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Riceviamo e pubblichiamo una nota del segretario generale Fp Cgil, Daniele Giordano, in merito alle dichiarazioni rilasciate in una intervista dal sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro

 

“Ancora una volta il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro in un’intervista giudica i servizi gestiti dal privato come più efficienti e meno costosi di quelli del pubblico. Sono dichiarazioni gravissime che confermano come chi dovrebbe organizzare servizi pubblici di qualità per i cittadini in realtà pensi a privatizzarli”, dichiara Daniele Giordano, segretario generale Fp Cgil. 

 

 

“Le dichiarazioni di Brugnaro sono in perfetta sintonia con lo smantellamento dei servizi fatta in questi anni, la riduzione del personale e la chiusura delle municipalità. 

Il sindaco dovrebbe invece occuparsi di organizzare servizi pubblici di qualità ed efficienti che sono tutt’altro che più costosi di quelli gestiti dal privato. 

Un esempio sono le scuole del comune che hanno tariffe per i cittadini al di sotto delle strutture private e garantiscono, come dicono tutti i dati, servizi di altissimo qualità. 

Un altro esempio dei danni fatti dalle privatizzazioni è senza dubbio l’Ospedale dell’Angelo, dove il canone al privato sta massacrando i servizi ai cittadini.”

 

 

“Come Cgil – conclude Giordano – continueremo a batterci per servizi pubblici di qualità e per tutti e per sconfiggere un idea vecchia e superata che dimostra come Brugnaro sia fermo alla linea politica della destra degli anni ’80, che non può in alcun modo rappresentare il cambiamento di cui c’è bisogno”. 

In merito ad alcuni volantini comparsi in questi giorni in Città il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, rilascia la seguente dichiarazione:

“Gettare pesanti accuse sull’operato del nostro Patriarca Francesco mascherandosi dietro l’anonimato di infamanti volantini appesi selvaggiamente a deturpare la bellezza di Venezia, è uno dei gesti più vigliacchi che si possano compiere – dichiara il primo cittadino – A nome mio e di tutta la Città esprimo a Sua Eccellenza Monsignor Moraglia e ai sacerdoti veneziani la più sincera vicinanza. Voglio inoltre stigmatizzare con forza il vile operato di chi sfrutta, come spesso succede, il prestigio di Venezia in nome di una strumentale propaganda o di una visibilità mediatica altrimenti irraggiungibile. Contrasteremo sempre questi anonimi sciacalli. Ho fiducia che, anche in questa occasione, le Forze dell’Ordine, con la collaborazione della nostra Polizia Locale, riusciranno ad individuare i responsabili delle calunnie”.

Il presidente del Veneto ha firmato questa mattina la dichiarazione relativa allo stato di crisi per gli eventi meteorologici che fra l’altro ieri, ieri e stamattina hanno interessato le zone del Feltrino, Valbelluna, Coneglianese e Alto Trevigiano, dove si sono abbattuti forti temporali e bombe d’acqua, con chicchi di grandine grossi come palline da ping-pong.

 

Il decreto rimane aperto, in attesa che tutti i comuni interessati possano effettuare e concludere il censimento dei danni alle proprie strutture pubbliche e private.

 

Ricordiamo inoltre che l’Arpav prevede ancora condizioni di instabilità – con possibili rovesci e temporali – per la giornata di oggi, mercoledì 13 aprile, e che per monitorare e segnalare in tempo reale l’avvicinarsi di precipitazioni intense è possibile scaricare sul proprio smartphone l’APP Temporali.

In merito alle dichiarazioni di Italia Nostra, che chiedevano l’interruzione dell’utilizzo delle mura trevigiane per l’organizzazione di eventi, è intervenuto il presidente di Prima i Trevigiani, Davide Visentin.

Di seguito, riportiamo la sua dichiarazione:

 

Italia Nostra Treviso critica l’utilizzo delle mura per festival, luna park, eventi vari e chioschi.
Io credo che il primo modo di rispettare e valorizzare le mura sia VIVERLE.
Viverle con eventi e iniziative gestiti da professionisti che nel quadro della normativa restituiscano ai trevigiani quello che è un loro patrimonio. L’alternativa è vederle riconsegnate al degrado e all’abbandono.
La nostra città merita una mentalità aperta verso questi eventi, per rivitalizzare il centro storico e non farlo morire.

“Abbiamo scritto una pagina storica di questo Consiglio, perché dopo 36 anni viene data attuazione alla legge 44 del 1982, che prevedeva l’approvazione del Piano regionale di attività di cava (Prac) entro 150 giorni. Da allora sono passate otto legislature e ben dodici Giunte. Un vuoto normativo di pianificazione che non è stato certo senza conseguenze. Anzi, sono ferite della nostra terra ben visibili e che mai si potranno rimarginare”. Così Andrea Zanoni, relatore di minoranza sul Prac a proposito del provvedimento che è in via di approvazione in aula e su cui il gruppo dem aveva presentato oltre 30 emendamenti sui 54 totali, dei quali ne sono stati approvati quasi una decina. 

 

“Pensiamo al preoccupante fenomeno della realizzazione di cave sottofalda, cave che hanno portato ‘a giorno’ la falda acquifera privandola della difesa naturale, il suolo, dall’inquinamento – spiega il vicepresidente della commissione Ambiente – Non dimentichiamo poi i gravi episodi di corruzione legati al rilascio delle autorizzazioni, con tanto di lingotti d’oro intascati da chi doveva dare ‘il via libera’ e successivi processi in tribunale che sono andati avanti per anni”. 

 

“Nonostante sia finalmente arrivata l’approvazione, questo Piano cave presenta grosse criticità e lacune per quanto riguarda la Valutazione ambientale strategica (Vas), il Rapporto ambientale e la Valutazione di incidenza ambientale (Vinca). Il non assoggettare il Piano a una nuova procedura Vas, nonostante la precedente fosse stata svolta in un contesto ambientale ormai ‘vecchio’. Questo secondo noi ha determinato una valutazione non sufficientemente approfondita su questioni ambientali diventate ormai emergenza, come la siccità causata dai cambiamenti climatici e la contaminazione delle falde acquifere in alcune aree, con particolare riferimento alle sostanza perfluoralchiliche (Pfas e Pfoa). Quest’ultimo caso è significativo – afferma Zanoni – In 638 pagine del Prac, inclusi i sei allegati, non se ne fa mai riferimento. Non c’è traccia del problema, che tra l’altro si è verificato in corrispondenza dell’ambito estrattivo Vicenza 2 e che è interessato quasi per intero dal fenomeno di contaminazione. La Giunta doveva porre maggiore attenzione: sono stati gli stessi Comuni di Trissino e Arzignano a scriverci, ipotizzando che sabbie e ghiaie estratte andrebbero conferite in discarica.”.

 

Zanoni si sofferma poi sulle volumetrie dei materiali da scavare, facendo alcune precisazioni: “È stato detto che in provincia di Treviso questo Piano prevede zero metri cubi di sabbie e ghiaia da estrarre. Non è un’affermazione corretta, poiché ci sono le cosiddette riserve, ovvero le autorizzazioni già acquisite dai cavatori. E a Treviso ci sono già 69 milioni di metri cubi scavabili, 18,6 nei prossimi dieci anni. Altro che zero! Tutta la programmazione del Piano si porta dietro una palla al piede che si chiama ‘riserve’ e che la condiziona pesantemente. Riserve che sono state agevolate grazie al vuoto pianificatorio lungo 36 anni, dovuto all’incapacità della politica veneta. Si tratta quindi un Prac monco, condizionato dagli errori del passato, dai cosiddetti diritti acquisiti”.

“Archiviati tutti i procedimenti autorizzativi della Mestrinaro, fine di un incubo. È una vittoria per il Comune di Zero Branco e dei Comitati cittadini”. A dirlo è Andrea Zanoni, consigliere del PD.

 

“Dopo le condanne amministrative e quella penale, adesso la Mestrinaro ha perso anche la partita delle autorizzazioni. E questa è una bella notizia per i cittadini di Zero Branco e di tutto il Trevigiano. Manca solo l’ufficialità, ma è questione di giorni”, continua Andrea, commentando il decreto 23 del 2 marzo 2018, ancora non pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione Veneto, a proposito della cosiddetta ‘fabbrica dei veleni’. “Il dirigente del settore di Valutazione di impatto ambientale (Via) ha deciso l’archiviazione definitiva di tutti i procedimenti autorizzativi in atto dal 2004 a oggi e, contestualmente, è stato dato parere non favorevole della Via”.

 

“Viene messa una pietra tombale su questo capitolo, si chiude un lungo e tortuoso periodo fatto di delibere e decreti da un lato e contestuali ricorsi amministrativi a Tar e Consiglio di Stato dall’altro, da parte di Comune e Comitati locali. Si mette la parola fine a una storia che per anni ha preoccupato i residenti di Zero Branco e di tutta la provincia di Treviso: dal momento della pubblicazione del decreto nessuna procedura relativa alla Mestrinaro sarà più agli atti della Regione. Regione che tuttavia – aggiunge in chiusura Zanoni – non esce molto bene dalla vicenda: ricordo che la Mestrinaro aveva ricevuto una doppia autorizzazione in poco più di un anno”.

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