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Riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera aperta di un gruppo di insegnanti delle scuole primarie di Treviso sull’avvio dell’anno scolastico

 

Ormai manca poco all’inizio della scuola, ma già da settimane, nelle scuole, dirigenti e addetti alla sicurezza girano con il metro in mano ragionando sui centimetri avendo dovuto recepire le attuali disposizioni; la questione infatti è stata impostata meramente come una questione di spazio, in modo da rasentare il grottesco e l’assurdo soprattutto per la Scuola dell’Infanzia e la Primaria. Premesso che lo spazio è esso stesso un educatore, dobbiamo riflettere sul fatto che fare scuola, soprattutto coi più piccoli, in spazi decontestualizzati, non pensati, non personalizzati, non funziona. Infatti leggere gli spazi solo come questione di distanza, sposta l’attenzione da quello che dovrebbe essere il focus: il Bambino, la sua educazione, la sua crescita, il suo apprendimento in situazione di benessere.

 

Lo spazio

Non si può pensare che di fronte all’emergenza che viviamo, la dimensione relazionale che implica lo spazio, venga completamente messa in secondo piano. Perché per aumentare lo spazio disponibile a contenere quanti più bambini possibili “in sicurezza”, succederà che le aule attuali saranno svuotate dei necessari arredi per i materiali di lavoro.
Sarebbe lecito chiedere al chirurgo di operare in sala operatoria e obbligarlo ad andare a prendere gli strumenti necessari nell’atrio o nel sottoscala o in un’altra sala operatoria?

 

La soluzione all’emergenza delle classi pollaio non è aumentare lo spazio del pollaio insomma, ma pensare a delle misure alternative, come lo sdoppiamento delle classi. Sappiamo infatti che solo i gruppi di misura possono interagire mantenendo le distanze di sicurezza e garantire al contempo una certa serenità e sappiamo anche che nelle scuole
dell’Infanzia e Primaria, a causa del calo demografico di questi anni, le aule ci sono. Perciò sdoppiamo le classi con decisione, come prima misura.

 

Lo scopo per cui i nostri bambini e ragazzi torneranno a scuola è proprio l’apprendimento e la ragione per cui devono tornare a scuola in presenza, è che solo lì l’insegnamento può essere realmente democratico, grazie al lavoro di docenti che possono concretamente mettere in atto tutte le scelte didattiche volte a garantire il “superamento degli ostacoli” che la nostra Costituzione richiede. La DAD è stata un’esperienza importante e costruttiva, ma ha inesorabilmente dimostrato che esistono ostacoli strutturali che hanno ulteriormente accentuato le diversità nella nostra società, facendola gravare sulle spalle dei più piccoli e indifesi.

 

Il tempo e l’età

Sì, perché è anche una questione di età: la scuola italiana accoglie bambini e ragazzi e quello che può essere possibile per i più grandi: la lezione dalla cattedra, i ragazzi in ascolto e capaci eventualmente in autonomia di seguire una lezione a distanza, sono cose abbastanza improponibili ai bambini della Scuola primaria che necessitano dell’aiuto, anche fisico, del supporto, del confronto e dell’amicizia, poiché l’apprendimento è, e resta, un percorso sociale fortemente sostenuto dalla relazione e dalla motivazione.
Inoltre le strategie di collaborazione, di riflessione e di ricerca sono e restano necessarie per affrontare e superare i problemi a livelli differenziati.

 

 

Sanità e scuola

Sicurezza e apprendimento che potrebbero sembrare in antagonismo, andrebbero invece in sintonia con la suddivisione delle classi che garantirebbe entrambi, perché consentirebbe sia la sorveglianza della situazione e la circoscrizione di un eventuale contagio, sia l’efficacia dell’insegnamento – apprendimento.
E allora chiediamo a gran voce “insegnanti e presìdi sanitari” tutti quelli necessari a garantire la divisione delle classi troppo numerose; non dimentichiamo mai che la scuola italiana è inclusiva, e vuole continuare ad esserlo per un dettato costituzionale che ha sempre guardato oltre e lontano, ma che richiede in questo frangente l’intervento illuminato della Politica che si pone al servizio della Comunità e dei più fragili.

 

Quindi la politica prenda il coraggio necessario a consentire di realizzare scelte che vadano in questa ottica civica e umana. Sarà necessario:

1. Ottenere un organico straordinario di docenti “emergenza Covid 19” che permetta di sdoppiare le classi – sopra i 18/20 alunni – dando ai Presidi anche la possibilità di nominare i supplenti per garantire la suddivisione delle classi dove se ne veda l’assoluta necessità.

2. Garantire un numero di docenti sufficiente e necessario:
– per attivare durante tutto l’anno i recuperi;
– per dare supporto agli alunni in difficoltà;
– per assicurare fin dal primo giorno, la copertura degli insegnanti assenti onde evitare per questo l’utilizzo del potenziamento, che resta invece particolarmente importante in questo momento.

3. Finanziare i corsi di recupero anche dal primo ciclo e protrarli per il tempo utile, dato che i quattro mesi di DAD hanno creato delle evidenti disparità fra gli alunni, andando a colpire le fasce più deboli e creando delle spaccature nette che non possono essere saldate con poche ore a settembre.

4. Assicurare la copertura per la totalità delle ore degli alunni disabili con gravità certificata così da garantire a tutti una reale fruizione del servizio scolastico in sicurezza e non gravare ancora sulle famiglie.

5. Prospettare soluzioni al problema dei lavoratori fragili, sia docenti che ATA, per far sapere come andranno gestite le loro situazioni, se con esonero e/o con sostituzione.

 

Settembre è alle porte e come insegnanti, cittadini, uomini e donne chiediamo impegno immediato e coraggioso sulla Scuola da parte della società civile nella Politica.

“È incredibile che a distanza di mesi questo caso non si sia ancora risolto. La Regione deve garantire il diritto allo studio a tutti, fornendo il sostegno necessario per assolvere l’obbligo scolastico”. Andrea Zanoni, consigliere del Partito Democratico, torna sulla vicenda della bambina affetta da disprassia, un disturbo della coordinazione motoria che causa il blocco dei muscoli facciali e l’impossibilità di parlare, che frequenta un istituto scolastico comprensivo a Paese. E lo fa presentando una nuova interrogazione.

 

Zanoni e Lorenzetto: “La Regione mantenga gli impegni e garantisca  il diritto allo studio”

“Come ha denunciato la mamma, ha bisogno di un assistente che conosca la Lis (Lingua italiana dei segni), ma al momento il servizio è scoperto. La Regione rispetti gli impegni – protesta Zanoni – Lo scorso 24 ottobre avevo presentato un’interrogazione e il 5 febbraio la Giunta aveva garantito che il caso sarebbe stato risolto con l’affidamento a una cooperativa di Marghera, che aveva vinto la gara indetta da Azienda Zero, il servizio di mediazione alla comunicazione, in modo da assicurare la ‘copertura’ non solo per il periodo scolastico, ma anche per le attività estive, fino al 31 luglio. Invece dalla scorsa settimana il problema si è riproposto tale perché manca il mediatore e la bambina resta parcheggiata in classe per otto ore. Non è possibile che non si riesca a trovare una soluzione”, protesta in chiusura il consigliere democratico trevigiano, sottolineando come sulla vicenda si sia mossa anche l’Associazione sordi del Veneto che ha annunciato un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica.

 

“Esprimo tutta la mia solidarietà alla famiglia e in particolare alla mamma che si sta battendo come una leonessa per far avere alla figlia quello che è un suo diritto – aggiunge poi Rosella Lorenzetto, candidata a sindaco di Paese per la coalizione di centrosinistra – L’istruzione e l’integrazione sono elementi fondamentali per affrontare la vita con serenità e fiducia.  Mi chiedo perché una famiglia che si trova a gestire una disabilità debba lottare cosi per avere ciò che le spetta”.

I genitori residenti in zona Favorita lanciano un grido di allarme, temendo che nel prossimo anno scolastico sia a rischio l’esistenza della classe di prima elementare alla scuola primaria Fusinato di Mestre.

 

La Fusinato è l’unica scuola pubblica della zona e quindi, in caso di soppressione della prima elementare, si dovrebbe gioco forza scegliere una scuola di un altro quartiere, o, in alternativa, iscrivere i figli alla Caberlotto, ovviamente per chi ha la possibilità perché è privata. Chi invece non ce l’ha come può risolvere il problema?

 

“Noi genitori della Favorita Terraglio – scrivono i genitori della Favorita – ci troviamo senza la prima elementare per l’anno scolastico 2018/2019, in quanto manca almeno un bambino per poter formare la classe”.

 

“Inutile dire che ci sono bambini che hanno già fratelli alla scuola Fusinato e quindi i genitori si troverebbero a dover portare un bimbo su una scuola e l’altro su un’altra. Il Preside, se non ha i numeri in tempo breve, rinuncerà alla classe definitivamente. Termine ultimo concesso dal Preside il 15 marzo”.

 

I genitori sono disperati per questa incresciosa situazione e lanciano un appello sui quotidiani e sui social, nella speranza venga trovata una soluzione che eviti la rinuncia della classe prima elementare della Fusinato.

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