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Riceviamo e pubblichiamo una nota a firma di Mogliano Bene Comune, in merito alla recente rimozione dello striscione per Giulio Regeni posizionato sulla facciata del municipio di Mogliano

 

Apprendiamo dalla stampa locale che il sindaco rivendica pubblicamente di aver fatto togliere lo striscione per Giulio Regeni posizionato sulla balaustra destra del Municipio. La gravità dell’atto è superata solo dalle motivazioni addotte dal nostro nuovo primo cittadino, che riconduce il tutto a una questione meramente estetica e di decoro urbano. Un giovane viene ammazzato da uno stato straniero mentre era lì per fare ricerca e il nostro sindaco si vergogna di esporre, come stanno facendo enti e istituzioni in tutto il mondo, una scritta per mantenere viva nella società la battaglia per i diritti umani? Scandaloso.

 

“Il Municipio non è il luogo adatto, la scritta era sbiadita, troveremo altri posti più idonei” e intanto senza prima indicare dove come e quando la scritta verrà ripristinata, ha già provveduto alla sua rimozione.
Un atto oltretutto autoritario perché viola le volontà espresse attraverso l’approvazione di un’apposita mozione in Consiglio Comunale all’unanimità.
Un atto incoerente perché va contro il suo stesso voto espresso in Consiglio Comunale su quella mozione del 2016.
Un atto irresponsabile, trattandosi della prima scelta politica assunta dal Sindaco, che invece di unire una città divisa in due pensa bene di aumentare la frattura sociale emersa durante le elezioni.
Davide Bortolato è quindi il sindaco di tutti o un semplice podestà a servizio della Lega e della sua filiera istituzionale?

 

Noi non ci stiamo, Mogliano e la sua storia meritano di meglio. Per questo siamo già in contatto con Amnesty International Treviso, per consegnare al sindaco un nuovo striscione affinché venga di nuovo orgogliosamente esposto sulla facciata della casa di tutte le cittadine e i cittadini.
Non ci fermeremo finché non sarà tornato al suo posto e lotteremo in tutte le sedi con tutti i mezzi che si renderanno necessari.

“La  verità sulla morte di Giulio Regeni non può essere sacrificata sull’altare della Realpolitik. A distanza di quasi tre anni, purtroppo, la sua famiglia sta ancora aspettando che venga fatta giustizia. Per questo domani credo sia importante partecipare alla manifestazione promossa da Amnesty International”. Andrea Zanoni, consigliere del Partito Democratico, in una nota annuncia la propria adesione all’iniziativa ‘Giulio Regeni, uno di noi’ in programma a Treviso. Lo stesso Zanoni aveva presentato una mozione approvata quasi all’unanimità, 39 voti favorevoli e un solo contrario, che impegnava la Giunta regionale a aderire alla campagna promossa da Amnesty International Italia, volta a invitare le autorità egiziane a cooperare con un’indagine indipendente e imparziale in tutti i casi di sparizioni forzate, torture e morti in detenzione nei mesi di gennaio e febbraio 2016 e a collaborare a eventuali indagini in corso da parte dei magistrati penali sulla morte del giovane ricercatore friulano.

 

La manifestazione prevede dalle 19 fiaccolata e testimonianze in ricordo di Giulio con ritrovo in piazza Aldo Moro, a seguire alle 20.45, nella Chiesa di San Gregorio Magno, ‘Che fare? Monologo sull’ingiustizia’ .

Giovedì prossimo 25 gennaio Amnesty International di Treviso ricorderà Giulio Regeni, il dottorando barbaramente torturato e assassinato a Il Cairo due anni fa, promuovendo un sit-in con fiaccolata in Piazza dei Signori, a partire dalle ore 19, con alcune letture-testimonianze, l’intervento di Nicola Dalla Pasqua responsabile veneto di Amnesty International, il saluto dell’amministrazione comunale da parte dell’Assessore Anna Caterina Cabino e alle 19.41 attraverso un minuto di silenzio innalzando i cartelli con il volto di Giulio e la scritta “Verità per Giulio Regeni”.

 

La divisione trevigiana dell’ONG precisa: “L’evento, organizzato da Amnesty international in molte città italiane, vuole essere un monito e un invito a ricercare la verità, che dopo due anni ancora non si conosce, per non consegnare “Giulio alla memoria, rinunciando a chiedere la verità”, come ha detto Antonio Marchesi presidente di Amnesty International Italia, “verità che deve fornire il governo egiziano e deve chiedere con forza quello italiano”.

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