovere perché è davvero incredibilmente semplice cadere in truffe di qualsiasi tipologia online, e magari trovarsi anche a frequentare siti di gaming virtuale illegali senza esserne a conoscenza. Nel momento in cui, consapevolmente o meno, si infrange questo regolamento la conseguenza non è solamente il fatto di star commettendo un reato, ma potrebbero essercene di parecchio gravi a livello di sicurezza. I siti illegali infatti non offrono certamente una protezione adeguata per i nostri dati sensibili che, se siamo soliti giocare online, siamo obbligati a fornire.

 

Ma perché è necessario ricordare questa evidenza, che dovrebbe essere ormai quasi palese per tutti? Perché purtroppo i numeri non mentono, e parlano di un utilizzo mai sopito e anzi in costante crescendo di casino non autorizzati e non certificati nel nostro paese. Per quanto la legislazione dell’Italia sia molto avanzata in questo settore, e regolamenti al meglio delle sue possibilità e con grandi risultati l’ambiente di gioco online, non tutti gli utenti si affidano a siti sicuri. E le truffe non sono quindi debellate per questo settore.

 

Il gaming online è purtroppo ancora parecchio florido nella nostra nazione. Basti pensare che nel solo anno 2019 sono stati più di 8.000 i siti totali oscurati perché non legali. Questi siti vengono inibiti ed il loro elenco, costantemente aggiornato, è pubblicato sul sito dell’ADM per poter essere consultato in qualsiasi momento, nel caso in cui fossimo colti da un dubbio di fronte ad una pagina online che possa apparirci come non completamente sicura.

 

Casino illegali online: quali sono i rischi che si corrono

Al contrario, è sempre necessario affidarsi a siti legali di casino come quelli disponibili su casinosicurionline.net, che offrono ai giocatori la possibilità di giocare sul campo che più preferiscono senza correre alcun rischio. Quali possono essere questi pericoli più volte menzionati? I rischi che si corrono sono di diversa natura, e possono avere a che fare con più aspetti: dalla già citata sicurezza dei dati personali fino alle transazioni ed ai dati bancari.

 

Per arrivare addirittura alla certezza di essere pagati in caso di vincita: un elemento che dovrebbe essere scontato, alla base di qualsiasi gioco online, ma che sui siti illegali invece può trasformarsi in una problematica. Come riuscire a distinguere un casinò online legale da uno illegale? Innanzitutto è bene ricordare che tutti quelli legali lo sono poiché sono stati regolarmente riconosciuto dall’AAMS (Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato), ovverosia un organo che fa parte dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato.

 

Premessa doverosa questa perché ci porta al prossimo punto: proprio perché parte di questo elenco, i casinò online autorizzati presentano un logo nella home page, sempre ben visibile, ed accanto a questo deve essere segnalato anche un numero di licenza. Infine, essendo riconosciuti come legali in Italia, il nome del sito deve presentare obbligatoriamente l’estensione “.it”. Se rispettano questi parametri, allora possiamo stare tranquilli e procedere al nostro gaming online, che sarà effettuato su un sito sicuro e legale.

Prosegue con successo la battaglia a 360 gradi contro l’illegalità per il contrasto delle occupazioni abusive: ieri a Favaro è stato sgomberato un alloggio con l’esecuzione di un sequestro preventivo, disposto dalla Procura di Venezia. La famiglia di stranieri occupanti aveva preso possesso, con effrazione, della casa di proprietà dell’Ater a dicembre scorso. Grazie alla misura del sequestro preventivo, con il supporto della forza pubblica, è stato possibile recuperare l’alloggio e metterlo in sicurezza. Sarà ora destinato a lavori di manutenzione per rientrare nel circuito delle assegnazioni.

 

“Un ringraziamento alla Procura per aver disposto la misura del sequestro preventivo – afferma il presidente dell’Ater Raffaele Speranzon – dimostrando grande sensibilità e attenzione nei confronti dei nostri inquilini esasperati dalle occupazioni abusive che peggiorano la vivibilità e minano il senso di sicurezza nei condomini. Noi lavoriamo per contrastare simili situazioni e il sostegno delle istituzioni e della magistratura determina il successo delle nostre azioni. È quindi un grande segnale positivo, che serviva al nostro territorio per dire finalmente basta alla certezza dell’impunità che alberga tra chi occupa illegalmente le case pubbliche, privando di un diritto e prevaricando i cittadini per bene, quelli a cui spetta una casa e che magari la attendono da tempo. Buttare giù la porta di un’abitazione pubblica significa schiacciare il diritto di chi attende in graduatoria, passargli davanti e prendersi un privilegio illegale”.

 

Tra i problemi che si sono verificati nell’esecuzione degli sfratti o degli sgomberi c’è anche quello degli arresti domiciliari, in quanto la misura cautelare rischia di bloccare i provvedimenti esecutivi.

 

I tre casi più emblematici a Mestre, Chioggia e Marghera

Tre i casi emblematici che l’Azienda territoriale di edilizia residenziale si è trovata a gestire solo nell’ultimo mese:

• a Mestre una famiglia di stranieri, sei persone, di cui quattro minori, avevano occupato un’abitazione Ater con effrazione nel dicembre del 2016. Una famiglia che con atteggiamenti di natura violenta avevano creato uno stato di paura negli inquilini del condominio, da cui sono partite più segnalazioni all’Azienda e alle forze dell’ordine. Dopo quattro vani tentativi di esecuzione dello sgombero, era stato fissato per il 6 giugno scorso il quinto ed ultimo accesso con forza pubblica, ma a maggio l’Ater viene informata che uno dei figli minorenni è stato sottoposto agli arresti domiciliari dal Tribunale dei Minori. Come domicilio per la misura cautelare, la famiglia di stranieri aveva indicato la casa di Mestre che occupava abusivamente.

 

La situazione ha quindi rischiato di bloccare e rimandare nuovamente lo sgombero, ma la tempestiva segnalazione dell’ufficio legale dell’Ater è stata accolta dal Tribunale dei Minori, che ha modificato la misura cautelare per il soggetto. Così, il 6 giugno scorso, lo sgombero è andato a buon fine e l’appartamento è stato liberato e recuperato dall’Ater, che potrà ora inserirlo tra gli alloggi da restaurare e riassegnare ai cittadini.

 

• a Chioggia un soggetto ritenuto pericoloso è finito agli arresti domiciliari. L’uomo vive in una abitazione dell’Ater con la madre anziana.

Ad aprile del 2018 è stato convalidato lo sfratto per morosità, a cui sono seguiti due tentativi di accessi andati a vuoto, il terzo fissato per settembre 2019. La settimana scorsa però, l’Ater ha appreso che il soggetto è stato messo agli arresti domiciliari e ha indicato quale residenza della misura cautelare l’alloggio in cui c’è in corso lo sfratto. L’Azienda, venerdì, ha scritto alle forze di Polizia di Chioggia, segnalando le problematiche collegate alla misura cautelare nell’alloggio. Va inoltre aggiunto che il soggetto è coinvolto in episodi di aggressioni tra condomini, e non si ritiene una buona idea fargli scontare la pena detentiva nello stesso contesto.

 

• a Marghera una famiglia di stranieri che nel 2014 aveva ricevuto lo sfratto per morosità è tornata ad occupare l’alloggio con effrazione a settembre 2018. Uno dei figli della famiglia è finito in carcere, ma dopo un periodo di tempo il Tribunale di Padova ha disposto per il soggetto il rinvio dell’esecuzione della pena, a fine maggio, con rientro nell’abitazione che però risulta occupata abusivamente. L’Ater ha quindi nuovamente segnalato la situazione, ottenendo dal Tribunale la possibilità di eseguire comunque lo sgombero.

“Dopo anni di sole parole, con l’approvazione definitiva di oggi, viene data una risposta concreta a un’esigenza primaria della gente per bene come la sicurezza. Come Presidente di una Regione che l’ha invocata inutilmente per anni a tutti i livelli, ringrazio il ministro dell’Interno Matteo Salvini per un lavoro fatto presto e bene, il Governo e il Parlamento”.

 

Lo ha sottolineato ieri il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, dicendosi convinto che “questa decisione è un segnale fortissimo di cambiamento per un Paese dove legalità e sicurezza sono state troppo spesso trascurate”.

 

“La nuova normativa dà una serie di risposte chiare alle richieste che provenivano dalla società civile, dai cittadini stanchi di subire ingiustizie varie, determinate dalla debolezza di uno Stato più volte debole di fronte all’illegalità e alla clandestinità”.

 

“Nei contenuti del Decreto Salvini – conclude Zaia –  si ritrovano tanti contenuti di ciò che ripetute volte abbiamo chiesto, inascoltati, ai predecessori: lotta senza quartiere all’illegalità, presidio del territorio, sostegno alle forze dell’ordine, severità rispetto all’immigrazione clandestina come conseguenza della tratta illegale di migranti e del business incontrollato dell’accoglienza. La musica è davvero cambiata”.

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