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“Sull’emergenza Pfas Zaia non sposti l’attenzione su altri attori: visto che chiede al Governo di porre limiti nazionali pari a zero; anzitutto li realizzi qua in Veneto dove abbiamo la contaminazione più grande al mondo con 350 mila residenti e 50 Comuni coinvolti e arriva a danneggiare anche il delicato territorio di Rovigo”.
È quanto afferma Cristina Guarda, consigliera della Lista AMP, assieme ai colleghi Zanoni e Azzalin (Partito Democratico), Ruzzante (Liberi E Uguali) e Bartelle (Italia In Comune); commentando le affermazioni odierne del governatore che parla di ‘questione nazionale’.
“Perché non implementa e finanzia il sistema di analisi e filtraggio delle acque in Veneto, visto che ne ha la facoltà, come gli stiamo chiedendo da tempo? Parla di Pfas zero ma in realtà mica lo persegue in Veneto! – aggiungono i consiglieri – Già da novembre 2018 infatti proponiamo che il Governo decreti urgentemente limiti per tutti i Pfas. Crediamo sia necessario unificare la normativa a livello nazionale; in modo che l’Italia possa avere una voce più autorevole in Europa prima che venga definita la nuova direttiva Ue sulla qualità delle acque destinate al consumo umano.
Il ministro dell’Ambiente può agire subito e in piena autonomia, con decretazione di urgenza, come ha fatto con il Decreto Genova, per innalzare la quantità di idrocarburi ammessi nei fanghi di depurazione da spargere sui terreni, scelta dalle terribili conseguenze ambientali e sanitarie. Se l’ha fatto per una questione emergenziale, come ha ribadito, senza chiedere permessi a nessuno, non capiamo perché su questo tema, di enorme valore sociale e sanitario, non possa comportarsi in identico modo”.

“Da un mese migliaia di persone affette dal morbo di Parkinson sono rimaste senza un farmaco indispensabile. Cosa sta facendo la Regione per affrontare questa emergenza e garantire ai pazienti di potersi curare?”. È quanto chiedono il consigliere del Partito Democratico Andrea Zanoni insieme al capogruppo Stefano Fracasso, primi firmatari di un’interrogazione depositata oggi.

 

 

Al centro il caso del Sinemet, farmaco di vitale importanza e diventato praticamente introvabile da metà marzo. Una carenza dovuta a problemi produttivi, come ha sottolineato l’Agenzia italiana del farmaco. “Sono evidenti i disagi per queste persone e le loro famiglie, costrette a un’improbabile ‘caccia al tesoro’. Non esistono ‘generici’ che possano sostituirlo, al momento l’unica alternativa è acquistare un medicinale analogo dall’estero, dove costa di più, rivolgendosi alla propria Ulss di riferimento.

 

 

È inaccettabile che si arrivi a situazioni del genere, il ministero della Salute dovrebbe impegnarsi per assicurare la fruizione di medicinali fondamentali, come nel caso del Sinemet per i pazienti affetti dal Parkinson. Auspichiamo che la situazione possa normalizzarsi a breve, ma non ci sono certezze. Nel frattempo, viste le numerose segnalazioni che abbiamo ricevuto, quali procedure ha messo in atto la Regione, tramite le proprie Ulss, per fronteggiare l’emergenza?”.

“L’integrazione degli organici Spisal non è rinviabile dopo la riduzione avuta in questi anni e la crescita, invece, degli incidenti sul lavoro. Al tempo stesso è necessario intervenire nella formazione e specializzazione delle competenze sia degli operatori Spisal che degli addetti delle aziende”. Ad affermalo sono i consiglieri del Partito Democratico Bruno Pigozzo e Orietta Salemi dopo l’intervento di giovedì pomeriggio in Quinta commissione dell’assessore alla Sanità Luca Coletto, audizione chiesta proprio dal gruppo consiliare dem in seguito all’emergenza legata agli infortuni anche mortali (in aumento secondo i dati Inail nel primo trimestre 2018 rispetto allo stesso periodo del 2017) e al parallelo grido d’allarme lanciato dagli Spisal.

 

“L’assessore Coletto ha ribadito al ministro uscente Poletti la richiesta di poter usare una parte dei 9 milioni di euro derivanti dalle sanzioni alle aziende, per assumere nuovi tecnici, in deroga al limite imposto dal governo Monti, richiesta che adesso dovrà essere fatta al nuovo esecutivo. Detto questo, è però evidente che in passato c’è stata una sottovalutazione: Emilia Romagna e Toscana, per fare due esempi, pur avendo una popolazione inferiore hanno un numero assai maggiore di ispettori”.

 

“Comunque – aggiungono i due consiglieri del Partito Democratico – oltre al personale serve anche altro.  È necessaria l’adozione di parametri uniformi nei metodi di intervento e nelle sanzioni, così come sarebbe opportuno classificare le aziende in base alla valutazione dei rischi di incidente e su questa pianificare l’attività di verifica e prevenzione. Crediamo poi sia giusto incentivare le imprese virtuose – spiegano Pigozzo e Salemi – valorizzando gli standard di sicurezza nei bandi di gara d’appalto, anziché utilizzare come criterio premiante quello del massimo ribasso”.

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