Home / Posts Tagged "fotografie"

Dopo la tappa invernale di Addis Abeba, la mostra “La bellezza rivelataUn viaggio nella terra d’Etiopia sulle orme degli antichi esploratori” torna in Italia per una nuova edizione. Sarà infatti Verona a ospitare la quarta esposizione in programma, che verrà inaugurata sabato 23 marzo (ore 16.30), presso il Museo di Storia Naturale, alla presenza del sindaco Federico Sboarina, di altre autorità veronesi e dell’ambasciatore etiopico in Roma Zenebu Tadese Woldetsadik.

 

La mostra, che resterà aperta dal 24 marzo al 30 giugno 2019, presenta la ricchezza culturale e paesaggistica dell’Etiopia, da sempre terra bramata da viaggiatori europei.

 

Come nelle precedenti edizioni, la mostra intende condurre il visitatore sulle tracce dei numerosi esploratori che nei secoli scorsi hanno attraversato in lungo e in largo le terre etiopi, contribuendo così alla conoscenza universale del loro popolo.

 

 

    

 

 

Con un focus particolare agli ambienti naturali e alle culture di questo Paese, la straordinarietà delle splendide immagini e dei preziosi documenti e oggetti in esposizione consentirà ai visitatori di apprezzare nel profondo i tesori di queste genti del Corno d’Africa.

 

 

 

Le loro particolarità saranno evocate anche dagli oggetti della collezione etnografica e zoologica del Museo di Storia Naturale di Verona, a cui faranno da contorno i suggestivi scatti e video realizzati dagli appassionati fotografi Carlo e Marcella Franchini.

 

 

 

 

“Etiopia. La bellezza rivelata. Sulle orme degli antichi esploratori” è una mostra organizzata da Carlo e Marcella Franchini (Caluma) e dal Museo di Storia Naturale di Verona, in collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” e con il patrocinio di: Ambasciata d’Etiopia in Roma, Società Geografica Italiana, Istituto Italiano di Cultura Addis Abeba. Ancora una volta, Grenland Travel Agency – Emerald Resort Addis Ababa è sponsor ed Ethiopian Airlines è official carrier.

WTN – digital partner ha curato parte della comunicazione dei cicli di eventi svoltosi nel corso degli anni, in qualità di partner digitale.

 

 

Una collaborazione vincente, che risveglia e riconferma l’interesse verso questa antica terra, così ricca di cultura, fascino e contrasti.

 

 

INFORMAZIONI UTILI

Date della mostra: 24 marzo – 30 giugno 2019

Sede espositiva della mostra: Museo di Storia Naturale di Verona (Lungadige Porta Vittoria, 9)
Telefono: 045.8079400

 

 

     

 

 

Turbulent America è un ampio ritratto degli Stati Uniti visti dagli occhi di un fotografo francese. Jean-Piere Laffont è arrivato a New York nel 1965 e, per più di tre decenni, ha viaggiato attraverso il Paese, cercando di immortalarne lo spirito.

 

La retrospettiva allestita nelle sale del terzo piano al Centro Culturale Candiani comprende il lavoro di Jean-Pierre Laffont dal suo arrivo nella Grande Mela fino alla fine degli anni ’80, un lungo periodo in cui ha documentato gli aspetti sociali, politici e culturali degli Stati Uniti. La mostra viene inaugurata domani, sabato 16 febbraio alle 17.30, con un incontro dal titolo “Jean-Pierre Laffont incontra Lello Piazza e Livia Corbò”.

 

L’esposizione, allestita al terzo piano, resterà aperta fino al 30 maggio 2019 con orario dal mercoledì alla domenica, dalle 16 alle 20.

 

Jean-Pierre Laffont era in prima fila in alcuni dei momenti decisivi della storia Americana: le sue immagini sono la prova di ciò che può accadere quando si abbatte un muro e si inizia a guardare veramente. Ha puntato l’obiettivo su disadattati, indigenti, ribelli. Ha focalizzato l’attenzione sull’esplosione della rivoluzione sessuale, sul movimento dei diritti civili e le conseguenze delle restrizioni alla libertà di parola. Nella prefazione del libro, Photographer’s Paradise.

 

Watkins Glen, NY. July 28th, 1973

Turbulent America 1960 – 1990, Harold Evans scrive che Jean-Pierre Laffont presenta un’analisi multiforme di ciò che vide accadere in America tra gli anni ’60 e gli ’80. Il suo occhio instancabile, non è tanto attratto dai balletti della politica di Washington, quanto dal significato sociale delle proteste nelle grandi città e dello stoicismo nelle zone rurali. Secondo Harold Evans, Turbulent America è il ritratto sorprendente della velocità plateale della vita americana, delle sue divisioni traumatiche, delle sue ambizioni inebrianti, dei suoi eroi e le sue eroine e della parata senza fine di personaggi falliti e strambi.

 

L’obiettivo di Laffont è offrire un assaggio delle principali questioni politiche nel momento stesso in cui sono emerse, sfumate o degenerate. Immerso nel suo archivio per dare vita a Turbulent America, Jean-Pierre Laffont ha notato che, a un primo sguardo, le singole fotografie scattate durante quel quarto di secolo sembrano ritrarre solo una gran confusione…. rivolte, manifestazioni, disgregazione, crolli e conflitti. Ma, prese nel loro insieme mostrano la nascita caotica e, a tratti, dolorosa dell’America del ventunesimo secolo: fanno ciò che le fotografie sanno fare al meglio: congelano nel tempo momenti decisivi per un’analisi futura.

 

Queste immagini costituiscono un ritratto personale e storico di un paese che ho sempre osservato in modo critico, ma con profondo affetto e per il quale provo un’immensa gratitudine. Jean-Pierre Laffont è nato in Algeria, è cresciuto in Marocco e ha studiato fotografia in Svizzera, prima di iniziare a lavorare come ritrattista di star del cinema a Parigi. Ma voleva diventare foto-reporter e gli Stati Uniti lo affascinavano da sempre. Quando giunse a New York la città era sporca e pericolosa, il paese stava attraversando cambiamenti profondi e sembrava che tutti scendessero in piazza a manifestare. Percorse gli Stati Uniti in lungo e in largo, da Manhattan agli Stati centrali, raccontando i cambiamenti radicali che investirono la realtà americana, coprendo l’intera gamma dello spettro sociale dai nullatenenti alla cerchia presidenziale.

 

www.culturavenezia.it/candiani

Domani, sabato 9 febbraio, dalle ore 10 nell’Atrio M9 – Museo del ’900 sarà possibile assistere alla proiezione di una selezione delle interviste, realizzate nel 2013 su iniziativa del Comune di Venezia, per ricordare l’esperienza dell’esodo giuliano-dalmata nella ricorrenza della firma del trattato di pace, il 10 febbraio 1947, che ha assegnato Istria, Fiume e Dalmazia all’allora Repubblica popolare jugoslava.

 

Il passaggio al regime di stampo comunista comporta ulteriori cambiamenti sul piano economico, sociale, politico, culturale e amministrativo che vedono al contempo il rafforzarsi dell’apparato repressivo poliziesco. Il clima di tensione e sospetto si amplifica, portando alla negazione delle libertà individuali fondamentali che contribuisce a spingere all’esodo oltre 250.000 istriani, fiumani e zaratini. L’esperienza dell’esodo e delle vittime della tragedia delle foibe (il cui numero di vittime è stimato tra le 4 e le 5.000) è ciò attorno cui ruota il Giorno del Ricordo.

Il progetto ha dato origine all’Archivio del ricordo. Memorie giuliano-dalmate a Venezia: un archivio virtuale di documenti e testimonianze in video-interviste, realizzato grazie anche al coordinamento con alcune associazioni e alle indagini storico-culturali di Antonella Scarpa.

In seguito alla firma del trattato di pace del 1947, a Roma viene costituito il Comitato nazionale per i rifugiati italiani, il quale genera poi l’Opera per l’assistenza dei profughi giuliani e dalmati. L’ente avvia da subito, affiancandosi ad altri istituti, un ampio programma edilizio: solo a Venezia vengono realizzati circa 2.000 appartamenti, ma il numero maggiore di alloggi viene raggiunto a Marghera (con oltre 300). Gli esuli iniziano a stabilirsi nel veneziano solo dopo essere passati per i Centri di raccolta profughi: attorno a Venezia ne vengono stabiliti quattro che nel complesso vedono transitare un alto numero di persone. Di queste, oltre 8.000 si fermano nell’area del Comune, tra città storica e terraferma. La raccolta di testimonianze orali cerca di restituire uno spaccato su questa complessa esperienza che ha segnato la storia italiana e del confine orientale.

Dopo aver presentato chiese, monumenti e palazzi, il calendario dell’associazione Gondolieri Venezia mostra per la prima volta le persone e offre una fotografia della Venezia dei primi del ‘900 con una rappresentazione vivida della quotidianità: mestieri, persone e luoghi ritratti da artisti quali Ettore Tito, Antonio Paoletti, Giacomo Favretti, Alessandro Milesi, Giuseppe Barison, Bartolomeo Bezzi.

 

L’edizione 2019 del calendario, l’11esima, è stata presentata giovedì 17 gennaio a Ca’ Farsetti, alla presenza del consigliere delegato alla Tutela delle tradizioni Giovanni Giusto, del presidente dei Gondolieri Andrea Baldi, del promotore dell’iniziativa Aldo Reato, dell’ideatore Angelo Feletto e di una nutrita rappresentanza di gondolieri.

 

 

“Vi ringrazio per questa iniziativa che rinnova la tradizione – ha esordito il consigliere Giusto. Il gondoliere rappresenta il biglietto da visita della nostra città: c’è una grande responsabilità da parte vostra, ma anche un forte orgoglio. Il calendario che avete proposto quest’anno è davvero interessante dal punto di vista culturale. Mostra momenti di vita quotidiani in un ambiente che è rimasto lo stesso. Vengono rappresentate le nostre usanze ed emerge un grande senso di tranquillità e quotidianità come l’immagine sullo sfondo di Ettore Tito, che ritrae una moglie che aggiusta l’abito da lavoro al marito gondoliere che sta per prendere servizio”.

 

Il presidente Andrea Baldi ha annunciato invece che l’edizione del prossimo anno del calendario vedrà il coinvolgimento dei cittadini e dei visitatori che potranno inviare le loro fotografie sul profilo Facebook dell’Agenzia di servizio dell’associazione gondolieri. Le 12 foto più belle, selezionate da un’apposita giuria, faranno da corredo ai 12 mesi del 2020. I vincitori saranno inoltre invitati a partecipare alla Regata storica e ad aprire il corteo storico.

Sarà visitabile fino al 28 ottobre a Forte Marghera, alla Polveriera francese, l’esposizione “Attori in mostra”, immagini inedite dal Fondo Reale Fotografia Giacomelli: attori e registi ritratti durante le proiezioni e le premiazioni della Mostra del Cinema di Venezia, nella vita quotidiana o in occasioni festose, dalla fine degli anni ‘30 alla metà degli anni ‘60.

 

L’esposizione è stata curata dal Servizio Archivi Fotografici e Digitali della Direzione Progetti Strategici, Ambientali e Politiche Internazionali e di Sviluppo del Comune di Venezia.

 

La mostra propone una selezione di 74 immagini in bianco e nero del Fondo “Reale Fotografia Giacomelli” acquisito dal Comune di Venezia 1995/96. Un archivio fotografico di oltre 180.000 negativi, in lastra di vetro o pellicola, di vari formati e dimensione (dal classico 35 mm, o piccolo formato, al grande formato in lastra di vetro, cm 30×40) che restituisce la storia della Venezia novecentesca.

 

Percorrendo gli spazi della Polveriera francese il visitatore, potrà ammirare fotografie di diverse dimensioni suddivise idealmente in sei percorsi: attori in libertà nelle pause di lavoro; in sala; durante la dolce vita; ritratti, lavori in Arena, a figura intera. Tra gli scatti volti famosi del cinema italiano e internazionale: da Federico Fellini a Gina Lollobrigida, da Claudia Cardinale a Giulietta Masina e molti altri ancora.

 

La mostra è aperta da martedì a domenica, dalle ore 15 alle 20. L’ingresso è libero.

 

Treviso, Ca’ dei Carraresi, 22 settembre 2018 – 3 febbraio 2019

 

La mostra intitolata “Elliott Erwitt: i cani sono come gli umani, solo con più capelli”, curata da Marco Minuz, raccoglie una straordinaria e bizzarra selezione di immagini realizzate “dal punto di vista dei cani”, in un percorso che spazia dagli anni Cinquanta fino ai giorni nostri.

 

Il titolo, tratto da una dichiarazione di Erwitt rilasciata in un’intervista, lascia intendere che questa mostra vuole essere un’opportunità per analizzare con ironia l’essenza profonda della figura umana e degli animali.

 

Molte delle fotografie esposte sono buffe e ritraggono cani che saltano o che si mostrano sorpresi. Pose ottenute a volte con un metodo preciso, ovvero suonando una trombetta poco prima dello scatto, in modo da spaventare i cani. Oppure, ricorrendo a un unico forte latrato, emesso dal fotografo, che scatena la reazione dei cani, consentendogli così di cogliere la loro naturalezza. Escono così immagini di forte spontaneità, che strapperanno di certo più di un sorriso.

Dal 2 al 9 settembre i gatti approdano a Venezia, protagonisti di un’esposizione fotografica che si terrà nella meravigliosa galleria d’arte The Studio in Venice, in calle del Ghetto Vecchio (Cannaregio 1152, Venezia).

 

All’inaugurazione sarà presentato anche il libro Cats in Venice, che narra le storie e i racconti dei gatti incontrati per le calli di Venezia, immortalati in uno scatto in bianco e nero.

Una parte del ricavato della vendita dei libri acquistati durante l’esposizione sarà devoluto all’associazione Dingo, che si occupa delle colonie feline presenti nel territorio veneziano.

 

Per chi lo volesse già acquistare, le copie sono disponibili presso le librerie Acqua Alta, Goldoni, Toletta, Studium e Lido Libri, oppure nel sito dell’editore.

 

La mostra aprirà i battenti alle ore 14 del 2 settembre, giorno dell’inaugurazione, cui seguirà alle ore 18 un aperitivo di benvenuto.

 

Gli orari di apertura della galleria saranno poi i seguenti:
– dal lunedì al giovedì, dalle 10 alle 12.00 e dalle 16 alle 18
– il venerdì, dalle 10 alle 12
– la domenica, dalle ore 10 alle ore 12 e dalle 16 alle 18
– il sabato e nelle altre feste ebraiche lo spazio espositivo rimarrà chiuso.

 

Informazioni:

Evento Facebook

 

 

 

 

 

Foto di Marianna Zampieri

Da sabato 7 luglio a domenica 22 luglio, la Libreria Sansoviniana ospiterà la mostra “La biblioteca dentro di noi”, che prevede l’esposizione di importanti fotografie di Kevin Clarke – alcune addirittura inedite – tratte dal ciclo “DNA-Portraits”, ormai celebre in tutto il mondo.

 

L’originale titolo della mostra risale a un concetto semplice: il nostro corpo possiede un numero grandissimo di informazioni ereditate e racchiuse nei nostri geni, allo stesso modo di una biblioteca, che contiene un vastissimo patrimonio di informazioni costituito dai numerosi libri presenti in catalogo.

 

La cerimonia inaugurale, che si terrà domani, venerdì 6 luglio, alle ore 16, presso la Libreria, avrà ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili e vedrà la partecipazione del curatore d’arte Martin Kunz e del direttore della Biblioteca Nazionale Marciana Maurizio Messina.

 

Info:

Libreria Sansoviniana

Piazzetta San Marco 13/A, Venezia

041 2407211

[email protected]

Qualche foto in Piazza San Marco per attività promozionale. La squadra del San Donà Rugby, che gioca nel campionato d’eccellenza, ha pensato di farsi immortalare nel “salotto” di Venezia.
Verso le 10 di mattina di mercoledì, i dodici campioni si sono presentati in divisa da gioco per degli scatti fotografici. Come riporta La Nuova Venezia, lo scopo era pubblicizzare la prima edizione del “SeVenice”, un torneo internazionale di rugby a sette. Questa competizione di alto livello, nata con l’obiettivo di far crescere la specialità in Italia anche attraverso il confronto con altre realtà internazionali, si svolgerà a San Donà di Piave il 23 giugno.

 

Il programma della mattinata prevedeva una serie di scatti fotografici e delle azioni simulate, prontamente interrotte dagli agenti della Polizia Municipale a causa dell’assenza di alcune autorizzazioni. La squadra è stata dunque multata per un importo pari a 50€, pagate al momento tramite POS.
I giocatori (tra di loro 7 sudafricani) ne hanno approfittato per fare qualche scatto tra i turisti e concedere selfie ai propri fans.

Continuano le iniziative del Centenario di Porto Marghera (1917-2017), con l’edizione primaverile della mostra open air “Tracce”. Una nuova selezione, composta da una trentina di fotografie di grandi dimensioni (6m x 3m), del fotografo veneziano Giorgio Bombieri, compare sui pannelli stradali, normalmente dedicati alla pura funzione pubblicitaria, lungo le principali arterie di traffico della Città Metropolitana.

Porto Marghera esce quindi nuovamente dai propri confini per entrare in città, aprendo ‘squarci’ su manufatti, insediamenti e aree che stanno ‘oltre’ lo sguardo dei passanti, portando i cittadini all’interno di aree industriali, portuali e commerciali spesso inaccessibili.

 

 

Il lavoro di documentazione di Giorgio Bombieri permette quindi di vedere “dentro” Porto Marghera, oltre i muri e le barriere fisiche che circondano ampie aree della zona portuale e industriale. Grazie a queste immagini di forte impatto, prende vita una complessità urbanistica di fascino straordinario fatta di moli, impianti, strade interne, ferrovie e canali marittimi, dove lavorano quotidianamente migliaia di persone e sono attive centinaia di imprese in settori diversi.

 

 

Fino al 28 aprile, i luoghi della produzione, le grandi aree industriali ma anche il quartiere urbano di Marghera, fanno capolino lungo le vie di comunicazione più frequentate e “visitabili” della città: via Asseggiano, via Trento, via Castellana. Corso del Popolo, P.le Lazzaro Giovannacci, via Paccagnella, via S. Marco, via Eugenio Carlo Pertini, via Torquato Tasso, via Triestina, via Francesco Sansovino, via Castellana, via Amerigo Vespucci, via Cappuccina, viale della Libertà, via Martiri della Libertà, via Giovanni da Verrazzano, via della Rinascita, via Cesare Beccaria, via Papa Giovanni Paolo II, viale Generale Enrico Cialdini, via Fratelli Bandiera.

 

 

 

 

Continuerà invece sino al 27 maggio la mostra “INDUSTRIAE. Attraverso Porto Marghera” (ingresso libero, orari: lunedì – venerdì 8.00 – 14.00; sabato e domenica 9.00 – 17.00), il Centro Informativo Permanente allestito presso il Padiglione Antares del VEGA Parco Scientifico Tecnologico, che racconta le produzioni, i processi e i cicli produttivi di cent’anni di attività di Porto Marghera, focalizzando l’attenzione sul capitale produttivo accumulato nel corso di un secolo, un patrimonio di saperi e conoscenze che si traduce in oggetti e servizi.

 

 

 

 

 

Giorgio Bombieri (Venezia, 1970) è fotografo presso il Settore Cultura del Comune di Venezia nonché presso l’Osservatorio Fotografico sulle trasformazioni del territorio, del paesaggio e della società. Ha pubblicato diversi lavori di documentazione, indagine e ricerca e ha esposto in mostre collettive e personali.

RIMANI SEMPRE AGGIORNATO SULLE ULTIME NEWS
ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER!

Notizie da Venezia, Treviso, Mogliano e dintorni